Faccio seguito a un articolo della mia amica Cristina, perché mi ha colpito. Mi ha colpito la parola “declassata”. Una brutta parola, in apparenza… Eppure, devo dire, accanto ad un iniziale bruciorino al petto per via – come diceva lei stessa – dell’umiliazione e della vergogna di non essere stata considerata “all’altezza” di quel ruolo di “leader”… ho provato anche una forma di respiro allargato, di senso di liberazione sintonico a quanto descriveva proprio lei; sintonico, diciamo a quella filosofia di cui spesso sento parlare e che chiamano “sticazzismo”.
Devo dire che oggi sarei potenzialmente una super fan dello sticazzismo. Solo che solo di rado riesco ad avervi fede! Più frequentemente assomiglio alla prima Cri: quella del burn-out.
Certo, è ovvio che in noi “bourn-outtine di prima mano” c’è una certa indole alla precisione, al perfezionismo di base. Ma dopo i livelli di stress di qualche anno fa in cui lanciavo per sbaglio i piatti di ceramica nel giardino e le chiavi dello studio nel cestino dell’immondizia, molto è cambiato: ho delegato, mollato, lasciato andare. Mio figlio in questo mi aiuta moltissimo, e credo addirittura di essere tra le mamme meno ansiosa e controllanti che conosco!


