Buongiornissimo kaffè

Abbiamo tutti, sfido io, un gruppo whatsapp chiamato “famiglia” o “parenti”, accatastato tra le chat archiviate o silenziato per pace mentale e dove ogni santissimo giorno cadono valanghe di messaggi in forma di immagine con orsacchiotti e tazze di caffè.

Buongiorno! Glitterati, al neon, psichedelici. Sfondi paradisiaci, fiori, farfalle. Charlie Brown. Elementi immancabili, cosí come la caffettiera e la tazzina. Poi ci sono quelli specializzati, ovvero quelli che seguono i giorni della settimana. Buon mercoledì! Cosí, niente di speciale, un semplice mercoledì. Con arcobaleni, passerotti, bimbi affettuosi, puttini. 

E io, ineluttabilmente e senza possibilità di scampo, mi chiedo: MA CHE CAZZO PENSA LA GENTE? MA PERCHÉ? COME CAZZO È CADUTA IN BASSO L’UMANITÀ? CIOÈ, DAVVERO? MA PERCHÉ? Ma tipo poi “BUON MERCOLEDÌ”? MA CHE CAZZO DI AUGURIO È? Ma perché? Posso capire buona domenica, giorno di riposo, ma perché mai il mercoledì dovrebbe essere “buono”? 

Respira. Calmati. Ragioniamo. Come diceva Giacomo, nella scena del pubblico a teatro, “rimango sempre affascinato dagli abissi della psiche umana”. Prendiamolo come fosse un fenomeno globale da psicoanalizzare, tipo la Beatles-mania o i Labubu. Dunque: esiste questa categoria di persone che dai 45-50 anni in su si diletta a inviare immagini dai gusti discutibili nei gruppi social tra famigliari. Il fenomeno ce lo abbiamo chiaro. Proviamo invece a capire cosa spinge queste persone a farlo. Sarà per moda? Dove trovano le fonti di questo disagio? Come le scelgono? Chi c’è dietro questo scambio dati di dimensioni gargantuesche? Spingitori di Buongiorno?

Il fenomeno non può essersi sviluppato dal nulla, nessuna persona sana di mente posterebbe sulla sua bacheca FB un gattino glitterato dentro una tazza e con una scritta sgrammaticata. Questo fenomeno dura da più di 10 anni e non accenna a diminuire, anzi! Deve esistere per forza un potere forte che lo alimenta, una sorta di lobby del “buongiornissimo kaffè”. Ci sarà per caso una fabbrica di immagini “pucciose” e kitch che mette in circolazione prodotti imbarazzanti per renderli virali? C’è quindi un business dietro tutto ciò? O è solamente una mossa strategica da parte dei potenti per distrarci dai veri problemi del tempo e confonderci a colpi di notifiche, come fosse una propaganda di vita glamour, energica e con la colonna sonora di Tommy Cash? 

Analizzando il prodotto possiamo vedere come molte di queste immagini sono curatissime, create con intelligenza artificiale e molto dettagliate. Altre invece sono volutamente cringe, con disegni imbarazzanti e scritte aggiunte in WordArt! E tutte rigorosamente “inoltrato più volte”. Che correlazione c’è tra i due tipi di prodotti? Posso capire che quelle brutte siano brutte apposta, ma quelle belle? Che le diffondi a fare se non puoi sfotterle? 

Mi sono messa in contatto con una delle vittime di questo fenomeno che da anni è soggiogata dalla forza magnetica dei buongiornissimo – mia madre – che mi ha risposto: “perché me le mandano e io ve le inoltro”. Ciò mi induce a pensare che i seguaci di questa setta non si rendano conto di essere intrappolati in un gioco perpetuo, come chi consuma caffè  ed è ormai dipendente dalla caffeina e non può più farne a meno.  

E allora? Rassegnatevi, siamo in guerra. O vi unite alla setta del glitter (salvando la lobby del buongiorrnissimokaffe), o dichiarate guerra silenziando il gruppo famiglia per sempre. Chissà se alla fine riusciremo a vedere chi l’avrà vinta. Io non lo so, magari qualcuno può aiutarci: tagga tua zia, lei magari lo sa.  

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