Faccio seguito a un articolo della mia amica Cristina, perché mi ha colpito. Mi ha colpito la parola “declassata”. Una brutta parola, in apparenza… Eppure, devo dire, accanto ad un iniziale bruciorino al petto per via – come diceva lei stessa – dell’umiliazione e della vergogna di non essere stata considerata “all’altezza” di quel ruolo di “leader”… ho provato anche una forma di respiro allargato, di senso di liberazione sintonico a quanto descriveva proprio lei; sintonico, diciamo a quella filosofia di cui spesso sento parlare e che chiamano “sticazzismo”.
Devo dire che oggi sarei potenzialmente una super fan dello sticazzismo. Solo che solo di rado riesco ad avervi fede! Più frequentemente assomiglio alla prima Cri: quella del burn-out.
Certo, è ovvio che in noi “bourn-outtine di prima mano” c’è una certa indole alla precisione, al perfezionismo di base. Ma dopo i livelli di stress di qualche anno fa in cui lanciavo per sbaglio i piatti di ceramica nel giardino e le chiavi dello studio nel cestino dell’immondizia, molto è cambiato: ho delegato, mollato, lasciato andare. Mio figlio in questo mi aiuta moltissimo, e credo addirittura di essere tra le mamme meno ansiosa e controllanti che conosco!
Tuttavia, in queste settimane sono, come si sul dire, “a lamiera” (e non vorrei proprio star così!).
E credetemi: non è solo perché a 42 anni dormire 6 ore con 2 risvegli del pupo in mezzo ti prova. E’ perché proprio il mondo attuale ti massacra! Non siamo sempre quelli sbagliati se non molliamo, a volte le cose e le persone non si lasciano mollare! E tu puoi urlare “Sticazziiiii!” a squarciagola, ma quando hai in ballo qualcosa di importante, come fai a fregartene sul serio in mezzo a ultrasuoni oceanici e cosmogonici di incompetenze?
Sarà che, alla faccia tua, queste persone che ti fanno star così sono proprio ad aver abbracciato la religione sticazzista? E che quindi tu saresti solo invidiosa? Po’ esse, e non po’ esse.
Io penso più nel concreto che in questo periodo vado santiando più del solito per il fatto semplice che c’è un fraintendimento di fondo tra la competenza e il prendere le cose più alla leggera (stile “declassamento” e o “decrescita felice”) senza farsene una malattia. Penso che se le persone/professionisti di qualsivoglia livello interpretassero con responsabilità e coerenza il loro ruolo, la loro mansione, il loro lavoro, ci sarebbe molto meno burn-out in giro con ricadute di aggressività sociale, ritiro e senso di pericolosità e solitudine, dis-stress e somatizzazioni conseguenti.
Al momento, in effetti, mi ritrovo con un mese in cui febbri e raffreddori da basso sistema immunitario stress-correlato sono state all’ordine del giorno; i dolori muscolo-scheletrici anche da prima (somatizzo tutto sul trapezio, e da lì accade il delirio tra cervicalgia, contratture, lombosciatalgia, etc.); recentemente si è aggiunta la candida; e per la prima volta in 42 anni la gastrite nervosa tipo pugnalate sul petto e sulla schiena; da ultimo, oggi le boccacce.
…Direte voi, e che ti sta succedendo?
Ho a che fare in continuazione con la gente, questo sta succedendo. E la gente oggi è specchio di un mondo sociale che sta veramente male e che fa vivere a catena a tutti noi altri e riversandocelo l’un sull’altro (capro espiatorio inconscio style) la sua malattia, generando un ammalamento generale che “sticazzismo va curcati di corsa curnutu e mazziato”.
Qualche esempio?
- Partiamo dall’acme: da quel notaio che è costantemente irreperibile e che non ti dà la lista dei documenti da produrre per un atto, semmai te li va dicendo bellamente uno alla volta dandoti un appuntamento mai definitivo per il quale ovviamente avrai saltato lavoro ( = perso denaro e riorganizzato l’agenda… e non so se sapete quanto tempo si perde per riorganizzare l’agenda di uno studio privato di psicoterapia) e fatto i salti mortali per riorganizzare tuo figlio, che intanto avrai visto sì e no un’oretta alla mattina. Sarà il padre di quell’altro che si intascò oltre 200 euro per sbagliare tutti i dati di un semplice atto da copia&incolla (mancu chistu)?!?
- …Dirli uno alla volta, per di più, significa che ogni tot. bisogna rimettere in moto quella macchina burocratica borbonica propria di noi itali(di)oti per produrre documenti, atti, certificati… ovvero riattivare costantemente quella macchina organizzativa di cui sopra, fatta di sacrifici, e sacrifici, e stanchezze, infinite attese, e sacrifici.
- Arriviamo così a quei tizi degli uffici pubblici che non sanno nulla del loro lavoro, ché “competenza? Vai a farti friggere!”… e quindi stanno lì a dare informazioni sbagliate a destra e a manca a far girare in tondo una persona per più e più giorni, quando sarebbe bastato saper fare il proprio lavoro? Ma tanto, non è che consta (e costa) a loro se una deve impazzire a riorganizzare l’agenda, perdere di lavorare e di vivere il proprio figlio ed il proprio riposo…
- E procediamo con quegli esperti, ad esempio gli avvocati, che non rispettano una scadenza, che ti rimandano indietro il problema, che devi pregare di essere precisi e puntuali, cui devi ricordare tu quell’impegno preso… Che ti rimpalleranno comunque, come se a certe categorie di persone (non tanto di professioni) una tipa gentile e puntuale dovesse sempre e solo dire “grazie, scusi, tornerò” (magari umiliata, sfinita, frustrata e con le pigne nel sacco).
- Ma, senza andare per forza su livelli aulici, ci sono anche quelle commesse, tipo di Prénatal… che si chiede loro dove sono i calzini e neanche lo sanno, e poi neanche ti accompagnano né rispondono se chiedi un’indicazione… E alla cassa balbettano e girano la faccia reiteratamente per non dare un consiglio sulla taglia…. come se quello non fosse il loro lavoro! E noi giustamente giriamo in tondo perfino per lo shopping, zombie tra stend come se cercare calzini per neonati fosse l’attività più piacevole del mondo, perché loro manco sanno nulla del proprio negozio.
- Poi sarà che le palestra vanno di moda, ma c’è stata pure la scenetta di noi col passeggino e i borsoni che chiediamo l’ingresso agevolato (es.: Scivoli? Ascensori? What is?!? Alla faccia dei lift e della disponibilità londinese!) alle “segretarie”, le quali ci dicono che dobbiamo fare per forza le scale, che l’unico ingresso obbligato è quello… salvo poi scoprire che non era affatto così, facendoci spaccare la schiena, arrivare in ritardo ad una lezione prenotata e quindi pagata per intero… incapaci anche di dare delle semplici indicazioni topologiche.
E sono solo alcuni esempi di follia quotidiana. Solo alcuni.
Allora che fare?
(continua)
Lo sticazzismo è una filosofia che mi piace. Riuscire a fottersene di ciò che vedi (e subisci) come un sasso attraversa l’acqua. Non fare sangue marcio, a bili.
Peccato che questo spesso è pura utopia, specialmente quando ti scontri con sticazzisti a lavoro o meglio fancazzisti incalliti che fanno mane il loro lavoro semplicemente perché non gli importa di farlo bene e impegnarsi, non ne hanno alcun guadagno aggiuntivo.
E comunque alla fine io sono quello che vede i quadri storti e non posso fare a meno di notarlo, e spesso (purtroppo) sono anche quello che non li raddrizza.
Ieri sono andato con bimba al parco giochi della zisa, glielo avevo promesso.
Chiuso. Normalmente d’inverno apre dalle 9 alle 18.30, d’ estate sino alle 20.00.
Un’ordinanza comunale (un foglio sovrapposto al cartello ufficiale con scotch da imballaggio) decretava che l’apertura era sino alle 16.30 (orario di uscita da asilo, e quindi impossibile usufruirne). E senza alcuna spiegazione della motivazione.
Ora: al mio paesello anche con 0 gradi il parco giochi bimbi è pieno di bimbi sino alle 18.30 (poi si corre a cenare…), qui con 15° ci si pone il problema che è inverno e allora bisogna chiudere anticipatamente… boh! Neanche fossimo in Scandinavia.
Morale della favola: si rimane fuori dai cancelli per strada con i teppistelli che con scooter elettrici si alzano su una ruota e fanno gli stuntman con un solo piede sul porta pacchi.
Aspè, c’è differenza tra sticazzismo e fancazzismo. Lo sticazzismo non ti induce a fregartene delle cose e quindi fare male il proprio lavoro. Tutt’altro! Ti fa fare il tuo ma senza eccessi. È come in meditazione: vedi il tuo pensiero e lo lasci passare. Non fare a’ bili per cose che non puoi controllare.