Vedo Palermo

Vedere una città dal basso è qualcosa che dovrebbe provare a fare chi pensa sia meglio andarsene via, ammaliato dal fascino di terre lontane e proprio per questo colme di illusioni.

Via Ruggero Settimo
Per ora sotto i portici è un rumore continuo e assordante, il vociare dei passanti, il rumore del bus che frena alle fermate, il ragazzo che suona il bongo, l’americano con la chitarra a destra, e ancora più in là la manifestazione dei Cobas a “suon” di pentole. Sullo sfondo molti che vanno e pochi che si fermano, non so bene se la città viva o si lasci prendere solo dalle manie/smanie del momento come lo shopping ricostituente del ritorno dalle vacanze, o la voglia di far rimbombare le strade del centro del suono  dei propri motori. Come è giusto lasciandosi indietro il mare, le villette, i falò e gli abbronzanti.

Al piano di sotto
Scendendo al piano inferiore puoi trovare topi vivi e morti/assieme ai piccioni assassinati, cagnoni pacifici ed assieme ringhianti senza un buon motivo, gatti messi a dura prova dal duro e crudo caldo che non può che cambiare la fisionomia della tua identità. Insieme agli altri esseri viventi, se vuoi sopravvivere devi farti crescere le spine sul tronco, come certi arbusti in Viale delle Scienze e convivere sarà meno difficoltoso. La Palermo di Serie B, dei manovali, dei muratori, dei fruttaroli e dei verdurai che per quanto possono essere abusivi, mantengono gli originali colori di questa terra, che, andando verso il centro, si lascia omologare dalle mode e dalle tendenze spersonalizzanti.

Via Colonna Rotta
Inoltrati nelle strade prive di negozi, entra negli innumerevoli borghi nascosti, effettua strane discese, e poi subito salite, osserva la disposizione delle abitazioni, vedi che ci sono ancora dei porticati, delle scale che sembrano portare ad un’altra realtà, che non ti appartiene più. La biancheria stesa fa capire che qui ci vivono eccome. Ma è lungo il 110 che osservi la vita di molti che a parte l’uso spasmodico dell’oggettistica contemporanea (dal gel, alla musica che esce dal cellulare), non sembra avere nulla di moderno. Vanno di moda ragazzini e noti adulti che si danno al canto e le cui facce sono appese ai manifesti in ogni dove. Un’altra cultura insomma, quasi gemellata con Napoli, che ha vita propria.

Tutto paese
Arrostite sul terrazzo di una casa di città, inondate di fumo persino con le finestre chiuse, strade di città, che in verità sono arterie principali di paesini che ora si chiamano quartieri, ma che in realtà se ne fregano di divisioni amministrative, di giurisdizioni, legalità. Sembra che conti possedere le proprie quattro mura e instaurare rapporti col vicinato, con la piazza. Palermo unisce a sé molte entità, ognuna con la propria chiesa, il proprio santo da festeggiare, il gruppo di giovani. I bambini sono più liberi nelle zone meno abbienti, scorrazzano come saette impazzite sui marciapiedi e sulle strade piene di macchine, vanno su motorini a benzina a misura di piccino, appiccano primi fuochi con alcuni cumuli di carta alla Magione, o alla Kalsa fanno esplodere petardi/bombe durante la Coppa Italia.

Una città non è fatta di monumenti asettici, ma di persone con i loro colori e le loro voci che formano un insieme che respira. Ci sono zone che si riempiono di queste entità senza la presenza di grandi centri commerciali, ultramoderne invenzioni, ma solo per la necessità di incontrare i propri simili e nello stesso tempo comprare della carne o della verdura. Piazza Ingastone è uno di questi luoghi “primitivi” che ricorda la Vucciria (che non c’è più) di Guttuso.

Conclusione
Una città di questo genere, che pare in divenire solo spostandoti di qualche metro, non è per tutti. Uno spazio così sembra stupire proprio per le improvvise sfaccettature che fa venire a galla.
Palermo è per gli stomaci forti, come la sua cucina, e per le anime coraggiose che non si spaventerebbero all’improvviso “sbucar fuori” di un bambino in bici oltre un vicolo.

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