Una Zona ancora da Difendere

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Una ZAD (Zone À Défendre) è una «zona da difendere». Ne sono nate tante in Francia negli ultimi anni e si potrebbero definire come delle occupazioni di durata indefinita che si propongono di salvare gli spazi naturali dalle speculazioni edilizie e da tutti gli interventi statali o di grossi privati che le distruggerebbero.

La composizione dei movimenti «zadisti» sono vari ma accomunati da un’unica volontà anticapitalista di salvaguardia ecologica.

Una ZAD in particolare, quella del Testet nel Sivens,  è stata scenario dell’ennesima violenza poliziesca.

Questa «zona da difendere» nasce nell’agosto del 2014 per impedire la costruzione di una diga che andrebbe a concentrare le acque di questa «zona umida» per irrigare intensivamente alcuni terreni privati di grossa produzione. Il progetto però non considera l’impatto ambientale causato dall’ingente quantità di cemento armato, diserbanti chimici e dal disboscamento che inevitabilmente distruggerebbero la biodiversità della zona e che inoltre toglierebbe il rifornimento d’acqua ai piccoli contadini limitrofi.

Sabato 25 ottobre è stata indetta una manifestazione che ha visto una grande partecipazione sia di sostenitori della ZAD sia, purtroppo, di forze dell’ordine. Agli attivisti è subito saltato all’occhio il dispiegamento di forze militari sproporzionato per la natura dell’evento. Come si cominciava a sospettare, sin dall’inizio i CRS (i corpi speciali antisommossa) hanno cercato lo scontro fisico, creando blocchi, transennando grandi aree e sparando lacrimogeni e «flash balls» ad altezza d’uomo. Gli scontri sono stati molto violenti e sono costati la vita ad un giovane studente in botanica di Tolosa, Rémi.

Ancora non si conosce la causa della morte ma si pensa sia stata una «flash ball» sparata a distanza ravvicinata. La polizia francese dei reparti speciali ha quest’arma in dotazione da molti anni e pertanto, nel 2009, la «Commissione Nazionale di Deontologia di Sicurezza» ha dimostrato la non-affidabilità di quest’arma che, in seguito a studi balistici, si rivela imprecisa, non controllabile pienamente dal tiratore e potenzialmente letale. Non a caso, già nel 2010 a Marsiglia, durante una manifestazione, un uomo di quarant’anni colpito al torace da una «flash ball» è morto poche ore dopo di una crisi cardiaca.

Una Zona da Difendere non solo dalle speculazioni edilizie ma anche dalle provocazioni e dalle intimidazioni poliziesche che non riescono a nascondere la connivenza con l’attuale governo detto «socialista» capeggiato dal grande paladino della giustizia, delle repressioni e delle espulsioni Manuel Valls.

 

 

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