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	<title>Abattoir &#187; Cultura</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>La festa e l&#8217;autogestione</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 09:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gas Giaramita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Battaglie Ideologiche]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[We are here! Come è stato già detto, stasera ci si vede in via Sampolo 135. Ci pare il caso di festeggiare in grande, nonostante l&#8217;estate abbia fatto intendere, in maniera fin troppo puntuale, la propria deprimente fine. Non si festeggiano ricorrenze particolari, ma semplicemente una “presenza” che tenta di farsi spazio nel dibattito qua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><strong>We are here!<br />
</strong><a rel="attachment wp-att-6766" href="http://www.abattoir.it/2011/09/20/vengo-dal-macello-fermenti-letterari-vivi-macelli-audiovisivi/locandinaweb/"><img class="alignright size-full wp-image-6766" title="locandina evento &quot;vengo dal macello&quot;" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/09/locandinaweb.jpg" alt="" width="186" height="262" /></a>Come è stato già detto, stasera ci si vede in via Sampolo 135.<br />
Ci pare il caso di festeggiare in grande, nonostante l&#8217;estate abbia fatto intendere, in maniera fin troppo puntuale, la propria deprimente fine. Non si festeggiano ricorrenze particolari, ma semplicemente una “presenza” che tenta di farsi spazio nel dibattito qua e là e nell&#8217;azione, con riflessioni spontanee che quotidianamente scorrono su pagine e pagine, prima mentali e poi sui più svariati supporti. E mi piace ricordare chi, al di là del collettivo, ha prestato la propria visione delle cose in questa nuova esperienza di spazi, idee, e foto, facendo sopratutto leva su quella parola francese che ci sovrasta ed ingloba.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: small;">A volte sanguigna, a volte lattea, o semplicemente in una scala di grigi. <span id="more-6829"></span><br />
</span></p>
<p lang="it-IT"><strong><span style="font-size: small;">E l&#8217;autogestione<br />
</span></strong><span><span style="font-size: small;">Il fatto di non recepire alcun denaro e il metterne di tasca propria tutte le volte che abbiamo un&#8217;idea nuova mi fa pensare che l&#8217;autogestione di un&#8217;attività di qualsiasi tipo diventa, con il lungo andare, una fatica (una delle 12, eh!) in periodi di occupazioni instabili e di guadagni mai puntuali. Restando pur sempre i fogli di carta, qualche penna, la voce e i mezzi virtuali per mettersi in contatto con l&#8217;Altro, sembra indispensabile ai più circondarsi di pubblicità per portare avanti un progetto. Premettendo che può esistere pubblicità buona e pubblicità cattiva, come allo stesso modo il guadagno buono e quello cattivo, penso che bisogna un po&#8217; uscire da certe tendenze ormai diffuse in ogni ambito.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> Ma capisco che molte volte è l&#8217;unica strada per raggiungere tante persone.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Ultimamente vedo in giro un tizio che vende, spesso a offerta libera, un opuscolo autoprodotto con su scritte le proprie strane idee sul mondo e sulle cose. “Il reazionario assoluto”, se non mi sbaglio. Chissà che non ne sentiremo parlare di più tra un po&#8217; di tempo; ma il punto è che se ci stranizza il metodo cartaceo improvvisato alla rustica maniera, metodo sicuramente freak, dovremmo capire invece perchè tendiamo al contrario a seguire le mode senza spesso imporre/proporre una via nuova, che altri potrebbero continuare. </span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: small;">È il periodo adatto per correre rischi a basso costo, vista la crisi che non muore mai.<br />
E la cultura locale che da un lato appare circondarsi di troppi editori anonimi che mai avranno una voce, dall&#8217;altro lato sembra riaprire le cantine e i piccoli spazi per unire una nicchia di affezionati al feedback culturale, sempre più aperta al nuovo, al prezzo spesso di una birra o poco più.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Domanda: la creatività o il genio innovativo, sono solo il frutto acerbo del denaro?<br />
In mancanza di esso, si sta con le mani nelle mani ad aspettare?<br />
E l&#8217;autogestione è l&#8217;utopia di scarto dei sinistroidi o una tendenza che se calcolata nei meriti e nei benefici (poco economici, ammettiamolo) può avere la capacità di smuovere acque stagnanti di una società ancora poco moderna?</span></p>
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		<title>Ammutta, ammutta ca longa è*</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 05:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lercara Friddi]]></category>
		<category><![CDATA[memoria storica]]></category>
		<category><![CDATA[Miniere]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sin dalla mia infanzia ho sempre vissuto in un piccolo paese dell&#8217;entroterra della provincia palermitana, Lercara Friddi, comune tristemente noto alle cronache locali per non aver investito un solo centesimo nell&#8217;anno 2010 e verso cui i miei compaesani nutrono un forte sentimento di odio-amore. Mi capita sempre più spesso di sentire gente che rivolge aspre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sin dalla mia infanzia ho sempre vissuto in un piccolo paese dell&#8217;entroterra della provincia palermitana, Lercara Friddi, <a href="http://www.gds.it/gds/sezioni/politica/dettaglio/articolo/gdsid/117977/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.gds.it/gds/sezioni/politica/dettaglio/articolo/gdsid/117977/?referer=');">comune tristemente noto alle cronache locali</a> per non aver investito un solo centesimo nell&#8217;anno 2010 e verso cui i miei compaesani nutrono un forte sentimento di odio-amore. Mi capita sempre più spesso di sentire gente che rivolge aspre critiche alla situazione di involuzione che il paese sta subendo e io per prima non ne parlo certo bene; ma è anche vero che Lercara ha conosciuto un periodo di grande prosperità, iniziato alla fine degli anni &#8217;20 dell&#8217;Ottocento.</p>
<p>Forse non tutti sanno che una parte del territorio centrale della nostra isola, comprendente zone della provincia di Agrigento, Caltanissetta, Enna e Palermo, è ricchissima di giacimenti di gesso ma anche e soprattutto di zolfo, tanto da essere definita in geologia come altopiano gessoso-solfifero. Lo zolfo, infatti, costituiva una delle maggiori risorse minerarie della Sicilia e, nella fattispecie, quello di Lercara è l&#8217;unico giacimento minerario della provincia di Palermo, tant&#8217;è che ancora oggi i lercaresi possono avvalersi del soprannome di <em>surfarara**</em>. Come detto precedentemente, possiamo indicare come data d&#8217;inizio della prosperità zolfifera lercarese il 1828, anno in cui si iniziò ad intuire la presenza di giacimenti nei pressi del colli alle cui pendici sorge il paese.<span id="more-6784"></span> Alcuni anni dopo sorsero le prime miniere e gli scavi cominciarono in maniera regolare.  L&#8217;industria zolfifera siciliana cominciò a mostrare segni di cedimento all&#8217;inizio degli anni &#8217;50 del Novecento; dal 1957 ha inizio una grave crisi che porterà alla successiva chiusura delle miniere in  Sicilia; le miniere di Lercara verranno chiuse nel 1969.</p>
<div id="attachment_6804" class="wp-caption alignright" style="width: 228px"><img class="size-full wp-image-6804 " src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/09/a.jpg" alt="" width="218" height="300" /><p class="wp-caption-text">Busto di Alfonso Giordano.</p></div>
<p>Gli uomini che lavoravano in miniera provenivano anche da luoghi molto lontani e ricevevano un misero salario che bastava appena ad affrontare le spese quotidiane; inoltre, essi lavoravano in condizioni igienico-sanitarie a dir poco disastrose, ai limiti dello sfruttamento (si lavorava per ben otto ore in condizioni estreme), ed erano esposti giornalmente al rischio di contrarre diverse malattie ed alterazioni del corpo a causa dell&#8217;inalazione dell&#8217;acido solforoso e di altri gas, per non parlare dei numerosi crolli che negli anni hanno interessato i quattro pozzi minerari del paese. Anche donne e bambini erano impiegati nel lavoro in miniera; i <em>carusi</em>*** erano destinati all&#8217;estrazione del minerale e al trasporto a dorso all&#8217;esterno del giacimento e non veniva concesso loro alcun riposo. Molti giornalisti, studiosi, medici, alcuni provenienti anche dall&#8217;estero, si interessarono alle condizioni di vita degli zolfatari del paese e si recarono ad effettuare i loro studi sul posto allo scopo di rivendicare i diritti di questa classe di lavoratori. Tra i vari studiosi vi fu anche un cittadino lercarese, il dottor Alfonso Giordano, il quale portò avanti alcune iniziative in aiuto dei lavoratori delle miniere. Inoltre, egli è oggi ricordato per la scoperta dell&#8217;anchilostomiasi, malattia che veniva spesso contratta dai minatori e che, se non diagnosticata e curata in tempo, poteva anche portare alla morte. Oggi l&#8217;insigne medico è ricordato con un busto sito in una delle piazzette del paese. In tempi più recenti, all&#8217;inizio degli anni &#8217;50, lo scrittore piemontese Carlo Levi fu a Lercara, in un periodo in cui era in corso una rivolta sindacale nelle miniere, e registrò le sue impressioni; i suoi appunti diedero vita all&#8217;opera &#8220;Le parole sono pietre&#8221;. Purtroppo, nonostante le numerose pubblicazioni che denunciavano la pietosa situazione di questi luoghi, non ci fu mai alcun miglioramento sensibile.</p>
<p>Le miniere furono, dunque, luogo di degradazione e lutti, ma non solo questo; portarono anche lavoro, benessere, evoluzione e cultura. Grazie alla presenza dei giacimenti zolfiferi e all&#8217;ottima qualità del materiale Lercara, piccolo centro dell&#8217;entroterra siciliano, si affaccia all&#8217;economia mondiale e diventa meta di numerosi capitalisti, sia italiani che stranieri. Molti degli imprenditori che gestivano le miniere erano dei cittadini lercaresi e questo portò alla nascita di una nuova classe imprenditoriale nella società del paese; sorsero anche altri nuovi mestieri che ruotavano intorno all&#8217;attività d&#8217;estrazione e fiorì l&#8217;artigianato. Riguardo all&#8217;artigianato, nel territorio lercarese venivano realizzate delle sculture  chiamate <em>strunziane</em>, che si ottenevano immergendo in un recipiente pieno d&#8217;acqua l&#8217;olio ricavato dalla lavorazione dello zolfo, che in questo modo assumeva delle forme molto particolari. Anche l&#8217;attività commerciale fu interessata da un veloce sviluppo, favorito dalla posizione strategica della cittadina, che si trova a metà strada tra Palermo ed Agrigento ed era quindi luogo di passaggio per i convogli e le carovane di animali con cui, fino alla prima metà dell&#8217;Ottocento, venivano trasportate le merci. Inoltre Lercara, in seguito allo sviluppo di quest&#8217;attività industriale, ebbe  nuove esigenze urbanistiche; la zona urbana venne, infatti, ampliata. Questo ampliamento determinò un aumento di servizi e attività che per lungo tempo furono fondamentali per la vita del paese, come ad esempio una pompa elettrica che venne costruita sul prolungamento di una delle strade più antiche del paese e che veniva utilizzata per estrarre dal sottosuolo l&#8217;acqua che rendeva difficoltosa l&#8217;estrazione; l&#8217;energia prodotta veniva utilizzata anche per l&#8217;illuminazione notturna del paese. Vennero costruiti anche due tratti di linea ferrata, che furono inaugurati tra il 1870 e il 1874.</p>
<div id="attachment_6815" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-6815 " src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/09/veduta_1.jpg" alt="" width="300" height="203" /><p class="wp-caption-text">Scorcio di uno dei ruderi delle zolfare lercaresi.</p></div>
<p>Ma che cosa rimane oggi del patrimonio culturale che le miniere lercaresi hanno portato con sé nel corso degli anni? Allo scopo di preservare le testimonianze della vita di quegli anni sono stati istuiti nel 1993, grazie ad una legge regionale, un museo ed un Parco archeologico-industriale della zolfara. Purtroppo è anche vero che la zona non è di certo nel migliore degli stati e che molti dei sentieri che si snodano tra i resti dei pozzi d&#8217;estrazione sono ormai abbandonati e difficilmente praticabili. Questi e molti altri posti dell&#8217;entroterra, che siano o no presenti delle risorse minerarie, sono dei luoghi ormai dimenticati. Forse, piuttosto che continuare a lasciarli nello stato in cui si trovano adesso, le istituzioni potrebbero attivarsi al fine di rimettere in sesto questi siti che un tempo hanno dato così tanto lustro alla zona centrale della nostra isola, in modo da rivitalizzare la cultura dell&#8217;entroterra e riportare alla memoria delle nuove generazioni tradizioni, storie e testimonianze ormai dimenticate.</p>
<p><span style="font-size: xx-small;">* Il titolo è tratto da un canto popolare che i minatori intonavano durante le ore di lavoro.</span> <span style="font-size: xx-small;">Letteralmente vuol dire &#8220;spingi, spingi che è lunga&#8221;, in riferimento alla lunghezza della galleria.</span><br />
<span style="font-size: xx-small;">** Siciliano per zolfatai.<br />
*** Siciliano per bambini, in alcune zone dell&#8217;isola.</span></p>
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		<title>Ke fine ha ftt l&#8217;italiano? (ovvero morte di una lingua)</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 10:34:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0621.jpg" rel="lightbox[5066]"><img class="size-full wp-image-5065 aligncenter" title="Ke fine ha ftt l'italiano?" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/02/DSC_0621.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
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		<title>Sì, viaggiare</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 09:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donatella Zappini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quanti di voi non desiderano in questo momento lasciare lo stress della vita quotidiana e partire per un lungo viaggio? Quanti di voi non si immaginano di essere in un altrove, lontano dai mille pensieri, dai mille problemi che ogni giorno ci affliggono? Ma il lavoro, lo studio, la mancanza di soldi ce lo impediscono. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quanti di voi non desiderano in questo momento lasciare lo stress della vita quotidiana e partire per un lungo viaggio? Quanti di voi non si immaginano di essere in un altrove, lontano dai mille pensieri, dai mille problemi che ogni giorno ci affliggono? Ma il lavoro, lo studio, la mancanza di soldi ce lo impediscono. Certo, oggi partire non è più difficile come qualche decennio fa e compagnie come la Ryanair ti permettono di partire spendendo proprio poco. E tutti ormai ne approfittano. Per fare quella vacanza tanto desiderata, per visitare quella città tanto sognata, per fuggire anche solo per due giorni dalla noia di una vita che è sempre la stessa. Eh sì, oggi viaggiano proprio tutti.<br />
E&#8217; quello che comunemente viene definito &#8220;turismo di massa&#8221;. Ma vi chiedo, cosa significa per voi viaggiare?<br />
Il mio primo viaggio fuori dall&#8217;Italia è stato a Lisbona. Ho il ricordo di una bellissima città, ma sono partita senza la consapevolezza di ciò che avrei visto, senza conoscerne la storia, le tradizioni. Ricordo molto poco oltre alle sere in discoteca. <span id="more-4774"></span>Quel viaggio però mi è servito a capire cosa significa per me &#8220;viaggiare&#8221;. E nel cuore oggi ho Berlino che ho vissuto con la gran voglia di vedere con gli occhi e di toccare con le mani tutto ciò che avevo studiato sui libri. Una città che si imprime nella mente e il cui ricordo diventa indelebile, una città che ti entra dentro e ti fa vivere emozioni fortissime. Ricordo ogni minimo centimetro quadro di quella città, ho osservato tutto con curiosità e grande attenzione, volevo che fosse mia in qualche modo. E lo è, ancora oggi. E poi Barcellona, Madrid, Granada, Siviglia. Tutte città che sono rimaste nel mio cuore e delle quali mi sembra di sentire perfino l&#8217;odore. Perché quando viaggi ciò che conta è ciò che ti rimane dentro,  nel cuore e nella mente. Non c&#8217;è nessun portachiavi, nessun souvenir, nessuna cartolina che possano trattenere il ricordo di un luogo lontano in cui hai trascorso qualche giorno della tua vita.<br />
Purtroppo, per molti viaggiare significa tutt&#8217;altro, come ad esempio potersi vantare al ritorno con gli amici di essere stati in quella fighissima città che è tanto &#8220;in&#8221; e in cui devi assolutamente andare prima o poi. Ma andare per fare cosa? Per poter dire &#8220;io ci sono stato&#8221;? E sono quelle stesse persone che conoscono il Teatro Massimo solo come punto di ritrovo serale e che non si sono mai soffermati a guardarlo, gli stessi che non hanno idea di cosa sia la Zisa.<br />
Sarebbe bello se tutti avessero la curiosità di conoscere più a fondo i luoghi che visitano e gli stessi in cui vivono. Sarebbe un bel modo per conoscere gli altri Paesi, gli altri popoli, le altre civiltà e magari fare un confronto per capire in cosa possiamo migliorare. Perché c&#8217;è sempre un mondo nuovo da conoscere e c&#8217;è sempre un modo migliore per conoscerlo.</p>
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		<title>Piccole Bombe Crescono</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 07:33:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[ D O W N L O A D ]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a title="sfloglia Piccole bombre crescono" href="http://issuu.com/abattoir.it/docs/piccole_bombe_crescono?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/issuu.com/abattoir.it/docs/piccole_bombe_crescono?mode=embed_amp_layout=http_3A_2F_2Fskin.issuu.com_2Fv_2Flight_2Flayout.xml_amp_showFlipBtn=true&amp;referer=');"><img class="size-full wp-image-4217  aligncenter" title="Piccole Bombe Crescono - Click to Download" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2010/12/BLOGcopertina.jpg" alt="" width="450" height="637" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a title="SCARICA PICCOLE BOMBE CRESCONO ABATTOIR MAGAZINE" href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2010/12/piccolebombecrescono.pdf">[ D O W N L O A D ]</a></p>
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