Mi è capitato di dire addirittura che “ho il cervello secco”. Questo non è vero in assoluto; per fortuna preservo qualche area di gioco: con i miei pazienti, con mio figlio. Ma in generale, per continuare sul filone della scorsa volta, mi sento una scarica pedina consapevole di uno stile di vita & di mondo sociale insostenibile. E se sei scarica succedono un serie di cose, tra cui che ti ammali di più (sistema immunitario direttamente correlato al distress e al tono dell’umore) e che ti si rinsecchiscono le circonvoluzioni cerebrali, prosciugate di liquor e di idee. Per carità, se scavi ci sono, ma non sono brillanti, scintillanti, né ovviamente slanciate o prêt-à-Porter.
Dramma? No. Tolleriamo. Fluttuazioni naturali della vita, nella fattispecie di una vita faticosa e atomizzata come questa qui 2026. Passerà, io son tenace. Però boh.
Mentre “passa”, io mi dolgo di cose banalmente fondamentali, tipo il non riuscire a leggere le notizie (cribbio, in un passaggio internazionale “incredibile” come questo…), il non riuscire a vedere film, il non riuscire a documentarmi sulla politica professionale, tipo non riuscire a discutere e a leggere di cose non ignorabili come che a quanto pare a breve dovremo versare il doppio delle tasse perché il nostro ente di previdenza ha deciso di risolvere così il fatto “incredibile” che ci davano quanto una pensione minima dopo esserci fatti il **** una vita ed essere stati abbondantemente logorati e salassati da loro medesimi. Il giorno del referendum sapevo a naso cosa votare, ma brancolavo nel buio in merito a dove e come trovare approfondimenti; in quel caso, una comunità di amici e colleghi mi è venuta in aiuto raccontandomi e girandomi link di audio che …ho potuto ascoltare in auto, guidando. Tutte le chiamate avvengono mentre guido o niente e vivo a incastri, manco fossi un Tetris che, se riesce a vincere la partita, in un unico momento di gloria sente tutto per un nanosecondo, prima di iniziare una nuova partita nell’evidenza, neanche pensata, che questo NON servirà a dargli una vera vita! Figuriamoci che succede se si perde…
Che poi io, invece che un Tetris, sono un essere umano, pare. Solo che ritengo questa definizione alquanto opinabile, oggi. Ieri mi sono fatta mille problemi ad accettare un invito a cena da amici-sul-serio-amici perché temevo che tra dolori fisici (sono reduce da un pronto soccorso, probabilmente a causa di una stipsi severa… del tipo manco il tempo quotidie di andare in bagno!), pargolo amoroso terremotino e giornaliera stanchezza, non avrei potuto sostenere alcun tipo di conversazione, per lo più interessante. In effetti, ammetterei umilmente che non ho sostenuto conversazioni interessanti; tuttavia le ho ascoltate dagli altri, ho osservato, sono stata coccolata, per come ho potuto ho coccolato e con la mia amica ci siamo raccontate micro-frammenti di vita. Piccoli tesori, del tipo “si fa quel che si può con quello che c’è”.
In ogni caso, dico, l’eccessiva stanchezza-etc.-di-cui-sopra può mai far venire l’ansia per la paura di non essere adeguati socialmente? Può tutto ciò indurre un animale sociale a ritirarsi e a non godere della ricchezza dell’Altro? E le corse, lo stare ai tempi necessari a istituzioni/altri (compresi i ritmi lavorativi: una seduta ogni ora, al max 10 minuti di pausa tra l’una e l’altra e 50 nella pausa pranzo, per tornare prima possibile a casa, che già l’amoroso terremotino lo vedo un’ora al giorno a volte…), possono mai giungere al punto da bloccare le cose, le teste, esattamente come hanno bloccato (e irritato) il mio colon?
A ciò si aggiungono personaggi-carogna che danno da pensare… foss’anche soltanto, appunto, al fatto folle, per un’anima stra-sociale come la mia, che si sarebbe desiderato nascere dal nulla – diceva semplicemente una giovanissima paziente: “potrebbero non esistere questi parenti?” – e fare tutta una vita a coltivare patate e a cucinare tortini ogni giorni diversi condividendoli col mio villaggio, di cui al massimo essere per baratto la stregona che accoglie le menti inquiete.
Chissà come sarebbe stato.
Sono noiosa, mi rendo conto, ma non saprei dire altro al momento: testimonio in carne e sangue e tasti come si sta a determinate condizioni (ricadute politiche comprese) – che non è poco – e per ora ci accontentiamo, son sincera, di sopravvivere a tratti, tra un sorriso di mio figlio e degli amici e l’altro, in attesa della fioritura dei miei amati cardi.