#Siciliabrucia – Ceneri

di Lucia Immordino

È lì davanti ai suoi occhi il disastro smisurato ma non riesce a sostenerne la visione. Si volta di scatto perciò, in cerca di quella calma che l’ha abbandonata e prova, come suo solito, a ricordare qualcosa (vorrebbe cumulare roba tra sé e lo spasmo acuto che l’ha colpita alla vista di quelle ceneri): ha letto qualche tempo fa, da qualche parte, sull’aumento delle richieste di cremazioni e del desiderio che i futuri defunti hanno, a che le loro spoglie vengano disperse o interrate in luoghi diversi dai cimiteri. Ecco – pensa- il boschetto potrebbe rinascere dalle polveri di questi che non aspirano a essere sepolti alla vecchia maniera, non ambiscono a essere mangiati dai vermi dentro una bara e desiderano invece rendersi utili e magari venire impiegati come fertilizzante: io per prima vorrei un funerale laico, una bella cremazione e poi auspicherei che le mie ceneri venissero disperse qui, proprio qui, nel mio boschetto, a far da concime ai suoi alberi.

Dopo questo conato di cinismo si volta a guardare (ci vuole coraggio, ma proprio tanto) stringe la ringhiera del terrazzo fino a farsi male i palmi delle mani e le dita: ora il paesaggio è molto differente da come lo ricordava, da com’era prima, da com’era qualche anno fa. Non esiste più la macchia, non esistono più gli alberi, adesso la vista rimane fissa su campi sterminati di nero e fumo che si alza ancora qua e là.

Ceneri.

Mentre osserva quel luogo di battaglia avverte come una sorta di presagio: il brutto prevarrà sul bello. Le scendono lacrime silenziose: quante volte da bambina è stata salvata da quel boschetto? quante volte ha trovato riparo tra i suoi alberi nel gioco del nascondino o dalle ciabatte di mamma? quante altre volte le è stato esilio privilegiato e privato da marachelle varie? quanti pic nic ha organizzato e quanta frescura l’ha rinvigorita tra quegli alberi e sotto il folto del loro fogliame? E le passeggiate? Vogliamo parlare delle passeggiate che riportavano equilibrio e chiarezza tra fatti e persone? E ancora il primo bacio, l’incisione delle iniziali sue e quelle del suo ultimo amore scavate nella corteccia dell’albero Gigio (l’albero a cui aveva dato il nome del topo della televisione degli anni settanta perché nella forma glielo ricordava moltissimo).

Ora è tutto finito: qualcuno ha causato la morte di quel bello – Incendio doloso – le avevano comunicato al telefono – venga subito, temiamo per la villa – la villa, il male minore, e non la Quercia Firria, un albero centenario dal tronco immenso che a causa dell’incendio non esiste più. Mio nonno raccontava che per contenerla tutta necessitavano le braccia di undici uomini. Balordaggine, complotti, mafie, interessi economici non possono davvero vincere su tutto. Non sulla bellezza! Ripristinare, bisogna ricreare adesso, immediatamente: servono semi e germogli e alberelli da trapiantare. Pensieri misti al delirio dell’incapacità di fronte al tempo, eh sì, perché di tempo ce ne vorrà parecchio affinché ricresca una gemma, un albero, una pineta, un intero bosco. Chiude gli occhi pieni di pianto, di collera, di inadeguatezza, si accascia sul terrazzo, si abbraccia forte forte e si culla. Su tutto quel nero, su quel fumo e su quelle ceneri le sovviene l’Inno alla bellezza di Peppino Impastato che recita sommessamente come una nenia mentre cerca di attenuare l’indicibile dolore: Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

One thought on “#Siciliabrucia – Ceneri

  1. “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.”

    molto bello

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