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	<title>Abattoir &#187; Italia</title>
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		<title>THE FINAL COUNTDOWN(?)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 07:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina D'Aleo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2012 non è cominciato proprio bene, diciamocelo. Berlusconi è caduto, certo, ma chi realmente percepisce il cambiamento? Solitamente la caduta di un dittatore (anche se in versione moderna) è seguita da un qualsivoglia mutamento del corso della storia di un paese. O almeno così ci viene insegnato quando studiamo la storia. Noi italiani però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 2012 non è cominciato proprio bene, diciamocelo. Berlusconi è caduto, certo, ma chi realmente percepisce il cambiamento? Solitamente la caduta di un dittatore (anche se in versione moderna) è seguita da un qualsivoglia mutamento del corso della storia di un paese. O almeno così ci viene insegnato quando studiamo la storia. Noi italiani però ci teniamo particolarmente, per una questione di orgoglio, a svolgere un ruolo da salmone: noi non seguiamo la corrente, ma la risaliamo al contrario.<br />
Da noi in fondo nulla è cambiato. Abbiamo solo un presidente del Consiglio nuovo, non caciarone e per nulla puttaniere, retto e musone. Con una stuola di ministri che a guardarli viene da pensare: &#8220;Chisto sì che è &#8216;o paese d&#8217;o sole!&#8221;. Un&#8217;allegria contagiosa ci giunge da questa neonata brigata della salvezza. A Metropolis avevano un Superman con la sua mutandaevidenziapacco, noi abbiamo il banchiere Monti. <span id="more-8808"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, risollevare le sorti di questo Paese non è un lavoro da poco e bisogna pur cominciare a prendere i soldi da qualche parte per risollevare l&#8217;economia. Solo che, come sempre succede, a fare le spese di tagli, aumento di tasse e quant&#8217;altro non sono coloro che con i loro conti in banca potrebbero sostentare da soli intere regioni, ma i poveri cristi che vedono peggiorare la loro situazione sempre e comunque, sotto qualunque governo, di destra o di sinistra, di gente presunta seria e di farabutti.<br />
L&#8217;aumento del costo del carburante non fa un danno a chi non può fare il pieno nello yacht di papi, ma danneggia i pescatori che rischiano ogni notte la vita in mare. Hanno solo quello per sostentare le proprie famiglie. E questo è solo un esempio, perché si potrebbero scrivere chilometri di pagine sulle ingiustizie e sul degrado morale prima ed economico poi che ci sta spingendo verso il baratro. Anche quando sembra che qualcosa di positivo avvenga, che la &#8220;grande proletaria si è mossa&#8221;, risulta infine solo un fuoco fatuo.<br />
Vedi la <em>rivolta dei forconi</em> in Sicilia, definita come <em>i nuovi Vespri siciliani</em>. Si è rivelata una grande pagliacciata, che ha solo danneggiato la nostra economia, già pesantemente compromessa. Senza contare il fatto che ha dimostrato come, di fronte a una catastrofe collettiva, la gente non sarebbe esattamente quello che abbiamo imparato ad ammirare nei film, non ci sono slanci di altruismo, sacrifici ed eroi. C&#8217;è solo una guerra fra poveri, che si scannano davanti ai distributori a secco, che si prendono per i capelli per accaparrarsi l&#8217;ultima confezione di acqua minerale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tutto deve cambiare affinché nulla cambi.</em><br />
E da noi, modestamente, non cambia nulla. E, mentre la Germania si prende le sue rivincite per le vessazioni subite nell&#8217;ultima Guerra mondiale, noi ci improvvisiamo uomini di mare e imbastiamo processi contro comandanti (inetti e codardi, per carità) di navi, ci crediamo esperti perché abbiamo visto che Jack Sparrow è stato ingoiato dal Kraken con la sua Perla Nera, che il Capitano del Titanic si è rimesso al timone prima che il transatlantico affondasse. E occupiamo speciali in seconda serata, in prima, pomeridiani, per discutere di una nave da crociera abbuccata su un lato. Se i ricchi muoiono fa sempre notizia e tocca il cuore. Milioni di persone non riescono manco più a fare la spesa, l&#8217;INPS che fa calare la sua mannaia su gente già spolpata fino all&#8217;osso. E chi se ne frega? I poveri non fanno notizia. Forse la fanno solo durante la campagna elettorale di questi quattro stronzi che si propongono con i loro slogan studiati a tavolino come sindaci e vattelappesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente non vi saranno catastrofi, voragini che ci inghiottiranno e tzunami che ci annegheranno. Fatto sta che la fine del mondo di cui facciamo parte è già iniziata. È la teoria del caos: nel Sud Italia i Tir bloccano le autostrade e in Giappone arriva Godzilla.<br />
Ma anche questa volta sono certa che il cane si avventerà sempre su <em>u cchiù sfardatu</em>.<br />
Meglio non pensarci e farsi una bella Crociera nel Mediterraneo.</p>
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		<title>Sacrifici umani</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina D'Aleo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[«E Dio disse ad Abramo: Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va&#8217; nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». (Genesi, cap.22) La nostra allegra cultura di matrice cristiana ci ha costretti a familiarizzare sin dall’infanzia con un concetto molto complesso che è forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">«E Dio disse ad Abramo: Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va&#8217; nel territorio di Moria </span><span style="font-size: small;">e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». </span><span style="font-size: small;">(Genesi, cap.22)</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La nostra allegra cultura di matrice cristiana ci ha costretti a familiarizzare sin dall’infanzia con un concetto molto complesso che è <a href="http://www.abattoir.it/2011/12/07/sacrifici-umani/imagescaaxkkgm/" rel="attachment wp-att-8142"><img class="alignleft size-full wp-image-8142" title="da Indiana Jones e il Tempio maledetto" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/12/imagesCAAXKKGM.jpg" alt="" width="213" height="208" /></a>forse tra i più studiati e su cui centinaia di studiosi, antropologi e <em>vattelapesca</em> hanno versato fiumi di inchiostro. Il sacrificio, parola che anticamente, presso tutte le culture di cui è punteggiato il nostro mondo, aveva un’accezione puramente religiosa, una sorta di <em>do ut des</em>, di scambio con la divinità di turno al fine di ottenere la remissione delle colpe e la liberazione da una delle tante piaghe che, secondo loro, il dio infliggeva in preda all’ira.<br />
Ci furono poi gli ebrei che si appassionarono talmente al sacrificio da riempire tutto un libro di episodi colmi di sgozzamenti, infanticidi e quant’altro uno stomaco abituato a mangiare erbe amare e pane azzimo potesse tollerare. Dai tempi di Caino e Abele, ogni ebreo, uomo comune o sommo sacerdote era obbligato a sacrificare un animale. La grandezza di quest’ultimo dipendeva dalle condizioni economiche del sacrificante. Per intenderci, se eri un pezzente magari con a carico una moglie lebbrosa e un figlio cieco, potevi sacrificare l’unica tortora in tuo possesso, così Dio avrebbe gioito nel vederti leccare le pietre per il pranzo di Hanukkah. Se eri ricco, addirittura una capra o un torello. E c’era sempre il pericolo che Dio, infinitamente buono, non gradisse la tua offerta. <span id="more-8127"></span><br />
Tornano così alla mente il sacrificio di Isacco, il sacrificio dell’umanità nell’episodio di Noè, quando Dio, infinitamente buono, si pentì di aver creato l’uomo e volle sterminarlo, poi Mosé e così via fino ad arrivare al sacrificio più famoso e fondante della religione cristiana: Cristo che si sacrifica per salvare il genere umano e inaugurare il Paradiso, visto che milioni di persone dalle origini fino alla sua epoca erano finite all’Inferno, non essendoci altri alloggi e Satana era alquanto afflitto da quel sovraffollamento.<br />
Dal sacrificio biblico, si passa a quello richiesto dalle madri disperate al proprio figlio che non ne vuole sapere di mangiare: ”Dai, fai &#8216;sto sacrificio!”. Oppure al sacrificio che i genitori fanno per dare una TV 3d al figlio pluribocciato. O a quello di milioni di nativi americani necessario affinché gli Stati Uniti potessero nascere e crescere. C&#8217;è stato il sacrificio richiesto agli italiani da Mussolini, senza il quale &#8220;non si conquista nulla nella storia&#8221;. C&#8217;è chi sacrifica la propria vita in senso metaforico per aiutare un fratello in difficoltà. Berlusconi si è generosamente sacrificato per noi tutti.<br />
Ci hanno insegnato che i nostri soldati sacrificano le loro vite per la nostra incolumità. Molte donne sono state criticate per aver sacrificato la propria carriera per i figli. C&#8217;è chi rinuncia a tanto, a troppo, per arrivare a sostenere le spese domestiche e mantenere una famiglia. Michelle Hunziker ha fatto molti &#8220;sacrifici&#8221; per arrivare dov&#8217;è.<br />
Senz&#8217;altro, i più sacrificati e sacrificabili siamo noi, gli italiani. Attenzione, non gli italiani in generale, ma unicamente quelli che non hanno più manco gli occhi per piangere. Regolarmente ogni governo ci chiede innumerevoli sacrifici, per rattoppare buchi creati da incapacità e attitudine allo sperpero per fini personali. Ed è l&#8217;operaio, l&#8217;impiegato a mettere sull&#8217;ara votiva il proprio stipendio nella speranza che ciò possa servire per fare avere un futuro migliore ai loro figli. Non sapendo che, proprio come in tempi lontani, il loro Dio del momento è raffreddato e non percepisce i fumi di quei martìri.<br />
Berlusconi si lamentava: &#8220;Stare a Palazzo Chigi ed essere il leader del Centro destra è un sacrificio&#8221;. E poi ancora il nuovo premier che richiede, giustamente, dei sacrifici &#8220;equi&#8221; per risollevare l&#8217;Italia da una crisi gravissima. Sul fatto che siano più o meno equi se ne può discutere.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta che la parola &#8220;sacrificio&#8221; è diventata la chiave di volta della nostra vita, senza di esso pare che l&#8217;uomo non abbia possibilità alcuna di condurre un&#8217;esistenza dignitosa. Per indorare la pillola ci hanno sempre fatto credere che sacrificarsi significa  aver trovato uno scopo così sacro, così grande  per perseguire il quale vale la pena immolare se stessi e far confluire in esso quella poca energia che ci rimane per il bene comune.<br />
In realtà credo che, ormai, immolarsi serva a poco.<br />
Duecento anni fa qualcuno scrisse: &#8220;Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure e la nostra infamia&#8221;. Nulla di più attuale.<br />
<em></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Ad Elsa e alle sue lacrime.<br />
Perché almeno, adesso, c&#8217;è un membro del governo<br />
che piange sulla nostra tomba.<br />
Micacazzi!</em></p>
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		<title>Io mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo NON lo sono</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 07:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Scarpinato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giorgio Gaber cantava &#8220;Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono&#8221;, elencando pregi e difetti nella nostra nazione e della sua storia per i quali vergognarsi o andare orgogliosi nell&#8217;averne la cittadinanza. In questi giorni, in cui tutti ci vergogniamo di essere italiani e rifiutiamo l&#8217;idea di Patria, Napolitano ha fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giorgio Gaber cantava &#8220;Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono&#8221;, elencando pregi e difetti nella nostra nazione e della sua storia per i quali vergognarsi o andare orgogliosi nell&#8217;averne la cittadinanza.<br />
In questi giorni, in cui tutti ci vergogniamo di essere italiani e rifiutiamo l&#8217;idea di Patria, Napolitano ha fatto un discorso su questo argomento che ha smosso il teatrino xenofobo italiano.<br />
Napolitano, forse per chiedere implicitamente scusa di essere stato promotore dei centri di permanenza temporanei, ha ricordato durante un incontro con le Chiese Evangeliche che chi nasce in Italia non è per legge un italiano. In Italia vige lo <em>ius sanguinis</em>, ovvero solo i figli dei cittadini italiani sono per &#8220;natura&#8221; italiani, gli altri possono acquisire la cittadinanza in altri modi che non sempre sono limpidissimi. Vediamo, per esempio, tutte quelle donne che per regolarizzare la loro condizione di extracomunitarie (al di là dell&#8217;essere clandestine o meno) svendono la loro dignità sposandosi con degli uomini, magari vecchi, che promettono di mantenerle in cambio di sesso e pulizie. Pensiamo anche al caso dell&#8217;acquisizione della cittadinanza per adozione, quanti bambini verranno così abbandonati con la speranza che li adotti qualcuno che gli possa dare non solo una sicurezza economica, ma anche una politica e sociale, come nel caso di Mario Balotelli.<span id="more-7972"></span><br />
I vari casi per l&#8217;acquisizione della cittadinanza italiana, descritti nella legge &#8217;91 del &#8217;92 li trovate riassunti qui:</p>
<blockquote>
<ul style="text-align: justify;">
<li>automaticamente, secondo lo <em>ius sanguinis</em> (per nascita, riconoscimento o adozione, da anche un solo genitore cittadino italiano) oppure secondo lo <em>ius soli</em> (solo nati in Italia da genitori apolidi);</li>
<li>su domanda, secondo lo <em>ius sanguinis</em> (vedi sotto) o per aver prestato servizio militare di leva o servizio civile;</li>
<li>su domanda, per esser nati in Italia (da genitori non cittadini italiani) e avervi risieduto ininterrottamente fino al compimento della maggiore età (<em>ius soli</em>);</li>
<li>per <em>naturalizzazione</em>, dopo dieci anni di residenza legale in Italia, a condizione di assenza di precedenti penali e di adeguate risorse economiche; il termine è più breve per ex-cittadini italiani e loro immediati discendenti (<em>ius sanguinis</em>), stranieri nati in Italia (<em>ius soli</em>), cittadini di altri paesi dell&#8217;Unione europea, rifugiati e apolidi;</li>
<li>per matrimonio con un cittadino italiano, dopo due anni di residenza legale in Italia o dopo tre anni di matrimonio se residenti all&#8217;estero (termini ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi), a condizione di assenza di precedenti penali. Le cittadine straniere che hanno contratto matrimonio con un cittadino italiano prima del 27 aprile 1983 acquisivano automaticamente la cittadinanza italiana;</li>
<li>su domanda, per essere nati in territori già italiani;</li>
<li>su domanda, per essere nati in territori già appartenenti al disciolto Impero austro-ungarico.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il diritto alla cittadinanza per <em>ius sanguinis</em> non si prescrive, ma per poterlo esercitare occorrono che si verifichi una delle seguenti condizioni:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>ogni genitore deve essere stato cittadino italiano alla nascita del figlio;</li>
<li>l&#8217;antenato italiano nato prima del 17 marzo 1861 (proclamazione del Regno d&#8217;Italia) deve essere morto dopo tale data ed essere morto in possesso della cittadinanza italiana;</li>
<li>l&#8217;antenato donna trasmette il diritto alla cittadinanza ai discendenti nati prima del 1º gennaio 1948 (entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana) solo in ipotesi residua secondo l&#8217;articolo 1 comma 2, Legge 13 giugno 1912, n. 555, se il padre era ignoto, se il padre era apolide, se i figli non seguivano la cittadinanza del padre straniero secondo la legge dello Stato al quale questo apparteneva, ossia se il paese imponeva o concedeva la cittadinanza estera solo per <em>ius soli</em> e non per <em>ius sanguinis</em>.</li>
</ul>
<p style="text-align: right;">fonte: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cittadinanza_italiana#Acquisto_e_perdita_della_cittadinanza_italiana" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Cittadinanza_italiana_Acquisto_e_perdita_della_cittadinanza_italiana?referer=');">wikipedia</a></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Paradossalmente, invece, se nasci in Argentina da figli di italiani, puoi richiedere la cittadinanza ed essere a tutti gli effetti un italo-argentino, ergo un europeo a tutti gli effetti, senza conoscere una sola parola di italiano e senza magari essere mai stato in Italia. Tutti costoro fanno parte della grande famiglia di &#8220;Italiani all&#8217;estero&#8221; che nelle ultime votazioni hanno fatto da ago della bilancia nel decidere le sorti della nazione in cui però viviamo e paghiamo le tasse noi, insieme a migliaia di cittadini non italiani.<br />
Quando si parla di classi in cui i bambini italiani sono la minoranza ,dovremmo ricordare, appunto, che se non fosse per quegli immigrati, quella scuola sarebbe chiusa se non al prezzo di un aumento esorbitante della tassa scolastica.<br />
Lo<em> ius sanguinis</em> è anche chiamato <em>modello tedesco</em> e chissà perché non sorprende associarlo a loro se pensiamo che questo modello a come principio di conservare al meglio e più a lungo la &#8220;razza&#8221;, mentre nei paesi più libertari come la Francia e gli USA vige lo <em>ius soli</em>, ovvero è il suolo in cui nasci a decidere la tua cittadinanza, proprio come auspica Napolitano.<br />
Mentre la Lega si toglie dal culo la Costituzione che per anni ha usato come carta igienica e cerca invano di sbarrare questa eventualità, mentre gli ex-fascisti, ormai liberali, di Futuro e Libertà ripetono il mantra finiano dello <em>ius soli</em> moderato, ovvero può essere cittadino un bambino nato in Italia da genitori stranieri che soggiornano da 5 anni nel nostro Paese in modo regolare.<br />
A mio avviso, tutte queste restrinzioni sono puramente ideologiche e quindi fittizie, infatti è possibile che un ragazzo a 18 anni, avendo tutti i requisiti per ottenere la cittadinanza faccia richiesta e di trovarsi ad essere militare italiano, calciatore italiano e perché no, politico italiano. A 18 anni è già un elettore e pesare sulle decisioni politiche, ma è sempre un nascondersi dietro un dito perché, non è necessario che il diciottenne ottenga la cittadinanza per votare, ci sono dei casi in cui il diritto di voto è esteso anche agli immigrati, come per le elezioni comunali (nei comuni ove è riconosciuto) e i referendum.<br />
Tale assurdità però non la chiamerei semplicemente <em>razzismo</em>, ma xenofobia, paura dello straniero, al di là della sua &#8220;razza&#8221;. Oggi un italiano che va negli USA anche soltanto per un vacanza deve compilare (sull&#8217;aereo!) un foglio per essere accettato, un russo per entrare in Italia a trovare i suoi cari deve dichiarare di essere ospite presso qualcuno che ha cinquemila euro in banca come garanzia che può ospitarlo e se sei tunisino&#8230; non ne parliamo nemmeno in questo periodo in cui non valgono più gli accordi siglati tra le due nazioni in cui bastava avere il passaporto e fare il visto, adesso bisogna firmare un po&#8217; di pratiche burocratiche contemporanemente da una parte e dall&#8217;altra della sponda, tra cui una voce che informa che dovrai denunciare il tuo ospite al comando di polizia della tua zona entro 48 ore del suo arrivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarebbe forse meglio realizzare a piccoli passi dei processi di cosmopolitismo, di abbattimenti dei confini per la libertà degli spostamenti, l&#8217;abolizione delle cittadinanze? In fondo, quali sono i vantaggi oggi di essere italiani e di non essere apolidi? La libertà che ci regala l&#8217;essere cittadino europeo non può essere molla per espandere tale libertà al resto del mondo al di là degli accordi bellico-economici?</p>
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		<title>Siamo tutti nella stessa barca&#8230; che affonda&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 07:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Ventura</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_7766" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/11/siamo_nella_stessa_barca.jpg" rel="lightbox[7765]"><img class="size-full wp-image-7766 " title="siamo_nella_stessa_barca" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/11/siamo_nella_stessa_barca.jpg" alt="siamo nella stessa barca, Berlusconi affonda, noi con lui" width="420" height="614" /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta di Andrea Ventura</p></div>
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		<title>Intervista a due esiliati</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 07:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Crisitina Vasile</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Battaglie Ideologiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Italia sì, Italia no, Italia gnamme, se famo du’ spaghi!1 Cosa spinge i giovani ad abbandonare la nostra cara e amata Italia? Le ragioni ovviamente sono molteplici e non mi addentrerò in un elenco degno di studi socio-antropologici del nuovo millennio, meglio… Ecco qui un’intervista a due ragazzi che hanno deciso di fare un biglietto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Italia sì, Italia no, Italia gnamme, se famo du’ spaghi!<sup>1</sup> Cosa spinge i giovani ad abbandonare la nostra cara e amata Italia? Le ragioni ovviamente sono molteplici e non mi addentrerò in un elenco degno di studi socio-antropologici del nuovo millennio, meglio…<br />
Ecco qui un’intervista a due ragazzi che hanno deciso di fare un biglietto di sola andata e tentare la sorte in Spagna.</p>
<p>Abbiamo Tommaso, 26 anni, originario di Roma. Vive a Madrid e lavora nella redazione de “El Paìs”:<br />
D: Cosa fai a Madrid?<br />
R:  Ho un contratto di un anno come stagista a El País. Scade a gennaio&#8230;<br />
D: Da dove hai cominciato? Raccontaci il percorso che hai intrapreso.<br />
R: Ho studiato Scienze politiche per diventare giornalista. Ho preso la triennale, ho provato a entrare alla scuola di giornalismo della Luiss ma non ho passato le prove. Ho iniziato la specialistica e me ne sono andato un anno in Erasmus a Siviglia. Lí ho imparato lo spagnolo, per cui, una volta tornato a Roma, mentre cercavo dei master di giornalismo, ho pensato: &#8220;Proviamo a cercarli anche in Spagna&#8221;. Il primo che spunta su Gooogle è quello de El País. Detto fatto: un anno di master e quello dopo lavoro al giornale&#8230;<br />
D: È stata una cosa ponderata, cioè sapevi di voler fare qualcosa del genere, oppure una scelta condizionata da qualcosa?<span id="more-7730"></span><br />
R: Volevo diventare giornalista. Quello che non sapevo era come. In realtà, nel cammino che ho intrapreso c&#8217;è ben poco di ponderato. Quando ci penso non so se vederlo come un sogno o un miracolo. Se me l&#8217;avessero detto tre anni fa, che neanche parlavo spagnolo, non c&#8217;avrei mai creduto.<br />
D: Sacrifici?<br />
R: I sacrifici sono economici (il master costa parecchio) ma soprattutto quelli tipici del viaggiatore: cambi casa in continuazione, non fai in tempo a conoscere la gente che già te ne devi andare. Roma, Siviglia, Roma di nuovo, Madrid, e poi chissà&#8230; a volte hai la sensazione di stare lontano da tutti quelli a cui vuoi bene.<br />
D:  Rimorsi?<br />
R: Assolutamente nessuno.<br />
D: Ti manca l&#8217;Italia?<br />
R: Mi manca Roma, a volte. La amo troppo per non sentire la nostalgia. Dell&#8217;Italia mi manca la comodità di stare nel mio paese, mi manca la gente e mi manca il cibo. In fondo mi sento un po&#8217; un traditore, nel senso che critichiamo tanto (io in primis) l&#8217;Italia ma se i giovani, come me, fuggono, chi può cambiarla? D&#8217;altra parte poi pensi che di vita ce n&#8217;è una sola e che devi preoccuparti per te stesso&#8230;<br />
D: Cosa ti manca di più?<br />
R: Prendere il motorino e girare per Roma (oltre ai miei amici e alla mia famiglia, ovviamente).<br />
D: Come descriveresti la situazione politica italiana?<br />
R: Il fatto che abbiamo un Presidente del Consiglio che ha dovuto cambiare la legge per non finire in carcere la dice lunga. Mi scoraggia il fatto che manchino alternative a sinistra e che, nel suo schieramento, da 14 anni a questa parte tutti obbediscono come lacchè.<br />
D: Come appare il nostro paese agli occhi degli spagnoli?<br />
R: Gli spagnoli se la ridono e ti chiedono come sia possibile tutto ciò. Quelli che sono stati in Italia e la amano ne parlano con frustrazione, con amarezza&#8230;<br />
D: Se dovessi dare qualche consiglio a chi vuole lasciare l&#8217;Italia (e magari intraprendere la tua stessa strada) quale sarebbe?<br />
R: Non sono nessuno per dare consigli, ma se bisogna rispondere direi di provare a lanciarsi, senza paura dell&#8217;atterraggio. Suona un pò a frase fatta, però è vero che all&#8217;inizio un&#8217;esperienza fuori fa paura. Non bisogna averne, bisogna rischiare: in fondo, si può sempre tornare indietro, no?<br />
D: Un&#8217;ultima cosa che vorresti dire?<br />
R: Voglio dire che da fuori mi sento più orgoglioso di essere italiano e difendo il nostro paese a spada tratta. Che altro? Quando cerco di immaginarmi tra 5 anni, non ho la più pallida idea di dove sarò, che starò facendo, con chi, ecc. Spaventa, pero affascina&#8230;</p>
<p>Lui invece è Carmelo, 24 anni, gelese. Si trova ad Amsterdam grazie ad un progetto universitario:<br />
D: Cosa fai ad Amsterdam?<br />
R: Sto svolgendo un progetto di ricerca in glottodidattica finanziato dal&#8217;UE attraverso l&#8217;Università di Siviglia (ho appena cominciato).<br />
D: Da dove hai cominciato?<br />
R: Tutto è cominciato con l&#8217;Erasmus a Siviglia nel 2008, dopo aver terminato il mio anno di Erasmus sono tornato a Palermo per laurearmi e dopo 3 mesi sono ritornato a Siviglia per continuare gli ultimi due anni di specialistica e nel luglio di quest&#8217;anno mi sono laureato in Filologia Italiana. Dopo tre anni passati a Siviglia adesso mi trovo ad Amsterdam per un progetto di ricerca.<br />
D: È stata una scelta ponderata oppure una scelta condizionata da qualcosa?<br />
R: Sicuramente tutto è stato condizionato dall&#8217;esperienza Erasmus che ha cambiato personalmente in maniera significativa la percezione delle cose. Il confronto con una realtà accademica (e sociale ovviamente) diversa da quella di provenienza (nel mio caso Palermo) è stato necessario per capire meglio il percorso da intraprendere.<br />
D: Sacrifici?<br />
R: Tanti, considerando che per poter convalidare a Siviglia la laurea triennale conseguita a Palermo ci sono voluti 4 lunghi mesi di beghe burocratiche fra traduzioni giuridiche obbligatorie e documenti di rito vari.<br />
D: Rimorsi?<br />
R: Nessuno.<br />
D: Ti manca l&#8217;Italia?<br />
R: Mi manca la famiglia, gli amici, il cibo e la terra.<br />
D: Cosa ti manca di più?<br />
R: Il mare e la quotidianità con gli amici di sempre.<br />
D: Come descriveresti la situazione politica italiana?<br />
R: Qui ci starebbe un bel &#8216;NO COMMENT&#8217; &#8220;rotundo&#8221;, come direbbero gli spagnoli, perché sarebbero davvero tante le cose da dire. È tutto un gioco di sporchi interessi; in questo periodo penso che stiamo proprio toccando il fondo in maniera indecorosa. Non c&#8217;è serietà, coerenza né rispetto per i cittadini da rappresentare. C&#8217;è un&#8217;Italia in ginocchio e una politica sorda.<br />
D: Come appare il nostro paese agli occhi degli spagnoli?<br />
R: Un paese in cui manca la morale e la dignità. Molti spagnoli mi chiedono come sia possibile che non si sia ancora creato in tutta Italia un movimento forte, organizzato ma soprattutto unito ed estraneo a ogni ideologia politica. Il 15 maggio ero a Madrid, durante la mega protesta inPlaza del Sol, mi sono avvicinato ad un ragazzo che reggeva un cartello con scritto &#8220;Italia, despiértate!&#8221; per chiedergli se era italiano. Mi ha risposto: &#8220;No, sono spagnolo, ho scritto questo perché mi fa rabbia vedervi addormentati!&#8221;.<br />
D: Se dovessi dare qualche consiglio a chi vuole lasciare l&#8217;Italia (e magari intraprendere la tua stessa strada) quale sarebbe?<br />
R: Di farlo e di avere tanta forza di volontà. Riconosco che non è semplice lasciare la terra in cui si è nati e cresciuti per emigrare in un paese sconosciuto, ma se è quello che si desidera, perché no? Conoscere altri posti oltre a quello in cui si è nati è confronto e il confronto porta all&#8217;apertura mentale.<br />
Un&#8217;ultima cosa che vorresti dire?<br />
Ci tengo a precisare che il mio atteggiamento non è quello di chi butta fango sull&#8217;Italia non facendo nulla per cambiare la situazione. Anche da Siviglia abbiamo organizzato qualche mese fà una raccolta firme per le dimissioni di Berlusconi (pur sapendo l&#8217;impresa ardua), ho partecipato a vari sit-in contro il mal governo italiano e ho protestato a Madrid con gli indignados come rappresentante italiano. La verità è che purtroppo dall&#8217;estero non si può fare molto, ma quel poco che è possibile fare è necessario farlo.</p>
<p>Che dire? Io mi sento incoraggiata, tanto che ho già fatto un biglietto di sola andata per Barcellona. Non sai mai dove può condurti la strada una volta chiusa la porta di casa, sai solo che ovunque andrai avrai sempre la tua terra nel cuore, e così sia. Good bye malinconia<sup>2</sup>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Dal videoclip di Caparezza" src="http://www.musicsense.it/newsGallery/847/bigGal/video_ufficiale_di_Goodbye_Malinconia_Caparezza_Tony_Hadley_290x158.jpg" alt="" width="504" height="274" /></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: xx-small;">1 &#8220;La terra dei cachi&#8221; di Elio e le storie tese.<br />
2 Un pezzo di Caparezza, dal cui videoclip è tratta l&#8217;immagine.</span></p>
]]></content:encoded>
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