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	<title>Abattoir &#187; Psicologia</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>Appunti per un 2012 di successo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 07:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Scarpinato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Consigli]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[life coach]]></category>
		<category><![CDATA[machiavelli]]></category>
		<category><![CDATA[steve jobs]]></category>

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		<description><![CDATA[In tempi di scarsi denari abbondano i consigli. (Riccardo Bacchelli) Il 2011 non è stato che un altro anno sfavorevole nei vostri confronti? Forse è il caso di cominciare a prendere la vita con filosofia. Non in maniera fredda e distaccata, ma in maniera critica e razionale. Gli appunti che seguiranno sono tratti da esperienza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">In tempi di scarsi denari abbondano i consigli.</p>
<p style="text-align: right;">(Riccardo Bacchelli)</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2011 non è stato che un altro anno sfavorevole nei vostri confronti? Forse è il caso di cominciare a prendere la vita con filosofia. Non in maniera fredda e distaccata, ma in maniera critica e razionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli appunti che seguiranno sono tratti da esperienza di vita vissuta in modo diretto e non, rivisti con il senno di poi. Se cercate il modo di diventare ricchi sfondati grazie a questi consigli, smettete pure di leggere, qui non ci son trucchi magici, ma una prospettiva diversa con cui guardare il nuovo anno e la vita in avanti.<br />
Se la vostra vita va a gonfie vele, non leggete questo articolo perché per voi esiste un solo consiglio: continuate così.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi invece ha voglia di ricominciare ma ha visto molti dei suoi tentativi andare in frantumi, propongo qui degli appunti che nei commenti possono essere discussi.</p>
<p style="text-align: justify;">- Appunto 0: Lasciate alle spalle il passato.<br />
<span id="more-8461"></span>Ogni giorno ci portiamo addosso il peso dei nostri problemi, dei nostri insuccessi, dei nostri sbagli. I sorrisi, i successi e i bei ricordi spesso ci appaiono sotto una luce triste di ciò che non abbiamo più, di ciò che dovremmo rivivere. Cercare una speranza nel passato per il nostro futuro è palesemente contraddittorio, noi siamo già tutto il nostro passato, un insieme degli anni che abbiamo alle spalle, dei rapporti sociali che abbiamo intessuto, dei rapporti familiari, delle tradizioni della nostra società. Ci basta così. Cercare nelle foto i momenti felici del passato può solo farci stare male, lasciandoci credere che certi attimi forse non torneranno mai più, gambizzando ogni sforzo fatto per andare avanti.<br />
Ripetere gesta o riprendere abitudini del passato può essere ancora più grave: è in quelle attività che si insidiano le cause del nostro malessere odierno.<br />
Non è necessario abbandonare la famiglia o gli amici, bisogna abbandonare le idee che di essi ci siamo fatti e rivedere anche loro in visione del futuro e non più del passato.</p>
<p style="text-align: justify;">- Appunto 1: Scegliete il vostro porto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Successo&#8221; è un concetto relativo, indica infatti il buon esito di qualcosa; è una forma vuota a cui dare contenuto con quel qualcosa. Il successo di un arciere è quello di colpire il centro del suo bersaglio.<br />
Bisogna porsi quindi un bersaglio, un obiettivo, con un centro da colpire affinché si possa dire di avere avuto (più o meno) successo.<br />
Seneca, in modo più articolato, scrive &#8220;Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare&#8221;, che traducendo nella metafora dell&#8217;arciere potremmo riscrivere come &#8220;nessun arciere farà mai centro se non sa quale bersaglio colpire&#8221;.<br />
Una volta che abbiamo deciso di non guardare più al passato e di dirigerci verso il futuro, dobbiamo anche porci una meta di arrivo di questo futuro, se non vogliamo ritrovarci a brancolare nel buio.<br />
Porci un obiettivo è pertanto fondamentale, sarà lì che dobbiamo arrivare ma soprattutto sarà da quello da cui dobbiamo partire. Perché, altrimenti, lasciarsi il passato alle spalle e cominciare un anno su buoni propositi che non hanno uno scopo? Ogni buon proposito normalmente ha la seguente forma &#8220;quest&#8217;anno prometto che &#8230;&#8221;.<br />
Una volta posta la meta, si potrà calcolare il percorso per raggiungerla: distanza, tempi e punti intermedi. Ogni obiettivo si può raggiungere se, commisurate alle nostre forze, viene posta in essere una strategia adeguata.<br />
Il vostro successo per il 2012 è laurearvi? Contate le materie, dividitele per gli appelli disponibili, bilanciatene il peso per ogni appello e cominciate a capire se è realmente fattibile, a cosa dovete rinunciare affinché diventi possibile.<br />
Avere un obiettivo chiaro ci permette misurarlo chiaramente con le nostre capacità. Inutile porci obiettivi al di fuori dalle nostre capacità, tipo imparare alla perfezione 6 lingue in un anno quando a mala pena conosciamo le regole grammaticali della nostra lingua madre.<br />
Fini e mezzi devono essere della stessa portata.</p>
<p style="text-align: justify;">- Appunto 2: Fare piccoli passi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci siamo lasciati alle spalle il passato e ricominciamo da capo, quindi dobbiamo ricominciare lentamente, con quella lentezza tipica della riflessione.<br />
La nostra strategia per raggiungere l&#8217;obiettivo deve essere fatta di piccole micro-mete, da raggiungere passo dopo passo, dandosi degli obiettivi a breve e medio-breve termine con le quali arriveremo a raggiungere il nostro obiettivo principale.<br />
Che la perfezione non sia di questa terra, che sia nemica del bene, in fondo, ha la sua verità, perché se ci fossilizziamo troppo su una micro-meta, perderemo di vista l&#8217;intero cammino che abbiamo davanti, non andando più avanti e forse non riusciremo neanche a concludere quel passo perfettamente. La perfezione sta nella nostra mente, nell&#8217;idea che ci siamo fatto di una cosa e la realtà è diversa dalle idee, questo lo espresse già abbastanza bene Platone nel mito della caverna per soffermarci.<br />
Il consiglio di questo appunto non è quindi quella di utilizzare la teoria del Pareto, secondo cui basta applicarsi per il 20% delle proprie forze per ottenere risultati buoni all&#8217;80%, ma quello di fare sempre del proprio meglio, tenendo conto che la perfezione è solo un&#8217;idealizzazione. Forse anche Dio già all&#8217;ottavo giorno, dopo essersi riposato, disse &#8220;epperò potevo farlo meglio&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, tutto ciò che avete letto fin qui sono solo cazzate che inventano <em>Life Coach</em> per dare un po&#8217; di sicurezza a ricchi insicuri di sé, pronti ad un guru che gli insegni come gestire i suoi cazzi (ce ne sono tanti ormai anche in Italia). Forse ognuno ha la sua ricetta, Steve Jobs d&#8217;altronde consiglia di seguire l&#8217;istinto, senza premeditazioni e il successo l&#8217;ha avuto (ma chissà se ha razzolato veramente come ha predicato).</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là di come affronterete il 2012, che vi aspettiate che la vita continui così come è stata o che vi auguriate una vita nuova, continuate a leggerci!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Siore e Siori, ecco a voi l&#8217;AntiRe dell&#8217;AntiItalia!</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 10:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Venturella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Anticomunità]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Jung]]></category>
		<category><![CDATA[Ombra]]></category>

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		<description><![CDATA[“La comunità è per sua natura portatrice di bene“, Aristotele lo pensava con convinzione. Già: “il bene comune”, l’uguaglianza, i pari diritti. E lo sviluppo, il dinamismo costruttivo, il panta rei che democraticissimamente permette il progresso, lo svecchiamento, il cambiamento verso nuove mete insieme individuali e collettive. Ma… c’è un ma: Aristotele non conosceva Berlusconi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La comunità è per sua natura portatrice di bene“, Aristotele lo pensava con convinzione.<br />
Già: “il bene comune”, l’uguaglianza, i pari diritti. E lo sviluppo, il dinamismo costruttivo, il <em>panta rei</em> che democraticissimamente permette il progresso, lo svecchiamento, il cambiamento verso nuove mete insieme individuali e collettive.<br />
Ma… c’è un ma: Aristotele non conosceva Berlusconi, il botox, la chirurgia estetica, il capitalismo e “la società dello spettacolo” politico-mediatico. E forse sarebbe morto di crepacuore, se avesse visto coi suoi occhi l’inimmaginabile livello di utopia raggiunto dall’idea della polis greca, della natura rousseauniana, della comunità affettiva di Tonnies: umanità e mondi idilliaci, stracolmi di elementi positivi, di spinte partecipative al bene comune profuse democraticamente a tutti.<br />
Puri anacronismi, insomma.<span id="more-5056"></span></p>
<p><img class="alignleft" title="Silvio Napoleone Berlusconi, AntiRe dell'AntiItalia" src="http://files.splinder.com/cf9fd4c7de04c2b2fa963dee7a7a34b8.jpeg" alt="" width="242" height="315" />Perché oggi è l’era politica dei reucci distruttivi e manipolanti.<br />
Oggi in Italia è la morte della comunità, del demos, della rivoluzione francese.<br />
Oggi sorgono dal suo ventre caldo di industrie e televisioni poderose forze con effetti negativi sugli individui e sulla stessa comunità: elementi dirompenti in grado di distruggere le sue stesse risorse e categorie valoriali. Elementi che minacciano, indeboliscono e perfino distruggono un popolo, una nazione.<br />
Oggi è il trionfo dell’Anticomunità, di tutto ciò che dall’alto impedisce il cambiamento e difende staticamente gli equilibri preesistenti.<br />
Oggi siamo ammorbati da un’influenza limacciosa, una peste invisibile che si fonda sulla paralisi della critica. Ci vogliono società statica, senza opposizione, in cui tutto, come diceva Marcuse, è a una sola, unica, dimensione unidirezionale: il pensiero, la filosofia, il lavoro, gli studi, le malattie, i valori.<br />
Oggi, ancora, siamo (anti)italiani obbligati (consciamente e inconsciamente) ad ancorarci al poco che abbiamo, spesso manipolati per remare contro noi stessi e qualsiasi cambiamento.</p>
<p>E su di noi, su tutti, c’è lui: il grande burattinaio di questa scia perversa che ci infetta da decenni, il sultano-simbolo di questo spirito melmoso ed anticomunitario: Silvio Berlusconi. Lui, che con le sue mani in pasta ovunque, lui che con la sua industria dell&#8217;illecito, lui che con i suoi mi(ni)steri… ci propina da 16 anni l’idea di un progresso sempre più identificato col Dio Picciolo, e ci rende schiavi di quello che Marx chiamava “il dominio sugli uomini da parte della morta materia”.<br />
Tutto, a partire da lui (e da chi ne fa/ne ha fatto le veci), è merce da barattare utilitaristicamente per il proprio scopo egoistico; tutto, anche la dignità, e “mors tua vita mea” semper, amen.<br />
Lui, novello Dorian Gray abbarbicato dietro i letti di Putin; lui, restio a qualsiasi riforma che non sia atta a proteggere i suoi innumerevoli scettri; lui, ideologicamente venduto ad una stasi che ci fa credere di combattere; lui e sempre lui, attaccato alla giovinezza, alle minorenni, ai trapianti di capelli finti; lui, che teme di togliersi dai coglioni, di sparire… pover’uomo.<br />
Lui è la nostra <a href="http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:vTPnGSKNTHwJ:www.my-personaltrainer.it/salute/ombra.html+ombra+jung&amp;cd=4&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it&amp;source=www.google.it" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/webcache.googleusercontent.com/search?q=cache_vTPnGSKNTHwJ_www.my-personaltrainer.it/salute/ombra.html+ombra+jung_amp_cd=4_amp_hl=it_amp_ct=clnk_amp_gl=it_amp_source=www.google.it&amp;referer=');">Ombra junghiana</a>,  è tutto “quel che di noi non può essere risolto in valore collettivo, che si oppone ad a ogni valore universale“: tutto ciò che l’Italia accumula sotto il suo letto tricolore da generazioni, tutti i suoi aspetti repressi, inconsci, socialmente disdicevoli e inaccettabili che remano contro la convivenza, la partecipazione e il cambiamento costruttivo.<br />
Lui è Colui che è l’Anticomunità fatta carne: insieme padrone e rovina dell’Italia e degli italiani, portatore di uno status quo che difende con le unghie e le dentiere; lui che continua a rifiutare il giudizio, infangando chi giudica, invocando la rivoluzione della magistratura corrotta, quando la vera rivoluzione sarebbe che Egli si rimettesse alla giustizia e ci consentisse di andare avanti.<br />
Lui, “uomo posseduto dalla propria Ombra che inciampa costantemente nei suoi errori“, che rifiuta di dialogare con gli aspetti più oscuri della propria identità (a meno che non ci siano vulve gnocche di mezzo). Lui, che nega l’esistenza di tutto ciò che non gli garba e che produce letame per poi proiettarlo sugli altri, fuori da sé, creando il <a href="http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:pzY0s0jNxXwJ:guide.supereva.it/sogni/interventi/2006/04/253331.shtml+archetipo+del+nemico&amp;cd=1&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it&amp;source=www.google.it" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/webcache.googleusercontent.com/search?q=cache_pzY0s0jNxXwJ_guide.supereva.it/sogni/interventi/2006/04/253331.shtml+archetipo+del+nemico_amp_cd=1_amp_hl=it_amp_ct=clnk_amp_gl=it_amp_source=www.google.it&amp;referer=');">NEMICO ESTERNO</a>, il capro espiatorio, i magistrati comunisti, i pregiudizi, le etichette politiche, i postriboli telegiornalistici, Gad Lerner e Marco Travaglio.<br />
Lui, che è il precipitato umano di tutto ciò che è altro dalla comunità, e che sta rendendo l’Italia tutto ciò che è altro da sé, ma uguale a lui.</p>
<p>Ora che Carmen, Orsola e Giulia ti inseguono come Caronte sullo Stige, tu guarda dentro di te! Gli attacchi, i nemici, i Santoro sono dentro il tuo cervello da vecchio imprenditore arraffone e paranoico: sono le tue matrici sature di pensiero, quelle che ti impediscono di riflettere al di là di come fottere chiunque non ti vada a genio, non te la dia o non ti lecchi il culo. Tu che ci hai lasciato una “Serva Italia di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello”, proprio come piace a te, ma priva di faccia da spendere nel mondo e tra noi stessi.<br />
Tu che non vedi che la società democratica non è rifiuto del nuovo, non è stasi, non è convenienza sfrontata dei pochi, né annullamento delle differenze, scissione dell’Italia, smembramento di cervelli pensanti… Tu, che non vedi che la democrazia non è solo politica e soldi, che non è solo Silvio Berlusconi, che non è solo individui mediocremente, berlusconisticamente ripiegati sul proprio enorme ego da narciso impazzito per le rughe dell‘età.</p>
<p>Pentiti, o Silvio! Ravvediti, comprendi che la democrazia non è solo un meccanismo economico, ma un habitus personale, un modo di essere e di partecipare fondato NON sul doppiopetto blu del PdL, ma sulla condivisione e sull‘umiltà di apprendere, di fare il bene dell&#8217;altro e di mollare l‘osso di una leadership che se è verticistica, sultanistica, da monarca legibus solutus NON E‘ DEMOCRAZIA.</p>
<p>Forse, Silvio, ti sfugge che l’anima dell’individualismo democratico non si oppone all’anima comunitaria; la tua invece SI.<br />
Forse i tuoi Goebbels non ti hanno ben spiegato che tu sei ciò che NON ci serve; anzi: sei tutto ciò che ci serve superare per andare avanti, per elaborare il lutto di ciò che è successo al nostro paese, per smettere di bruciare da dentro come cittadini ed essere proiettati verso il futuro ed imparare da questo, da tutto ciò che ci hai fatto tu, che sei l’aggregato fatiscente dell’AntiItalia AntiComunitaria di ognuno di noi, di questa nazione morente: la sua peste, la sua ombra distorta, la sua psicopatologia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Egosintonico" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Egosintonico?referer=');">egosintonica</a>.</p>
<p>Oh AntiRe della migliore AntiItalia! Ci lascerai mai riprendere un potere che proviene dal basso, da noi stessi, dalle nostre genuine idee condivise, dalla cultura della civiltà, del benessere condiviso? Ci lascerai ricostruire una politica che è cura insieme della polis e di noi stessi, ovvero tutto ciò che è altro da te?</p>
<p>Ad oggi, purtroppo, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'Utopia" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/L_Utopia?referer=');">Utopia </a>è ancora lì, accanto all’isola che non c’è.</p>
<blockquote><p><em>“E tu, Stato<br />
che tu sia ministro, politico o magistrato<br />
ci avete castigato<br />
mettendoci di fronte<br />
ad una tragedia inaspettata e sconvolgente<br />
e noi che lo vediamo<br />
come vi agitate per far pagare a noi<br />
quarant’anni di cazzate.<br />
Ma la sola vera riforma delle istituzioni<br />
è che ve ne andiate tutti fuori dai coglioni.” (G. Gaber)</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Sesso e ancora sesso: la società delle perversioni sessuali anti-amore</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 07:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Venturella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[perversioni sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[trasgressioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La sessualità è uno dei più importanti “modellatori” della personalità, dell’identità e della vita sociale di ogni individuo, nei secoli dei secoli, amen. Tuttavia, per imposizione sociale, fino a neanche un secolo fa, il sesso era tabù: tutto funzionava o sottobanco, come al mercato nero, o sotto l’egida di una moralità tutta ecclesiastica secondo cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">
<p>La sessualità è uno dei più importanti “modellatori” della personalità, dell’identità e della vita sociale di ogni individuo, nei secoli dei secoli, amen.</p>
<p>Tuttavia, per imposizione sociale, fino a neanche un secolo fa, il sesso era tabù: tutto funzionava o sottobanco, come al mercato nero, o sotto l’egida di una moralità tutta ecclesiastica secondo cui si poteva scopare come ricci solo per figliare come conigli. Così nel 1953 Krafft-Ebing definiva perversa ogni manifestazione dell’istinto sessuale non corrispondente allo scopo della natura, cioè quello riproduttivo.<br />
<img class="alignright" title="sesso sesso sesso!" src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/12/08/493d606f78b6f_zoom.JPG" alt="" width="315" height="191" />Poi, il grosso ribaltone: le “rivoluzioni” sessuali tardo-novecentesche, con sesso a pranzo, cena e colazione, sesso subliminale anche nelle pubblicità delle sigarette, sesso a palate, sesso per ricchi e poveri, sesso per bambini ed ex-bambini, sesso per Silvio (ovvero viagra e sesso senile).<br />
Per vivere nell‘anno 2011, insomma, devi fare sesso-parlare di sesso-conoscere alla perfezione il sesso. <span id="more-4833"></span></p>
<p>Risultato: questo bombardamento socio-mediatico ha deformato a tal punto la sessualità umana da arrivare a compromettere la capacità di avere un&#8217;attività sessuale reciprocamente affettuosa; sì, ecco: il nostro mondo è iper-sessualizzato, ovvero pieno zeppo di gente che non sa cosa sia il far l’amore e il godersi l’altro.<br />
Da qui, la proliferazione di serial killer, di stupratori seriali, di delitti ad Avetrana, di parafilie  e di folli con ricorrenti e intensi impulsi, fantasie, o comportamenti sessuali distorti.<br />
Individui che le giovani pulzelle ingenue come ero io (che giungono alla veneranda età dei 16 anni senza aver ancora dato la lingua a nessuno e all’altrettanto veneranda età dei 20 verginelle e illibate) ritengono invece essere esperti amatori… da cui verranno inculate (prima metaforicamente, poi carnalmente) a causa dell’ancestrale disinformazione sulla vera essenza del sesso diadico.<br />
E così fu che a 22 anni, ancora inesperta e deflorata da un solo fallo, incontrai il più grande mollusco della mia vita e la sua cara amica “perversione”.<br />
Questo lupo cattivo travestito da cappuccetto rosso si vantava di aver visitato un numero incontenibile di vulve, eppur tuttavia teneva il suo membro ben protetto dentro dei notabili boxer bianchi a pallini. Insomma, non lo condivideva con me! Con i mesi, si scoprì che egli ammonticchiava in un angolo della sua stanza dei calzini bianchi di spugna NON perché aveva delle scarpe fatiscenti, ma perché, pur non mostrando a me il suo prezioso gingillo, amava avvolgerlo dentro i suddetti calzini (o in loro assenza attorno allo scottex) per divertirsi da solo.<br />
Io &#8211; stupida com’ero &#8211; credetti alla sua versione secondo cui, siccome mi amava, non voleva sessare con me perché voleva essere pronto per il grande momento.<br />
Passai un anno e mezzo di isteria, dopo il quale la giovane virgulta che ero capì che questa sua assenza di attività penetrativa non era una semplice attenzione da innamorato che non vuole cogliere il fiore più bello del suo balcone poiché teme di danneggiarlo. E come me ne accorsi?<br />
Perché intanto il mio caro partner mi aveva palesato che si eccitava “fingendo” di strozzarmi; inoltre, aveva preso a sbattermi in faccia la roba che si trovava tra le gambe chiedendomi ossessivamente di nutrirmi di essa… con modi e attenzioni assolutamente monomaniche, piuttosto che con i suddetti riguardi verso il fiorellino tanto amato! …E io, ingenua, credetti per mesi di essere la solita arretrata, e che queste trasgressioni fossero normali.</p>
<p>Grazie a Dio, ad Allà e a Visnù, a 24 anni ricevetti la grazia di conoscere il concetto di sessualità complice e sana.<br />
Fu lì che, tremando sopra il mio lui come una verginella tredicenne, colsi con enorme umiliazione la differenza tra trasgressioni e perversioni. Capii che la relazione sessuale matura prevede sì di esprimere in modo armonico le luci e le ombre della sensualità e del proprio immaginario erotico, ma con la gioia e l’eccitazione condivisa di provare liberamente situazioni nuove, di mettere in pratica le proprie fantasie sessuali insieme al proprio partner e di creare intimità reciproca.<br />
<img class="alignleft" title="perversioni sessuali (sadismo, masochismo, clismafilia)" src="http://www.grenswetenschap.nl/images/artikelfoto/parafilie1.jpg" alt="" width="252" height="196" />Le perversioni sessuali (o deviazioni sessuali o parafilie, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parafilia" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Parafilia?referer=');">qui ne trovate un interessantissimo elenco dettagliato</a>), invece, sono fissazioni che limitano, che rendeno schiavi, poiché l’individuo non può farne a meno; sono bisogni che sfuggono al suo controllo e da cui egli dipende a causa di una carenza socio-relazionale di base. “Un comportamento è perverso se tende ad evitare una relazione intima; non lo è se invece tende a mantenerla” (Stoller).<strong>*</strong></p>
<p>Al di là dei commenti morali e psicologici, fermiamoci qui a riflettere sulle vittime di queste perversioni.<br />
Vi dirò che le vittime non siamo solo noi ingenui farciti di lividi da sesso, di bruciature, di sessuofobie, di continue pillole del giorno dopo, di traumi da astinenze coatte o da ingoi imposti.<br />
La vittima è CHIUNQUE: noi, loro ed anche i fruitori passivi di quest’aria di sesso distorto.</p>
<p>L’essere umano, infatti, per sua natura ricerca l’amore. E in un contesto in cui siamo tartassati in continuazione dal sesso a tutti gli orari (alla faccia delle fasce sicure per i bambini), a tutti i livelli sociali, amministrativo-politici e vitali… egli ricercherà l’amore nel modo più coerente che questa aria patologica gli ha insegnato; dunque anche attraverso l’atto perverso, non c‘è da stupirsene!<br />
Perchè, come ci dice Medard Boss, il soggetto perverso è “solo” una persona a cui nel corso della sua insana evoluzione psicosessuale è stato impedito di essere-nel-mondo-amando.<br />
Riveste, allora, un’importanza fondamentale promuovere l’educazione all’amore e alla sessualità, ovvero educare gli individui alla relazione interpersonale, all’espressione delle emozioni, al contatto empatico, allo scambio autentico.<br />
Per farla breve, bisognerebbe esiliare il mito del bunga bunga, l’ideale del maschio superfigo superdotato ”che-non-deve-chiedere-mai” e della femmina porca, velina, e disposta a tutto per arricchirsi in tv.<br />
Bisognerebbe invertire un rapporto sesso/società incentrato sull’abuso del primo da parte della seconda, che masturba quotidianamente i nostri cervelli sempre proni alle manipolazioni sessual-sociali.<br />
Bisognerebbe smettere di accettare supinamente queste imposizioni sessual-subliminali che ci plasmano fin dalla nascita, mortificando l’essere che vuole amare e impedendogli inconsciamente di essere LIBERO di amare e amarsi in modo pieno, e umano.</p>
<p>In tutti i casi, vi auguro di non imbattervi nel lupo perverso che ho incontrato io.<br />
(&#8230;E soprattutto, di non provare a farci del sesso!)</p>
<p><span style="font-size: x-small;"><strong><span style="font-size: small;">*</span></strong><br />
</span><span style="font-size: x-small;">N.B.: le parafilie assumono carattere di patologia quando i comportamenti, i desideri sessuali o le fantasie diventano pervasive nella vita del soggetto, durano per almeno 6 mesi e provocano un disagio significativo sul piano dell’adattamento sociale e lavorativo.</span></p>
</div>
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		<title>&#8230;Da un altro mondo?</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 11:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Venturella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[dissociazione]]></category>
		<category><![CDATA[eterno ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[K-Pax]]></category>
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		<description><![CDATA[Le persone sono complesse, ma le loro complicazioni non sono casuali (N. McWilliams) K-Pax &#8211; Da un altro mondo, 2001, regia di Iain Softely: Prot afferma di essere giunto sulla terra dallo spazio, dal pianeta K-Pax; ovviamente viene ricoverato in una clinica psichiatrica, dove passa il tempo dispensando arguzie, consigli e fredde lezioni sulla piccolezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Le persone sono complesse, ma le loro complicazioni non sono casuali</em> (N. McWilliams)</p></blockquote>
<div><img class="alignright" title="K-Pax" src="http://www.filmexpress.it/img/locandine/30430458cd9e42d634-kpax.jpg " alt="" width="180" height="269" /></div>
<p style="text-align: justify;">K-Pax &#8211; Da un altro mondo, 2001, regia di Iain Softely:<br />
Prot afferma di essere giunto sulla terra dallo spazio, dal pianeta K-Pax; ovviamente viene ricoverato in una clinica psichiatrica, dove passa il tempo dispensando arguzie, consigli e fredde lezioni sulla piccolezza dell’essere umano.<br />
L’organo pulsante del film è proprio l’amletica natura di questo individuo: Prot potrebbe essere un “individuo mentalmente disturbato”, un dissociato preda di una possente struttura difensiva, di deliri e di idee fisse, ma anche un alieno che è stato ospitato nel corpo di un essere umano sofferente.<br />
Si tratta di una pellicola volutamente ambigua, difficile da collocare; infatti, grazie alla capacità di tradurre in immagini la sua ambiguità di fondo, essa può essere diversamente definita drammatica, fantascientifica o psicologica.<br />
I sognatori potrebbero considerarla fantasiosa o filo-fantascientifica, basata sulla reale alienità del protagonista, forse per tutti quegli inserti di astrofisica futuristica, per le menate sugli ultravioletti e sulla velocità della luce e per i continui riferimenti a vite lontane, altre, libere da vincoli ed evolute.<span id="more-4589"></span><br />
Per me, invece, è un film umanistico che chiede all’osservatore più attento di cullare la fragilità dell’essere umano e che gli schiaffa in faccia qualcuna di quelle tragiche scorciatoie che tutti usiamo per non impazzire di fronte a questa fragilità.<br />
Un dramma psicologico senza effetti speciali, ma con al centro il potere degli affetti su un qualunque uomo, incarnato da un Kevin Spacey che mangia la banana con la buccia, mentre parla di accoppiamenti dolorosi con una paresi facciale da assenza di emozioni.<br />
Un dramma a sfondo simbolico, perché qui i simbolismi bucano lo schermo più di qualsiasi effetto speciale, ricordandomi una discussione con lo psichiatra del Centro di Salute Mentale di via Fattori che seguiva pazienti schizofrenici: come si fa a rimanere tutti interi quando qualcosa ti spezza? Non si può; non si può che seguire il flusso di questa frammentazione traumatica, rinunciare all’integrazione, difendersi dal dolore disconnettendo &#8211; come fossero fili elettrici pericolanti &#8211; quei contenuti mentali penosi dal restante sistema psichico.<br />
La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dissociazione_(psicologia)" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Dissociazione_psicologia?referer=');">dissociazione</a> sta dentro il film, protagonista, ma non è fantascienza, esiste, e a volte è proprio questo tipo di rinuncia ad una certa umanità a far sopravvivere.<br />
E’ quello che la finzione cinematografica ci mostra su Prot.<br />
Ed anche in lui, come nella mente del vero schizofrenico, tutto è disfatto dai vincoli del dolore che lo hanno generato, deturpato, e riannodato secondo un simbolismo tutto suo, meno doloroso, ma sempre collegato al <em>fil rouge</em> della sua origine drammatica.<br />
Il regista sembra sapere molto bene che solo ascoltandolo dal cilindro di un malato mentale esce la logica sottesa alla sua diversità. Così, costruisce il film su questa continua dialettica del rimando simbolico e dell&#8217;ascolto attento del particolare.<br />
Perfino nel titolo troviamo questo gioco: <em>K-Pax</em> si legge “key-pax”: la chiave della pace. …La chiave di un mo(n)do nel quale trovare la pace, di un pianeta che ha risolto gli eterni problemi che affliggono l’umanità. Su K-Pax infatti non ci sono dottori, perché le persone trovano dentro di sé la capacità e la volontà di guarire; non ci sono delitti perché ognuno possiede il concetto innato di bene e male; l’atto sessuale è doloroso affinché non ci siano nascite di figli indesiderati; non c’è l’istituto della famiglia perché i figli siano di tutti e tutti abbiano il dovere ed il piacere di allevarli; non ci sono orfani né vedovi e nulla fa soffrire o dà gioia, perché anche la sua mancanza è sofferenza.<br />
Al contrario, la terra, secondo l’uomo-alieno, ha un futuro incerto perché l’uomo sa perfettamente essere un gran seminatore e raccoglitore di dolore, e chi sta a subire questi agricoltori del male non può che inventarsi una soluzione, emigrare mentalmente e realmente, cercare asili psichici e fisici per superare il trauma di vivere in una simile fogna come questa “culla dell’umanità”.<br />
Perché &#8211; come suggeriscono i nomi delle stelle attorno a cui il regista fa orbitare il pianeta K-PAX (ennesimo simbolismo!) &#8211; gli esseri umani vivono intrappolati dentro questo &#8220;eterno ritorno&#8221; dell&#8217;uguale, dentro un movimento apparente tra passato, presente e futuro, in cui le &#8220;scorie indigeste&#8221; della propria storia personale, dal proprio substrato psichico, rallentano, immobilizzano e alla fine impediscono ogni progresso o cambiamento.<br />
Ma tutti (lo dice chi si crede un alieno poiché rifiuta questa immobilità/umanità moribonda) hanno dentro di sé la cura per i propri mali: tutti a un certo punto possono prendere in mano le proprie “scorie interiori” e decidere di usarle in modo diverso: decidere di andare, di restare, di provare a salvarsi o a chiedere aiuto, di imboccare una strada piuttosto che un’altra, decidere di smettere di restare intrappolati in una vita immeritevole o di rendersi meritevoli di essa, di aiutare qualcun altro, di lasciare degli insegnamenti, dell&#8217;arte, della vita degna.</p>
<p style="text-align: justify;">K-pax offre a qualsiasi tipo di pubblico una ricostruzione della vita dell’uomo sulla Terra e di quell&#8217;animo umano e alieno che ognuno di noi conserva nella sua mente.<br />
E’ un film di quelli che &#8211; in un’epoca apatico-individualista indifferente all’Altro &#8211; sa mostrare anche ad uno spettatore qualunquista come il dolore possa alienare un uomo, ferirlo così in fondo da portarlo ad annullare la sua appartenenza alla specie sapiens per cercare una “umanità” ideale fuori dal pianeta Terra.<br />
Un dolore che trova la forza di sopravvivere al male perché ha una temporanea alternativa: l’alienazione. Alternativa che, però, quando non trova la sua vera salvezza scoppia, e ti lascia… corpo vuoto, vegetale, ennesimo paziente da aggiungere agli altri già catatonici, già abbandonati anche da se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che bisognerebbe cogliere è che non è solo fantasia; sono riflessi di cose che accadono.<br />
Capito questo, ci si accorge allora che questa storia d&#8217;invenzione forse è un po&#8217; più di un film; è un messaggio umanitario ed è al contempo un esempio di come dovrebbe essere la fanta-scienza moderna: &#8220;una fantascienza in cui l&#8217;essere umano è il vero alieno che la società moderna si rifiuta di (ri)conoscere&#8221; (G. Iannozzi).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><br />
Mark: Allora, che mi dice dell&#8217;ordinamento sociale, del governo?<br />
Prot: No, non ce n&#8217;è nessun bisogno.<br />
Mark: Quindi non avete leggi?<br />
Prot: Niente leggi. Niente avvocati.<br />
Mark: Come distinguete il bene dal male?<br />
Prot: Ogni creatura dell&#8217;universo distingue il bene dal male.<br />
Mark: Ma se per caso&#8230; Ammettiamo che qualcuno facesse qualcosa di sbagliato, commettesse un omicidio o uno stupro, come verrebbe punito?<br />
Prot: Le voglio dire una cosa, Mark. Voi umani, la maggior parte di voi, approva questa politica dell&#8217;occhio per occhio, vita per la vita, che è conosciuta in tutto l&#8217;universo per la sua stupidità. Anche i vostri Buddha e Cristo avevano una visione diversa, ma nessuno ha prestato loro molta attenzione, neppure i buddhisti e i cristiani. Voi umani&#8230; Talvolta è difficile capire come abbiate potuto sopravvivere.</em></p>
</blockquote>
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		<title>Volersi Male: il maso-PD e il suo complesso rapporto con la politica</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 11:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Venturella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Satira]]></category>
		<category><![CDATA[Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Masochismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Freud riteneva che gli esseri viventi cercassero di massimizzare piacere e di ridurre al minimo il dispiacere. E&#8217; un classico, ma… Cazzate, vecchio mio! Non avete mai notato che i comportamenti di alcune persone sembrano chiaramente autolesionisti, portati alla sofferenza, a volte persino piegati, oltre ogni ragionevolezza, all’umiliazione e al disprezzo? Non vi è mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Freud riteneva che gli esseri viventi cercassero di massimizzare piacere e di ridurre al minimo il dispiacere. E&#8217; un classico, ma… Cazzate, vecchio mio!<br />
Non avete mai notato che i comportamenti di alcune persone sembrano chiaramente autolesionisti, portati alla sofferenza, a volte persino piegati, oltre ogni ragionevolezza, all’umiliazione e al disprezzo?<br />
Non vi è mai capitato di desiderare di essere frustati, umiliati, picchiati, infangati, insultati? O di non desiderarlo esattamente, ma di trarne comunque vantaggi, godimenti, benefici di cui essere fieri?<br />
Sì? Bene! Questo si chiama masochismo.<br />
Il termine “masochismo” deriva dallo scrittore Leopold von Sacher-Masoch, che nel suo romanzo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Venere_in_pelliccia" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Venere_in_pelliccia?referer=');">Venere in Pelliccia</a> descrisse un relazione uomo-donna caratterizzata dal desiderio di subire dolore fisico o umiliazioni da cui trarre appagamento sessuale. <span id="more-4130"></span><br />
Oltre ad indicare un disturbo del comportamento sessuale, la parola indica anche una personalità autopunitiva e incline a vivere il dolore come unica forma di relazione possibile, da esperire passivamente, senza reagire o reagendo in modo non determinato e assertivo.<br />
Freud individuò il motore interno del masochismo nella presenza dell’istinto di morte, che in queste persone sarebbe particolarmente elevato, causando la ritorsione dell’aggressività verso il Sé; ciò porterebbe a comportamenti distruttivi, come la scelta inconscia di interazioni fallimentari e dolorose.</p>
<p>A questo punto della riflessione sul tema, devo fermarmi: il mio inconscio mi punzecchia insistentemente giocando da solo alle libere associazioni. Risuona sulla sua lavagnetta mentale una frase di Enrico Letta: &#8220;Rimango colpito dal fatto che ci sia del masochismo dentro il Partito Democratico, e questo è in parte il suo male oscuro&#8221;. Insight!<br />
A quanto pare, anche il mio inconscio sa che i simpatizzanti del PD sono da tempo seriamente dediti ad una corsa a ostacoli senza fine e senza senso, se non quello di provocare il massimo danno al loro stesso partito.<br />
Ma mi chiedo: è normale che il maggior partito d’opposizione italiano sia impegnato da mesi e mesi in una lotta intestina? E’ normale che, con tutto ciò che sta accadendo, i leader del PD rilascino dichiarazioni in cui persistono a contraddirsi a vicenda? O che non prendano posizioni chiare… da chiara opposizione?<br />
Infatti Loro, i masochisti alias PDiini, non riescono nemmeno in questo momento estremamente favorevole a parlare un linguaggio unico, proficuo e adeguato al loro ruolo politico: tutto tace o si esprime per insalate di parole. E questo nonostante sia chiaro ai più che tra le tante motivazioni dei sedici anni di governo destro-berlusconiano c’é anche l’esigenza di un leader autorevole e deciso, di messaggi chiari, semplici e forti.<br />
Nel PD, nel frattempo, hanno almeno fatto le primarie, cioè hanno fatto fuori il giovanilismo di Franceschini e di Marino, eleggendo il timorato Bersani (ovvero Mister Tentenna) come sottosegretario e continuando spensieratamente a farsi del male come e forse più di prima.<br />
E così, mentre Silvio è alle strette (diciamolo, solo grazie a Fini&amp;co., e non di certo grazie all‘opposizione), tutti si chiedono: chi raccoglierà questi frutti? Mister Tentenna? Un PD logorato interiormente ed incapace di arginare l&#8217;emorragia di consensi che da anni lo dissangua?</p>
<p>La verità è che forse il nostro PD è un partito che non si sente degno di altro.<br />
Un PD con un’innata (insana) disposizione alle antiche armi del debole, all&#8217;auto-sacrificio, all’illusione della vittoria morale tramite la sconfitta.<br />
Un PD masochista che quando sperimenta delusione, rabbia o disappunto politico, è costretto a negarlo o a moralizzarlo per non sentirsi vergognosamente “cattivo”.</p>
<p>Perché fate attenzione, cari analisti in erba: la caratteristica principale della personalità masochista è un costante senso di vergogna, un perpetuo sentirsi sbagliato e in fallo, che si accompagna ad un bisogno di nascondersi, di non mostrarsi, di farfugliare senza prendere posizioni dominanti, castrate fin dalle origini da genitori (Rifondazione Comunista) che spesso gli hanno detto: “Vergognati, vatti a nascondere, fai schifo!”<br />
Dentro il PDiino medio si è allora radicata la consapevolezza della propria impotenza di fronte ai colpi della sorte: egli è divenuto un maso-PDiino, il cui unico modo per fronteggiare le difficoltà è quello di essere tollerante, stoico o perfino sereno e prostrato di fronte alla sventura.<br />
Egli si illude così di far del bene non facendo opposizione, di essere servizievole e buono. La Sua risposta masochista per antonomasia è: &#8220;Mi attaccherò prima io stesso in modo che tu, oh Silvio, non debba farlo!&#8221;<br />
In realtà la Sua tipologia caratteriale lo porta a mettersi in condizioni di inferiorità solo perché sente di NON <img class="alignright" src="http://www.fozzdances.com/blog/stuff/bersani.jpg" alt="" width="166" height="302" />poter aspirare ad altro. Tuttavia, intimamente Egli è molto arrabbiato per il ruolo di merda che occupa; difatti, Bersani è sempre lì lì per farsi scoppiare un corno di rabbia tra gli occhi arcuati. Notate?</p>
<p>Il PD masochista tollera il dolore e la sofferenza nella speranza, coscia o inconscia, di un qualche bene maggiore che giustifichi la sofferenza (salire al governo) o che gli eviterà qualche situazione ancor più dolorosa (Nichi Vendola).<br />
Inoltre, di norma Egli contrabbanda i propri valori di partito per esorcizzare il terrore inconscio che l’altro (il PDL) possa scoprire le sue debolezze. Per combattere tali paure, tenta allora di mostrare il suo pancino roseo di animaletto indifeso, rendendo così manifesta la sua impotenza e i suoi sforzi di essere un piccino buono e bravo, e quindi meritevole di un pizzico potere.<br />
L’aspirazione di questo buono e bravo maso-PD consiste ad oggi nel convincere i terapeuti (Casini e Di Pietro) che Lui: (a) ha bisogno di essere salvato; (b) merita di essere salvato.<br />
Ed effettivamente, come i bambini imparano da soli che mettersi nei guai è un modo per attirare l&#8217;attenzione delle figure di accudimento, così il brutto anatroccolo Bersani ha imparato ben presto che la sua inettitudine è un modo per farsi proteggere dall’UDC e dall’amore condizionato della Santa Romana Chiesa Casiniana, nonché dal furor folkloristico-dipietrista dell’IDV.</p>
<p>E c’è perfino del metodo e dell’arguzia in questa apparente follia autodistruttiva! L’attaccamento-mediante-sofferenza alla politica dei perdenti offre al maso-PD dei vantaggi secondari.<br />
Infatti, raccontando piangente l&#8217;aggressione di chi lo maltratta (tutti!), Egli reagisce nobilmente senza reagire, denuncia l&#8217;inferiorità morale della destra e si illude di assaporare la vittoria morale che tale stratagemma assicura. Avete letto bene: si illude, il maso-folle.</p>
<p>Eppur vi dico: non temete cari sinistrorsi!<br />
Non si tratta di un destino ineluttabile. I nostri anti-eroi possono ancora uscire dalla loro muffa masochistica e accettare una terapia corale! Il percorso sarà lungo e faticoso, ma noi possiamo sempre, tramite un lavoro psicoterapeutico ad hoc, ridare fiato e spazio alle Loro parti vitali e riparare le Loro antiche ferite da moderati.<br />
I consigli per il trattamento includono il rispetto della propria capacità e responsabilità nella soluzione dei problemi dello Stivale e la necessità di riconoscere, mettere in  discussione e modificare la tendenza alla sottomissione, alla compiacenza e al sacrificio dell&#8217;autonomia politica. I cari politici della nostra autodistruttiva opposizione devono altresì scoprire che sono tollerati quando sorridono apertamente, ma che vengono accettati e  osannati (= votati) soprattutto quando si incazzano e rompono i coglioni, quale è il loro dovere oppositivo. Hanno infine bisogno di comprendere che la rabbia è una reazione sana e naturale quando non si ottiene ciò che si vuole, quando l’Italia va a puttane proletarie, e Silvio a escort minorenni.</p>
<p style="text-align: left;">Ora la domandona da un milione di dollari è: riuscirà il fido maso-PD a guarire dal maso e a restare PD? La risposta dopo la (s)fiducia su questi schermi.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://2.bp.blogspot.com/_JgdfKZydt-w/Suc_2pCiFkI/AAAAAAAABYA/uoKAaoQ8dtg/s320/sondaggio2.jpg" alt="" width="320" height="304" /></p>
]]></content:encoded>
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