Pseudo-manifesto di “Palermo indignata”

In questi giorni è nata l’idea di seguire le orme degli “indignados” spagnoli: riunirci prima attorno a un tavolo e poi su Facebook in “Palermo indignata”, un gruppo che va crescendo sempre più di ora in ora. Questo rappresenta già un passo avanti di per sé; è piacevole costatare che in pochissimi giorni le proposte su come migliorare le cose nella nostra città si siano susseguite una all’altra.
Il gruppo si propone come totalmente apolitico, non vuole essere strumentalizzato da niente e da nessuno e l’unico ideale che deve animare le nostre azioni è la voglia di migliorare Palermo.
Non propone una lamentela fine a se stessa, ma una lamentela costruttiva e, perché ciò avvenga, è necessario operare innanzitutto una rivoluzione culturale nei palermitani stessi. È arrivato il momento di darci una bella scrollata e attivarci. È tempo di darsi seriamente da fare e di passare all’azione. Questo è il punto principale.

A Palermo di cose per cui essere indignati, o “schifiati” – come qualcuno sul gruppo ha detto – , ce ne sono a iosa e suppongo sia poco utile e ripetitivo fare una lista: le infrastrutture che non vanno, le strade sporche, il manto stradale malconcio, le auto in doppia fila, i posteggi, il traffico selvaggio, l’ineducazione stradale, il clientelismo, il pizzo, la mafia, la penuria di posteggi, l’indifferenza dei nostri concittadini, la noncuranza degli automobilisti verso i ciclisti, ecc. E si potrebbe continuare all’infinito.

Quante volte vi è capitato si sentire, di pensare e di dire che il vero problema è rappresentato dai palermitani stessi. La risposta è spesso, per il semplice fatto che è la verità, nuda e cruda.
La novità in cosa consiste? La novità – aggiungerei purtroppo – sta nel fatto che siamo davvero stanchi, esausti, indignati di vivere ai limiti della normalità; anzi: in modo sub-normale, in un luogo in cui le regole non esistono o, se esistono, si cerca sempre un modo, più o meno fantasioso, per eluderle.

Potremmo domandarci come siamo arrivati a questo punto.
Una risposta me la sono data, anche se intrisa di retorica magari un po’ scontata (ma ogni tanto non guasta): fino a qualche tempo fa, viaggiare non era così semplice come adesso, non era l’era dei voli low cost, non c’era la caccia all’università più prestigiosa, le persone e le idee non si muovevano così velocemente come oggi.
Oggi, la velocità aumenta sempre più, nel bene e nel male. Siamo nell’era del “fast”, dal cibo alla comunicazione tra gli individui è superveloce grazie ai social network, ai cellulari, ai blog e chi più ne ha più ne metta.
Senza dubbio dalla nostra parte abbiamo un grande strumento, internet, che, per lo meno all’inizio, può risultare una grande arma e permetterci di espanderci a macchia d’olio, proprio come i ragazzi spagnoli che in questi giorni marciano attraverso la Spagna da Barcellona a Madrid. È proprio grazie a questa apertura fisica e mentale (multimediale) verso l’esterno che possiamo costatare con cognizione di causa che a Palermo le cose non vanno come dovrebbero, che mancano delle cose semplici ma vitali.
Se i nostri genitori ieri si sono adattati ad un torpore quasi di gattopardesca memoria (e molti nostri coetanei condividono questa inazione), oggi il nostro compito è quello di contribuire a squarciare questo “velo di Maya” oramai fatto di amianto e scrollarci di dosso concezioni non costruttive e infruttuose del tipo “tanto Palermo non cambierà mai…”.
È vero, anche gli pseudo-sessantottini si erano illusi di cambiare il mondo.
In cosa differiamo da loro? Loro hanno avuto l’opportunità, la prospettiva di nutrire delle speranze, grazie alla congiuntura economica nettamente diversa dalla nostra, di affermarsi economicamente e dal punto di vista lavorativo, mentre noi (almeno per come stanno in questo momento le cose) questa possibilità non ce l’abbiamo.
È proprio alla luce di questa mancanza che dobbiamo trasformare la nostra “precarietà” in qualcosa di positivo e costruttivo per noi stessi e per la nostra comunità in generale: trasformare un innegabile svantaggio in qualcosa che possa essere davvero utile per noi e per gli altri traendone così un vantaggio per la collettività. Se il singolo fa qualcosa è la comunità a trarne vantaggio, io in questo ci credo.

“Palermo indignata” è un gruppo di persone che hanno scelto di non arrendersi e fare qualcosa, nel proprio piccolo, affinché la città nella quale viviamo venga migliorata.
Siamo tutti stanchi di ascoltare la gente lamentarsi di Palermo (e mi metto nel fascio), affermare “il problema di Palermo è costituito dai Palermitani” e poi non fare assolutamente nulla. Vogliamo fare qualcosa e almeno dobbiamo tentare.
“Palermo Indignata” propone una rivoluzione (pacifica e assolutamente legale) a partire dal basso e che si muova su più fronti, affinché partendo dalle “briciole” attraverso la perseveranza e la tenacia si arrivi a, seppur piccoli, traguardi (che può essere dalla pulizia della strada al rimproverare il passante che con noncuranza getta a terra la carta, alla protesta per la raccolta di firme per un referendum).
Siamo convinti che in primo luogo sia necessario portare avanti un lavoro volto a far nascere nei nostri concittadini un po’ di buon senso pubblico: protestare, nei limiti della legalità, perché i nostri diritti vengano rispettati, raccogliere firme perché si possano raggiungere dei traguardi e ottenere risultati. Cercare di colmare le mancanze che attanagliano la nostra bellissima città.
Uno dei problemi sollevati in questi giorni ha visto come oggetto la non-pulizia delle spiagge pubbliche. Se la nettezza pubblica non ci pensa, noi dobbiamo rimboccarci le maniche e appropriarci di uno spazio a cui abbiamo diritto organizzando squadre, armate di guanti, sacchi e palette che a rotazione rimuovano i rifiuti (e magari rimproverino chi sporca) proprio per “insegnare” alla dirigenza comunale quanto teniamo alla nostre cose, perché la nostra città è casa nostra e dobbiamo per questo prendercene cura.
È stato proposta ancora una petizione affinché chi getta per strada mozziconi di sigarette, gomme da masticare, cartacce e quant’altro sia punito con una multa. Ok, raccogliamo le firme e presentiamo al comune la proposta. In molte città lo fanno già, forse i palermitani hanno bisogno della linea dura. Più multe per tutti oggi, forse, potrebbe significare una città migliore domani.

Ma questa è solo una delle proposte e delle linee di azione, sperando che in molti continuino ad aggregarsi al gruppo e a proporre soluzioni per migliorare Palermo.

Buon lavoro!

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