L’inefficienza dei mezzi pubblici genera mostri

Dopo la solita, estenuante, attesa, con il peso della stanchezza post-esame (o post-codaallasegreteriad’ateneo) che ti schiaccia come un brufolo, finalmente un puntino arancione fa capolino all’orizzonte. Con la vista appannata e dopo aver terminato l’accurata sequela di bestemmie in tutte le lingue che conosci e anche in quelle non parlate da duemila anni (l’aramaico è la lingua privilegiata per tale scopo), cerchi disperatamente di scorgere il numero della linea sul display frontale, facendoti largo fra sacchetti pieni di cacoccioli 1, ombrelli e donnoni aromatizzati all’aglio. È lui! È l’autobus che ti condurrà in quel luogo, così lontano,chiamato casa. Raccogliendo le ultime forze che ti restano, alzi il ditino tremante sperando che l’autista smetta per un attimo di parlare al cellulare con la moglie (?) e si ricordi che è in servizio. E che FERMATA non è un consiglio. Nel vano tentativo di non farti schiacciare dalla folla incattivita dalla lunga attesa, scansando i colpi di minne 2 con cui il gentile donnino di due tonnellate dietro di te si fa largo prepotentemente, riesci a varcare la soglia della bussola. Finalmente.
Purtroppo non puoi ancora cantar vittoria. Devi arrivare all’obliteratrice. Gentile lettore, devi sapere che esiste un’imperscrutabile legge universale che fa in modo, regolarmente, che l’obliteratrice più vicina a te sia sempre quella fuori servizio. Allora, con abile mossa da giaguaro, cerchi valichi tra foreste di gambe oppure, come in un campo di addestramento per Marines, vai avanti aggrappandoti ai sostegni posti sopra il corridoio. Ma chi cc’avi a fari Tarzan? 3 Sudato come un cannolo al sole, con il tuo biglietto obliterato e lo sguardo fiero del vincitore, cerchi un posto a sedere. Eccolo, è lì. Ti guarda, ti invita. In preda ad una sorta autobus[1]di incantesimo ammaliatore, ti lasci convincere. Accanto a te è seduta una apparentemente-innocua vecchina che ti sorride. Il ghigno del demonio che ha scelto la sua ignara vittima. Lentamente le sue labbra si schiudono. Il panico ti avvinghia, la tensione sale. È l’inizio di un lungo calvario fino a casa. “Ahi ahi ahi…’sti picciuotti r’avannu!” 4 Tu fai finta di non sentire, sperando che desista. MAI sottovalutare il nemico! Un’interminabile escalation da Mussolini a Berlusconi, passando per luoghi comuni e lamentele, fra un quadro clinico dettagliatissimo del marito malato e una serie di interminabili disgrazie familiari. Il tuo sistema nervoso è ormai irrimediabilmente compromesso.
Dopo ore interminabili in mezzo al traffico cittadino, la speranza: è la tua fermata.

Domani si prende la macchina.

1 carciofi
2 seni
3 Ma cosa può fare Tarzan, a confronto?
4 Ahi, ahi, ahi, questi ragazzi di oggi!

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