Ti sei mai chiesto quale funzione hai?

(recensione del film Moon di Duncan Jones)

Moon (2008), film d’esordio per il regista britannico Duncan Jones, produzione indipendente, molto apprezzata al Sundance Film Festival, racconta degli ultimi giorni di servizio dell’astronauta Sam Bell all’interno di una stazione delle Lunar Industries, industria di produzione di energia pulita.

Sam, interpretato da Sam Rockwell, sta per terminare i suoi tre anni di servizio, anni durissimi, lontano da casa, da moglie e prole, completamente da solo, assistito soltanto da una forma “amichevole” di intelligenza artificiale, il computer multi funzione Gerty (in lingua originale, la voce di Gerty è quella di Kevin Spacey), quando all’improvviso un incidente gli fa perdere i sensi, e apparentemente anche il senno. Al suo risveglio, infatti, inspiegabilmente trova un uomo del tutto simile a lui, un suo doppio un po’ scontroso, non ben identificato come reale o immaginario. Il dubbio viene chiarito dal seguito del film, che per ovvi motivi non posso raccontarvi.

Quello che però posso dire è che il ritmo della narrazione è piuttosto lento, basato su riflessioni, piuttosto che su azioni. Il carattere di queste riflessioni però è profondo, interessante, coinvolgente. In primis la riflessione sulla solitudine, sulla distanza dall’umanità, e dunque quella sul rapporto tra uomo e macchina, e tra uomo e uomo. Sam non perde mai i suoi connotati di uomo dotato di corpo e affettività, sogna la moglie lontana, sfiora quasi con affetto la macchina, sua unica compagna nel silenzio interstellare, le ricorda che “siamo persone”. L’arrivo del doppio è connotato da paura, mistero, dubbio, ma anche dal sollievo di non essere più l’unico essere umano all’interno della stazione. Sam tenta subito di stabilire un contatto con lui, un contatto che sia fisico, stringendogli la mano.  Altro polo tematico è sicuramente quello del ruolo dell’individuo nella società, della sua unicità irripetibile, realtà di cui tutti siamo convinti, ma che con un gioco di specchi molto abile il film mette in dubbio, creando nello spettatore un punto di domanda difficilmente risolvibile: citando Battiato, “ti sei mai chiesto quale funzione hai”?

8 thoughts on “Ti sei mai chiesto quale funzione hai?

  1. nascere crescere vivere riprodursi e crepare, secondo natura
    per esempio per la chiesa, abbiamo la funzione di pregare..

    • no, di procreare mille piccoli cristiani a costo di perdere la vulva (e la ragione :D).
      cmq l’idea di non averne è triste, meglio l’illusione; o l’attivazione, per crearsela la funzione.

  2. Ma il punto è proprio che ognuno di noi se la crea una funzione, o crede di crearsela, assieme alla personalità, alle cose proprie, ricordi emozioni pensieri. Nel film viene messa in dubbio proprio questa “cosa propria”, questa unicità che diamo per scontata.
    Guardatelo, orsù :)

  3. Onestamente, mi aspettavo qualcosa di più psicologico: è fin troppo lineare come storia. Il problema non è la funzione: quella viene imposta dall’esterno (a tutti); l’unico problema veramente personale è il fine che ti spinge ad agire, ed è questo il fulcro di ogni crisi.

  4. Ho parlato di funzione in relazione all’unicità e irripetibilità individuale, contrapposta all’idea dell’individuo come parte assolutamente intercambiabile. Se hai visto il film capisci cosa intendo.
    Psicologico, poi, non è necessariamente sinonimo di non-lineare.

    Sul fatto che il vero problema è il fine che ti spinge ad agire sono perfettamente d’accordo. Nel momento in cui, però, perdi la tua identità, la tua funzione individuale, anche il fine va a puttane, insieme al resto.

    Chiariti questi punti, mi dispiace se il film ti ha deluso. A me è piaciuto, nonostante io non sia appassionata del genere.

  5. Il film nel complesso mi è piaciuto, soltanto mi aspettavo che avrebbe lasciato spazio a qualche interpretazione oltre che alle riflessioni che possono venire dal guardare una storia “completa”. Provare a riempire le lacune della narrazione aiuta a rileggere tutto il film e vi proietta dentro parte del tuo modo di vedere, e questo di solito aiuta un’analisi più approfondita e coinvolgente. Ma questi sono gusti personali.

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