Il tempo a senso unico

Il tempo è come uno stradone di provincia, a una corsia, senza uscite né entrate, di quelle che c’è sempre un camion davanti a imporre il ritmo lento, forzato, che non ti lascia vedere dove stai andando. C’è foschia nella strada del tempo, se guardi dietro dallo specchietto puoi vedere la scia sbiadita di ricordi d’auto come la tua che oggi non riconosci più.

Se guardi il tempo esso non scorre con il ticchettio fermo delle lancette dei secondi o con lo scintillio di sabbie dorate in clessidre trasparenti, il tempo è timido e se lo guardi non scorre, non passa. Ma se ti volti un istante e allora sì che si muove, compie falcate da campioni di un due tre stella, col cavolo che sta là, in un attimo ti raggiunge e ti mostra il conto dei tuoi anni. Te ne accorgi che è passato del tempo quando gran parte di ciò che eri non c’è più, quando non metti più candeline alle torte e i tuoi figli ormai sono padri e madri anche se li stringevi a dolci ninne nanne che sembra poco fa, poi ti sei voltato un attimo solo un attimo e lui infame ha fatto una corsa senza più fermarsi.

Se vai da una parte puoi tornare, se fa freddo puoi riscaldarti, ma il tempo non puoi farlo tornare indietro, ha una sola direzione ed è legge. Non puoi comprarlo per nessuna cifra al mondo. Il tempo non ha un valore univoco. Cosa vale un minuto di noia? E quanto vale a chi sta per avere un infarto? Se solo il tempo può guarire, vorresti passasse in fretta e lo svenderesti. Il tempo ha valore per chi lo usa e non vale nulla per chi pensa di averne tanto.

Bisogna guardarla quella lancetta, quel granello, bisogna guardare oltre il camion con immaginazione e desiderio, guardare indietro con saggezza e dolcezza, ma senza dimenticare di godersi i panorami che scorrono sui finestrini, senza darli mai per scontato. Bisogna dare un valore a quei silenzi, quei riposi, quegli istanti.

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