Big fish: streghe e giganti in una vita da raccontare

Immaginate una vita trascorsa tra ufficio e casa, una vita tra affitto e tasse. Routine e noia, una vita qualunque in una parte del mondo qualunque, in cui il sole sorge e tramonta nell’indifferenza di una giornata come tante, in cui non si gioisce né si piange. Provate ad ipotizzare di dover dare la buonanotte a vostro figlio, di raccontargli cosa significa vivere ogni giorno, e guardarlo negli occhi di bambino ancora sognante, ancora pronto a giocare ed inventare. Cosa gli direste? Di aver visto tramontare il sole sulle vostre scartoffie, di aver visto il mare da lontano? Di aver subito un rimprovero da un uomo che non sa far altro che contare i suoi soldi? Come potreste dargli la buonanotte?

E se invece la fantasia ci permettesse di vivere una vita che non c’è, di trasformarci in eroi che salvano città, che fanno amicizia con dei giganti buoni, che conoscono streghe e la fine delle proprie vite, così da poter fare tutto il resto senza avere paura, riuscendo perfino a pescare il pesce più grande dell’Alabama?

Big fish, è la soluzione, un film che fa riscoprire la possibilità di evadere dalla tristezza di tutti i giorni, l’aspetto stupefacente della fantasia, la bellezza del surreale e la forza della poesia, quella poesia che non si fissa su un foglio, ma che trova vita nel saper vedere oltre le cose, oltre l’oggetto: simbolismo e fanciullezza.

Aneddoti poco credibili, ma che comunque rendono interessanti vite e momenti altrimenti anonimi, bugie che si fanno ascoltare e che trovano la loro ragion d’essere nell’essere raccontate.

Ma in Big fish c’è anche la scoperta della realtà, di un bambino che diventa uomo e pretende realismo e serietà, rifiutando quel pizzico di follia e invenzione che rende tutto più bello, più vivibile. Un flusso di coscienza gioioso, divertente, doloroso, colorato, magico: questo è Big fish. La morte e la vita vissuti dalla prospettiva dei sonnambuli, in un perenne sogno che alla fine forse non è tanto distante dalla realtà, forse è proprio quella la verità della vita.

Guardatelo e decidete cosa è reale e cosa non lo è. Non dimenticate che “l’unico vero realista è il visionario” (Fellini).

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