Vanto di cambiamento

 

Con che occhi in Italia stiamo guardando all’enigmatico Grillo?
Un “rivoluzionario” che ha in mano il futuro dell’Italia, pur non essendo in parlamento. Un urlatore che forse non sa parlare e che dall’ostinato silenzio nel quale si è avvolto nei confronti della stampa italiana e dei politici (sorprendentemente simile in questo a Micciché, Grande Sud), muove le fila di quei deputati “nuovi”, degni della fiducia degli elettori, ma non degni – probabilmente – della sua.
Perché i suddetti grillini sono privati – paternalisticamente – della facoltà di esprimere la loro opinione. A meno che non lo facciano a titolo personale, certo.

Ma sinora s’è mai visto nulla di simile in democrazia?

Appena uno osava ritrattare una dichiarazione o abiurare la propria opinione veniva subito accusato d’essere un burattino. È successo in tempi recentissimi, dopo le Regionali: Angelino Alfano parlava di sconfitta, poi chiese scusa e rinnegò la verità, com’è nel “contratto” pidiellino.
Di “contratto” parlano gli elettori del M5S che vogliono giustificare le epurazioni di alcuni membri, come Valentino Tavolazzi, Giovanni Favia e Federica Salsi, colpevoli di avere accettato il dialogo con un pubblico che non fosse composto solo da entusiasti simpatizzanti del movimento di Grillo.
Attaccando due istituzioni della democrazia quali sono i partiti e l’informazione italiana, il fondatore e padre-padrone dei 5 stelle ha trasformato un insieme di teste critiche e pensanti – quali sono quelle degli attivisti che sfidano la comoda passività della nostra opulenta e oziosa società, quali sono quelle di coloro che pure definirono “attacco alla democrazia” le ossessive invettive contro la magistratura di un altro carismatico leader – in una massa di gente anonima, in cui “uno vale uno” e in realtà vale “nessuno” se poi le decisioni vengono dal vertice.

Come Gramellini s’è chiesto, e ce lo siamo chiesti un po’ tutti, anche gli epurati di cui sopra: uno vale uno, ma tu, Grillo, quanto vali? Vali forse quell’Uno provvidenziale che da uno spazio a-storico (extraparlamentare) segna il percorso degli eventi storici (delle scelte politiche)? E pensi forse che basti rispondere “fuori dalle balle” al 75% di italiani che si interroga su quanto tu sia democratico? Non siamo tutti grillini, e direi che il voto parla da sé.
Se, attraverso il monito contro l’informazione italiana, il messaggio che traspare è che l’unica fonte di informazione degna di nota è il tuo blog, se attraverso il monito contro i partiti italiani il messaggio che traspare è che l’unico degno di restare in parlamento è il tuo partito (chiamiamo le cose col proprio nome), allora ho motivo di passare dalla speranza di cambiamento a un’angosciosa paura. Una paura che tu, Grillo, sembravi volere eliminare dai cuori della gente, durante la campagna elettorale, o “tsunami tour” che dir si voglia, una paura generata dalla crisi e dall’incapacità del governo di porvi rimedio.
E adesso che invece qualcuno ha paura di te, non ti premuri di rincuorarlo?
E ai grillini voglio dire: so che è pesante, ma tornate a esercitare il vostro senso critico e state distanti dalla comodità della totale delega su fiducia a un uomo. Un uomo e la sua mente, e il suo cuore, la sua rabbia, la sua passione.

Bisogna però dire che la vera faccia paurosa della nostra Italia è quella composta da chi s’è messo in fila per ricevere il rimborso Imu e chi s’è trovato a vendere o a svendere la propria identità di cittadino in cambio di qualcos’altro. Svendendo in tal modo, voglio dirlo, la propria terra e i propri concittadini. Tradendo forse è il termine più congeniale.
Giuda o quasi. Sciocchi o disperati.
Prima, scrive Saviano in un’inchiesta pubblicata sull’Espresso a fine febbraio di quest’anno, l’anima civile si vendeva per una casa, oggi invece per molto meno: un pacco della spesa, un paio di biglietti per una partita di calcio, scarpe da ginnastica.
Berlusconi è indagato dalla procura di Reggio Emilia per voto di scambio per le lettere di rimborso Imu arrivate nelle case degli italiani. Ed è indagato dalla procura di Napoli per corruzione e finanziamento illecito ai partiti.

Alcuni parlano di vento di cambiamento, guardando ai risultati elettorali. Forse sbagliano a pronunciare così chiusa quella e. La parola giusta è vanto. Cambiamento millantato, ostentato, che però sembra così pietrificato, come ibernato, in un ghiacciaio che sta prendendo l’intera Europa, con brividi e timori.

Io mi chiedo: che gusto c’è a vergognarsi delle proprie azioni? Qui in Sicilia – è stato giustamente notato da tutti – sembra quasi che nessuno voti pdl.
E a quelli che si vendono chiedo: siete sicuri sia proprio necessario? Ancora credete alle promesse dei bugiardi? Non siete delusi da chi vi ha defraudato di libertà e dignità?
Ci sono persone costrette a vendere il proprio voto dall’indigenza. Altre che sono minacciate e ricattate. Non voglio cadere nel meccanismo di accusare le vittime di questo sistema. La colpa forse è dello Stato, che permette esistano queste situazioni, che permette che la gente sia ricattabile.
Andando al di là delle colpe e delle accuse, invito tutti a rivalutare il momento del voto.
La cattiva politica e la cattiva informazione ci stanno assassinando come cittadini, ma se di questa morte ci rendiamo complici, chi ne pagherà le conseguenze sarà il nostro amico disoccupato, il mendicante dell’angolo, un padre che muore suicida o forse assassino.
Non c’è solo la cattiva politica, non arrendetevi all’evidenza, non fatevi sovrastare dai dubbi e dall’indecisione, dalla ricerca di chi è “il meno peggio”. Non c’è solo la cattiva informazione e non c’è soltanto il blog di Grillo.

Sapere aude! Perché la coscienza critica è la nostra arma più tagliente e reale.

 

5 thoughts on “Vanto di cambiamento

  1. Sono un sostenitore di Grillo da lungo tempo. L’analisi di Grillo, scaturita dopo innumerevoli tentativi di riformare il sistema dal di dentro, è lucida e lineare: questi partiti e questa informazione generalista tengono gli italiani in pugno senza nessuna reale possibilità di cambiare alcunché. L’unico modo di uscire da questo tragico imbuto è farli tramontare. L’unico modo di farlo è non dialogare con loro perchè qualsiasi dialogo li legittima.
    La questione della democrazia del movimento te la espongo un’altra volta
    Saluti

    • Guarda Vix, questo è quel che pensa il 25 % degli italiani, non la totalità. I partiti sono legittimati proprio dal restante 75 %. La delegittimazione dei partiti ad opera di una minoranza politica non è democratica. Se gli italiani sono in pugno ai partiti, voi “sostenitori” siete in pugno a un solo uomo. E non ho dubbi su cosa sia peggio.

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