U’ fistinu, un bagno di umanità

Di Marina Cerami

Il 14 luglio a Palermo è sinonimo di Festino e ogni anno, cadente cielo, da 391 anni, il palermitano è per strada a onorare la sua santuzza. Che ci sia caldo asfissiante poco importa, ci siamo abituati, così come sappiamo bene che festino equivale a tanta, tanta, davvero tanta gente, il che significa, ancora più caldo.
Ma il caldo non ha mai fermato un siciliano, e anche quest’anno un fiume impetuoso di palermitani era per strada a seguire la sua beniamina, nonostante fosse tutto un po’ più miserello dell’anno precedente.

Abbiamo assistito alla rappresentazione che ci racconta chi, come e perché amiamo così tanto la nostra Rosalia, abbiamo apprezzato i giochi di luce sulla cattedrale, abbiamo seguito la barca e urlato “Viva Palermo e Viva Santa Rosalia” insieme al Sindaco ai Quattro Canti.
Evidentemente il budget è stato limitato, ma i palermitani non si sono risparmiati proprio niente, un’intera città per strada, a riempire il foro italico, a girare per bancarelle, sgranocchiare pollanche1, mangiare gelato, ciucciare babbaluci2 e lavarsi la faccia con fettone di anguria grondanti aspettando i fuochi d’artificio, che, loro no, non possono deludere mai.

Le polemiche per una sera rimangono a casa, ne riparliamo il giorno dopo il bagno di umanità che, sotto sotto, amiamo tanto fare.

E quindi, anche quest’anno, Viva i Palermitani e Viva Santa Rosalia, l’unica che sia capace di aggregarci tutti pacificamente. Almeno una volta l’anno.

 

1. Pannocchie di mais bollite.
2. Lumache bollite.

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