Sul “dover essere” (o sui nuovi sistemi di sicurezza)

Vi è mai capitato di notare come si sia passati dalla unilinearità del futuro alla moltiplicazione claustrofobica delle possibilità?

Ricordo la lettura di un libro di storia a casa dei nonni paterni; nel paragrafo in oggetto si specificava che “c’era una volta” in cui il destino del figlio era segnato dall’ehi fu destino del padre, quindi un fabbro di norma generava un fabbro. Difficile la scalata sociale. Difficile il sogno ad occhi aperti. Tutto molto chiaro e sovra-determinato. Un perfetto sistema di sicurezza per garantire l’ordine sociale!

L’introduzione delle sbavature, delle culture interrogative dei “Maestri del sospetto”, delle varie rivoluzioni industriali… hanno sparigliato le carte e probabilmente permesso ad esempio a me di essere ciò che oggi sono diventata, pur proveniendo da un nonno paterno prima panettiere e poi musicista nella banda del paese e da un materno figlio di stirpe di cuochi (e questa, rispetto alle sue origini umili, era già stata una grande scalata sociale). Le antenate donne, manco a dirlo, casalinghe, a eccezione della mia mitica nonna, braccio destro del nonno nella suddetta scalata sociale come chef.

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Il tempo a senso unico

Il tempo è come uno stradone di provincia, a una corsia, senza uscite né entrate, di quelle che c’è sempre un camion davanti a imporre il ritmo lento, forzato, che non ti lascia vedere dove stai andando. C’è foschia nella strada del tempo, se guardi dietro dallo specchietto puoi vedere la scia sbiadita di ricordi d’auto come la tua che oggi non riconosci più.

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Si può fottere il sistema?

Un paio di settimane fa Noemi ha pubblicato un post riguardante la stanchezza – andatevelo a leggere, è molto interessante – che mi ha fatto molto riflettere. Ho una domanda per voi, cari lettori: ci avete fatto caso che con chiunque parlate ultimamente, alla domanda “come stai” vi risponde “eh, bene, stanco/a ma si tira avanti”? Stanchi ma tiriamo avanti, come un matra. Stanco stanco stanco. Tipo Ficarra e Picone. E anche se ci sediamo a riposare, dopo un poco saremo di nuovo stanche stanchi stancu.

Il sistema capitalistico e patriarcale ci vuole tutti e tutte stanche: parola d’ordine “produrre”! La società ci vede non per chi siamo ma per quello che facciamo: “tu cosa fai nella vita?”. Se sei avvocato, psicologo, dottore o similari allora va bene, devi essere stanco e apparentare la stanchezza del libero professionista. Se sei estetista o barista, badante o lavascale, la tua stanchezza è meno ben vista perché questo sistema è pure classista. Non dico che sia minimizzata, solamente un po’ snobbata. Quindi c’è pure differenza tra stanchezza e stanchezza. Poi non parliamo di patriarcato… Se sei madre non ti devi lamentare di essere stanca, hai voluto la bicicletta? È compito tuo occuparti della cura dei pargoli. I Padri, invece, poverini. Perché il fottuto patriarcato li vuole pure provveditori della famiglia, devono portare a casa i picciuli e quindi stanchi di default. Eh ma le donne moderne sono forti, indipendenti…e quindi stanche mannaggia!

Come cambiare uno stato di cose simile e invece di rispondere “stanco stanco stanco” rispondere semplicemente “bene, ho appena finito l’ennesima maratona di Downton Abbey e ho iniziato Bridgerton per rimanere in tema”. Continua a leggere

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capitalismo

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