“Mentre Guardiamo Sempre Dall’Altra Parte”*

il teatro degli orroriPenso che se più persone avessero la possibilità e la voglia di ascoltare certi artisti nostrani, diventerebbero degli individui migliori. Virgin Radio, nel suo piccolo, lo ripete costantemente che la musica rock è anche arte, e non si ferma alla sola apparenza dei tre accordi suonati o ai testi cantati a squarciagola. Questo Rock, che spesso ingloba tutti quei musicisti che fanno uso di chitarre elettriche, tende, molte volte, ad innalzarsi artisticamente per via di progetti ambiziosi o anche solamente grazie ad una capacità di esprimere delle sensazioni o dei sentimenti in maniere nuove, potenti come la letteratura, il cinema, la pittura… Solo davanti agli snobboni della cultura, certe manifestazioni musicali resteranno inequivocabilmente “basse” o soltanto rumorose creazioni per nicchie di nerd segaioli e brufolosi. Incomprensibili come l’Action Painting.

Per i fortunati, le persone dalla mentalità più aperta, si aprirà invece un mondo “underground” dotato di grande fascino, nascosto dai media come la tv, bravi a banalizzare la cultura. Oggi parlare di Indie è diventato banale come stupirsi dei personaggi del Grande Fratello, ma certo è che, anche se non possiede grandi catalogazioni, almeno la sua forza sta nell’ originalità, nella creatività, nella capacità di spingere gli individui ad una sorta di rivoluzione intellettuale.

Se una persona si spulcia un po’ l’immenso mondo di Internet può trovare davvero di tutto ed appagare le sue voglie musicali personali. Io l’ho fatto tempo fa e mi sento decisamente una persona migliore. Decido io cosa ascoltare, non lascio passive le mie orecchie davanti alla musica passata in radio o pubblicizzata da Tv, Sorrisi e Canzoni. E sono dei percorsi tortuosi quelli in cui ti addentri. Tra le tante scoperte, nazionali ed internazionali, ecco un esempio di cosa può lasciare un concerto di musica “indie”. Che schifosa terminologia..

Ho mal di schiena oggi. Sono stato ad un concerto faticoso, a tratti violento, sicuramente pieno di movimento, seppur ostacolato dal casino di gente che popolava il locale. Candelai, sold-out, fumi di sigarette e contatti ravvicinati: è il concerto del Teatro degli Orrori, uno dei gruppi della scena musicale citata sopra che vanta un seguito di adepti/fan da far paura. Sono strafamosissimi per chi so io, ma se parli con i tuoi parents non sanno neanche se stai parlando di canzoni.

All’attivo due dischi, Dell’Impero delle Tenebre (2007) e A Sangue Freddo (2009), capitanati da PierPaolo Capovilla, incarnano le mille sfaccettature di note estreme condite di poesia e di disperazione, quasi teatrale. La merda di quest’epoca italiota viene notevolmente contrassegnata dai toni ironici/apocalittici/sbeffeggianti, che parlano di divinità vuote di significato, usando una blasfemia apparente che tende ad annullare il confronto umano-ultraterreno, o ancora necessariamente contrastandola (questa merda) con un impegno civile/politico quasi autodistruttivo, fatto di sacrifici quotidiani.

Pierpaolo è un quarantaduenne carismastico, elegante nelle sue pose, dalla voce graffiante ed affilata, figlio della teatralità di Carmelo Bene e delle sue letture di Majakowskj.

Dicevo ho mal di schiena oggi, si stava stretti stretti, il palco non era separato dal pubblico e quindi sono dovute intervenire cinque maleducate guardie del corpo, o simili, a proteggere lo spettacolo da eventuali crolli umani. Ed effettivamente di movimenti estremi, di ondeggiamenti violenti se ne vedevano a bizzeffe, tanto da causare l’interruzione di certe canzoni; il pogo è tumultuoso, il cantante incita a dei movimenti verso l’alto e non orizzontali. Lo spettacolo ed il pubblico si fanno cosa sola. Si urla assieme, si condivide il microfono, ci si guarda ininterrottamente, si puntano dita e pugni cercando di raggiungere uno dei cantori maledetti di questo decennio. Il sudore scorre su ogni corpo, i capelli si scombinano, manca l’aria e la si riprende. Alternanze. Momenti toccanti come la premessa per A Sangue freddo, dedicata allo scrittore sudafricano Ken Saro Awiwa, ucciso perchè scomodo portavoce di valori egualitari, o ancora La Canzone di Tom, per un loro amico scomparso. Come nei leggendari concerti raccontati dai giornali o dalle riviste musicali, il cantante viene inghiottito dal pubblico che lo erge come fosse il suo eroe. Lo si fa scorrere sul magma umano. Si battono le mani, lo si ringrazia per la forza espressa. Trovo a fine concerto, per terra, un paio di occhiali distrutti letteralmente, senza ormai più lenti, deformati per sempre, simbolo di una poesia viscerale fatta di chitarre gracchianti, silenzi eterni, distorsioni da mantra orgiastico.

I più stanchi vanno via velocemente, gli altri restano speranzosi di qualche ricompensa in più. E ci si stupisce che dopo tanta fatica ed altrettanta attesa li becchiamo, dopo, fuori dai camerini. Si fermano a parlare, lasciano autografi, si confidano come spogliandosi dei loro consueti abiti da palcoscenico. Stupisce e ti esalta, se ti trovi faccia a faccia con coloro che ti fanno muovere il culo premendo play sul lettore, coloro che apprezzi come veri e propri artisti di questa strana variegata e poi non tanto sconosciuta scena musicale che, cazzo, sa spaccare davvero bene.

*titolo ripreso da un verso de “La Canzone di Tom”

4 thoughts on ““Mentre Guardiamo Sempre Dall’Altra Parte”*

  1. “La poesia ci salverà. Le nostre esistenze, insignificanti, chiedono alla poesia riscatto, emancipazione, amore. Attraverso la cultura, possiamo rendere la nostra società un po’ meno bugiarda ed egoista.” (Pierpaolo Capovilla, http://www.ilmascalzone.it/2009/12/%E2%80%9Cla-poesia-ci-salvera%E2%80%9D-intervista-a-pierpaolo-capovilla/)

    // “C’era una volta
    il paese dei furbi,
    erano ricchi alcuni
    molti erano così poveri.
    Comunque erano tutti dei mascalzoni
    orecchie da mercanti dai pensieri impuri,
    tuttavia sempre in chiesa
    se li prendi tutti insieme
    non ne salvi neanche uno!”
    // “bugiardi dentro, fuori assassini
    vigliacchi in divisa. Generazioni intere
    ingannate per sempre a sangue freddo.”
    // “Oh maria maddalena.
    dentro a quel tuo cappotto così costoso e alla moda che io non vedo più nessuno, nessuno che ricordi anche me
    perchè non sai che un ricordo, è un ricordo, cosa vuoi che sia?”

    http://www.youtube.com/watch?v=sIn3Z54fi5Q
    Sono arrivata tardi a conoscere questo tipo di impegni mentali in musica, se avessi potuto scegliere, lo avrei fatto prima. Perché quello che lasciano è una palla di emozioni, di stimoli, di “di più” istancabili. Cresci mentalmente. E non c’è da stupirsi se Capovilla, Capossela e compagni nel mezzo del concerto e dopo la sua fine iniziano o continuano a spiegarti di Wiwa e dei loro perché. Tanto di cappello.

  2. Bravo. Te l’ho già detto. Ma lo ripeto. Un articolo coi contro cazzi.
    La musica può fare molto per noi, soprattutto se non ci arrendiamo alla minestrina già masticata che ci passa la tv.

  3. La musica migliore in radio la passano la notte, quando non l’ascolterà nessuno.
    Ho visto il video di “A sangue freddo” leggendo il tuo articolo e penso che sia molto più bello dei centinaia che passano su MTV ogni giorno, fatti con molti più soldi da gente che guadagna cifre inimmaginabili e che si lagnano e si scaricano gli MP3.
    Viva i piccoli gruppi che non conosco ma che sono sempre lieto di scoprire, fatti da gente che studia musica da un vita e non dal primo schitarratore che vuole fare la lollipopstar.
    Io in questi giorni sto scoprendo Lila Downs “una ranchera”.

  4. “Solo davanti agli snobboni della cultura, certe manifestazioni musicali resteranno inequivocabilmente “basse” o soltanto rumorose creazioni per nicchie di nerd segaioli e brufolosi”. E mi sa che in Italia ce ne sono anche troppi, di snobboni. Sono cinque dei pochi Artisti che rimangono nel Bel Paese (?!), purtroppo.
    Bravo Gas! :)

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