“Sticazzismo applicato”. Come? #2

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Parlavamo precedentemente delle conseguenze stressogene dell’incompetenza diffusa a tappetto nelle nostre vite. Dall’ultima volta che ne ho scritto, è passato 1 mese e vi assicuro che mi è successo di tutto. In mezzo, però, ho avuto anche qualche giorno di ferie, motivo per cui oggi sono meno carica di pallettoni di frustrazione. Proviamo allora a rimettere in ordine le idee.

Dicevamo: che fare, se desideri essere un po’ più sticazzista e far fare a ognuno il suo… ma, sistematicamente, ogni volta che molli e ti affidi, il sistema incompetente ti lascia naufragare nella melma?

Che fare? Rispondere “Nulla” è impossibile, perché poi nelle melmose sabbie mobili purulente ci starai tu, nei guai e quasi quasi con la gente ti guarderà come una perdente; addirittura, per questo tu potresti anche sentirti in colpa… Ci si potrebbe, sì, sentire sempre più out e iniziare la narrazione di una “vita-disgraziata in poverinyland”... Brutto loop vittimistico-depressivo che non porta a niente di buono.

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Vivere delle emozioni dei propri figli

Diventa sempre più frequente accorgermi che la mia felicità passa da lei. Quando mia figlia sorride, quando al luna park i suoi occhi si spalancano di meraviglia, mi nutro di quello sguardo: è come se la sua gioia risuonasse dentro di me, più forte di qualsiasi emozione che potessi provare solo per me stesso.

Mi ritrovo a guardare giocattoli con lei, mentre sua madre sceglie vestiti non più per sé ma per la nostra bambina. È diventata il nostro centro gravitazionale, e spesso ci scopriamo a orbitare intorno a lei, trascurando le nostre passioni o rimandando desideri personali. È fisiologico, forse inevitabile. O magari è il segno che quella linea tra identità e genitorialità si sfuma, un po’ per amore, un po’ per necessità.

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La vita prima e dopo

Ogni tanto mi chiedo com’era la vita prima della sua nascita, ma è come cercare di ricordare un sogno lontano. Un bambino appena nato ti stravolge tutto: abitudini, ritmi, voglie. Riempie la vita con tale intensità che ogni anno sembra una decade, e cinque anni bastano a cancellare quasi completamente il prima. Eppure ricordo ancora quelle serate sul tavolino basso, davanti a serie TV horror, con patatine e ketchup. Ricordo quando frequentavamo solo coppie senza figli, quando la spontaneità di una serata improvvisata non doveva fare i conti con orari da prete.

Oggi le esigenze sono diverse: cerchiamo luoghi con aree bimbi, menù adatti, orari compatibili. Non è peggio, è solo diverso. È un’altra dimensione dell’esistere, dove il centro si è spostato e tutto il resto si è riallineato di conseguenza.

Paure e meraviglie

Già, perché insieme alla gioia arrivano anche le angosce. Capita che un film come Mia — dove una ragazza subisce revenge porn — ci colpisca in pieno stomaco e divenga particolarmente snervante guardarlo sino in fondo. Non lo vedo più solo con occhi di spettatore, ma con quelli di un padre che si immagina quel futuro, con le sue nuove possibilità ma anche con le sue minacce amplificate. Lo stesso accade ascoltando podcast come In nome del figlio: ci immedesimiamo, ci riflettiamo, ci spaventiamo.

Un senso in più

E poi lo so che è criticabile, ma un figlio ti dà un senso della vita in più. Sai che ogni istante investito per lui o lei è importante per il suo futuro, per quando di te rimarrà solo lei: la tua estensione, una parte evoluta di te. Questo pensiero dà serenità, la certezza di una tua continuità, di una tua impronta — si spera positiva — nel mondo. È speranza allo stato puro.

Essere genitori significa anche questo: spostare il proprio baricentro, perdere in parte il controllo sulla propria estensione nel mondo. E imparare, ogni giorno, a convivere con la meraviglia e la vulnerabilità che questo comporta.

Godetevi i nonni

Nonna Franca fu l’ultima ad andarsene quando io ero comunque ancora piccola, in fase pre-adolescenziale. Gli ultimi anni della sua vita siamo state a stretto contatto perché vivevamo tutti assieme: i miei genitori, mia sorella, la nonna e l’altro figlio di mia nonna, lo zio Leonardo (riposi in pace anche lui). Non so se vivessimo assieme per le condizioni economiche della mia famiglia o per le precarie condizioni di salute di mia nonna, malata al cuore. Comunque, con due famiglie in una casa si risparmiano un bel po’ di soldi, avendo ognuno la propria privacy e condividendo il grande salone-cucina comune. Io e mia sorella dormivamo con la nonna nella sua camera da letto: un letto matrimoniale per me e mia nonna e un lettino ai piedi del letto per mia sorella minore. Uno degli episodi che più mi ricordo dormendo con lei, e che mi ha lasciato un insegnamento che ancora oggi metto in pratica, è quello in cui una notte d’estate facendo tanto caldo e non avendo aria condizionata né ventilatori, io mi lamentavo e mi rigiravo nel letto impossibilitata al dormire a causa dell’afa di agosto. Ora, immaginatevi avere nel vostro letto una mocciosa che si lamenta, piagnucola e si muove in continuazione: fossi stata mia nonna sarei andata a dormire sul divano. Invece lei si svegliò del tutto e mi disse: “più ti muovi e peggio è. Rimani immobile e cerca di percepire anche il minimo alito di vento che entra attraverso le tende”. Ora non so se lo disse per evitare di svegliarla muovendomi, pero’ ad oggi io posso dormire anche se fuori fanno 40 gradi: mi metto immobile e medito, aspettando il vento. Continua a leggere

sticazzismo. Come fare?

“Sticazzismo applicato”. Come? #2

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due nonni che abbracciano la loro nipotina

Godetevi i nonni

Nonna Franca fu l’ultima ad andarsene quando io ero comunque ancora piccola, in fase pre-adolescenziale. Gli ultimi anni della sua vita siamo state a stretto contatto perché vivevamo tutti assieme: i miei genitori, mia sorella, la nonna e l’altro figlio […]