#Soldisoldisoldi

Pensavi solo ai soldi, soldi
[…]
Dimmi se ti manco o te ne fotti, fotti.

Si è letto di tutto da quando Sanremo è finito, senza contare i dialoghi reazionari ascoltati a vive orecchie e le domande retoriche captate da altri media. Eppure io il senso dell’accaduto lo colgo tutto. Attenzione, di musica non ne capisco un ciufolo, ma per le mie papille la voce di Mahmood non è affatto male e neanche una delle solite. Acutini interessanti e soprattutto quel refrain cupo, “soldi, soldi, soldi”, un bel po’ diverso dalla voce briosa di Betty Curtis, che i “dindi, tanti dindi” li chiama “beneamati” e “toccasana” e che parla di “pascià” in un ’61 in cui ancora non si capiva la portata distruttivo-depressiva della fissa del picciolo. Mahmood invece mi sa che l’ha capita per bene. Il video col bambino dagli occhi orientali affranti la mostra bene questa cosa, se non bastasse la voce dai passaggi sofferti a dire che i soldi a lui fino ad ora gliel’hanno proprio messa nel didietro, facendogli appizzare un padre ed una serenità familiare che dio solo sa quanto è importante per i “nostri” ragazzi. Difficile, infatti, se pensi “solo ai soldi”, interessarti genuinamente al “come va, come va, come va”. Difficile anche crescere se un padre, colui che dovrebbe stravedere per te, preferisce “i soldi, soldi, soldi”. Bisogna allora difendersi e pensare “più veloce per capire se domani tu mi fregherai”, come se già un padre così non lo stesse facendo pian piano.

Il fatto è che questo pezzo non è solo realistico; se solo svolgeste il mio lavoro, vi rendereste conto anche di quanto è terroristicamente attuale. Recentemente, ad esempio, sto lavorando con un ragazzo strapieno di risorse ma con una rabbia furiosa nata e cresciuta con lui (o meglio, con quel lui abbandonato bambino proprio dal papà). Difficile venirne fuori. Farlo con una canzone, con l’arte, è uno dei modi, ma non è così semplice perché ci siamo tutti dentro fino al collo e anche di testa: oggi il denaro influenza tutto, qualsiasi cosa di respirante e di non respirante che ci forma, fonda e circonda. Altro esempio: da poco al Biondo hanno dato “Sorelle Materassi”, di Palazzeschi, che ho avuto la giuoia di andare a vedere in onore a Milena Vukotic; certo, l’epoca del racconto era diversa (il 1934), eppure dei sintomi generati dai “soldi, soldi, soldi” (leggetela alla Curtis o alla Mahmood, come gusta a voi) se ne vedeva già qualcuno dentro la figura di Remo, che sarà stato figo per davvero, ma che era pure veniale da fare schifo, tanto che, per soldi, spoglia le vecchie zie che lo adorano di qualsiasi cosa per poi abbandonarle al loro destino pieno di debiti. La storia e’ angosciante e grottesca nello stesso tempo, piena di disillusione sui rapporti umani e insieme di aggressività, insoddisfazione, pretesa, felicità associata al valore-denaro, predatorietà e stronzaggine. Anch’essa attuale dunque: una bella fotografia di tante cose che vedo, manco a dirvi che conosco gente a iosa a cui è accaduto qualcosa di simile, stile padri aggranfati ai risparmi e non alla loro sventurata prole, famiglie ladrone distrutte dalle eredità e dagli interessi o figli dello stesso padre che, a seguito della dipartita del vegliardo, hanno preso strade diverse: uno con ville, villette e villone e vacanze a Miami Beach, l’altro con cene a base di pane ammollato per preservare i 2 denti che restano, con cui probabilmente pagherà le cambiali. E questi sono fantasmi che vagano di padre in figlio e di figlio in figlio e di società in società, un po’ come la canzone di Mahmood ci mostra nel suo tormento tra il rap e il bellissimo canto da minareto che disconosco, ma che fantastico avere cadenze simili ai suoi acuti. …Almeno questo (fantasticare) si può ancora fare senza soldi… Ma il resto? No, il resto no. Piedi freddi e morte da barbone in inverno, fa intendere la Curtis: questo ci aspetta senza grana.

Sarà anche così, ma è pur vero al contempo che la centralità di questa stessa grana produce scenari nuclearizzati, atomizzati e abbandonici come quelli del video di Mahmood, delle nostre città senza piazze, delle centrali petrolifere, dei muri messicani o leghisti, dei lager in Libia e dei centri commerciali. Ecco perché, per me, lui ha vinto: perché parla dei frutti di questa angosciante e grottesca assenza di amore “sanremese”, stupidamente soppiantato da cuori di money. Un’assenza enorme, che ammala. …Poi chi vuole si faccia pure le pippe sui discorsi integralisti/fintointegrazionisti che più gli garbano.

3 thoughts on “#Soldisoldisoldi

  1. Interessante lettura. Purtroppo i soldi non ci aiutano ad essere persone migliori.
    Non mi piace la canzone, anche se ne apprezzo vocalità, timbro e ritmo. Anche se lui definisce la sua musica “Marocco Pop” non comprendo le polemiche e l’influenza politica della sua vittoria. Ho anche dei forti dubbi sulle meccaniche del sistema di votazione, in particolare non mi piace la voglia di voler sovvertire la classifica data dai voti popolari.

    Da entrambe le parti politiche sono state dette castronerie “Ha vinto un immigrato alla faccia di Salvini!”, “Il festival della canzone italiana ora è mussulmano…” e così via.
    Intanto (come ha detto lui stesso) è italiano, ed anche se non lo fosse stato ha cantato in italiano, quindi la canzone è italiana e può gareggiare da regolamento. Nel ’69 gli “stranieri” (nati in paesi stranieri, anche in altri continenti) che gareggiavano erano: Mary Hopkin, Rocky Roberts, Stevie Wonder, The Casuals, The Rokes, The Sweet Inspirations, Wilson Pickett, Mal, Brenton Wood, Antoine. Il sound di alcuni di loro era molto lontano dal sound melodico italiano.

    Detto questo Sanremo vive di polemiche che ruotano attorno a cantanti, ospiti, canzoni, conduttori, vallette e valletti, … probabilmente tutti ne vogliono parlare (compresi noi) e lo fanno a loro modo.

    • Vive anche di televoto (era 51 cents a chiamata?)… quindi business, altro che voto del pubblico… Chiamiamo le cose col loro nome :P !!!

      In generale, non mi convince il televoto, ovvero il voto popolare = mode + de gustibus, su un festival che dovrebbe invece trattare di qualità delle musica… O non ne so abbastanza di Sanremo?

  2. Interpretazione condivisa appieno.
    Canzone bellissima a mio avviso che, come dici tu, parla di assenza di amore “sanremese” (quello delle belle canzonette italiane di sole cuore amore) e presenza dell’amore per i soldi soldi soldi.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.