Intervista – La vera storia di Salvatore Giuliano attraverso la musica degli Nkantu d’Aziz

Mi è sempre piaciuta la musica col valore aggiunto, sto parlando non dell’arte per l’arte ma dell’arte al servizio di qualcosa, di qualcuno, al servizio di noi stessi. È bello quando la musica, oltre a stuzzicare l’udito, ci dice cose che non conosciamo, ci racconta storie e ci apre la mente. Come fanno gli Nkantu D’Aziz col loro pezzo Giuliano.

Sicuramente conoscerete la storia di Salvatore Giuliano, quella ufficiale, che lo vede come l’emblema del banditismo siciliano nel secondo dopoguerra, che lo accusa della crudele strage di Portella della Ginestra e lo fa vittima di uno dei suoi fidati compari. La verità è che, a distanza di molti anni, la fine di Giuliano e soprattutto l’ultimo anno della sua vita, rimangono un mistero per i più, nonostante si levino alcune voci che denunciano la verità, ma che rimangono puntualmente ignorate. Gli Nkantu, attraverso il loro pezzo, ci mostrano infatti un’altra versione, la loro verità. Il Giuliano che cantano è un Giuliano manipolato, il cui unico scopo è liberare la sua terra, un Giuliano ingannato, venduto perché non si è piegato al “loro” gioco.

Una chiacchierata con Totò Grilletto, cantante e front man del gruppo, è stata illuminante.

Mio nonno gli fu amico, fu suo compagno, sono cresciuto con i suoi racconti, delle loro scorribande…

La storia racconta che Giuliano iniziò la sua latitanza come bandito nel ’43 quando, in seguito ad un fermo durante un posto di blocco – dove si vide sequestrati il cavallo e i sacchi di frumento che stava trasportando – si oppose ai militari e tentò di scappare. Nello scontro venne ferito e il caso volle che uccidesse uno dei due carabinieri con un colpo di pistola; da quel momento in poi si diede alla macchia.

Il grande rancore di Giuliano fu la consapevolezza di essere ignorante. Divenne bandito per sbaglio puro: venne fermato mentre contrabbandava frumento, assieme a mio nonno Niccolò e ad altri due – a quei tempi si finiva dentro per il contrabbando di frumento – lui si fece arrestare, aveva i documenti e glieli diede, le guardie erano due carabinieri e due guardie forestali, ma mentre lo perquisivano videro altri due briganti fuggire, lasciarono Giuliano, mio nonno e gli altri due e si misero ad inseguire questi ultimi… A questo punto scapparono tutti e i carabinieri si misero dietro Giuliano, lasciando fuggire i suoi compagni e gli altri due. Gli spararono senza motivo e lo colpirono al fianco destro, lui cadde per terra e le guardie gli saltarono addosso picchiandolo e nella colluttazione partì un colpo che uccise un carabiniere… ma non è mai nemmeno stato provato che fu lui a farlo partire! Da allora i carabinieri divennero i suoi nemici…

Nel ’46, quando la Sicilia ottiene lo statuto speciale, tutte le guerriglie separatiste si erano ormai quasi estinte. Giuliano, di contro, non abbandonò mai le armi e continuò la lotta contro un potere più forte di lui che da li a poco lo avrebbe schiacciato.

Come muore Giuliano? La versione ufficiale.
Tutto sembra legato alla Strage di Portella della Ginestra (vicino Piana degli albanesi, PA). Durante una manifestazione svoltasi il primo maggio del ’47, molti contadini si erano riuniti per festeggiare la vittoria di Blocco del Popolo (sinistra filocomunista) nelle recenti elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana e per manifestare contro il latifondismo a favore delle terre incolte. Quel giorno, dalle colline circostanti partirono diverse raffiche di mitra che ferirono e uccisero alcuni uomini (e bambini). Ad essere accusato della strage furono proprio Giuliano e la sua banda e i carabinieri insistettero su una combutta tra banditi e mafiosi locali. Giuliano dichiarò a gran voce la sua innocenza spiegando che quella strage in realtà aveva uno scopo politico, tesi subito smentita da Mario Scelba, l’allora ministro degli interni.
Giuliano muore il 5 luglio 1950 durante uno scontro coi carabinieri nel cortile dell’avvocato De Maria in via Mannone a Castelvetrano. Un’inchiesta condotta da un giornalista rivelò che il mandante dell’assassinio fu il luogotenente di Giuliano, Gaspare Pisciotta, suo cugino che, in seguito al processo, fu avvelenato in carcere prima di rendere la sua testimonianza sulla strage di Portella della Ginestra al procuratore Pietro Scaglione (assassinato in seguito dalla Mafia nel 1971).

Quanti misteri sulla strage di Portella e sulla morte di un uomo troppo scomodo per lo Stato! Nella ricostruzione della strage ci sono molti punti oscuri e molte bugie: a sparare non furono gli uomini di Giuliano appostati sulle colline, ma uomini mescolati alla folla, come confermano le indagini balistiche. Giuliano e i suoi fungevano da copertura, furono manipolati e usati come capro espiatorio.

Questa storia mi fu raccontata almeno un milione di volte! Mio nonno non ci dormiva…

Quando ho chiesto a Totò che ruolo avesse suo nonno nella storia, se facesse parte della banda di Giuliano:

Sì, ma la banda si occupava di contrabbandare. Poi però conobbe mia nonna e pian piano si allontanò. Ogni giorno erano sparatorie e fughe, mia nonna non riusciva più a sopportarlo: ogni sera non sapeva se tornava vivo…

In merito alla strage di Portella, Totò Grilletto mi racconta che:

Serviva un capro… Giuliano scriveva che piuttosto di sparare su innocenti disarmati e inermi si uccideva da solo. Scrisse tantissime lettere nelle quali gridava la sua innocenza in merito alla strage, ma furono tutte fatte sparire.

La vera storia di Giuliano è sepolta da silenzi e bugie, una storia addirittura che potrebbe segnare l’inizio della corruzione dello Stato italiano. E questo gli Nkantu D’Aziz lo sanno, nel loro brano cantano:

Attento Giuliano non ti fidare
Perché nella ragione si può anche sbagliare
E delle montagne tu sei stato il padrone
Che morì ammazzato perché non volle mangiare
Non volle mangiare

Il video del singolo (qui il link del video) è molto significativo ed i luoghi e gli scenari sono quelli propri della vicenda: il cortile è veramente quello dove venne ritrovato il presunto cadavere di Salvatore a Castelvetrano.
E l’energia e la furia che impiegano Grilletto e i membri del gruppo1 nel cantare e suonare rivelano una rabbia interiore, una voglia di combattere contro la corruzione, contro le menzogne e la prepotenza.

L’autonomia la dobbiamo a lui, il non averla mai attuata ai nostri politici venduti.

(Sottoscrivo personalmente)

Sulla morte di Giuliano, Totò Grilletto mi racconta che:

Addirittura la C.I.A. fece liberare il boss Giò Bonanno (che era all’ergastolo) dagli Stati Uniti per farlo uccidere… Giuliano era contrario all’annessione della Sicilia come colonia statunitense dopo la guerra, per questo fu inizialmente protetto dai fascisti. Ma era anche contrario alle loro dottrine e non appena le comprese, si allontanò da loro. A questo punto fu protetto dal partito comunista, con l’accordo che se avesse convinto i paesi a votare per loro, questi avrebbero provveduto per lui e i compari il perdono dei reati. Beh, i comunisti vinsero ma non ci fu nessun perdono. Giuliano era un tantino incazzato… Insomma, serviva uccidere Giuliano e farlo passare per un criminale, farlo dimenticare. Il resto è storia… Uccidere Giuliano faceva comodo a tutti, lo uccisero tutti insieme: mafia, politici, servizi segreti, fascisti e comunisti, americani e inglesi, e anche i tedeschi furono felici… Troppi avevano usato il suo carisma verso la gente, e Giuliano era a conoscenza di troppe cose. Inoltre non era comprabile, non aveva un prezzo: era incazzato ed agiva. Faceva paura…

La Sicilia di quegli anni era una terra di fuoco, di scontri tra indipendentisti, reazionari e mafiosi e Giuliano non era altro che una pedina di un gioco più grande di lui. Totò Grilletto ci tiene a questa storia, soprattutto per portare alto l’onore di suo nonno (rimasto cieco all’età di 27 anni in seguito ad un agguato, ma ufficialmente a causa di un incidente sul lavoro).

Mio nonno era un grand’uomo e mi manca tantissimo. Gli rendo onore ogni giorno cercando di somigliargli…

Domani, 1 maggio 2012, come ogni anno ci sarà una manifestazione a Portella della Ginestra. Fossi in voi non me la perderei!

1 Totò Grilletto: voce e chitarra; Benedetto Basile: flauto traverso; Salvo Spera: clarinetto; Giorgio Bovì: batterista; Giorgio Ragusa: basso elettrico; Claudio Cascio: chitarrista .

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