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	<title>Abattoir &#187; Società</title>
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	<description>Voci dal macello</description>
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		<title>Le voci di dentro e quelle di fuori</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 08:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L'Abattoir</dc:creator>
				<category><![CDATA[[5]-P.D.F.: Prendi, Dai, Fotti]]></category>
		<category><![CDATA[civiltà]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità]]></category>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[di Andrea D’Agostino Gettiamo l&#8217;occhio per un momento giù in strada. È la prima ora intorpidita di un pomeriggio d&#8217;autunno. Il marciapiede vuoto, incupito dalla spenta luce del sole già basso, sonnecchia battuto dalla brezza gelida. Una furibonda lite fra cani irrompe in questo silenzio desolato. Ringhiare feroce, lamenti acuti, rantoli, strisciare di artigli contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><strong>di Andrea D’Agostino</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gettiamo l&#8217;occhio per un momento giù in strada. È la prima ora intorpidita di un pomeriggio d&#8217;autunno. Il marciapiede vuoto, incupito dalla spenta luce del sole già basso, sonnecchia battuto dalla brezza gelida. Una furibonda lite fra cani irrompe in questo silenzio desolato. Ringhiare feroce, lamenti acuti, rantoli, strisciare di artigli contro il cemento. Oggetto dell&#8217;aspro contendere: un’anca di pollo mezzo rosicchiata. Uno dei due randagi riesce nell&#8217;intento e strappa l&#8217;osso liso al suo disgraziato compagno di vagabondaggi: è più piccolo di lui, è magro e debole e non può difendersi.<br />
Spostiamo lo sguardo annoiato. Dopotutto, pensiamo, è solo l&#8217;ennesimo brutale atto di prevaricazione riassunto nel motto spietato di &#8220;legge del più forte&#8221;. È istinto di sopravvivenza. L&#8217;immutabile ripetersi di feroci ruberie comune a tutto il mondo animale fin dall&#8217;alba dei tempi. Ma l&#8217;uomo, fa eccezione? Pensiamoci un po&#8217; su.<span id="more-8288"></span><br />
Immaginiamo per un attimo una piccola comunità umana, accampata chissà dove migliaia di anni or sono. È una comunità in divenire. L&#8217;uomo primitivo ha lentamente imparato che la vita in gruppo è la scelta più conveniente: garantisce maggiori possibilità di difesa dalle belve e dalle calamità naturali, maggiori chance di riproduzione, maggiore efficienza nelle tecniche di caccia. Di colpo, dunque, per l&#8217;uomo muta il bene principale da difendere: da se stesso e la propria prole, diventa l&#8217;unità del gruppo, la comunità; nasce così la prima società. Tutti gli sforzi della comunità stessa vanno nella direzione di salvaguardare l&#8217;esistenza della neonata società. Si creano piccoli nuclei aggregativi artificiali, inglobati in organismi sociali più complessi secondo strutture concentriche (nucleo familiare, famiglia allargata, clan, ecc.) o orizzontali (caste, classi, censi). <!--more--></p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente, comincia un processo di creazione e consolidamento dei vincoli che legano i singoli individui alle forme che va prendendo la società. Ne conseguono l&#8217;emarginazione per chi non ne segue le norme e le elargizioni di benefici (sotto forma di assegnazione di ruoli-chiave, riconoscimento di fama, onori) a chi invece vive secondo i dettami della società. Non importa quali siano le espressioni religiose, le prassi quotidiane, le norme sociali o le leggi concepite, importa che delle norme ci siano e che tutti le accettino. Qualsiasi infrazione dei singoli metterebbe in pericolo l&#8217;intero assetto della società e dunque, per transitività, l&#8217;intera specie umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Si crea dal nulla insomma, con dinamiche ben descritte da antropologi e giusnaturalisti, una società. E questa ha un solo obiettivo – è bene ricordarlo – sopravvivere. È infatti l&#8217;istinto di conservazione della specie ad aver dato il primo impulso alla scelta comunitaria. Ha spinto l&#8217;uomo verso la direzione in cui questi intravedeva maggiori margini di sopravvivenza. Le conseguenze di questo circo creativo sono meravigliose e devastanti: ancora oggi continuiamo a vivere come se fosse in pericolo la sopravvivenza della specie, continuiamo cioè a guardare storto chi esce dagli schemi, chi si chiama fuori dal teatrino della società: sono barboni, reietti, &#8220;strani&#8221;. Siamo ancora imbrigliati in logiche che ci siamo imposti quando la sopravvivenza della comunità significava davvero la permanenza dell&#8217;essere umano su questa terra, ma non ci rendiamo conto che ora, su questa terra, siamo ben sette miliardi. Viviamo un immenso auto-inganno.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;istinto di conservazione della specie agisce in opposizione a un altro istinto primario, l&#8217;istinto di sopravvivenza individuale. Entrambi sono comuni a tutte le specie animali e comunemente vediamo il primo primeggiare sul secondo. L&#8217;istinto di protezione di una madre verso i suoi piccoli è, ad esempio, tanto forte da portarla al sacrificio. Talvolta l&#8217;istinto di conservazione della specie trasla verso una tendenza alla tutela del proprio gruppo sociale, ma è questo un passaggio solo apparente: essendo la comunità la sola in grado di garantire la riproduzione (pensiamo alle api o alle formiche e alla funzione dell&#8217;insetto &#8220;regina&#8221;), essa è l&#8217;unica che garantisce la conservazione della specie. Qualcosa di simile deve essere successo anche ai primi gruppi umani: in comunità si gode di maggiore sicurezza per la prole e di maggiori possibilità di trovare un compagno per riprodursi. Ecco come l&#8217;stinto di conservazione della specie umana ha dato vita alla società. Ed ecco come è stato possibile l&#8217;affermarsi di una scelta contraria a un istinto primario, quello di sopravvivenza, profondamente individualistico: seppur nascosta sotto la falsa veste di &#8220;scelta della ragione&#8221;, tale scelta nasce in realtà dal principale degli istinti, quello di conservazione della specie. È vero, il secondo istinto primario, quello di sopravvivenza, ha talvolta collaborato al processo (poiché maggiore in gruppo è anche la sicurezza dei singoli), ma il più delle volte è stato (ed è) soverchiato e zittito. La vita del singolo viene infatti consacrata al benessere del gruppo. E il mito del &#8220;sacrificio&#8221;, non a caso, è fondamento sia in campo civile che religioso: bisognava creare e sostenere il valore di un gesto utile alla società ma contrario agli istinti individualisti. L&#8217;uomo è ripetutamente chiamato a sacrificarsi proprio perché per istinto tende a non farlo, ma non sa che tale richiamo al sacrificio si basa proprio sull&#8217;altro istinto (quello di conservazione della specie) il cui ruolo fondante non viene riconosciuto. L&#8217;uomo pensa di aver creato la società con la ragione, in realtà, ha usato la ragione per mascherare e plasmare una creazione dell&#8217;istinto.<br />
La società, per assicurarsi la propria sopravvivenza, deve fare in modo che ogni istinto individualistico, di rottura, ogni possibile elemento destabilizzante venga imbrigliato. Questo costante lavorio auto-somministrato ha funzionato tanto bene da trasformare i vincoli stessi che legano l&#8217;uomo alla società in &#8220;valori&#8221;, considerati universali perché ritenuti innati quando altro non sono che falsi istinti o istinti &#8220;indotti&#8221;. Pensiamo al valore della &#8220;famiglia&#8221; o a quello di &#8220;patria&#8221;. L&#8217;istinto materno è primario, presente fin dallo stato di natura, l&#8217;istinto a farsi una famiglia è un istinto &#8220;indotto&#8221;. Se per istinto si è portati alla poligamia, la società, che deve tenere stabile la cellula astratta della sua struttura, la famiglia, crea il &#8220;valore&#8221; della monogamia. Non abbiamo mai distinto nella giungla delle voci che ci guidano, le voci di dentro (gli istinti) da quelle che in realtà vengono da fuori (gli istinti indotti).</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, la partita si gioca nel complesso rapporto fra istinti primari, istinti indotti (riflesso del gruppo sul singolo) e scelte consapevoli (espressione della libera volontà individuale). Il lavoro su se stesso compiuto dall&#8217;uomo per adattarsi alla vita sociale lo ha portato, da un lato, a castrare le velleità individuali, dall&#8217;altro, a creare anche qualcosa di meraviglioso: l&#8217;altruismo, l&#8217;aiuto disinteressato, la solidarietà. Fuori dallo stato di natura, fuori cioè da un mondo dominato dalla spietata arroganza dei forti, in cui il solo amore possibile era quello di una madre verso i propri figli (unica forma originaria dell&#8217;istinto di conservazione della specie), l&#8217;uomo ha iniziato a riconoscere l&#8217;altro non solo come un avversario, ma come un compagno. Nel mondo greco antico vediamo, ad esempio, come i doni allo ξένος, i doni d&#8217;ospitalità, siano intesi come un simbolo consapevole di civiltà, in netta contrapposizione alle usanze dei βάρβαροι. Segni di civiltà sono anche i gesti disinteressati del διδόναι (&#8220;dare&#8221;), del παρέχειν (&#8220;offrire&#8221;), e del δέχεσθαι (&#8220;ricevere&#8221;), che di questi è il vero candido contraltare. Questi sono i verbi della società. Si oppongono al verbo che meglio esprime i rigurgiti negativi dell&#8217;individualismo: il &#8220;prendere&#8221; inteso come &#8220;togliere ad altri&#8221;, come &#8220;strappare via&#8221;: ἁρπάζειν. L&#8217;individualismo, d&#8217;altra parte, con le sue azioni volte all&#8217;interesse egoistico ha svolto un ruolo chiave, inconsapevole, nello sviluppo e nel progresso delle società, come sostiene John Stuart Mill. Vediamo dunque come la genesi della società con il suo grande inganno, se da una parte potrebbe portare a simpatizzare per gli stinti individuali spesso frustrati e zittiti, parimenti ci mostra come le grandi conquiste raggiunte dall&#8217;uomo siano proprio conseguenze della scelta di una vita comunitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;equilibrio instabile fra vita sociale e spinte individualistiche ha reso sanguinosa e difficile la storia delle forme comunitarie a prescindere dalle forme istituzionali prese; ma l&#8217;uso della ragione indirizza l&#8217;uomo verso un approccio via via più maturo e saggio. È il problema di gestione &#8220;interna&#8221; degli istinti primari e degli istinti indotti. Se però, come dice Hegel, la storia dell&#8217;uomo è un &#8220;immenso mattatoio&#8221;, lo dobbiamo soprattutto alla gestione del rapporto di ciascuna società con le altre, del rapporto cioè con l&#8217;&#8221;esterno&#8221;. Simile a quello del singolo individuo con gli altri individui nello stato di natura, lì dove ancora vige la &#8220;legge del più forte&#8221;. C&#8217;è allora da sperare che l&#8217;istinto di conservazione della specie agisca a un livello più alto, super-societario, riconoscendo la pace fra le nazioni come condizione necessaria all&#8217;esistenza umana sulla terra.<br />
Siamo o no allora come quei cani in lotta per un osso? Sì, per natura, ma no, per natura.</p>
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		<title>Da consumarCi preferibilmente entro il.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Noemi Venturella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Morale]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[alienazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Società a breve scadenza, Uomini a breve scadenza. Società dello spettacolo produce uomini antisociali in pectore, Uomini antisociali in fondo alla catena alimentare esercitano controllo onnipotente su realtà fittizie indigeribili. L’era del sé vuoto: la vuotezza è l&#8217;intrinseca caratteristica del Sé. “Sé vuoto, alieno alienato, perso nello spazio-tempo, privo di., vince il premio ‘chi se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="siamo scaduti?" src="http://digilander.libero.it/ItalianPsycho/BestBefore.jpg" alt="" width="213" height="166" /></p>
<p>Società a breve scadenza,<br />
Uomini a breve scadenza.<br />
Società dello spettacolo produce uomini <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_antisociale_di_personalit%C3%A0" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_antisociale_di_personalit_C3_A0?referer=');">antisociali</a> <em>in pectore,</em><br />
Uomini antisociali in fondo alla catena alimentare esercitano controllo onnipotente su realtà fittizie indigeribili.</p>
<p>L’era del sé vuoto: la vuotezza è l&#8217;intrinseca caratteristica del Sé.<br />
“Sé vuoto, alieno alienato, perso nello spazio-tempo, privo di., vince il premio ‘chi se ne frega‘”. Ciao “comunione”, fatti fottere cianciando, e i media ci vivono addosso in simbiosi. <span id="more-7863"></span></p>
<p>___</p>
<p>Riduzione del valore nutritivo;<br />
Riduzione del grado di salubrità.<br />
Super-Io sadico-persecutore tormenta popoli insalubri,<br />
Imago materna arcaica parassita dal di dentro, rinchiude dentro “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Merda_d%27artista" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Merda_d_27artista?referer=');">scatolette Piero Manzoni</a>” giovani deperibili:<br />
Zero sicurezza del prodotto, molte caratteristiche organolettiche e di appeal;<br />
Peggioramento delle proprietà organolettiche;<br />
Riduzione della commestibilità.</p>
<p>___</p>
<p>“<a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44567" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44567&amp;referer=');">Effetto patinato &#8220;illumina&#8221; le performance chirurgiche e sessuali dei suoi dottori</a>“.<br />
La deriva dell’esistenza illuminata dentro estetici clisteri verbali dentro il centro della città in cui si schizza veloce, dentro/fuori tv, pseudo-bohèmiens dentro una vita compensatoria. …<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_cognizione_del_dolore" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/La_cognizione_del_dolore?referer=');">La cognizione del dolore</a>? Vogliamo? Cosa vogliamo? Essere?</p>
<p>No,<br />
Noblesse oblige.<br />
Noblesse oblige è interpretazioni selvagge malelinguanti su imperialismi culturali dettati da Dei di spazzatura fuori dalla data di scadenza della farmacopea dei desideri.<br />
La superba Babilonia moderna rifulgeva d’ori splendenti nel giallo sporco appena lucidato; restano i grigi di una vecchiaia in pensione forzata dall’egemonia di personalissimi Beautiful.</p>
<p>La pubblicità, la modella, la réclame ex-carosellata:<br />
Il cuore della comunicazione: il cuore della vita: la cultura è merce: tutti acquirenti di enfasi visiva, glamour, shock. Tutto “troppo pieno”, aiuto, soffoco, panico, tutti dicono “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attacco_di_panico" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Attacco_di_panico?referer=');">attacco di panico</a>”.</p>
<p>Microrganismi</p>
<p>Patogeni</p>
<p>pregiudicano la commestibilità:</p>
<p>Uomini sottoforma di resi, beni deperibili-corruttibili-degradabili-deteriorabili, scorte invendute, uomini a breve scadenza, BEST BEFORE: migliori se mangiati prima del.</p>
<p>Muffe di grassi e proteine interiori su facce rifatte,</p>
<p>Processi ossidativi:</p>
<p>(Vedi retro della confezione)</p>
<p>BOOM.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: right;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Data_di_scadenza" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.wikipedia.org/wiki/Data_di_scadenza?referer=');"><em>Superata la data di scadenza, l&#8217;alimento può costituire un pericolo per la salute a causa della proliferazione batterica. […] E’ ancora possibile consumare il prodotto<br />
(non c’è alcun divieto).</em></a></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Coinquilini &#8211; la micro-comunità del vivere fuori di casa</title>
		<link>http://www.abattoir.it/2011/11/22/coinquilini-la-micro-comunita-del-vivere-fuori-di-casa/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gas Giaramita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[affitti]]></category>
		<category><![CDATA[coinquilini]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti umani]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Una cucina in comune, un cesso in comune e un corridoio in comune. Vivere assieme a qualcun altro è un&#8217;esperienza tanto esaltante quanto stressante. Una comunità tutta nuova dove diventare consapevole della propria personalità tra spazi condivisi con altri. Dove sviluppare i propri limiti e capire, se lo si vuole, cosa si riesce a fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-full wp-image-7892" title="&quot;Paz&quot;" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/11/paz.jpg" alt="" width="320" height="233" />Una cucina in comune, un cesso in comune e un corridoio in comune. Vivere assieme a qualcun altro è un&#8217;esperienza tanto esaltante quanto stressante. Una comunità tutta nuova dove diventare consapevole della propria personalità tra spazi condivisi con altri. Dove sviluppare i propri limiti e capire, se lo si vuole, cosa si riesce a fare per il bene proprio e per quello del vicino di stanza. Quando si decide di abitare lontano dalla propria famiglia si deve optare innanzitutto per scelte ben precise: in quale zona andare a stare, con chi stare e per quanto tempo. Dopo un paio di chiacchierate con amici e parenti, il primo e l&#8217;ultimo punto sono piuttosto facili da raggiungere. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">All&#8217;avventura, invece, può capitarti di tutto, basta saperlo che c&#8217;è un&#8217;alta percentuale di rischio. All&#8217;avventura, intendo, è cercarsi un posto completamente sconosciuto, con gente nuova: prendi annunci come se fossero carta salvifica e inizi a chiamare prima quelli meno convincenti, sapendo di cestinarli subito. <span id="more-7885"></span> Ti prepari una lista di cose da chiedere per telefono, assolutamente prima di spostarti il sederino da casa e solo se c&#8217;è vero interesse nelle condizioni descritte dal padrone di casa, inizi, con cartina alla mano, a visitare probabili appartamenti che offrono probabili stanze singole, sperando che siano invitanti, convenienti, con finestre, ammobiliate e con individui almeno all&#8217;apparenza accettabili. Ad aprirti la porta è un signore o, ad esempio, una vecchina tanto simpatica ed esperta in questo tipo di affari, che ti descrive la casa e i suoi abitanti in maniera sorridente, ti mette a tuo agio; tu pensi che vada bene, finché non vedi la stanza dei tuoi peggiori incubi: una 5 x 4 m</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">²</span></span><span style="font-size: small;"> senza finestra. Luce gialla. Letto. Comodino. Armadio non pervenuto nella mia memoria. Prezzo? Esorbitante per una catapecchia da raggiungere in alto ad un palazzo senza ascensore. Insomma </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;C</span></span><span style="font-size: small;">iao, ciao signora simpatica e gentile&#8221;</span><span style="font-size: small;">. </span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Assolutamente è impensabile riuscire a trovare la perfezione, ma almeno un minimo di accettabilità è richiesta.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Quando finalmente trovi una sistemazione, il prossimo obbiettivo è ambientarsi.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><strong>Coinquilini</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Sono gli esemplari della specie umana che ti fanno spesso capire che il mondo è davvero diverso dal quello che appare ai tuoi occhi, che anche se ti trovi in una grande città, ci possono essere “giovani” abitanti di essa che mai e dico mai lasceranno il proprio paese d&#8217;origine per le attrazioni del venerdì o sabato sera, per le innovative realtà culturali e sociali che mai più (forse) potranno avere a disposizione. Sono studenti che tornano a casa puntualmente il venerdì, che hanno amici e </span><span style="font-size: small;"><em>zite</em></span><span style="font-size: small;"> al paesuzzo, le quali non accetterebbero di buon grado un non-ritorno in patria per il weekend. Poi ci sono quelli che invece al paesuzzo non ci tornano mai e quasi lo desidereresti per quanto rompono i balloons. Quelli che sporcano di continuo e nascondono altrettanto i loro misfatti: è rimasta nella leggenda una larga macchia di caffè celata sotto la pattumiera; altre imprescindibili lordure sono: le chiazze di piscio sulla tazza come se nessuno avesse un culo da poggiare prima o poi o la megagalattica rasatura della peluria delle gambe in piena cucina che mai ebbe una spazzata, nemmeno leggermente improntata. Poi ci sono quelli che ci provano a pulire, ma lasciano sporco. Che gli dei degli inferi abbiano pietà di loro. Poi ci sono quelli che dal paese rivelano le asprezze della lingua, l&#8217;entroterra nisseno è proprio ciò che ci vuole se vuoi percepire alcune somiglianze col calabrese. Ma i peggiori non sono quelli che votano a destra, gli ingegneri, i muti asociali, i puzzoni (che dopo anni t&#8217;incolpano di robe mai vere), i cocainomani, no. Sono i padroni di casa o i parenti di essi che abitano con te. Mai fare questo errore. Che mi fulminino la prossima volta che accada. </span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Osserveranno ogni minimo tuo gesto e un bel giorno, aspettati che ti sputeranno in faccia la cruda verità, l&#8217;odio nei tuoi confronti per come hai trattato la loro dimora. </span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Ingrato coinquilino dei miei cojoni e padrone de sto c&#8230;. . </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">È proprio qui che si perde ogni minimo accenno a una micro-comunità costruita assieme, passo dopo passo, mattoncino dopo mattoncino, rispetto dopo rispetto. Una casa è costituita da più di quattro mura e se vuoi starci bene davvero, devi sapere che per condividere cucina, cesso e corridoio, devi tenere a mente delle regole. Te come gli altri. Che se paghi una quota al mese hai dei diritti ben precisi. C&#8217;è persino il sindacato dei coinquilini con tanto di <a href="http://www.aniasud.it/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.aniasud.it/?referer=');">sito web</a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">I doveri sono una cosa un po&#8217; più ardua, perché non sono scritti da nessuna parte. Basterebbe il buon senso, ma si sa che tra gli uomini ciò non serve dirlo a voce. Ci vogliono le firme, i contratti, i patti col sangue. Eppure in una casa puoi comunque starci bene, accettando che il resto della comunità si faccia gli affari propri ogni dì. Solo che è una contraddizione. Stare assieme vuol dire parlare e confrontarsi per forza di cose, anche sulla monnezza da buttare. E quando manca questo, praticamente stai in pratica da solo, tranne quando saluti di sfuggita il coinquilino del momento che intravedi di passaggio. Eppure l&#8217;importante è provarci: chi entra in una nuova comunità ha il dovere di capire i connotati di una “nuova famiglia” che lo aspettano e di presentare i propri. </span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">La micro-comunità deve pur nascere in qualche modo. Ma puoi beccare quelle strane abitazioni dove vige l&#8217;assenza di regole e in cui non sembra che si voglia migliorare una situazione a dir poco arcaica e stagnante. No, non sono i paesi d&#8217;origine, non voglio dire questo, certe tradizioni popolari hanno più rispetto per la persona che molti modi di fare della città. È l&#8217;educazione di certi individui e il loro sguardo nei confronti dell&#8217;altro.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">La comunità quindi decade, come in politica o in qualsiasi altro ambito sociale, quando manca il dialogo, delle regole condivise e una normale propensione al rinnovamento.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">E dopo tante avventure e qualche amaro in bocca, ti rimane la voglia di scrivere dei racconti esilaranti, anche se non ne sei in grado, perchè i coinquilini che hai incontrato nel bene e nel male, che con te hanno vissuto archi di tempo più o meno lunghi, avevano ognuno dei tic e dei modi di fare assolutamente bizzarri che ti hanno fatto sospirare almeno una volta qualche incredulo “mah!”.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">“<span style="font-size: small;">Da dove sono usciti questi qua? Ma lo sanno che vuol dire stare in una casa insieme ad altre persone?”</span></p>
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		<title>Il consumismo nell’era della crisi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 07:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilisa Dones</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[capitalimo]]></category>
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		<description><![CDATA[“Siamo in crisi”, “C’è crisi”, “è colpa della crisi”. Crisi. Crisi. Crisi. Non passa giorno senza che questa “crisi” venga tirata in ballo. A ridosso delle dimissioni di Silvio Berlusconi, gli spread non scendono e la crisi continua e pare che non si risolverà prima di una decina di anni. Poco più di una settimana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.comuniclab.it/files/imagecache/600x/files/Consumismo_1295868314.jpg" alt="http://3.bp.blogspot.com/_6ttm-C0R-OM/TCiNyH6MfzI/AAAAAAAAA3Y/i9ELo181fIU/s400/consumismo.jpg" width="254" height="172" />“Siamo in crisi”, “C’è crisi”, “è colpa della crisi”. Crisi. Crisi. Crisi. Non passa giorno senza che questa “crisi” venga tirata in ballo. A ridosso delle dimissioni di Silvio Berlusconi, gli spread non scendono e la crisi continua e pare che non si risolverà prima di una decina di anni.</p>
<p>Poco più di una settimana fa, tutti hanno gridato allo scandalo quando Berlusconi ha detto:</p>
<blockquote><p>Mi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un Paese benestante, i consumi non sono diminuiti, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni.</p></blockquote>
<p>Mi costa terribilmente ammetterlo, però per certi versi B. non ha detto il falso.</p>
<p>Sto estremizzando, è chiaro, però non posso fare a meno di notare che nonostante questa tanto millantata crisi la gente continua a perseverare nel consumismo più assoluto.</p>
<p>Tengo a precisare che non sono un’esperta di statistiche e mi baso esclusivamente su quanto osservo. Palermo è stata dotata in un solo anno di ben 3 centri commerciali, perennemente assaltati; alle casse potete osservare quanto acquista la gente: impianti home theatre, stampanti laser, telefonini, epilatori elettrici, bilance elettroniche, frullatori ad immersione, rasoi elettrici che puoi usare anche sotto la doccia e che espellono cremine idratanti, ecc. ecc.<span id="more-7762"></span></p>
<p>Tutte le famiglie mediamente hanno un televisore a schermo piatto (minimo 42’’), tutti abbiamo un telefonino che ci permette per lo meno di scattare foto, per non parlare del collegarsi ad Internet, usare Skype, controllare Facebook ogni nanosecondo e blablabla.</p>
<p>Conoscenti che si lamentano puntualmente di non avere un quattrino in tasca poi sfoggiano un cellulare di ultima generazione che se lo sfiori ti fa il caffè o comprano perlomeno 5 paia di scarpe a stagione, tre cappotti e decine di vestiti. Non parliamo poi della moda degli ultimi anni, ché se non hai un prodotto Apple sei un povero sfigatoenemmenotuamadretirivolgelaparolaperquantoseiout: osservate quanti ipad, ipod, MacBook ci sono in giro e non costano certo poco…</p>
<p>Insomma, mi chiedo, ma come è possibile che la gente che dovrebbe essere povera continua ugualmente a spendere?</p>
<p>Senza dubbio esiste gente disposta a “rischiare” di non arrivare a fine mese pur di possedere un oggetto che attesti il proprio status symbol. Ma è pur vera un’altra cosa: esistono i finanziamenti e i prestiti. Vuoi una macchina nuova ma non hai 10.000 euro cash? Beh ci saranno almeno 4 concessionarie che ti offrono un’automobile full optional che comincia a pagare tra un anno e a tasso zero (anche se poi i messaggi promozionali non fanno accenno alcuno ai taeg, celati dagli specchietti delle allodole), lo stesso vale per il televisore di ultima generazione e per tante e tante cose.</p>
<p>Come vi spiegate tutto ciò? Berlusconi aveva dunque ragione, i poveri non esistono, in Italia non si accusa la crisi? Beh, lungi da me dargli ragione, penso piuttosto che nonostante le ristrettezze la spiegazione vada ricercata nel fatto che non sia più possibile tornare indietro.</p>
<p>Siamo troppo assuefatti alle comodità, ai beni di consumo, per cui è impensabile un ritorno ai tempi in cui in casa c’era un solo computer (o nessuno), si possedeva un cellulare in bianco e nero, il televisore durava almeno 10 anni, si usavano i vestiti dei fratelli più grandi o dei cugini, ecc. ecc.</p>
<p>Non si vuole fare del falso moralismo, perché io stessa mi rendo conto di essere vittima di questo consumismo che mi “obbliga” ad avere un pc portatile o a desiderare un tablet. Tuttavia da qualche anno a questa parte, una volta perso un cellulare “di ultima generazione”, l’ho sostituito con un anonimo Nokia in bianco e nero da 30 euro che assolve perfettamente alla funzione “telefono” anche se sicuramente meno cool di un iPhone, mi sono imposta anche di resistere alla tentazione di fare un abbonamento internet per il cellulare (non so quanto ancora resisterò), insomma mi sto impegnando per cercare quanto meno di spendere i miei soldi in maniera più sensata. Perché la vera differenza tra ieri e oggi, quello che forse Berlusconi non ha capito, è che sono cambiate le dinamiche di povertà/ricchezza: chi ha i soldi continua a spenderli come ha sempre fatto, ma non risparmia e chi ha difficoltà economiche lo stesso, cede al dio consumismo e non ci pensa più o ci ripensarà il prossimo mese, sperando di avere i soldi per assecondare i propri nuovi desideri, magari per poi scoprire di aver “speso” lo stipendio del mese successivo… gli dei benedicano le mini-rate!</p>
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		<title>Censimento 2011, tra difficoltà e polemiche</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 06:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Censimento 2011]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
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		<description><![CDATA[È tempo di scadenze; in particolare, è arrivato il momento del censimento e come ogni 10 anni sono state sollevate alcune polemiche. Uno dei problemi che sicuramente rende molto più difficoltosa la compilazione è la poca chiarezza di alcuni quesiti. Personalmente, mi sono confrontata col questionario per la prima volta in vita mia e ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/10/DSC_1292.jpg" rel="lightbox[7273]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7271" title="Censimento 2011" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/10/DSC_1292.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><span id="more-7273"></span></p>
<p style="text-align: justify;">È tempo di scadenze; in particolare, è arrivato il momento del censimento e come ogni 10 anni sono state sollevate alcune polemiche. Uno dei problemi che sicuramente rende molto più difficoltosa la compilazione è la poca chiarezza di alcuni quesiti. Personalmente, mi sono confrontata col questionario per la prima volta in vita mia e ho subito pensato che alcune delle domande fossero a dir poco bizzare e di dubbia utilità. E voi? Avete compilato il vostro censimento o avete lasciato che fosse un altro componente della vostra famiglia a farlo? E avete avuto difficoltà?</p>
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