Goodmorning Lampedusa!

Se guardassimo, se ci sforzassimo di mettere bene a fuoco, potremmo vederli, potremmo sentirne le voci, se aprissimo bene le orecchie: sono a due passi da noi. Barconi sgangherati, portano sulle loro spalle stanche, uomini, donne e bambini, ognuno con il peso delle responsabilità nei confronti di chi su quel barcone non è salito, con una speranza soffocante, che rimane a metà della gola, attende le facce e le parole di chi dall’altra parte del mare li aspetta sulla costa. Guardiani che aspettano l’arrivo dello straniero, lì a mettere bene in chiaro cosa è nostro e cosa è loro.

Là, tra mare, cielo e terra si potrà sentire l’eco di quegli accordi presi tra Berlusconi e Gheddafi, si sentiranno le urla di tutti quei profughi vittime di un costume civile che ben poco ha del suo nome.

Se guardaste bene, potreste vederle le coste africane, le avete viste prendere fuoco e adesso chiedere aiuto, si sarebbe potuto prevedere, se il nostro governo non fosse stato immerso nell’ostinata resistenza, avrebbe potuto capir che la vita non inizia e finisce ad Arcore. Se il nostro presidente si fosse staccato dal telefono, se avesse lasciato in pace Floris o Gad Lerner, e si fosse concentrato di più su quello che stava accadendo dall’altra parte del Mediterraneo, magari ci saremmo trovati un po’ più organizzati, avremmo potuto accogliere in modo più civile.

Adesso l’Italia chiede aiuto all’ Unione Europea, ma forse in questo periodo festaiolo, qualcuno ha dimenticato di aver stretto dei rapporti con un certo signor Gheddafi, ricordiamo tutti le tende disseminate per Roma, le bellissime hostess, banchetti e ricevimenti, neanche fosse Gerusalemme la notte della nascita d Gesù, su quelle tende mancava solo la stella Cometa.

Adesso, sono certa che avrete ricordato tutto, anche dei profughi rispediti indietro come merce non gradita, buttati nel deserto a morire di fame, tutti, in modo indiscriminato, verso le carceri libiche.

Riuscite a ricordare tutto? Pensate alla superficialità con cui è stata trattata la cosa, se ne sono lavati le mani, hanno continuato le loro feste voltando le spalle a uomini e donne, voltando le spalle ai diritti umani, nel pieno della festa tra un cocktail e l’altro, al di là del nostro orizzonte, vite, speranze, il futuro di migliaia di persone erano a sciogliersi sotto il torrido sole del deserto.

Adesso un ministro leghista chiede aiuto, cos’è successo? E’ uscito dal Po?

Forse ha capito che la terra di cui è ministro non è bagnata solo dal Po, che esiste il Mediterraneo, che è lì, bagna una zona dell’Italia – eh già, l’Italia! – che si trova molto più a sud della Padania.

Magari ha cercato sulla carta geografica dove fosse la Sicilia e ha ricollegato tutto.

A Lampedusa il numero dei profughi è impressionante, le strutture non sono pronte ad accogliere un tale numero di persone, volontari di organizzazioni umanitarie, insieme ad isolani e agli operatori del centro, distribuiscono acqua e panini, l’ assistenza sanitaria non è adeguata, il numero di persone che ha bisogno di aiuto è troppo alto, e poche le persone che se ne occupano.

In una situazione del genere è bene farsi delle domande, che riguardano la politica, la nostra coscienza, e capire che non si può stare con la testa china, ognuno a guardare dentro al proprio piatto, è necessaria una presa di coscienza, basta teatrini di propaganda televisiva, si deve prendere atto di quello che sta succedendo, aprire gli occhi. Il fatto che l’Italia sia stata impreparata a questi sbarchi, fa pensare e riflettere sul fatto che è necessario un governo che si occupi dei problemi del Paese, che si occupi della politica estera. Se avessero messo una sola parte della tenacia che hanno avuto in questo periodo per difendere il Presidente del consiglio, e i loro interessi, nei problemi del nostro Paese, sono sicura che le cose sarebbero andate molto meglio.

Ora il punto, è che alla luce di tutto, siamo noi Italiani che dobbiamo chiederci cosa vogliamo.

2 thoughts on “Goodmorning Lampedusa!

  1. Beh, sei noi italiani dedicassimo alla comprensione della realtà un quarto del tempo che dedichiamo alla comprensione e all’analisi del campionato di calcio non saremmo in questa situazione.
    E non mi riferisco solo a Berlusconi ma genericamente agli ultimi 100 anni almeno

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