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	<title>Abattoir &#187; viaggio</title>
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		<title>Wien: Hallo und auf wiedersehen</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 07:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gas Giaramita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andare in Austria in estate è prevalentemente una roba da turista. Ma si può lo stesso respirare l&#8217;aria effervescente di una metropoli europea senza le direttive di guide o di menu faciloni  preparati ad hoc per lo straniero di turno, lavorando di fantasia, ispirazione e voglia di scoprire, anche con il rischio (o meglio l&#8217;avventura) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"><img class="size-full wp-image-6523 alignleft" title="stephansdom" src="http://www.abattoir.it/wp-content/uploads/2011/08/DSCI0298-2-.jpg" alt="" width="250" height="141" />Andare in Austria in estate è prevalentemente una roba da turista. Ma si può lo stesso respirare l&#8217;aria effervescente di una metropoli europea senza le direttive di guide o di </span><span style="font-size: small;">menu </span><span style="font-size: small;">faciloni  preparati ad hoc per lo straniero di turno, lavorando di fantasia, ispirazione e voglia di scoprire, anche con il rischio</span><span><span style="font-size: small;"> (o meglio l&#8217;avventura) di perdersi, con la collaborazione di una birra o di un buon vino locale.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Andare in Austria alla maniera low cost </span><span style="font-size: small;">ultimamente </span><span style="font-size: small;">significa  passare obbligatoriamente da Bratislava, capitale della confinante Slovacchia, con lo stimolo quindi di venire a conoscenza di due territori sì vicini, ma profondamente diversi: l&#8217;uno, Bratislava, è un cittadina curiosa, che stupisce, un paese assolutamente dell&#8217;Est, pieno di tradizioni, con gli abitanti dai tratti del viso marcati, con una lingua che difficilmente tendono ad accompagnare con l&#8217;internazionale inglese. Ma sono i troppi turisti maschi (arrapati, direi) che rovinano un po&#8217; l&#8217;atmosfera medievaleggiante/moderna e viva al contempo.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Vienna, invece, ad una quarantina di chilomentri di distanza, ti obbliga a lasciare la piacevolezza delle stradine rumorose del centro slovacco per gettarti in un cumulo di arte, culture, maestosità ed eleganza che si di distanziano dalle semplicità architettoniche appena lasciate.<span id="more-6521"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Fa sicuramente impressione notare come i viennesi usino parlare a bassa voce, muoversi senza fare il minimo rumore e camminare tranquilli nel buio e nella solitudine di certe arterie stradali. È un mondo a parte, che difficilmente i caciaroni mediterranei possono comprendere: mette un po&#8217; di imbarazzo e di scetticismo, ma alla fine penso sarà una questione di rispetto e insieme  di sicurezza generale. Il Danubio bagna costantemente il cuore di Vienna e ha ispirato i suoi musicisti e gli scrittori e non può che ammaliare i viaggiatori che approdano frequentemente alle sue rive. Verdognolo o azzurro, lungo il suo corso si manifesta la vita giovane e attiva della città: gli sportivi, le passeggiate delle famiglie, e qualche tuffo (dove l&#8217;acqua è più blu) con tanto di spiaggette artificiali pronte ad accogliere corpi stesi al sole.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Ma sono i graffiti a colorare di modernità e bisogno di espressione i muri che costeggiando il fiume: l&#8217;arte di strada si unisce alla politica, all&#8217;istinto decorativo, al bisogno di esserci qui ed ora. Ed è proprio lungo il fiume che si sviluppa parte delle uscite notturne, con la techno tedesca nelle orecchie e le birre (e qualcos&#8217;altro eh eh) a condire il tutto.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">La vita è cara ma se bevi in certi locali puoi ricevere 50 cents o più se restituisci il bicchiere di vetro o la bottiglia di birra. La cultura del rispetto dell&#8217;ambiente e degli altri è molto sentita e regole severe e sopratutto chiaramente leggibili (la figura di un dolce cane con accanto il prezzo da pagare se si intende fargli fare la cacchina sul prato verde, è simpatica e non può che funzionare).</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Se non puoi andare all&#8217;opera ed assistere alle musiche di Mozart, Beethoven, Strauss, stai tranquillo che non ne uscirai indenne e puoi trovarti in piena metro con le note dolcissime di un valzer. In caso contrario potreste sedervi all&#8217;aperto davanti al Rathaus (il municipio) ed assistere gratuitamente a famose opere su un gigantesco maxischermo (davanti al quale è “verboten” parlare, mangiare, bere, fumare). Un consiglio è comunque portarvi della musica viennese d.o.c. con voi, anche se la classica non è il vostro forte, penso che sia imprescindibile la visione di certi squarci gotici, barocchi e neoclassici, con un sottofondo armonico, e poi chissà se non vi piacerà pogare con la Marcia di Radetzky nelle orecchie.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Ma Vienna è una città che nel suo centro, nel quartiere Innere Stadt, rivela la sua grandezza. Certo, in estate dà l&#8217;impressione di apparire artificiosa, piena così fino al midollo di turisti di tutte le zone del mondo, con i negozi indaffarati ad alzare i prezzi dei cioccolattini tipici, però si fa crogiolo di culture (e ciò è bello), tanto che vi stanno la comunità ebraica (quanti piccoli ebrei abbiamo visto!!), e quella turca. </span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Stephansdom che è il duomo gotico perde tutta la sua poeticità per quanto viene costantemente percorso dai finti Mozart(donne e uomini persino con sigaretta) alla ricerca di partecipanti per l&#8217;ennesima serata di gala con l&#8217;orchestra “bla bla bla”.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;">Un&#8217;altra volta ci siamo ritrovati in quella stessa piazza in una notte fredda e tempestosa (si, perchè quando il cielo decide di mandar giù del freddo, che non c&#8217;è scampo neanche in estate), non c&#8217;era un cane, né un cavallo e l&#8217;impressione era che fosse una piazzetta buia e poco considerata, ma col senno di poi, quel freddo e quell&#8217;oscurità che l&#8217;avvolgevano (peccato per le impalcature, però) rendevano il vero significato delle guglie che si stagliavano verso il buio cielo, e i pavimenti bagnati dalla pioggia frequente erano sgombri di tutte quelle figure che quotidianamente fanno tante foto e molto probabilmente non si fermano neanche un minuto a sentire le proprie emozioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><span style="font-size: small;"> </span></p>
<div dir="ltr">Eindrücke&#8230;</div>
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		<title>Me voy</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 09:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Miriam Rizzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
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		<description><![CDATA[Dio, Patria e Libertà. Tre parole, un’idea di vita. Nascere dove il solo brucia la pelle, fino ad arrivare al sangue. In un Paese di spiagge d’oro, inaccessibili per chi non le può pagare, benché loro per diritto di nascita. Un Paese lontano con un orizzonte di solo mare cristallino. Una ragazza, una casa, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dio, Patria e Libertà. Tre parole, un’idea di vita.</p>
<p>Nascere dove il solo brucia  la pelle, fino ad arrivare al sangue. In un Paese di spiagge d’oro, inaccessibili per chi non le può pagare, benché loro per diritto di nascita. Un Paese lontano con un orizzonte di solo  mare cristallino. Una ragazza, una casa, un padre e quella libertà solo al terzo posto. La musica suona e vibra per le strade, impossibile rimanere nell’ombra di casa,  il fuoco lento sale e brucia l’obbedienza. Impossibile accettare e farsi disarmare. Impossibile credere che in quell’orizzonte d’acqua non ci sia altra terra da raggiungere. Ma guardarsi indietro è difficile dopo aver sognato di andare via. Difficile lasciare tutto e dire “me voy”, è difficile dover trovare le parole per giustificare una scelta dolorosa. La ragazza guarda i suoi polsi, vede le tracce della sua galera, le tracce di un amore paterno che sembra non aver capito quanto di estremamente sbagliato ci sia in una catena che vuole nascondersi in amore, in paura, quanto ci sia di sbagliato nel credere la Patria e Dio più importanti della libertà di quella figlia che sogna di lasciare tutto, per avere tutto.</p>
<p>Quindici anni, camminare a piedi nudi sulla propria terra per sentirsene padroni, vedere gente dal viso chiaro e dagli occhi azzurri, sognarli quegli occhi, pensarli come si pensa alla fuga.<span id="more-6110"></span></p>
<p>Lei è tanto bella,  argento vivo le scorre nella vene, la danza la rende felice, e lei danza quando può, quando quel padre non le nega ogni libertà. Danza e si innamora, si innamora di un ragazzino come lei, che come lei sogna terre oltre il mare azzurro.</p>
<p>Forse è lui la fuga, forse sì, quel ragazzo la proteggerà, si affida a lui, gli affida la sua vita. Matte un punto, decide di crescere in fretta, per non essere più una bambina da relegare i casa. Vuole essere donna a quindici anni. Diventa madre, è così bella con quella pancia, l’accarezza sapendo che adesso ha una vita nuova da cui ricominciare un riscatto sotto forma di neonato. Le capita di parlare a quel bambino nella sua pancia, prova a raccontargli mondi lontani, e gli parla degli occhi azzurri, gli dice che la sua mamma ha quindici anni, ma  che a quell’età, nel Paese in cui nascerà, quegli anni bastano per essere adulti. Lo dice, ma sa di mentire.</p>
<p>I mesi passano, e la vita è travolgente e veloce nel suo incalzare. Nove mesi, ed una bambina nasce. La sua mamma continua ad andare a scuola, è molto brava, ed al suono della campanella corre da quella bambina così piccola. Adesso è lei la mamma, si affretta perché non vuole che qualcuno le spieghi la vita al posto suo.</p>
<p>L’attacca al seno, l’allatta, la nutre. Poi fa i suoi compiti, ma le viene difficile concentrarsi, la sua attenzione è attratta dall’immagine di una strana costruzione. La didascalia dice che si chiama Colosseo, che si trova in  Italia, a Roma. La sua fantasia inizia a pensare a quel posto così lontano, così diverso, sogna di vederlo quel Colosseo, prova ad immaginare cosa possa essere trovarselo davanti. Racconta questi desideri anche alla sua bimba, le racconta dei Romani, di Cesare, Augusto e dei gladiatori. Poi un giorno, lo vede quel Colosseo, lo vede lì, all’orizzonte, tra il mare dei Caraibi, sembra più vicino di quanto pensasse.</p>
<p>Prova a dire a quella bambina che la mamma va a prenderle il Colosseo.</p>
<p>Parte. L’Italia è il posto giusto, lo sa, ne ha conosciuti tanti di italiani, sono simpatici, sono gentili. Si andrà in Italia.</p>
<p>Quanto è bella quella donna che cammina sulla nuova terra, gli italiani la guardano, la studiano, provano a conquistarla, ma non è facile. Lei deve portare il Colosseo alla sua bimba, non può fermarsi alla prima lusinga.</p>
<p>Fino a quando un giorno incontra un uomo, bello, che le fa vivere mille vite a sera, tutte quelle che a lei sembrava  di aver perso. Diventerà il suo compagno e lei abbandonerà Roma e  i gladiatori per andare in un posto freddo e dove d’inverno nevica. Un paesino del nord Italia. Lui la ama, ma non basta, si sente intrappolata dal freddo, dagli sguardi della gente. La sua valigia è sempre pronta e questa volta è approdata a Palermo, in questa città che dice ricordarle tanto la sua, il cui l’<em>abbanniare</em> dei commercianti la fa entusiasmare, in cui riprende a sorridere, ritrovandosi, così, a guardare dall’Italia l’orizzonte in cerca delle sue spiagge.</p>
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		<title>3/1000</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 10:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Lino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[[3]-150° anniversario dell'Unità d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[150° anniversario dell'Unità d'Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Si svegliò all&#8217;alba, che ancora fuori era buio. Si vestì alla cieca, cercando di non fare rumore, e prima di chiudersi la porta alle spalle, fece scivolare un pezzo di carta piegato in quattro sul tavolo di legno della cucina. Sua madre sarebbe andata dalla vicina, che aveva una figlia che sapeva leggere e scrivere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si svegliò all&#8217;alba, che ancora fuori era buio. Si vestì alla cieca, cercando di non fare rumore, e prima di chiudersi la porta alle spalle, fece scivolare un pezzo di carta piegato in quattro sul tavolo di legno della cucina. Sua madre sarebbe andata dalla vicina, che aveva una figlia che sapeva leggere e scrivere, e le avrebbe chiesto di leggere la sua lettera ad alta voce. Avrebbe pianto, imprecato, e non avrebbe mai e poi mai capito. Gioventù bruciata, idee malsane, pazzia, sarebbero stati i punti fermi di un delirio che avrebbe chiamato in causa Dio, il Papa, il Re, il nonno morto, pace all&#8217;anima sua, la Madonna, e via dicendo, fino ad arrivare ai confini dell&#8217;ingiuria, della maledizione, della bestemmia. Poi, forse, si sarebbe fatta una ragione.</p>
<p>Camminò in fretta nel buio freddo dell&#8217;alba ligure, e pensò a Maria, che gli aveva tenuto il broncio per giorni e giorni, perché voleva far parte della spedizione, e glielo avevano impedito. Pensò alla sua pelle liscia, al suo sorriso rassicurante, e alla sua voce profonda, capace di animare mondi fatati, universi inesistenti, raccontando storie. <span id="more-5332"></span>Maria credeva moltissimo alla spedizione. Credeva nella rivoluzione popolare come unico mezzo di riscossa sociale, credeva nell&#8217;unità, nell&#8217;indipendenza, nel bisogno di una Costituzione uguale per tutti. Maria era l&#8217;unica all&#8217;altezza dell&#8217;utopia che c&#8217;era dietro quella follia di viaggio, ma era una donna, e le donne era bene che rimanessero lontane dalla rivoluzione, dai pericoli, dagli affari da uomini. Stronzate, avrebbe detto, con la sua voce tagliente, e avrebbe mostrato il bicipite gonfio, con gli occhi brucianti di orgoglio.</p>
<p>Arrivò a Quarto qualche ora dopo. L&#8217;accordo era di rimanere divisi per quel giorno, e incontrarsi la sera, direttamente allo scoglio da cui tutto sarebbe iniziato, simulando un furto, il furto di due navi. Era il 5 maggio 1860 e Bartolomeo Benvenuto, parrucchiere di Genova, gironzolava sbocconcellando un pezzo di focaccia con fare indifferente, in attesa di alcuni amici coi quali sarebbe partito per l&#8217;impresa più eroica che mai avrebbe potuto immaginare: fare l&#8217;Italia. Il suo amico Giovanni rideva spesso di quel suo modo di immaginare il viaggio, con occhi spalancati e pieni di visioni indicibili, e lo prendeva in giro, insinuando che dietro tutta questa passione non ci fosse altro che la volontà di farsi bello agli occhi della fidanzata. Ma Bartolomeo non lo ascoltava nemmeno, sorrideva, distoglieva lo sguardo, e rimaneva con metà del cervello agganciato alle sue fantasie perfette e appassionate.</p>
<p>Finalmente il momento arrivava, il tramonto era vicino, e da lontano vide i suoi amici, Giovanni e Martino, e andò verso di loro. Fu tutto un abbracciarsi pieno di sorrisi, tra tre ragazzotti quasi uomini, con poca barba sul viso, e gli occhi scintillanti di chissà quale avvenire. Rimasero un po&#8217; così, zitti zitti, a guardarsi emozionati, e poi Bartolomeo, che era il più romantico, disse: Si fa la rivoluzione! Si fa l&#8217;Italia! E fu una mezza-voce emozionata e tremante, quasi vergognosa, come se un parrucchiere non fosse degno di pronunciare queste parole, a maggior ragione con la bocca sporca di focaccia, davanti ad un calzolaio, Giovanni, e ad un sarto, Martino.</p>
<p>E in effetti gli amici risero di quelle sue affermazioni astratte, e per spezzare il silenzio teso dell&#8217;incertezza chiesero: ma cos&#8217;è poi, questa Italia? Cosa ti sembra che faremo, noi tre, con gli altri?</p>
<p>Bartolomeo si accese ancora di più, perso in quel suo sogno visionario, e disse, scandendo bene le parole, perché non ne perdessero nemmeno una: andiamo a fare un patto con gli amici siciliani, e loro lo faranno con quelli calabresi, e da lì si stringeranno la mano coi campani, i laziali, i toscani, e via dicendo. E saranno tutte persone come noi, libere, e giovani, e innamorate, e vorranno imparare una lingua che gli permetta di essere capiti, ovunque, ma senza dimenticare ciascuno la propria personalissima lingua. E avremo la Costituzione, perché nessuno possa essere sopraffatto da chi è più potente, nemmeno la Costituzione stessa. E ci aiuteremo, quelli del Nord con quelli del Sud, i sardi coi veneti, senza distinzioni, tutti uguali, tutti felici. E le nostre donne e i nostri bambini non avranno più fame, non saranno tenuti al giogo dei sovrani, ma avremo dei capi buoni, e illuminati, e leali. E poi un nome unico, da presentare agli altri nomi, e accanto a Inghilterra, Francia e Austria, con dignità leggeremo Italia, e sarà come leggere Utopia. E avremo scuole e università per tutti, anche per i poveri, e lavoro. E saremo tutti diversi, ma tutti uguali, e tutti felici.</p>
<p>Disse, e aggiunse altre postille a quel suo sogno infiammato e folle. Gli altri rimasero in silenzio, incerti e inadeguati di fronte a tanta vitalità. Ebbero paura, e guardarono le navi con un brivido. Tutta quella responsabilità, e chissà quali pericoli c&#8217;erano al di là del mare. Le famiglie a casa. I loro corpi, così fragili di fronte al viaggio, alla battaglia, alla Storia. Guardarono Bartolomeo e furono tentati dal tirarsi indietro. Giovanni, nel dettaglio, pensò a cosa sarebbe successo se il potere dell&#8217;intera Italia fosse andato nelle mani di uomini indegni. Martino pensò a come avrebbe fatto Garibaldi a mantenere ordinate le rivolte che si sarebbero scatenate sicuramente nell&#8217;isola, e poi nel resto d&#8217;Italia. E dopo, cosa sarebbe successo.</p>
<p>Poi Bartolomeo disse ancora: e sarà così bello, qui, che vorranno venire da altri posti. E noi saremo così avanti, che li accoglieremo a braccia aperte, e nella diversità, nel confronto, nel dialogo, avremo la migliore Unità che la storia possa ricordare, un&#8217;Unità di uomini.</p>
<p>Martino sorrise, e ancora una volta prese in giro l&#8217;ingenuità di Bartolomeo: Ma chi vuoi che ci venga, qui? E poi come funziona? Prima li cacciamo e un giorno li accoglieremo a braccia aperte? Giovanni chiese se avevano mai visto Rose Montmasson, la compagna di Crispi, che aveva preso i primi contatti coi Siciliani, e che avrebbe preso il largo con loro. Martino rispose di no, Bartolomeo rimase in silenzio, pensando alla sua bella Maria, appassionata e coraggiosa, delusa e arrabbiata a casa, e si accigliò, spegnendo un po&#8217;  il sogno.</p>
<p>La notte arrivava, fresca e tranquilla, in quella notte di maggio, su un folto gruppo di uomini e una sola donna, e due navi, e un mare da attraversare. Arrivava ed era il 1860, ma qualcosa nelle stelle, nella luna tutta accesa, nel vento tiepido, qualcosa suggerì a Bartolomeo che quel momento era universale, quel momento era la storia nella Storia: un uomo coi suoi sogni invincibili, i suoi compagni, un vociare confuso, una rivoluzione da fare, una barca, il mare che sembra un compagno ma a volte è un assassino, il mare da non sfidare mai, il cielo che è una cartina geografica, una terra, dall&#8217;altra parte del mare, che speri sia clemente, una donna a casa, lasciata col broncio e chissà quando la potrai vedere di nuovo, tua madre in lacrime, e i compagni, attorno, e un vociare diffuso, e la barca che lentamente scivola sul mare, che speri sia benevolo.</p>
<p>Partivano, ed era il 1860, ma Bartolomeo sentì che quella era la Storia, e che altri uomini, nel mondo e nei secoli sapevano e avrebbero saputo cosa significa il viaggio verso la rivoluzione. Lo seppe anche lui, in quel momento, e sorrise. Chiuse gli occhi e pensò a Maria, per l&#8217;ultima volta.</p>
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		<title>L&#8217;inquietudine del viaggiatore: l&#8217;Altro come antidoto al male di vivere</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 05:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Liliana Formica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
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		<description><![CDATA[Estate: tempo di mare, vacanze, ferie. E viaggi. Chi può permetterselo, chi durante il resto dell&#8217;anno è stato costretto dietro una scrivania, o un bancone, o una cattedra, bloccato dall&#8217;obbligo di tirare a campare, può finalmente, in questa assolata stagione di ozio e di afa e di sudore appiccicoso, staccare la spina e viversi attimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Estate: tempo di mare, vacanze, ferie. E viaggi. Chi può permetterselo, chi durante il resto dell&#8217;anno è stato costretto dietro una scrivania, o un bancone, o una cattedra, bloccato dall&#8217;obbligo di tirare a campare, può finalmente, in questa assolata stagione di ozio e di afa e di sudore appiccicoso, staccare la spina e viversi attimi di spensierato riposo. Lunghe code, esodi, autostrade intasate e traffico asfissiante, tutto per raggiungere l&#8217;agognata meta: una spiaggia stra-affollata, il villaggio turistico lungo la costa con vista sul mare, per i più arditi e danarosi addirittura la città oltre confine o l&#8217;isoletta dal nome figo sperduta chissà dove in un oceano a caso. Ore interminabili di attesa cocente sotto il sole sferzante, stressanti file tra check-in e ritiro bagagli, giorni interi passati tra valigie e preparativi e ansia pre-partenza con l&#8217;immancabile sensazione di aver dimenticato qualcosa- il gas acceso? I biglietti?<span id="more-2634"></span> Il gatto fuori casa e a dieta forzata per un mese?- corse frenetiche per non perdere l&#8217;aereo, per ritrovarsi <em>on the road </em>due preziosi secondi prima del milione circa di speranzosi che agognano un pezzo di mare, uno scampolo di sabbia e di relax per spegnere, almeno per pochi giorni, con la monotonia di giornate pressanti e sempre uguali. Poi arrivi a destinazione, ti sistemi nel tuo angolo di paradiso in affitto, te lo godi per quei tre giorni o due settimane o un mese, giusto il tempo di abbronzarsi o di collezionare l&#8217;ennesimo flirt o di aggiungere su facebook quello che ballava la macarena accanto a te, le foto di rito ai suggestivi paesaggi con annesso il nostro faccione accaldato in primo piano, azzeramento totale della memoria con cancellazione temporanea di parole come lavoro, impegno, scadenza. Poi la vacanza finisce, si ritorna alla routine, ai giorni pieni e alle tensioni giornaliere, in attesa per i prossimi nove mesi che il ciclo ricominci. E che cosa rimane, di quelle giornate lente ed oziose spese in riva al mare a non pensare a nulla? Qualche foto, e la voglia nostalgica di ritornare a quei momenti sfaticati. Adesso pure il silenzio va di moda, preso a piccole dosi tra il frastuono cittadino e i rumori metropolitani di una vita vissuta troppo alla svelta che necessita di una pausa, di un breve attimo di pace e contemplazione tra le mura fresche di quiete di un tranquillo monastero nascosto tra i boschi di un inaccessibile monte.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro modo di viaggiare, di prender la valigia e partirsene incontro a posti nuovi e mai visti; un viaggiare che si fa esperienza profonda, che ti cambia e ti trasforma, incontro col fuori che ti plasma e ti rende diverso, dentro. E una volta tornato sul serio non sei più come prima, un&#8217;altra persona fa il suo ingresso nella tua anima e ti accompagnerà fino al prossimo viaggio, fino alla prossima apparizione di nuovi te mai vissuti. Non è necessario andare chissà dove, scegliere chissà che mete esclusive, per essere investiti da una simile miriade di sensazioni che invisibili agiscono e corrodono il tuo io pietrificato: una città a pochi chilometri da dove sei nato e cresciuto, un paesino sperduto ignorato dai turisti affaccendati e seguaci fedeli di guide e percorsi già stabiliti, un boschetto solitario non segnato in nessuna cartina. E poi ci sono gli incontri, le persone, vita che incontra altra vita, opinioni diverse, diverse culture e modi di guardare all&#8217;esistenza, parole e sguardi che ti segnano, ti attraversano e durano ben più dello spazio di una tintarella.</p>
<p>Viaggiare, quando inteso e vissuto così, diventa allora ricerca e scoperta continua, modalità tipica del nostro stesso essere al mondo: ogni posto visitato, ogni Paese in cui si è stati, non è soltanto un&#8217;ulteriore tacca da aggiungere all&#8217;egocentrica collezione di pezzi di mondo da depredare senza farsi afferare da essi, ma simbolo stesso di una condizione incerta, inquieta, carica di dubbi e priva di identità stabili date una volta per tutte, rappresentazione di irrequietezza congenita alla quale si tenta di far fronte perdendosi nel vasto mondo, afferrandone quanto più possibile, mordendone le infinite differenti storie di popoli lontani, diversi solo in apparenza, inseguendone la cultura, l&#8217;arte, il folklore, le tradizioni, dimenticandosi anche solo per un attimo, nell&#8217;esaltante conquista di mondi che non sono il nostro, i piccoli contrattempi e le nevrosi che ci assillano, paranoie e paure alle quali troppo peso vien dato, e che frenano e avvelenano e rendono impossibile uno scambio sereno e appagante con quel che c&#8217;è fuori le nostre menti turbate. Più delle guide, più delle cartine, delle mappe e delle tappe obbligate delle quali si deve al ritorno raccontare con orgoglio, è di passione e genuino amore per ogni piccola manifestazione del vivente che c&#8217;è bisogno, è di curiosità e rispetto per le culture altrui, per quell&#8217;Altro che è noi stessi, che bisogna munirsi prima di gettarsi, e vivere fino in fondo, l&#8217;avventura, le avventure, i genuini incontri, che andranno a comporre la nostra incerta e mutevole identità.</p>
<blockquote><p>Non possiamo conoscere nulla d&#8217;esterno a noi scavalcando noi stessi, l&#8217;universo è lo specchio in cui possiamo contemplare solo cio&#8217; che abbiamo imparato a conoscere in noi.  Italo Calvino, <em>Palomar</em></p></blockquote>
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		<title>Le fatiche di un giovane viaggiatore</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 10:26:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faber L. Gray</dc:creator>
				<category><![CDATA[Realtà]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[vacanza]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[voli low cost]]></category>

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		<description><![CDATA[Giugno sta finendo. Il bel tempo, l&#8217;estate che avanza e regala giornate piene di luce, di sole, di calore, e la vita che  da queste viene irrorata: questi elementi sommati, magari, agli sforzi compiuti nei mesi precedenti, ad esami sostenuti o al lavoro svolto, fanno sì che nasca dentro l&#8217;homo sapiens la voglia di vivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: auto; text-align: justify;">Giugno sta finendo. Il bel tempo, l&#8217;estate che avanza e regala giornate piene di luce, di sole, di calore, e la vita che  da queste viene irrorata: questi elementi sommati, magari, agli sforzi compiuti nei mesi precedenti, ad esami sostenuti o al lavoro svolto, fanno sì che nasca dentro l&#8217;homo sapiens la voglia di vivere posti nuovi, lo spingono verso nuove esperienze, alla <em>ri</em>scoperta del relax e dell&#8217;esplorazione. Fuggire dalla realtà quotidiana.<br />
È tempo di vacanza.</p>
<p style="margin: auto; text-align: justify;">Purtoppo però i media negli ultimi anni hanno dipinto un&#8217;immagine distorta rispetto alla realtà della vacanza, soprattutto han dimenticato di mostrare, seppur vagamente, cosa ci sia dietro le quinte di una vacanza.</p>
<p style="margin: auto; text-align: justify;">È tempo di vacanza: il giovane viaggiatore, la crisi e le dure leggi del mercato low-cost.</p>
<p style="margin: auto; text-align: justify;">Erano tempi confusi ma in fondo belli, i primi anni della cosiddetta seconda era di internet. <span id="more-2375"></span>Si sviluppavano i primi siti di eCommerce, specie per l&#8217;acquisto online e dedicati alla prenotazione e successivo acquisto di biglietti aerei &#8211; una vera visione futuristica concretizzata nelle case di tutti! &#8211; e contemporaneamente nascevano i mercati liberi; così l&#8217;eccezione diveniva regola.<br />
Sempre più spesso si aveva a che fare con parole inglesi come &#8220;last minute&#8221; o &#8220;last second&#8221;; parole di cui la maggior parte della gente non sapeva la traduzione ma sapeva benissimo il significato: vere occasioni a prezzi irrisori!<br />
E la parola libertà andava stringendo sempre più alleanze con altre parole. Libertà di scegliere quello che si vuole, quando si vuole e come si vuole&#8230; ovviamente l&#8217;euforia è una gran cosa per gli imprenditori.</p>
<p style="margin: auto; text-align: justify;">Oggi il mercato è così libero che possono farti pagare tutto.</p>
<p style="margin: auto; text-align: justify;">Prima ragione di stress, il biglietto.<br />
Il biglietto del volo&#8230; scegliere la compagnia, quale poltrona si preferisce, se vuoi mangiare a bordo, comprare dei souvenir (sempre a bordo!) l&#8217;assicurazione per la vita, l&#8217;assicurazione in caso di incidenti, l&#8217;assicurazione in caso di cancellazione del volo, l&#8217;assicurazione per essere sicuri di essere assicurati!<br />
E da 9,99€ il totale gonfia vertiginosamente come un greamlin in caduta libera dall&#8217;ala di un boing747.</p>
<p style="margin: auto; text-align: justify;">Sembra roba da poco trovare un biglietto al prezzo più giusto per le proprie tasche, ma non lo è.<br />
Come Ercole subì l&#8217;avventura di 12 fatiche, il nostro giovane viaggiatore non vuol essere da meno &#8211; d&#8217;altra parte i simpatici contrattempi son sempre lì che aspettano, pronti per non far annoiare mai!<br />
Lo smarrimento di un bagaglio, le informazioni riportate male circa una fermata del pullman, il treno che cambia tratta per lavori alla linea, la pioggerella estiva che ti manda a farsi benedire la gita programmata il terzo giorno di vacanza, e tanti altri. In ultimo, ma non per importanza, l&#8217;intestino del viaggiatore, quello che non conosce il proverbio &#8220;di necessità virtù&#8221;, quello che prima di abituarsi ai cambiamenti ti fa passare due giorni di festino della taranta!</p>
<p style="margin: auto; text-align: justify;">Infine, il vero nemico anti-relax della vacanza, il ritardo.<br />
Hai la meta, hai il biglietto, pronto per andare in aeroporto, scansi ogni distrazione possibile tra edicole/librerie, scale mobili e supercaffetterie, segno di civiltà e progresso &#8211; chissà perchè gli aeroporti rispecchiano come un lago inquinato quel che è la città, quantomeno quello di Palermo &#8211; e ti incodi per il check-in; subito dopo le gentili perquisizioni corporali e gli spogliarelli improvvisati sotto la macchina cerca metalli usata a mo&#8217; di palo ma senza musica da lapdance &#8211; uno di questi giorni porterò sul serio con me un set di coltelli da caccia sporchi di polvere da sparo, almeno darò una ragione di vita agli addetti ai lavori che devono sottostare alle leggi &#8220;undici settembre&#8221; &#8211; <strong>ci sei</strong>. Solo l&#8217;ingresso per l&#8217;imbarco ti divide dal tuo aereo. E il cartellone elettronico che presiede l&#8217;imbarco &#8211; quello che segna i dati del volo, il numero, la destinazione, la partenza <em>presunta</em> &#8211; ti ricorda che il volo partirà alle 8:30&#8230; aspetti, manca poco&#8230; alle 9:40&#8230; fa nulla, ci siamo&#8230; alle 11:15&#8230; un problema al motore, essì, almeno lo stanno riparando, meglio così&#8230; alle 12:50&#8230; hanno aspettato che arrivasse da non si sa quale destinazione un secondo aeromobile così da sostituire il precedente, il tempo di attrezzarlo per il nuovo viaggio ed è pronto&#8230;</p>
<p style="margin: auto; text-align: justify;">Si pensa che viaggiare sia un modo per trovare pace e ristoro, per il fisico e la mente. Non è un detto buddista, anche se l&#8217;ho scritto con lo spirito tutto misticoso&#8230; io credo che il viaggio, inteso come vacanza, debba essere un momento della propria esistenza per aprirsi e apprendere, e che  davvero raramente serva per colmare un vuoto.</p>
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