Nonna Franca fu l’ultima ad andarsene quando io ero comunque ancora piccola, in fase pre-adolescenziale. Gli ultimi anni della sua vita siamo state a stretto contatto perché vivevamo tutti assieme: i miei genitori, mia sorella, la nonna e l’altro figlio di mia nonna, lo zio Leonardo (riposi in pace anche lui). Non so se vivessimo assieme per le condizioni economiche della mia famiglia o per le precarie condizioni di salute di mia nonna, malata al cuore. Comunque, con due famiglie in una casa si risparmiano un bel po’ di soldi, avendo ognuno la propria privacy e condividendo il grande salone-cucina comune. Io e mia sorella dormivamo con la nonna nella sua camera da letto: un letto matrimoniale per me e mia nonna e un lettino ai piedi del letto per mia sorella minore. Uno degli episodi che più mi ricordo dormendo con lei, e che mi ha lasciato un insegnamento che ancora oggi metto in pratica, è quello in cui una notte d’estate facendo tanto caldo e non avendo aria condizionata né ventilatori, io mi lamentavo e mi rigiravo nel letto impossibilitata al dormire a causa dell’afa di agosto. Ora, immaginatevi avere nel vostro letto una mocciosa che si lamenta, piagnucola e si muove in continuazione: fossi stata mia nonna sarei andata a dormire sul divano. Invece lei si svegliò del tutto e mi disse: “più ti muovi e peggio è. Rimani immobile e cerca di percepire anche il minimo alito di vento che entra attraverso le tende”. Ora non so se lo disse per evitare di svegliarla muovendomi, pero’ ad oggi io posso dormire anche se fuori fanno 40 gradi: mi metto immobile e medito, aspettando il vento.
Il nonno Giacomo, il marito della nonna Franca, se n’era andato da un pezzo. Di lui ricordo le coppole e credo avesse un bastone ma non ne sono sicura. Gli piaceva il gelato, aveva il diabete e fumava. Mia madre mi racconta che il nonno Giacomo parlava francese perché aveva vissuto parte della sua gioventù a Tunisi e che quando lei a scuola prendeva 4 in francese mio nonno si dava un enorme facepalm e cercava di imbonire la prof per farle dare almeno la sufficienza. Non sempre ci riusciva. Altre cose che so di lui perché me le racconta mia madre è che era fantino, andava a caccia, aveva dei cani da caccia e amava i cavalli. Non era il “provveditore” pella famiglia: a portare lo stipendio fisso a casa ci pensava mia nonna Franca. Era un matriarcato liberale.
Per quanto riguarda i nonni paterni, che dire, il primo che ci abbandonò fu nonno Mariano, capostipite di una famiglia con 6 figli con altrettanti figli con altrettanti figli. Nella mia famiglia la metà dei membri si chiama “Mariano” o “Mario”, che poi è la versione maschile di Maria, come si chiama l’altra metà (me compresa). Il nonno Mariano mi faceva sedere sul tavolino del salone e chiamava gli angeli affinché mi lanciassero le caramelle: le lanciava magistralmente lui col braccio nascosto dietro di me. E questo è uno dei miei primi ricordi in assoluto. Nonno Mariano morí a pochi giorni dalla nascita di mia sorella e con tutto il trambusto credo che non me ne accorsi neanche, avendo io avuto 4 anni. Sua moglie, nonna Maria, si ammalò quasi dopo e fu costretta a rimanere a letto durante un bel po’ di tempo. A quell’epoca facevamo a turno, con le famiglie dei miei zii, ad accudirla trasferendoci da lei. Una vita da nomade, giocando nel cortiletto della sua casa con la bici: ah, quante ginocchia sbucciate! Di lei ricordo che era severa, o semplicemente una persona a cui piace l’ordine e le cose fatte bene – proprio come me! – e ci teneva tutti in riga. Figurati, crescere 6 figli praticamente da sola (nonno Mariano lavorava in mare) ti tempra per forza! Nonna Maria fu il primo corpo morto che vidi, truccato e ben vestito nel suo letto: i miei zii obbligarono me e i miei cugini ad offrire i nostri ultimi saluti alla sua salma. Un’esperienza traumatizzante e che credo sia la causa del mio essere restia a partecipare ai funerali.
Capelli ricci, bianchi, radi; non ricordo la sua voce. A dire il vero non ricordo la voce di nessuno di loro. Mi sarebbe piaciuto conoscerli meglio, fargli domande adulte sulla propria vita, le esperienze, le proprie paure e i loro rimpianti. Invece per me sono solo dei ricordi sbiaditi, alcuni dai contorni più scuri e altri più leggeri. La mia vita non sarebbe stata la stessa senza di loro e mi auguro che a volte tornino e mi accompagnino per un po’, anche se io non posso vederli.