Storytelling – Homo homini lupus

di Manuela Lino

All’inizio c’erano cento agnelli e un solo lupo. Il lupo era in miseria, e architettò un modo per guadagnarsi da vivere. Convinse gli agnelli che il pastore non si occupava abbastanza di loro, che non li proteggeva, diciamo, dall’arrivo di altri animali pericolosi.
«Quali altri animali pericolosi?» chiese un agnello, che era più sveglio di altri. Il lupo, con fare ambiguo, disse: «Volpi, serpenti, e poi… gli altri lupi».
Gli agnelli, impauriti, accettarono la sua protezione: accettarono che in cambio di un po’ del loro cibo, di qualche bel ciuffo di lana morbida e della collaborazione contro il fucile del pastore, lui, lupo, li difendesse da altri lupi.
Poi un giorno in effetti arrivarono altri lupi.
Gli agnelli corsero dal lupo e gli chiesero protezione. Lui si fece un grossa risata, e disse beffardo: «Che ingenui che siete! Meno male che qui per voi ci sono io! Questi sono amici miei, mi aiuteranno a proteggervi».
«A proteggerci da chi?» chiese l’agnello di prima.
«Tu ragazzino, troppo vuoi sapere! Ma te lo dirò ugualmente. Questi amici lupi mi aiuteranno a proteggervi dagli altri lupi». Il patto fu nuovamente suggellato, ma i protettori erano aumentati di numero e gli agnelli dovevano pagare un fio più ingente, ma in cambio si sentivano protetti, al sicuro.
I lupi diventarono più numerosi, nuovi lupetti nacquero, diventarono una vera e propria FAMIGLIA. I loro affari si ampliarono, iniziarono a occuparsi del latte delle capre, sul quale pretesero una percentuale, si impossessarono di una parte delle vigne, iniziarono a commerciare lana di contrabbando e spacciavano foraggio.
Gli agnelli non dissero nulla.
Il pastore era lontano, sembrava cieco, totalmente disinteressato alle loro vite.
I lupi invece mettevano ordine alla loro società disordinata di agnelli.
Un giorno però il pastore si accorse che qualcosa non andava. Mandò i suoi cani più fedeli ad indagare. I cani indagarono a lungo e poi tornarono dal pastore e gli spiegarono la situazione:
«I lupi sono diventati una complessa organizzazione parastatale, hanno le mani in pasta ovunque, sguazzano nell’illecito, minacciano, spadroneggiano, si arricchiscono e crescono come una malattia».
I cani erano molto arrabbiati.
Il padrone fece una faccia ambigua e disse: «Va bene, continuate a vigilare».
Un cane, più sveglio degli altri, chiese: «A vigilare su cosa, esattamente?».
«Che non arrivino altri cani, né altri lupi, ma soprattutto dovete evitare che mai e poi mai arrivi un altro pastore».
I cani rimasero in silenzio, stupiti. Quello che aveva parlato ebbe un brivido lungo la spina dorsale, che gli fece drizzare tutti i peli del mantello.
I cani continuarono a vigilare, ma alcuni misero il naso dove non dovevano, alcuni videro chiaramente il pastore prendere accordi coi lupi, videro baci sulle guance, e mani che lavavano altre mani.
Alla Pasqua successiva davvero pochi agnelli vennero sacrificati.

Quell’anno si sacrificò la fedeltà, la lealtà, la chiaroveggenza.
Quell’anno tutti, agnelli, lupi e il pastore stesso mangiarono carne, sì…
ma carne di cane.

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