Come crisalidi

di Lucia Immordino
(Insegnante di Geostoria della scuola secondaria di I grado del carcere Pagliarelli, Palermo, per l’A.A. 2025-2026)

Agli allievi della C.C Antonio Lorusso/Pagliarelli.

Vi è un irrazionale incanto e una particolare coscienza dell’essere in un luogo in cui l’affanno di un pensare affollato, ma immobile, soverchia l’agito di un corpo circoscritto da sbarre sorvegliate da agenti di custodia e scandito da orari e ritmi sempre uguali.

Anche i colloqui e le videochiamate, sacri e inderogabili, sono innestati in codesto circuito di cadenzi.

Eppure, alcune anime, ostinate alla fatica dell’inizio e svogliate alla perseveranza del percorso, hanno trovato nel proprio sé la giusta assenza di caos e l’essenziale silenzio per tuffarsi nel mare di una qualche forma di pensiero, di conoscenza, seppur generalizzata, e delle relazioni umane afferenti al garbo e al desiderio di migliorarsi e di ritrovarsi, un giorno, fuori, in pari con il proprio debito, persone nuove e cittadini onesti.

Il fuoco della conoscenza e della gentilezza è stato innescato strofinando cuore e trasmissione di saperi attraverso il linguaggio dell’eleganza, della bellezza, della genuinità e della schiettezza.

Mai è venuta meno la narrazione della realtà, mai sono stati edulcorati i fatti, mai sono stati elargiti sconti sulle azioni o resi più lievi i pesi delle psiche e, tuttavia, ogni sospiro, ogni parola, ogni gesto sono stati ricamati nell’aere, pronunciati e adagiati con tale sensibilità, con l’equa delicatezza che perviene agli spiriti feriti, arrugginiti e corrosi dal tempo.
Per alcuni davvero tanto!

Alla fine del percorso, come un tunnel che in ultimo propone una luce abbacinante, un’ambizione, però, rimane sospesa, non espressa, come quei desideri che non vengono dichiarati per timore che non si realizzino.

Vorrei che gli spiriti di questo sogno non si lasciassero ritrascinare dal modulo monotono della loro condizione e che scegliessero, almeno per qualche momento dentro ai giorni uguali, gli abissi e i rischi delle parole cortesi, delle storie belle, delle operazioni corrette.

Vorrei che, come cosmonauti temerari, si inoltrassero nel profondo di galassie, lontanissime dalle loro vite qui e altrove, e che ritornassero dalle medesime, iridescenti, ricoperti dalla stessa materia di cui sono fatte le stelle.

Vorrei che, da persone riabilitate, riprendessero le proprie esistenze, dal punto dello strappo in cui tutto è precipitato, irrorate di curiosità e colme della voglia del ben ricominciare.

Non più un desiderio ma un augurio sincero per i respiri di questo afflato, che dal grumo di uomini in errore emergano persone capaci di intendere, finalmente, ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che è davvero importante e ciò che non lo è, ciò che vale la pena e ciò che non la vale, tanto da farsene carico e scortare tale consapevolezza da una cella all’altra, ai propri compagni, in giro, fuori, nel proprio quartiere, nella propria città, su quegli stessi arti che li hanno condotti dentro ma che da ora in poi, col supporto di un rinnovato modo di pensare, di intendere e di sentire, li faranno procedere verso quell’umanità che, in qualche modo, rende tutti noi fratelli.

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