CAPITALOCENE – “Ogni volta che mi sento spremuta addosso la violenza”

La signora ha i capelli lunghi, sempre,
e lisci; sempre in punta arricciati
perfetta-mente.
Coi capelli miele-castagno
viene sorridendo mentre a me
duole la pancia.
La consapevolezza non è gratis, mi ricorda
in sala d’attesa,
chiedendo della fattura melliflua,
vaga,
perché “pagamento” sta male, non si dice.

In cassa, chiede se serve fattura.
Nel parlatoio borghese,
domando l’entità del costo
e lei sdegnata, sbalordita,
perché “pagamento” sta male, non si dice,
su di me colpevole
che non ricordo e oso dire
con la carta di debito in mano,
ché
bisogna tacere, pagare e ricordar di pagare.

La bocca storta ex-gentile
punisce serpeggiando:
“Dovrei saperlo!”
E riporta alla sua amara età non fatta di anni, ma
– immagino –
di capelli-serpenti
in raggrinzite scene
di cui o in cui
– a paravento –
si usa adirarsi per parole vittoriane
come se Bella Baxter avesse la “paralisi del guanto”

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Ma io lavoro

I primi giorni del 2024 sono stati giorni di merda. Come del resto gli ultimi giorni del 2023. Poi dici che vuoi un po’ di continuità dalla vita? Beccati questa! Notte di capodanno passata sul divano con l’influenza. Primo gennaio vai a lavorare – perché noi lavoratori del turismo non ci fermiamo mai – come uno zombie. Giorno 2 ti arrendi, telefoni alla capa direttamente dal tuo giaciglio fatto di coperte arricciate, lenzuola sfebbrate e montagne di fazzolettini: “non posso venire, sto male, non riesco manco ad alzarmi”. Eh ma non c’era nessuno che poteva sostituirmi e quindi “pigliati due paracetamoli e vieni”. Non mi sono mai sentita così importante in vita mia, tanto da essere insostituibile! Cioè, manco mia madre me l’ha mai detto! E comunque ho dovuto lavorare tutta la settimana no stop. Perchè? Perchè purtroppo il cazzo di Capitalismo ci ha reso schiavi! Continua a leggere

L’Adatto

Le guardo sempre con ammirazione, almeno da un 5 anni. Alla fine ho deciso di creare aiuole e vasetti a casa per circondarmene. Amo la bellezza delle piante grasse, la loro adattività sorprendente, la capacità che hanno di ottimizzare l’acqua in luoghi improbabili: dai balconi abbandonati, ai ruderi fatiscenti, alle rocce più secche della piena estate siciliana. Le fotografo e mi beo del loro essere opportune, eleganti, a volte anche fiorite. I fichi d’india addirittura fanno i frutti, e una cassetta costa e neanche poco! Le loro spine d’altro canto non mi fanno paura, le guardo con tenerezza e invidia. Quasi desidero essere come loro: protetta e al contempo maestosa. Eppure la mia riflessione scivola a un certo punto sull’orlo del rischio di adattamento.

Vado controcorrente, me ne rendo conto. Siamo decisamente darwiniani, avvinghiati a quell’idea che “sopravvive solo il più adatto”. “L’Adatto”… Ma chi era costui?

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Binari morti

Tra le infinite strade della vita a disposizione il “destino” spesso si insinua come un binario irremovibile, imponendoci percorsi che sembrano tracciati da altri. Nasciamo in una città che non abbiamo scelto, intrappolati nelle sue strade rassicuranti e familiari, i […]