I Ministri colpiscono ancora: la generazione di “Noi fuori” adesso piange a lavoro

Ebbene sí, tornano i Ministri protagonisti di Abattoir, torna la band che ha raccontato perfettamente le nostre vite di Millennials, torna la generazione di “Noi fuori”, e adesso piange al lavoro. 

Da anni, ormai, il mio “wrapped” di Spotify mi mostra sempre la stessa cosa: a parte il genere più ascoltato (punk rock) il “tuo gruppo più ascoltato di quest’anno è: -suspence- “Ministri”!! – coriandoli. Per me, zero novità: sono una che si ripete. Ma come fai, se sei in modalità shuffle, a passare avanti canzoni come “Noi fuori”, “Abituarsi alla fine”, “Idioti”, “Diritto al tetto” e cosí via? Come? E questa è la mia vita: mi vedo riflessa quasi al cento per cento nelle parole e nelle note di Divi, Fede e Michelino. 

L’ultimo disco, Aurora Popolare, uscito a settembre dell’anno scorso, resta coerente al loro stile, solido e pieno di urgenza, proprio come una buona fotografia dei tempi che viviamo: un disco rabbioso e lucidissimo, in cui i Ministri trasformano disillusione e fatica generazionale in un rock tagliente e molto attuale. E proprio la canzone “Piangere al lavoro” è un piccolo manifesto generazionale: l’ascolti e senti dentro tutta la stanchezza, il cinismo e la lucidità di chi è cresciuto tra promesse di meritocrazia e stage infiniti. È il ritratto della mia generazione — quella dei millennials — che voleva cambiare il mondo ma ha finito per scoprire quanto sia complicato perfino arrivare a fine mese senza sentirsi falliti. Continua a leggere

La scienza POP e imbruttita

Oggi la scienza sta trovando una nuova voce: meno giacca e cravatta, più cappello piratesco, meme, feed verticali e una certa voglia di fare brutto alla noia. In questo articolo provo a raccontare come giovani creatori come GeoPop e Barbascura stiano rivoltando come un calzino il modo di parlare di temi scientifici, dimostrando che si può informare bene anche senza sembrare dei damerini alla Guybrush Threepwood il temibile pirata (si fa per dire!).

Scienza tra meme e feed

Per decenni la divulgazione scientifica ha avuto il volto rassicurante dei programmi “lenti”, quelli da guardare sprofondati nel divano, con la colonna sonora di SuperQuark che ti stendeva in fase REM ancora prima di cominciare, magari con la copertina sulle ginocchia. Documentari, speciali in prima serata, enciclopedie, spiegoni lunghi e solenni: roba bellissima, sia chiaro, che ho amato, ma con un passo che oggi rischia di lasciare indietro una bella fetta di ciurma digitale. D’altronde i tempi sono cambiati e con essi anche la velocità a cui siamo abituati. Guardare oggi Twin Peaks risulta un mortorio, bello, ma sempre un mortorio. All’epoca non sembrava così.

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“Camurrie”

Mi sento svuotata, ma non sono veramente vuota, anzi; è esattamente il contrario: sono svuotata di energie perché sono piena di camurrie.
Una puntualizzazione, però: credo che dire “camurrie” e farci pure una simpatica rima sia un dolcificante naturale che dà un certo sollievo ad uno stato di profonda inquietudine; e che faccia inoltre da salvifico cuscinetto, sì, da cospicuo ottundimento alla sensazione di impazzimento che mi pervade quando non riesco ad avere lo spazio mentale per ricordarmi nel momento giusto di cose basilari, tipo di cambiare la biancheria intima. Tante altre volte ho parlato di questo mal-Essere, ovvero di come lo stile di vita attuale – anche quando una come me se ne rende conto – ci renda criceti impazziti su una ruota, animaletti seriali sempre uguali a se stessi lì, su quella ruota che può essere panoramica quanto vuoi o neanche tanto in verità… e d’altronde poco importa, perché oggi ciò che davvero pare importare allo storytelling dei medioman/mediowoman è la sensazione illusoria che il ruotino dà – proprio come tutte le ruote “(finto)panoramiche” che si ostinano a piazzare a Palermo (forse appunto per ricordarci quanto stupida sia la nostra umana razza di criceti!).

Oggi mi vien da essere lapidaria e da trarre subito le conclusioni come possa essere a misura umana una vita disumana, in cui appunto non c’è alcuno spazio per le cose umane, per le relazioni umane… In cui per sopravvivere bisogna illudersi fino in fondo e per davvero che ciò che facciamo per restare al mondo sia umano e… “normale”.

Sento e vivo cose incredibili…
La settimana scorsa una donna impossibilitata a passare da una strada a doppio senso e, in teoria, a 3 corsie urlava, inveiva e si strappava i grigi capelli alla guida perché la strada era stata resa a 1 sola corsia da tutti i cafonazzi che si erano posteggiati in doppia fila ambo i lati… cosicché lei da ics minuti non riusciva a passare. E poi, siccome nel vederla così mi sono scusata per loro, la signora ha insultato anche me!
La settimana prima, una tizia per strada mi ha chiesto circa 6 volte se potesse, secondo me, posteggiare in una via, e la mia risposta era reiteratamente sì, finché… il suo senso di difettualità nascosto non mi ha mostrato la sua auto: messa in mezzo alla strada… in mezzo, signori. Sono rimasta talmente sbalordita da non aver più parole da dirle, se non girarmi e andare via dopo un lapidario “allora NO”.

Ma viene prima l’uovo o la gallina?
Le mie giornate, per esempio, a volte fanno ridere: mi alzo alle 7 quasi sempre, che per ora col passaggio d’ora sono le 6. Il mio compagno dà una grossissima mano col piccolo, che comunque per fortuna ama e cerca la mamma (con me impara a fare colazione a tavola, a bere dal bicchiere, a sporcare un mondo senza ansia ma con tanti sorrisi… cose sia felici che faticose così…). Comunque a volte c’è di mezzo la pediatra, a volte la lagna, altre la cacca pure sul bodino ( = total cambio look), altre ancora la corsa a scuola anche se la cacca per 3 giorni tu non l’hai mai fatta. Poi ogni tanto devi fare la doccia, il bagnetto a lui, la spesa; e siccome oggi i soldini non bastano, la spesa la fai in stile “bottega”: prendi ciò che serve subito e ci torni domani (altro tempo in meno per il vuoto, ma altro giro di dindi e quindi altra corsa). Di tanto in tanto, pensi a mangiare bene anche perché oramai non hai uno stomaco giovane (e si sente!) e poi c’è il pupi… e quindi lavi, spelli e cuoci verdure e ortaggi. A un certo orario della mattinata, devi purrenderti presentabile e andare alla casa nuova (comprata soprattutto per sopperire alla quasi assenza di pensione) per vedere come vanno i lavori perché quei cafonazzi si sentono autorizzati a non dirti neanche per cosa stai pagando (ci sono altre bruttissime razze di umani criceti…) ed inoltre a farti la super-cazzola se li disturbi per chiedere di ciò che è tuo. A che sei lì (che poi lì manco li hai trovati, per altro, e manco te lo avevano detto), sistemi il balcone e getti immondizie. Din don, è l’ora del dentista, corri lì ove il posteggio è un miraggio. Din don, è l’ora del velocissimo pranzo, scappi in studio, paghi il posteggio super-miraggio, inghiotti l’uovo mentre ti confronti con la collega e Don don: una seduta dietro l’altra fino alle 20. Din don: hai scordato per tutto il pomeriggio di bere e hai mal al fianco (allarme calcolo? Dio nnì scansi, non posso permettermelo!). Infine torni a casa quasi alle 21, ma non è la fine poiché, dopo la cena velox gentilmente predisposta dal partner, c’è la sistemazione della casa (le stanze accessibili VS quelle inaccessibili da mesi per le neglie che non si ha “l’occasione” di sistemare), le fatture, un minimo di socialità, la sistemazione dell’agenda, le risposte ai messaggi di pazienti & non, a volte il confronto coi colleghi con cui condividi i lavori, le procedure obbligate sul sito inps/enpap, le pratiche quotidiane, le bollette in scadenza…
Poi dimentichi di mettere delle brochures in auto, devi tornare indietro di “ben” 20 metri e, siccome sei in ritardo, vai in tilt e urli per strada di nervi …esattamente come la signora grigia della macchina di cui sopra.
Comunque le ore 24 arrivano ogni giorno: è l’ora delle coccole o frigne (in base alla giornata) da poppata notturna, che per fortuna è dolce nonostante tutto.

Tuttavia,
ditemi voi se questo è uomo,
ditemi voi se questa è vita,
ditemi voi se non c’è da impazzire per quanto di non umano riusciamo a vivere.
(…Io le chiamavo solo “camurrie”…).

La scienza POP e imbruttita

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criceti su una finta ruota panoramica

“Camurrie”

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