The show must go on?

Cosa sta succedendo al nostro Paese? Cosa sta succedendo alle nostre voci? Ai nostri occhi? Riusciamo ancora a guardare, pensare, agire? Niente riesce ad oltrepassare la coltre di indifferenza che sembra avvolgere gran parte degli italiani. Riusciamo ancora ad indignarci? Perchè se ancora ci riusciamo, se ancora qualcosa dentro di noi si muove, se non ci siamo arresi all’idea che tanto la fine è vicina, allora è necessario che non si faccia passare in secondo piano quanto successo a Roma il 7 luglio. Non possiamo permettere che ci distraggano da quanto accaduto con una notizia sul caldo estivo o sulle vacanze di George Clooney.

Vi ricordate dell’Aquila, di tutte quelle dirette televisive che non facevano altro che mostrarci il grande impegno delle nostre istituzioni per aiutare chi aveva visto crollare la propria casa e morire i propri cari. Quanti microfoni invadenti, quante telecamere indiscrete ci hanno mostrato il dolore degli aquilani. Telecamere marchiate, vendute, con obiettivi direzionati da un grande Mangiafuoco, che ha usato il dolore per fare il suo show, per fare il tutto esaurito, ma quando lo spettacolo finisce nessuno va a guardare dietro il sipario. Però i personaggi di questa storia non si sono fatti mettere da parte, hanno squarciato il tendone, sono sfuggiti al capocomico e si sono mostrati senza fili, in una piazza ad urlare contro chi voleva fare della loro tragedia una commedia.

Gli aquilani sono scesi in piazza a Roma per invocare gli sgravi fiscali, la ricostruzione della loro città. Uomini e donne che si ritrovano ad avere una vita scomposta e disorientata, che non ha più niente di quello che aveva costruito prima del crollo.

Crollo di certo non dovuto a chi quella città la abitava, a chi vi aveva mandato i figli a studiare. Giovani andati via dai loro paesini, dalle loro città in cerca di un futuro che in una notte gli è crollato sotto i piedi. Chi è rimasto ha il dovere di vegliare sulla propria rinascita, sulla ricostruzione della propria vita.

Il governo ha stabilito di riesigere il pagamento delle tasse da parte degli aquilani dal primo di luglio. Questa è stata la causa scatenante della protesta. Come si può chiedere ciò ad una città piegata dall’avidità di chi ha costruito pensando al guadagno e non a creare un posto da far abitare, per accogliere vite, uomini e donne, il tutto sotto gli occhi di uno Stato distratto e che oggi chiede loro le tasse.

A Roma gli aquilani vengono accolti dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, perchè?

Sono lì per chiedere i propri diritti, non hanno con loro spranghe, non vorranno farci credere che anche gli aquilani sono dei black-block!

Gli aquilani vengono bloccati a Piazza Venezia, non riescono ad arrivare a Montecitorio. Cosa è successo? Non li vogliono ascoltare? Dov’è Vespa?

Nessuno vuole sentire cosa hanno da dire? Nessuno ha interesse a mostrare i due feriti durante lo scontro per arrivare a Montecitorio ad urlare per i propri diritti?

Sono cittadini italiani che lo scorso 7 luglio hanno scelto di dire la verità, di mostrare a tutti che cosa realmente si sta facendo per l’Aquila. Il sangue sulle facce di quei due ragazzi dovrebbe farci capire che cosa oggi è l’Italia, una nazione in cui il dolore, la sofferenza e i diritti degli uomini non hanno piu’ valore, se non a scopo propagandistico, se non per saziare la fame di potere. Tutto ha un aspetto grottesco, branchi in giacca e cravatta che si avventano contro i piu’ deboli, i disperati. Onde di botulino, capelli finti, sorrisi falsi e immondizia si riversano tra le strade delle nostre città, invadono la nostra casa, prendono la nostra libertà. Per quanto ancora?

Cosa sta succedendo al nostro Paese? Cosa sta succedendo alle nostre voci? Ai nostri occhi? Riusciamo ancora a guardare, pensare, agire? Niente riesce ad oltrepassare la coltre di indifferenza che sembra avvolgere gran parte degli italiani. Riusciamo ancora ad indignarci? Perchè se ancora ci riusciamo, se ancora qualcosa dentro di noi si muove, se non ci siamo arresi all’idea che tanto la fine è vicina, allora è necessario che non si faccia passare in secondo piano quanto successo a Roma il sette luglio. Non possiamo permettere che ci distraggano da quanto accaduto con una notizia sul caldo estivo o sulle vacanze di george Cloney.
Vi ricordate dell’Aquila, di tutte quelle dirette televisive che non facevano altro che mostrarci il grande impegno delle nostre istituzioni per aiutare chi aveva visto crollare la propria casa e morire i propri cari. Quanti microfoni invadenti, quante telecamere indiscrete ci hanno mostrato il dolore degli aquilani. Telecamere marchiate, vendute, con obiettivi direzionati dal un grande Mangiafuoco, che ha usato il dolore per fare il suo show, per fare il tutto esaurito, ma quando lo spettacolo finisce nessuno va a guardare dietro il sipario. Però i personaggi di questa storia non si sono fatti mettere da parte, hanno squarciato il tendone, sono sfuggiti al capocomico e si sono mostrati senza fili, in una piazza ad urlare contro chi voleva fare della loro tragedia una commedia.
Gli aquilani sono scesi in piazza a Roma per invocare gli sgravi fiscali, la ricostruzione della loro città. Uomini e donne che si ritrovano ad avere una vita scomposta e disorientata, che non ha più niente di quello che aveva costruito prima del crollo.
Crollo di certo non dovuto a chi quella città la abitava, a chi vi aveva mandato i figli a studiare. Giovani andati via dai loro paesini, dalle loro città in cerca di un futuro che in una notte gli è crollato sotto i piedi. Chi è rimasto ha il dovere di vegliare sulla propria rinascita, sulla ricostruzione della propria vita.
Il governo ha stabilito di riesigere il pagamento delle tasse da parte degli aquilani dal primo di luglio. Questa è stata la causa scatenante della protesta. Come si può chiedere ciò ad una città piegata dall’avidità di chi ha costruito pensando al guadagno e non a creare un posto da far abitare, per accogliere vite, uomini e donne, il tutto sotto gli occhi di uno stato distratto e che oggi chiede loro le tasse.
A Roma gli aquilani vengono accolti dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, perchè?
Sono lì per chiedere i propri diritti non hanno con loro spranghe, non vorranno farci credere che anche gli aquilani sono dei Black-block.
Gli aquilani vengono bloccati a Pazza Venazia, non riescono ad arrivare a Montecitorio. Cosa è successo? Non li vogliono ascoltare? Dov’è Vespa?
Nessuno vuole sentire cosa hanno da dire? Nessuno ha interesse a mostrare i due feriti durante lo scontro per arrivare a Montecitorio ad urlare per i propri diritti?
Sono cittadini italiani che lo scorso sette luglio hanno scelto di dire la verità, di mostrare a tutti che cosa realmente si sta facendo per L’Aquila. Il sangue sulle facce di quei due ragazzi dovrebbe farci capire che cosa oggi è l’Italia, una nazione in cui il dolore, la sofferenza e i diritti degli uomini non hanno piu’ valore, se non a scopo propagandistico, se non per saziore la fame di potere. Tutto ha un aspetto grottesco, branchi in giacca e cravatta che si avventano contro i piu’ deboli, i disperati. Onde di botulino, capelli finti, sorrisi falsi e immondizia si riversano tra le strade delle nostre città, invadono la nostra casa, prendono la nostra libertà. Per quanto ancora?

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