Endless love – Silvio e Gheddy PART II

«Gheddafi è disponibile ad ascoltare, appassionato quando parla. Signori, è da 33 anni alla guida del governo. Gliel’ho detto: lei è un vero professionista, io sono solo un dilettante…»
(Silvio Berlusconi, 28 ottobre 2002).

Dall’ultima visita del colonnello Gheddafi in Italia ad oggi ne sono passati di cammelli attraverso la cruna di un ago.
Silvio, uomo noto per la sua stabilità mentale e coerente in ogni sua manifestazione di pensiero, è stato costretto, per i recenti gravissimi avvenimenti, a ripudiare di fronte agli altri Paesi il suo amore beduino.
Un giorno, durante la celebrazione di un Bunga Bunga gli chiesero: “Non sei tu quello che ha baciato con la lingua la mano del dittatore libico?”. Egli lo rinnegò e disse: “Non lo sono, cribbio!”. Ma uno degli zii della nipote di Mubarak, a sua volta cugino di terzo grado di Ali Abdullah Saleh, presidente yemenita, disse: “Non ti ho forse visto con lui nella tenda mentre ti donava l’amore mercenario di un dromedario?”. Silvio negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Un amore come pochi, suggellato da un patto di scambio di meretrici, lega ancora oggi il Nano al suo esotico psicopatico in pareo.  E quando il 19 febbraio Gheddafi fu a malincuore costretto ad attuare una feroce repressione verso un popolo, il suo popolo codardo, che non era più felice di essere soggiogato dalla sua generosità di leader carismatico, il buon Silvio dimostrò di essere un amante delicato comunicando alla stampa: «Non chiamo Gheddafi perché le cose sono ancora in corso, non lo voglio disturbare».
Adesso il rinsecchito cuore di Berlu sussulta ogni volta che un aereo francese bombarda uno dei bunker del suo sudaticcio dittatorello da deserto. Meno male che Giuliano Ferrara lo sostiene, prestandogli una o due tonnellate di grasso su cui piangere e dichiarando: «I francesi non erano contenti che l’Italia fosse il primo importatore di petrolio dalla Libia, non erano contenti che avessimo chiuso il vecchio contenzioso coloniale. Sarkozy è  invidioso perché Silvio e Gheddafi erano amichetti».
Quando si è innamorati, si diventa incapaci di una qualsivoglia razionalità, pertanto non dobbiamo condannare Silviano per averci fatto diventare lo zimbello del pianeta appoggiando uno spietato despota, baciandogli le mani manco fosse il Papa e stringendo con lui patti che prevedevano come moneta di scambio vite umane disperate. È “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, disse Dante.
E così nell’attesa che cessi questa guerra disorganizzata, inutile, di cui ovviamente faranno le spese i civili e aspettando con trepidazione che un F16 si inserisca nell’ano di La Russa, l’Italia si stringe intorno al dolore di un mezz’uomo, ‘addolorato per il suo amico’.

“Il sole pel dolore non mostrerà la sua faccia. Andiamo via di qui, a ragionare ancora di questi dolorosi avvenimenti; a qualcuno sarà perdonato ed altri sarà punito; poiché non ci fu mai storia più pietosa di questa di Silvio e del suo Gheddy”1.

1Tratto da Romeo e Giulietta”, di William Shakespeare.

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