Secondo gennaio duemilaundici

Tutto qui:
E’ difficile (ri)cominciare a scrivere, un primo articolo del nuovo anno poi è davvero impegnativo.
Avremo un intero anno per discutere e riflettere su vecchi argomenti e nuove situazioni; intanto, comodi sul divano con un bottone del pantalone sbottonato, prendiamoci questo momento per riflettere su quanto accaduto: abbiamo impiegato tante energie e risorse – sì, sarà successo un po’ a tutti – per festeggiare un simbolico funerale. Cosa c’entra, starete pensando?
L’anno vecchio è morto carico di tante cose fatte o subite, storie ed eventi – era davvero collassato – e la fase di elaborazione del lutto è durata poco meno di 1 secondo, il tempo di passare dalle 23:59:59 alle 00:00:00.
Il nuovo anno è nato rapidissimo tra conti alla rovescia in diretta tivù, trenini, trombette, abbracci e sorrisi, tra musica ed euforismo*. Un avvento che ha portato tanta rabbia per alcuni o sentimenti di rimprovero e tristezza per altri, probabilmente perchè naufraghi di ricordi ancora troppo scottanti per poter essere archiviati con facilità tra gli schedari del passato – eh ragazzi, non voglio dipingere un’immagine utopicamente perfetta e felice, la realtà è così piena di situazioni brutte che non svaniscono o si risolvono magicamente solo perchè c’è da festeggiare.

Chiaro che, con l’anno nuovo, sono (ri)nati gioia e speranza, sentimenti buoni che non mancano mai quando qualcosa di nuovo inizia, che sia una storia o una nuova parentesi temporale.
Sarà che abbiamo davvero bisogno di riti di celebrazione! Secoli e secoli di evoluzione e fortunatamente conserviamo dentro di noi antichi bisogni come questo.
Già, per usare un’espressione inflazionata di questi tempi, “anno nuovo, vita nuova”.
Perché l’anno che viene ci lava dai nostri peccati, e noi lasciamo che questa sensazione finta di purificazione ci renda migliori, ci lasciamo caricare da aspettative e speranze, i famosi buoni propositi, una lista di tutto quello che si vuol cambiare di se stessi o migliorare.

Mi sento tenero nei miei confronti quando casco in uno di questi momenti da “lista”.
Allora, se di carica e stimoli abbiamo bisogno per ricominciare a fare bene – anzi meglio – quello che sappiamo fare, benvengano i riti e i festeggiamenti, pagani o religiosi.
Il passaggio dal vecchio anno all’anno nuovo è una convenzione, certo, realisticamente parlando non so dirvi in che anno ci troviamo, visti i casini col tempo che abbiamo avuto nel corso della Storia con la esse maiuscola.
“2011” è solo un compromesso per darci chiarezza ed una linea da seguire nei calendari. I più scettici, i più cinici così diranno, con un sorrisino da maestrini, per smontarti il capodanno; ma anche loro hanno bisogno di questa carica, solo che non vogliono ammetterlo!

Ironicamente sarebbe divertente organizzare grandi cene e festeggiamenti ogni domenica sera per attendere l’arrivo del nuovo giorno e del lunedì, così una nuova settimana entrerebbe nelle nostre vite!

Personalmente l’unica pecca nera che ha rovinato questo momento di festa è stato lo spreco di energia mentale e il troppo tempo per organizzare la serata di San Silvestro con gli amici, con risultati chiaramente lontani da quelli auspicati (chi di competenza al comune di Palermo invece non ha avuto questi grattacapi visto che non hanno pensato di organizzare nemmeno un concertino in un vicolo per i cittadini, ma come dicevo sopra, ci sarà tempo per altri post e nuova ondata di sano veleno).

Tra festeggiamenti preparati e avvenuti, interrogazioni sulla convenzione universale contro la nostra sensazione del tempo e liste dette o pensate su buoni propositi, mi auguro soltanto che questo duemila e undici possa portare benessere fisico e serenità mentale a chi nell’anno passato proprio non ne ha avuto.
Per tutto il resto, il potere è nelle nostre mani.

E visto che probabilmente non avrò un altro post nel corso dell’anno che calzerà così a pennello come questo, vi saluto con questa canzone.

* licenza poetica in neologismo dello scrittore, per indicare uno stato ancora più esagerato dell’euforia.

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