La televisione, ieri e oggi

Ahi, la televisione! Quel circo che ogni giorno va in onda con i suoi acrobati, cantastorie, ballerini, giocolieri, quel mondo fantastico che non ci fa sentire soli, che ci fa sentire uniti e importanti. Quel mondo che ci racconta il mondo a suo modo, che da anni ormai ci propina la pubblicità della Barilla e del Mulino Bianco, che ci regala sogni ed emozioni con gli intrecci di Beautiful e Sentieri, che ci permette di realizzare i nostri sogni, di diventare ballerini, cantanti, attori con Amici. Ahi, quant’è bella la televisione! Soprattutto quando ci vuole infinocchiare una realtà che non è, quando viene utilizzata per manipolare le nostre coscienze, come nell’ultimo più evidente caso di Forum.

Eppure la televisione non è sempre stata così, anzi l’Italia e gli italiani devono molto a quella magica scatola nera. È il 3 gennaio 1954 quando la Rai manda in onda la prima trasmissione televisiva. Nonostante i quasi cent’anni dall’unità del Paese, l’Italia era ancora piuttosto frammentata, soprattutto dal punto di vista linguistico: l’italiano non era la lingua del popolo e i livelli di analfabetismo erano abbastanza elevati. Bisognava quindi diffondere una lingua comune, condivisa da tutte le classi sociali, che permettesse a tutti gli individui di sentirsi veramente italiani. Bisognava “insegnare l’italiano” alla massa, alfabetizzare e rendere accessibile a tutti la cultura. Strano a dirsi, ma il ruolo della televisione nei primi anni fu fondamentale dal punto di vista pedagogico ed educativo: ha saputo agevolare l’unificazione linguistica e la crescita culturale dell’Italia, raggiungendo tutti gli strati della popolazione, soprattutto quelli maggiormente svantaggiati.

Però, con il passare degli anni, nascono i nuovi canali e le televisioni private. Piano piano le trasmissioni cominciano a contaminarsi, e oltre ai programmi culturali nascono quelli di intrattenimento che divertono il grande pubblico e distolgono l’attenzione dalle fatiche quotidiane. La televisione diventa un mezzo di comunicazione di massa, tutti possono comprarne una, tutti hanno la possibilità di accedere al mondo fantastico dell’etere. Ci si rende da subito conto che la televisione può diventare un potente strumento di controllo delle masse, attraverso il quale manipolare pensieri, idee, opinioni.

La teoria dell’agenda setting sostiene che i mezzi di comunicazione di massa hanno la capacità di influenzare gli atteggiamenti del pubblico rispetto a certi fatti o personaggi, sulla base dell’attenzione che essi vi dedicano in un certo periodo. Non possono dirci cosa pensare, ma sicuramente hanno un potere sorprendente nel suggerirci cosa pensare. Attraverso il modo, il tempo e lo spazio con cui trattano certi temi, li rendono più o meno rilevanti agli occhi degli spettatori, che in questo modo sono condizionati e danno importanza a ciò che i mass media mettono in rilievo. L’attenzione del pubblico finirà quindi per concentrarsi su ciò di cui parlano i giornali, le radio e soprattutto la televisione. L’agenda dei media finisce per influenzare l’agenda del pubblico. Governare la prima vuol dire orientare la seconda. Non è un caso quindi che i mass media vengano utilizzati per trasmettere determinati messaggi. La pubblicità è sicuramente uno dei mezzi più evidenti per comprendere quale sia il potere della televisione. Ma non sono immuni dal tentativo di manipolazione nemmeno i telegiornali, creati ad arte per mostrare alcune cose e nasconderne altre. Si privilegiano alcune notizie, altre vengono emarginate e altre ancora occultate. I telegiornali sono ormai rotocalchi di una realtà che non è quella in cui viviamo. Sono sempre più orientati allo spettacolo, all’appiattimento e alla banalità. Come in un circo, ognuno fa il suo numero, con l’obiettivo di emozionare, catturare l’attenzione, intrattenere e persino fare divertire. Mentre gli eventi occultati diventano sempre più inaccettabili. Sappiamo che la Clerici è stata tradita, che Ambra ha tradito, che Corona è entrato a casa degli Scazzi, ma non sappiamo quanto possano essere pericolose le radiazioni di Fukushima, chi ha armato chi, se c’è la guerra, se non c’è la guerra, se in Abruzzo stanno ricostruendo o tutto è rimasto come il giorno del terremoto. Anzi in questo caso l’informazione viene veicolata non più dai telegiornali, ma da una miriade di altre trasmissioni che cercano di convincerci che tutto va bene e che il Governo sta lavorando per noi. (Sì, per metterci la vasellina però.) Quante volte poi ci capita di sentir dire “l’ha detto la TV!” o la variante “l’ho visto in TV!”. Ormai iI messaggio televisivo, soprattutto la notizia propostaci con tanta serietà dal giornalista, assume carattere di innegabile verità; non ha più senso chiedersi se la notizia sia falsa, o se abbia al suo fondo delle interpretazioni di parte; la TV ha il monopolio della ragione, interpreta la realtà e la manipola, così come manipola le nostre coscienze giorno dopo giorno. Per fortuna però c’è ancora qualcuna che si rende conto della differenza fra realtà e finzione e si sdegna se la storia della propria tragedia viene trattata come fosse una favola.

Ahimè, la televisione non è più quella di una volta e i messaggi che propone non sono più educativi, o almeno spero che nessuno li tratti come tali.

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