Io, tu, egli, uno, nessuno, tutti, centomila

Credo sia capitato a tutti di ritrovarsi in mezzo a discussioni in cui si dice/sente che la città e lo Stato vanno male perché il cittadino è incivile, è un maiale, fa schifo, non ha cultura, non possiede l’arte della legalità, non ha rispetto, non ha più valori, blablabla, fino alla morte.
Per contro, sarà capitato altrettanto a tutti di sentire e o dire che lo Stato va allo sfacelo perché la politica ha rovinato tutti e tutto, perché i valori sbagliati vengono da lì, perché si futtuno i picciuli e poi c’è la mafia, la trattativa, la corruzione e così via.
E, ancora, sarà capitato a tutti di sentire/dire che il mondo fa schifo perché c’è il crollo delle famiglie, troppi divorzi, cornini a destra e a sinistra, madri baldracche che ormai si truccano e non fanno più solo uncinetti e piatti, padri che se esistessero andrebbero nei bordelli e che siccome i bordelli non esistono giocano alla playstation punendo i figli per averla libera, etc.
La felicità, insomma. Di cui, come ben sapete, tutti si danno alternativamente colpa e a cui nessuno quindi trova il rimedio, né tantomeno il cosiddetto bandolo della matassa.

…E forse, a volerne venire a capo, ci si confonde e non si sa più se è nato prima l’uovo o la gallina o l’uomo o lo splendido schifo da odi et amo in cui viviamo.

Nel mezzo del cammin della mia vita, mi sono però ritrovata a scoprire un’idea che riconnette tutti i fili e aiuta ad uscire dal labirinto della causa/effetto dello sfacelo attuale italiano e non. 
Questo puntino luminoso nella galassia delle attribuzioni dei meriti e delle colpe è la cosiddetta “Gruppoanalisi”.

La gruppoanalisi spiega il tutto e con esso te, noi, me, il mondo, il mio gatto e il mio attuale bicchiere di acqua con l’anice, partendo dal presupposto che l’individuo forse sarà l’epicentro del mondo e dei suoi mondi, ma che il gruppo è la matrice della vita mentale dell’individuo; difatti, l’individuo è fin dalla nascita in rapporto con una struttura culturale collettiva che “lo fonda nei suoi piaceri, nei suoi saperi, nel suo linguaggio e nella sua coscienza” (Napolitani).
Già le disposizioni biologiche dell’uomo lo predispongono – appunto – ad articolare se stesso in funzione del patrimonio culturale del gruppo di appartenenza. Pertanto, l’individualità non può essere intesa come un “quid” dato a priori, ma come un qualcosa che, a partire da un sostrato biologico-genetico, si costruisce all’interno di matrici relazionali che attraversano i singoli, connettendoli in infinite dimensioni collettive.
L’individuo è inconsapevole di tale fondazione gruppale e ritiene di essere un soggetto assolutamente singolare, originale, bello, perfetto, unico e monolitico, migliore degli altri, superiore, speciale, diverso. In realtà, questa supposta e marmorea singolarità di cui ci bulliamo è spesso: (a) la causa di molti conflitti intrapsichici e crisi d’identità; (b) una gentile concessione del mondo esterno che ci circonda, nel senso che ha inizio ed evolve nelle relazioni individuo-famiglia-collettivo.

La gruppoanalisi ci aiuta ad andare oltre questi “limiti” umani e, nel concreto, ci presenta un modo per guardare all’individuo in termini NON RIDUTTIVISTICI, con la consapevolezza che la “storia” di un soggetto è costruita da tutti gli elementi del campo gruppale in cui egli nasce, cresce vive, si riproduce e muore. Infatti ciascuno:

  • È portatore di una particolare caratterizzazione biologico-genetica legata alla specie e all’eco-sistema di riferimento cui appartiene (livello biologico-genetico);
  •  È legato alla sua particolare cultura etnico-antropologica: miti, religioni, linguaggi, forme di organizzazione statale, valori collettivi, etc. (livello etnico-antropologico);
  •  Possiede una particolare configurazione di personalità che si collega alla storia psichica e reale della propria famiglia nelle generazioni (livello trans generazionale): il bambino plasma se stesso in famiglia, partendo dall’introiezione di modalità di pensiero e di nodi tematici di tipo culturale (contenuti che la famiglia veicola, temi basici del pensiero e della memoria familiare, paranoie della mamma e della nonna, dimensioni mitologiche familiari, fiabe, sogni, racconti sulla storia della famigli, etc);
  • Risente delle specifiche appartenenze istituzionali e professionali in cui è immerso, che entrano a far parte dell’identità individuale (livello istituzionale/psico-sociale);
  • È esposto agli influenzamenti strutturanti della dimensione macro-culturale contemporanea (livello socio-comunicativo);
  • È soggetto a specifiche organizzazioni politiche (livello politico-ambientale); l’identità, infatti, si costituisce anche in relazione agli avvenimenti storico-politico-sociali: il nostro universo sessuale è cambiato grazie al bunga bunga, la pedofilia è forse aumentata dopo la vicenda “Noemi”, il termine spread sarà entrato nei nostri sogni insieme alla Merkel che tenta di rapire i nostri figli, sostituendo il pregresso stereotipo DC dei comunisti mangiatori di bambini e di Hitler che cava i denti agli ebrei.

…Confusi?
Se così fosse, pensate che la semplicità di questa rete che ci genera sta proprio nel fatto che tutto sta in un rapporto di COMPLEMENTARIETA’ DIALETTICA con l’altro, in quanto tutto è prodotto della cultura (poiché ne è espressione) e al contempo produttore di cultura (poiché determina i vincoli sociali e lo scenario in cui essa è generata). Intrecci infiniti, insomma, ed è così che con questo abracadabra psico-culturale la colpa – toh! – della crisi, di un omicidio, di una pazzia, di un’epidemia, di un Terzo Mondo, della siccità, della mafia, dell’obesità, della secolarizzazione, dell’ignoranza, di tutto… non è più davvero di nessuno, ma è di tutti. Colpe e responsabilità e immobilismi ed evoluzioni/involuzioni condivisi.

Ci avete mai pensato sul serio, di pancia?
Ed ora siete o no impauriti dalle troppe variabili in gioco?
Non temete: se è vero che esiste un perpetuo processo di riconcepimento reciproco tra individuo e mondo, da sempre e per sempre legati a doppio filo da un rapporto fluido e osmotico per cui “ciò che è all’interno è all’esterno” (Foulkes), è anche vero che ovviamente ogni individuo rielabora tutto ciò a partire dalle sue esperienze di vita e dalla sua irriducibile soggettività.
Sappiate quindi che il potere su voi stessi e sul mondo lo avete, anche se non lo usate e anche se tutti noi davvero, come diceva il saggissimo Pirandello, siamo insieme Uno, nessuno, centomila storie-volti-realtà shakerati dentro un frullatore di vita.

Il punto sta forse nel capire se traiamo coerenza e serenità e frutti tra questi centomila, o se scadiamo in un becero riduzionismo semplificatore, accettando che i vari noi stessi si facciamo silenziosamente la guerra per soffocarsi/ci a vicenda e decretare un unico sanguinario vincitore.

Facile a leggersi, difficile a dirsi e a capirsi, e forse tremendo a pensarsi così, in balia dei nostri mille Sé bio-soggettiv-familiar-socio-politici.

Eppure io dico che di certe cose è bello aver piena coscienza.
E insomma: auguri!

2 thoughts on “Io, tu, egli, uno, nessuno, tutti, centomila

  1. mia cara vecchia psicologia dinamica corso progredito, ci rincontriamo!
    immagino abbia letto anche tu “Disidentità e dintorni”, uno dei tanti piccoli germogli che sbucano proprio nella schifiatissima unipa :)

    • Ciao Elisabetta, ancora non l’ho letto; ho studiato dinamica 1 e 2 con la Giannone alla triennale e questo argomento mi ha molto colpito proprio per la sua completezza visuale!
      Attendo i test d’ingresso in Psicologia Clinica il 19 settembre e poi credo proprio che avrò modo di approfondire l’argomento in tutte le salse!
      Torna presto a trovarci, e magari ci beccheremo anche all’unipa schifiatissima :P

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