Basta una carta ed esci di prigione, tipo Monopoli

E questa carta è la carta “mi dispiace”. Potere della carta: millemila. Ma attenzione, non funziona su tutti i mob, solo su alcuni mob selezionati (tipo giudici fascisti e machisti). Non ci vogliono molti punti mana per evocarla, basta farti due notti in gattabuia e farti assalire dal senso di colpa ed essere “collaborativo”. Una volta giocata, esci di prigione e tutti si dimenticheranno di te. 

Tranne, ovviamente, la bambina di 13 anni che hai stuprato in un minimarket. Lei non credo si dimenticherà presto di te. No. 

È tutto così assurdo che sembra un videogioco, Continua a leggere

Il cammello, il 3×2 e l’irresistibile piacere di comprare troppo

 

Gli esseri umani, anche quelli convinti di essere particolarmente intelligenti, ragionano in modi piuttosto bizzarri.

Parliamo continuamente di spreco alimentare, consumismo, ecologia, cambiamento climatico ed esaurimento delle risorse, «Che posto lasceremo ai nostri figli?». Poi, cinque minuti dopo, compriamo una confezione da ventiquattro rotoli di carta igienica perché «conveniva».

Viviamo nell’epoca dell’usa e getta, dei calzolai in via d’estinzione protetti dal WWF e degli oggetti che costano così poco che ripararli appare quasi un gesto eccentrico, quasi vintage. Se una cosa si rompe, non si aggiusta: si sostituisce. Se costa nove euro ripararla e undici euro ricomprarla, per due euro ci portiamo a casa anche l’emozione del nuovo, e poi quando fai riparare spesso non sai nemmeno in anticipo quanto pagherai, e a noi non piace il rischio.

Allora riempiamo il carrello online per approfittare della spedizione gratuita.

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SOAD: un concerto che sognavo da vent’anni

Era il lontano 2003, avevo 17 anni e da poco avevo fatto amicizia con Enza, una ragazza che frequentava la mia stessa palestra. Enza era una persona riservata e non era facile avvicinarla, visto che stava sempre col suo lettore cd e le cuffiette, estraniandosi dal mondo circostante. Ma io non ero certo una che demorde e per stringere la nostra relazione un giorno le chiesi che cosa stesse ascoltando, con l’intenzione di rafforzare la nostra amicizia attraverso la musica. Lei mi passò le cuffie e un ritmo assordante penetrò nelle mie orecchie. “Cos’è sta roba?”, chiesi. E lei, solenne, “Prison song, dei System of a Down”. 

Da allora ho due precise costanti nella mia vita: l’amicizia di Enza e l’amore per i System of a Down. Ore ed ore ed ore ad ascoltare Toxicity. Il mio spotify non ne può più e cerca di suggerirmi altra musica ma no, bello mio, sorbiamoci ancora un po’ di questa droga. Ricordo che a quell’epoca avevo una cotta pazzesca per Daron Malakian, tanto che per le mie amiche io ero una ragazza col gusto dell’orrido. Come dargli torto, del resto! Ma i System non sono per tutti, non è facile comprenderli. In quegli anni sognavo di poterli vedere dal vivo e grazie a qualche miracolo poterli conoscere. Ma nulla era più lontano dalla realtà, perché il mio gruppo preferito non veniva praticamente mai in Europa a suonare. Ricordo quel 2005 quando vennero per il tour del loro nuovo album (ovviamente al nord, e io da piccola trapanese mi mangiavo le mani) ed io ovviamente ero troppo piccola (e povera) per fare un viaggio per poterli vedere. Continua a leggere