Me voy

Dio, Patria e Libertà. Tre parole, un’idea di vita.

Nascere dove il solo brucia la pelle, fino ad arrivare al sangue. In un Paese di spiagge d’oro, inaccessibili per chi non le può pagare, benché loro per diritto di nascita. Un Paese lontano con un orizzonte di solo mare cristallino. Una ragazza, una casa, un padre e quella libertà solo al terzo posto. La musica suona e vibra per le strade, impossibile rimanere nell’ombra di casa, il fuoco lento sale e brucia l’obbedienza. Impossibile accettare e farsi disarmare. Impossibile credere che in quell’orizzonte d’acqua non ci sia altra terra da raggiungere. Ma guardarsi indietro è difficile dopo aver sognato di andare via. Difficile lasciare tutto e dire “me voy”, è difficile dover trovare le parole per giustificare una scelta dolorosa. La ragazza guarda i suoi polsi, vede le tracce della sua galera, le tracce di un amore paterno che sembra non aver capito quanto di estremamente sbagliato ci sia in una catena che vuole nascondersi in amore, in paura, quanto ci sia di sbagliato nel credere la Patria e Dio più importanti della libertà di quella figlia che sogna di lasciare tutto, per avere tutto.

Quindici anni, camminare a piedi nudi sulla propria terra per sentirsene padroni, vedere gente dal viso chiaro e dagli occhi azzurri, sognarli quegli occhi, pensarli come si pensa alla fuga.

Lei è tanto bella, argento vivo le scorre nella vene, la danza la rende felice, e lei danza quando può, quando quel padre non le nega ogni libertà. Danza e si innamora, si innamora di un ragazzino come lei, che come lei sogna terre oltre il mare azzurro.

Forse è lui la fuga, forse sì, quel ragazzo la proteggerà, si affida a lui, gli affida la sua vita. Matte un punto, decide di crescere in fretta, per non essere più una bambina da relegare i casa. Vuole essere donna a quindici anni. Diventa madre, è così bella con quella pancia, l’accarezza sapendo che adesso ha una vita nuova da cui ricominciare un riscatto sotto forma di neonato. Le capita di parlare a quel bambino nella sua pancia, prova a raccontargli mondi lontani, e gli parla degli occhi azzurri, gli dice che la sua mamma ha quindici anni, ma che a quell’età, nel Paese in cui nascerà, quegli anni bastano per essere adulti. Lo dice, ma sa di mentire.

I mesi passano, e la vita è travolgente e veloce nel suo incalzare. Nove mesi, ed una bambina nasce. La sua mamma continua ad andare a scuola, è molto brava, ed al suono della campanella corre da quella bambina così piccola. Adesso è lei la mamma, si affretta perché non vuole che qualcuno le spieghi la vita al posto suo.

L’attacca al seno, l’allatta, la nutre. Poi fa i suoi compiti, ma le viene difficile concentrarsi, la sua attenzione è attratta dall’immagine di una strana costruzione. La didascalia dice che si chiama Colosseo, che si trova in Italia, a Roma. La sua fantasia inizia a pensare a quel posto così lontano, così diverso, sogna di vederlo quel Colosseo, prova ad immaginare cosa possa essere trovarselo davanti. Racconta questi desideri anche alla sua bimba, le racconta dei Romani, di Cesare, Augusto e dei gladiatori. Poi un giorno, lo vede quel Colosseo, lo vede lì, all’orizzonte, tra il mare dei Caraibi, sembra più vicino di quanto pensasse.

Prova a dire a quella bambina che la mamma va a prenderle il Colosseo.

Parte. L’Italia è il posto giusto, lo sa, ne ha conosciuti tanti di italiani, sono simpatici, sono gentili. Si andrà in Italia.

Quanto è bella quella donna che cammina sulla nuova terra, gli italiani la guardano, la studiano, provano a conquistarla, ma non è facile. Lei deve portare il Colosseo alla sua bimba, non può fermarsi alla prima lusinga.

Fino a quando un giorno incontra un uomo, bello, che le fa vivere mille vite a sera, tutte quelle che a lei sembrava di aver perso. Diventerà il suo compagno e lei abbandonerà Roma e i gladiatori per andare in un posto freddo e dove d’inverno nevica. Un paesino del nord Italia. Lui la ama, ma non basta, si sente intrappolata dal freddo, dagli sguardi della gente. La sua valigia è sempre pronta e questa volta è approdata a Palermo, in questa città che dice ricordarle tanto la sua, il cui l’abbanniare dei commercianti la fa entusiasmare, in cui riprende a sorridere, ritrovandosi, così, a guardare dall’Italia l’orizzonte in cerca delle sue spiagge.

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