Io, rossa

Mal di pancia. È ritrovarsi casualmente con qualcuno che alza il braccio e dice che sì, è di Forza Nuova. Simpatico, per carità. Ma all’inizio penso di scappare, che io lì non ci sto a fare un cazzo.
Poi sono le due di notte e mi dico: ‘sti cazzi, parliamo, lottiamo, da sola, perché ognuno, in fondo, fa capo a se stesso e non ne deve avere paura. Ok, costruttivamente, ma parliamo quindi: è che forse voglio capire, voglio mettermi alla prova, voglio trovare ancora una volta la mia identità, vedere se è un cappotto, vedere se ce l’ho cucita addosso e chi me l’ha cucita, capire se sono rossa per validi motivi o perché ho solo una tintura tra i capelli a diciott’anni.
Non lo so, vi capita mai di avere qualcosa dentro che però può tremare di fronte all’opposto pur essendo ben saldo? Io ho avuto paura. Ho avuto paura mentre mi chiedeva se avrei votato Berlinguer o Togliatti e rispondevo a voce ferma “sì”. Ho avuto paura per me mentre mi si chiedeva chi avrei votato oggi e io rispondevo più semplicemente: ma tu in cosa credi? E poi mi sono sentita forte quando ho detto in cosa credevo io, appoggiata al bancone del bar. 

In cosa credo io? Io sono, spero, proletariato. Io sono una che ha un tetto grazie ad altri e non lo dimentica, che si è fatta da sé, che ha dei meriti per cui si sta continuando a fare da sé, ma che non vuole per questo stare al di sopra. Anzi. Io voglio stare al pari di chi si sente pari, sperare che gli altri si sentano sempre più pari, che mi parlino, che sappiano …perché ogni vestito che viene dal mio armadio non è leggero, ma pensato, pesato per quanto costa, guadagnato almeno in parte senza leggerezze, perché il portafogli è il mio, le medicine me le compro io, nessuno mi fa questo tipo di favori anche se pure io mi chiamo Noemi.
Ed io sono come tutti quegli altri che come me combattono ogni giorno per stare bene, mangiare, guadagnare onestamente facendo gli scontrini e cercando compromessi per non picchiare giù duro d’istinto su una più bassa o povera di te.
E lo Stato? Sì è utopia qui e ora, là e oggi, qua e allora; va bene.
La Democrazia. Ci credo? Sì, ci credo.
No, lo so, è impossibile un’assemblea plenaria di 60mila persone, per lo più che se non ci fosse un aperitivo aggratis o la pasta al forno se l’abbutterebbero. Ma cosa è il “governo del popolo” se non il fatto che  dovremmo essere consapevoli di ciò che sta sotto a cosa accade, votare, dire la nostra tra noi e a “loro”? Se non che dovremmo avere una cultura democratica in cui Io sono l’Altro? Se non che la strada è mia, la terra è mia, la tua faccia è anche la mia. L’Italia è mia, come è tua, come di un immigrato. Di che cosa stiamo parlando, quando parliamo di politica? Di ideologie? Di sogni? Di valori. Sì, perché è questo di cui si parla, anche se oggi la sinistra è Renzi e può farmi schifo. Qua si parla di ETICA. Ed è questo che manca, è questo che darebbe al popolo la potestà effettiva di governare, ed è per questo funerale ipotetico che non andiamo da nessuna parte e che la gente quando parla di politica può ancora dire con orgoglio che “io non ho chi votare” e poi passare a dire con nonchalance che non importa se il coglione politicamente ricco va a minorenni, perché importano solo le scelte politiche che fa.
…E però voi ve lo chiedete perché non lottiamo più? Perché pensiamo solo a noi stessi? Perché inquiniamo come se non ci fosse un domani? Perché lasciamo senza acqua potabile i Rom nel 2014 in quel di Palermo e non siamo più in grado di fare una manifestazione come si deve? Non ve lo chiedete mai perché non crediamo più in un cazzo, perché non sappiamo cosa fare di noi, perché ci ubriachiamo ogni sera? Esiste o non esiste questa cazzo di secolarizzazione che (chi può studiare) deve ripetere a memoria sui testi di storia-sociologia-psicologiadellemasseeanalisidell’Io per l’importanza psico-sociale che ha una certa perdita di valori veicolata chissà da chi?

Io sono una donna di pancia e sono rimasta, mi sono messa in crisi da sola e mi sono salvata da sola. Dopo, ho ri-deciso in assoluta coscienza che resto tricoticamente e simbolicamente rossa, e che dovevo capire di più: ho studiato la vita di Berlinguer, riletto di fascismo, socialismo, comunismo, costituzione, totalitarismo; ho passato un venerdì notte a confrontarmi con amici in kefia ed un pomeriggio a commuovermi ascoltando i Modena City Ramblers e pensando a me, ad Abattoir, a cosa mi sono/ho volutamente costruita/o. E ho trascorso dodici ore a ringraziare il mio nuovo “amico” di Forza Nuova perché mi ha permesso di ritrovarmi ancora, e ancora. E ancora.

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