Per sentirsi liberi bisogna partire da se stessi: geografie poetiche

Non è una recensione ma un’opinione sulla poesia.

Iniziamo da un film: Urlo è un film-documentario di Rob Epstein (Usa, 2010) a tratti genialmente animato.

Una pellicola che testimonia la forza della poesia e la forza dell’amore di un poeta, prima uomo e poi poeta. James Franco è l’interprete di Allen Ginsberg, autore della beat generation. La forza che ha avuto la letteratura beat in America è qualcosa di simile alla continua lotta per la liberazione da ogni prigione che quotidianamente intende racchiudere l’individuo. Non sempre l’arte è stata compresa, probabilmente per la sua carica eversiva. Le parole sono bombe, come dicevamo tempo fa. Molte volte ci si è scontrati con la tradizione conservatrice de “nell’arte non si dicono parolacce” o “l’arte non si fa così”. Succede nei passaggi da un’epoca all’altra, naturale amministrazione. È ciò che accadde al nostro poeta negli anni ’50.

Come in un libro sputato dal proprio essere, Urlo testimonia un flusso di cose da dire, quello necessario ed allo stesso tempo necessariamente imperfetto. Ma alcuni ai tempi videro soltanto la saliva gettata via dalla bocca.

Cos’è la poesia? Qualcosa di difficile da decifrare ma che almeno possiamo tentare di spiegare.

Da cosa iniziare? Si, dal momento in cui viene partorita la prima parola sul foglio di carta (che sia una pagina di word o un post-it, poco importa) e poi ne facciamo seguire un’altra e ancora un’altra, fino a dare una forma a qualcosa che poco prima reputavamo un’accozzaglia di cose insulse senza volto. Potranno venir fuori degli sfoghi articolati o semplici, o delle composizioni che per lo stile, la forma e l’aspetto chiameremo poesie. Sicuramente si rischia di apparire presuntuosi nel decretare una poesia da una non poesia, ma una cernita bisogna farla. Non abbiamo bisogno di lauree per scrivere, diceva Montale, ma non tutto è poesia.

Gli spunti sono infiniti: gli spazi, aperti e chiusi che ti circondano dove appariranno le visioni accecanti che desiderano essere scritte; e le sensazioni, innumerevoli di un minuto come di una vita. Ma è solo un esempio di dicotomia frequente.

E, come in un quadro di Dalì, la tua coscienza e la tua volontà creativa rimodelleranno lo spazio reale e i suoi abitanti reali per dar vita ad uno spazio nuovo, quello poetico.

Bisogna immaginare un territorio senza confini, dettato dalle regole fisiche della nostra mente. Il poeta crea sostanzialmente ulteriori percorsi: strade, mura, finestre, molto si può immaginare ma difficilmente non parleremo di noi.

Ci sono svariate tecniche per lasciarsi andare ad associazioni mentali completamente libere, che hanno sopratutto la capacità di chiarire il nostro spazio interiore che non ha avuto ancora voce in capitolo.

Ed infine troveremo il momento di mettere un punto (la poesia è finita, ma chissà dove continuerà a vivere), per esprimere la consapevole conclusione della nostra espressione.

Poche costrizioni ci ostruiscono la vita come le parole non dette a noi stessi. Poi se riusciamo in questo fatidico obiettivo e vogliamo muoverci verso un ulteriore passo, la condivisione del nostro universo agli altri, forse ci si sentirà ancora più liberi.

E prendendo spunto dall’Urlo di Ginsberg, trovo ammirevole il coraggio delle persone che si lanciano dai propri trampolini personali. Ginsberg, ad esempio, voleva condividere la sua omosessualità anche se l’America del tempo non era ancora pronta.

In conclusione, possiamo essere poeti o no, non importa. Scrivere tiene vivi e rende sicuramente più chiara la nostra presenza nello spazio e nel tempo in cui  esistiamo.

Non mi sembra una roba da poco.

3 thoughts on “Per sentirsi liberi bisogna partire da se stessi: geografie poetiche

  1. Bisognerebbe fare le cose, che si tratti di scrittura, pittura, scultura, fotografia o qualsiasi altra cosa, perché ci fanno sentire bene e nient’altro. Bell’articolo, davvero! Non vedo l’ora di vedere il film :)

  2. Il tuo pezzo è davvero una chicca.
    Anch’io ho letto e visto Urlo, non possono che essere spunto per la tua riflessione.
    Lasciamo che le nostre mani siano guidate da quelle penne metafisiche per far in modo che ogni pensiero si materializzi! :)

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