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	<title>Abattoir &#187; cambiamento</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>Plausibili notti d&#8217;autunno</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 09:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber L. Gray</dc:creator>
				<category><![CDATA[Morale]]></category>
		<category><![CDATA[Autunno]]></category>
		<category><![CDATA[bombardati]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Notte]]></category>
		<category><![CDATA[Sensazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[La sicurezza della notte. La perfezione che riesci a vedere attraverso il velo silenzioso delle tenebre. La città dorme&#8230; la città apparentemente senz&#8217;anima, fatta di materiali grezzi e combinati di cemento, vetro e meccanismi a incastro, proprio quella che ti ospita e ti inghiotte, è ferma. Le automobili e sì, anche i motorini &#8211; ciclomotori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La sicurezza della notte.</p>
<p style="text-align: justify;">La perfezione che riesci a vedere attraverso il velo silenzioso delle tenebre.</p>
<p style="text-align: justify;">La città dorme&#8230; la città apparentemente senz&#8217;anima, fatta di materiali grezzi e combinati di cemento, vetro e meccanismi a incastro, proprio quella che ti ospita e ti inghiotte, è ferma.<br />
Le automobili e sì, anche i <em>motorini</em> &#8211; ciclomotori anzi scooter per il resto d&#8217;Italia &#8211; riposano freddi, dopo probabili ore di riscaldamento continuo tra freno-frizione, prima e semafori con luce color rosso.</p>
<p style="text-align: justify;">La notte è la sorella tenebrosa del giorno. La notte nasce, quando il sole muore. Tra nozioni sognanti ed elementari, la notte probabilmente per molti di noi è molto di più. Soprattutto il suo cuore.<br />
Il cuore della notte ti pulsa dentro quando sei sveglio, sveglissimo e la tua percezione e ricezione verso tutto ciò che è esterno a te è al massimo, tutto ciò accade intorno le 3:00 o le 4:00 del mattino &#8211; in confidenza a me succede spesso ma ad ognuno il proprio orologio biologico!<span id="more-3795"></span> &#8211; quando ormai il tuo fisico ha azzerato quasi ogni residuo di sporcizia e sensazione della giornata trascorsa e le ultime vibrazioni sono dedicate alla ricerca della ragione nella riflessione&#8230; un papocchio di pensieri che chiaramente non vi porteranno a niente o che forse vi illumineranno un&#8217;idea quando meno ve lo aspetterete!</p>
<p style="text-align: justify;">E intanto il vento fuori spinge le foglie cadute.<br />
Ti sei mai ritrovato accucciato in una sedia a sdraio con una copertina di morbido pail che ti fascia fino le guance e ti portano una fetta di pane di paese riscaldata con sopra dell&#8217;olio, sale e pepe? o un caffè caldo?<br />
È il momento in cui percepisci lontanamente un senso della vita, il meccanismo non si vede ma si sente e c&#8217;è! Realmente, una sensazione bellissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, in una situazione del genere qualsiasi cosa ti  presentassero già pronta, con amore e amicizia, sarebbe appetitosa e buonissima, ma il cibo è solo un pretesto, il primo pezzo del domino che spingi, e che fa cadere tutti gli altri pezzi.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa cosa non potrebbe accadere se le luci del giorno fossero alte nel cielo. Tutti sarebbero svegli, la città stessa sarebbe sveglia, tutto sarebbe rumore scostante, mancherebbe l&#8217;atmosfera; di conseguenza noi non saremmo così predisposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Deve essere merito anche dell&#8217;attuale stagione che forse ci rende riflessivi &#8211; e senza specchi di sorta! &#8211; d&#8217;altra parte io credo che l&#8217;autunno sia un periodo di transizione -certamente metaforicamente parlando &#8211; basti vedere gli alberi che cambiano d&#8217;abito rimanendo sui loro piedi interrati; ogni cosa diventa cambiamento in attesa dell&#8217;inverno.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero sarà un autunno lungo, ho voglia di tante notti infinite per finire gli ultimi cambiamenti e meravigliarmi, davanti una tazza di tisana calda sotto un cielo stellato apparentemente coperto di nuvole e vento.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente mi sono cullato su troppa tisana erbosa e allori&#8230; e se vi siete rilassati e addormentati a metà della lettura vi consigio di salvare il link tra i preferiti: una cura così efficace contro l&#8217;insonnia di questi tempi non è cosa da buttar via!<br />
Però tra tanti problemi personali &#8211; chi non ne ha!? &#8211; e tantissime brutte notizie che giornalmente dobbiamo subire, bombardati da ogni fonte di media, non avevo voglia di scrivere altro. Avevo bisogno di scrivere parola dopo parola quello che trovate qui sopra. Siamo coscenziosi e mi auguro interessati al mondo che gira e dovremmo rimaner tali, ma a piccole dosi.</p>
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		<title>L&#8217;inquietudine del viaggiatore: l&#8217;Altro come antidoto al male di vivere</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 05:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Liliana Formica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
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		<description><![CDATA[Estate: tempo di mare, vacanze, ferie. E viaggi. Chi può permetterselo, chi durante il resto dell&#8217;anno è stato costretto dietro una scrivania, o un bancone, o una cattedra, bloccato dall&#8217;obbligo di tirare a campare, può finalmente, in questa assolata stagione di ozio e di afa e di sudore appiccicoso, staccare la spina e viversi attimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Estate: tempo di mare, vacanze, ferie. E viaggi. Chi può permetterselo, chi durante il resto dell&#8217;anno è stato costretto dietro una scrivania, o un bancone, o una cattedra, bloccato dall&#8217;obbligo di tirare a campare, può finalmente, in questa assolata stagione di ozio e di afa e di sudore appiccicoso, staccare la spina e viversi attimi di spensierato riposo. Lunghe code, esodi, autostrade intasate e traffico asfissiante, tutto per raggiungere l&#8217;agognata meta: una spiaggia stra-affollata, il villaggio turistico lungo la costa con vista sul mare, per i più arditi e danarosi addirittura la città oltre confine o l&#8217;isoletta dal nome figo sperduta chissà dove in un oceano a caso. Ore interminabili di attesa cocente sotto il sole sferzante, stressanti file tra check-in e ritiro bagagli, giorni interi passati tra valigie e preparativi e ansia pre-partenza con l&#8217;immancabile sensazione di aver dimenticato qualcosa- il gas acceso? I biglietti?<span id="more-2634"></span> Il gatto fuori casa e a dieta forzata per un mese?- corse frenetiche per non perdere l&#8217;aereo, per ritrovarsi <em>on the road </em>due preziosi secondi prima del milione circa di speranzosi che agognano un pezzo di mare, uno scampolo di sabbia e di relax per spegnere, almeno per pochi giorni, con la monotonia di giornate pressanti e sempre uguali. Poi arrivi a destinazione, ti sistemi nel tuo angolo di paradiso in affitto, te lo godi per quei tre giorni o due settimane o un mese, giusto il tempo di abbronzarsi o di collezionare l&#8217;ennesimo flirt o di aggiungere su facebook quello che ballava la macarena accanto a te, le foto di rito ai suggestivi paesaggi con annesso il nostro faccione accaldato in primo piano, azzeramento totale della memoria con cancellazione temporanea di parole come lavoro, impegno, scadenza. Poi la vacanza finisce, si ritorna alla routine, ai giorni pieni e alle tensioni giornaliere, in attesa per i prossimi nove mesi che il ciclo ricominci. E che cosa rimane, di quelle giornate lente ed oziose spese in riva al mare a non pensare a nulla? Qualche foto, e la voglia nostalgica di ritornare a quei momenti sfaticati. Adesso pure il silenzio va di moda, preso a piccole dosi tra il frastuono cittadino e i rumori metropolitani di una vita vissuta troppo alla svelta che necessita di una pausa, di un breve attimo di pace e contemplazione tra le mura fresche di quiete di un tranquillo monastero nascosto tra i boschi di un inaccessibile monte.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro modo di viaggiare, di prender la valigia e partirsene incontro a posti nuovi e mai visti; un viaggiare che si fa esperienza profonda, che ti cambia e ti trasforma, incontro col fuori che ti plasma e ti rende diverso, dentro. E una volta tornato sul serio non sei più come prima, un&#8217;altra persona fa il suo ingresso nella tua anima e ti accompagnerà fino al prossimo viaggio, fino alla prossima apparizione di nuovi te mai vissuti. Non è necessario andare chissà dove, scegliere chissà che mete esclusive, per essere investiti da una simile miriade di sensazioni che invisibili agiscono e corrodono il tuo io pietrificato: una città a pochi chilometri da dove sei nato e cresciuto, un paesino sperduto ignorato dai turisti affaccendati e seguaci fedeli di guide e percorsi già stabiliti, un boschetto solitario non segnato in nessuna cartina. E poi ci sono gli incontri, le persone, vita che incontra altra vita, opinioni diverse, diverse culture e modi di guardare all&#8217;esistenza, parole e sguardi che ti segnano, ti attraversano e durano ben più dello spazio di una tintarella.</p>
<p>Viaggiare, quando inteso e vissuto così, diventa allora ricerca e scoperta continua, modalità tipica del nostro stesso essere al mondo: ogni posto visitato, ogni Paese in cui si è stati, non è soltanto un&#8217;ulteriore tacca da aggiungere all&#8217;egocentrica collezione di pezzi di mondo da depredare senza farsi afferare da essi, ma simbolo stesso di una condizione incerta, inquieta, carica di dubbi e priva di identità stabili date una volta per tutte, rappresentazione di irrequietezza congenita alla quale si tenta di far fronte perdendosi nel vasto mondo, afferrandone quanto più possibile, mordendone le infinite differenti storie di popoli lontani, diversi solo in apparenza, inseguendone la cultura, l&#8217;arte, il folklore, le tradizioni, dimenticandosi anche solo per un attimo, nell&#8217;esaltante conquista di mondi che non sono il nostro, i piccoli contrattempi e le nevrosi che ci assillano, paranoie e paure alle quali troppo peso vien dato, e che frenano e avvelenano e rendono impossibile uno scambio sereno e appagante con quel che c&#8217;è fuori le nostre menti turbate. Più delle guide, più delle cartine, delle mappe e delle tappe obbligate delle quali si deve al ritorno raccontare con orgoglio, è di passione e genuino amore per ogni piccola manifestazione del vivente che c&#8217;è bisogno, è di curiosità e rispetto per le culture altrui, per quell&#8217;Altro che è noi stessi, che bisogna munirsi prima di gettarsi, e vivere fino in fondo, l&#8217;avventura, le avventure, i genuini incontri, che andranno a comporre la nostra incerta e mutevole identità.</p>
<blockquote><p>Non possiamo conoscere nulla d&#8217;esterno a noi scavalcando noi stessi, l&#8217;universo è lo specchio in cui possiamo contemplare solo cio&#8217; che abbiamo imparato a conoscere in noi.  Italo Calvino, <em>Palomar</em></p></blockquote>
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		<title>L&#8217;isola dalle mille facce e il cambiamento (non) impossibile</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 07:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Liliana Formica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Battaglie Ideologiche]]></category>
		<category><![CDATA[[2]-AntiMafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Amo la mia terra, Sicilia lucente, eppur tenebrosa, persa, isolata, fuori dal mondo, silenziosa e sempre uguale a sé stessa, ma nel contempo brulicante di mille e più diversi sapori, e odori, e razze e culture che ancora la impregnano e la rendono quella che è. Unica, perfetta nelle sue tante ambigue sfaccettature, fuoco e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amo la mia terra, Sicilia lucente, eppur tenebrosa, persa, isolata, fuori dal mondo, silenziosa e sempre uguale a sé stessa, ma nel contempo brulicante di mille e più diversi sapori, e odori, e razze e culture che ancora la impregnano e la rendono quella che è. Unica, perfetta nelle sue tante ambigue sfaccettature, fuoco e fango e radici che ti stringono e ti fanno male, a volte, ma non ne puoi fare a meno. La amo con le sue contraddizioni, i suoi umori sempre diversi che sono anche i miei, i nostri, alternarsi schizofrenico di cordialità sfrenata e diffidenza brutale; apertura al nuovo, al diverso, voglia di evadere e scappar via e tenace aggrapparsi a quel suolo amaro che ti segna e ti forma; orgoglio e miseria di una terra che altera si staglia nella sua solitudine, ma proprio da essa schiacciata e resa inerme, impaurita da un mondo sentito troppo lontano, dal quale tenta di difendersi chiudendosi in sé e solo su di sé facendo affidamento, nell&#8217;atavica sfiducia di chi, stanco di esser vessato e umiliato, rinuncia alla lotta e vuole solo proteggersi. E vivere in pace. <span id="more-1991"></span>Anche se è una pace fittizia, che soffoca e inganna. Anche se alto è il prezzo da pagare. E continuiamo a farlo, però, perché la paura ci scorre nelle vene, è nata con noi; questa, e la rinuncia, la sconfitta e il mogio ritirarsi davanti al pericolo. Piuttosto che buttarsi e rischiare di farsi male, meglio lasciar perdere prima, non provarci nemmeno. Tanto c&#8217;è la famiglia-conchiglia a provvedere per noi. Il mondo, vada come deve andare, poco importa. Tanto, per quanto ci si sforzi di cambiare le cose, tutto sempre uguale resta. Così dice l&#8217;<em>anticu</em>, e lui, si sa, non sbaglia mai.</p>
<p>Ma qualcuno che ha messo in dubbio, e continua a farlo, la sacra autorità di questo fatalismo che ci vien dato in nutrimento insieme al latte, c&#8217;è stato, c&#8217;è ancora, o voglio credere che ci sia: sono le voci, alcune zittite, altre ormai lontane e perse nel tempo, altre ancora che faticano ad alzarsi, a levarsi contro ciò che di marcio e corrotto avvelena la bellezza, la poesia della nostra solitaria perla cangiante oscurata da melme che fatica a scrollarsi di dosso, definitivamente, di coloro che nel cambiamento, nel miglioramento, c&#8217;hanno creduto e ancora ci credono;  che della loro terra voglion salvare, e gustare, i frutti migliori, e buttare via la sterpaglia e le gramigne cattive; che del luogo che ha donato loro la vita e l&#8217;ha riempita di suggestioni e atmosfere che, davvero, ci devi vivere per poterle capire, tanto ti marchiano a fuoco la pelle e ti si cicatrizzano addosso, macchie indelebili a segnare un&#8217;identita che non ti sei scelto, ti ha scelto lei, di questo posto, misto di opulenza e ignoranza, magia e povertà, esagerata grandezza e piccolezza meschina, vogliono ricordare e diffondere con entusiasmo, amore e gratitudine, solo le cose belle, gli insegnamenti utili, le lezioni di vita, l&#8217;infinita pazienza, la generosità calorosa, il senso del dovere e dell&#8217;onore autentico, il rispetto sincero, la sincera umiltà di chi si sa tanto piccolo, al cospetto del cosmo, eppure fa il suo dovere, sempre e comunque. Voci ribelli e disperate di chi è stanco di vergognarsi e sentire come un peso la complicata isola che si pasce nei suoi dolori autoinflitti, tanto è avvezza a soffrire senza fiatare; stanco di arrossire, se resta, perché costretto ad adeguarsi a barbarici compromessi, a chiudere gli occhi e a non parlar proprio, se vuole campare; se va, perché quasi gli sembra di averla tradita, quell&#8217;amata-odiata terra di spine e limoni, di cui si porta dietro, spietata spada di Damocle, la condanna di secoli e secoli di imperfezioni e rinunce. Costretto ad abbassare gli occhi di fronte alla viscida, implacabile parolina che pesa più di tutte, che annulla il valore e il significato, l&#8217;orgoglio da cui ti senti investito a pensarti erede di tanta bellezza, di tanta cultura e modi di vedere alla vita, di viverla, identificato, ancora e ancora, con quel marcio che hai sempre rifutato e tenuto lontano da te: mafia.</p>
<p>Dannata, maledetta mafia. Che sporca, che impuzza, che inquina e paralizza e fa marcire, fa morire, e ci condanna all&#8217;immobilismo, al vittimismo patetico, a non cambiare mai, nei secoli dei secoli, anche se il mondo gira veloce, anche se il fuori preme per entrare. Perché mafia non è solo corruzione, soldi sporchi, appalti illeciti e pizzo che frena; la mafia non si trova solo là, depravata signora di politica ed economia, potere e violenza sotto gli occhi di tutti, ma che si vuole occultare: la mafia, la sua arroganza, la sua prepotenza che tutto può e da niente può essere fermata, si trova nella vita di tutti i giorni, nei gesti quotidiani, nei banali quotidiani fatti pregni e dominati da una mentalità che è anch&#8217;essa mafia. Mentalità radicata e supinamente accettata, disvalori e etiche distorte interiorizzate e fatte proprie, divenute norma e consuetudine, che non si può e non si vuole rifiutare e riconoscere per quello che sono: mafia, semplicemente. Vendersi il voto in cambio di un posto di lavoro: è mafia. Raccomandare o favorire in qualche modo il parente di turno, in barba ad ogni concetto di meritocrazia: è mafia. Abusare arrogantemente del proprio potere per impaurire e mettere a tacere le voci contrarie: è mafia. Impedire il dialogo, il libero pensiero, il libero dispiegarsi dello spirito critico: è mafia. Trattare gli altri senza il minimo rispetto in virtù di una presunta quanto falsa superiorità data dalla forza e dal far la &#8220;voce grossa&#8221;: è mafia. Sapere e non parlare, vedere e tacere, stare zitti per paura e livellarsi, restare ai bassi livelli di un&#8217;assurda quanto potente mentalità che si nutre di pregiudizi e oppressione, fisica ma ancor più intellettuale, non informarsi, non tentare di elevarsi e non far propri i modelli di comportamento corretti e improntati a giustizia di chi ci ha preceduto ed è morto per dare l&#8217;esempio: è mafia. Incarnare il peggio, consapevolmente o no, che lo si faccia per paura, tornaconto o quieto vivere, e dimenticare, mettere da parte il giusto che ci è stato posto davanti: è mafia.</p>
<p>Ancor più, ancor prima della sfera politica, di quella economica, dovrebbe essere quella mentale, delle nostre coscienze assopite, a dover essere ripulita e svegliata. Sarò ancora un&#8217;ingenua idealista che mastica utopie a colazione, non avrò ancora fatto la mia doccia fredda di dura realtà, ma sono ancora convinta che il cambiamento, se un cambiamento deve esserci, è dalla testa che deve partire; deve essere accolto totalmente, fatto proprio e accettato completamente nella solitudine della coscienza, se lo si vuole poi attuare con forza, determinazione e convinzione. Non è necessario essere eroi, fare chissà quali gesti eclatanti o finire martire e santificato dopo essere stato ammazzato: basta riconoscere il marcio, capire dove sta, e comportarsi, SEMPRE, all&#8217;opposto di come vorrebbe, perfettamente coerente con quei valori che si è deciso di vivere ed onorare. Senza scorciatoie, senza scuse e alibi facili. Sempre coerenti. Ed esercitare la critica, il libero pensiero, usare l&#8217;arma più potente, la parola, per urlare forte il proprio dissenso, per onorare e diffondere quanto più possibile le parole, le coraggiose azioni, di chi ha portato fino in fondo le proprie convinzioni a dispetto di tutto, pure della morte. Cercando di strappare così altre menti dall&#8217;inferno circostante, provando ad infondere in esse quell&#8217;amore per la legalità, per il rispetto e la libertà, e quel giusto orrore, quel rifuto per soperchieria e sopraffazioni di ogni genere, che solo può realmente ambire ad un accenno, voluto e veramente desiderato, di miglioramento. Che è quel che ha tentato di fare don Puglisi, finendo ammazzato per questo. O come hanno fatto i vari Fava, Spampinato e De Mauro. Pagando anche loro. Eppure, meglio questo, forse, che il silenzio passivo e acquiescente che è il complice peggiore. E chi realmente, sinceramente ama la sua terra, per quanto ingrata, per quanto indolente nelle sue meschinità, non può non star male a contribuire, con la passiva accettazione, col silenzio menefreghista, con l&#8217;indifferenza delusa e che niente più spera, al secolare malore. Meglio provarci a gettare qualche sassolino; per quanto piccolo, sarà pur in grado di increspare, di poco, la superficie pigra del vasto mare.</p>
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