La (mia) primavera di Palermo

di Carlo Nix

E adesso sto sorvolando il mare e sono quasi sopra le nuvole. Le montagne che circondano l’aeroporto Falcone-Borsellino si stanno allontanando alle mie spalle. È finita – mi dico – la mia vacanza a casa è terminata.

Ricordando le due settimane trascorse sotto Monte Pellegrino, non posso fare a meno di essere triste. Sai quando ti cominciano a bruciare gli occhi poco prima di piangere?

Ho deciso di non cambiare residenza e di prendere le mie ferie durante il periodo delle elezioni per votare per il nuovo sindaco di Palermo. Sulla mia busta paga è indicato “IRPEF SICILIA”. Ne vado fiero di questo, anche se mi hanno detto che l’Irpef dell’Emilia Romagna è praticamente la metà! Poco male, tanto, o uno o l’altro rubano lo stesso, magari di più in Sicilia. Poi nemmeno so bene che cazzo sia l’IRPEF! Anche questo poco importa.

Sto tornado al Nord, sto lasciando casa mia per tornare a lavoro.

Ogni volta che torno è come se non me ne fossi mai andato. Tutte le volte è come vivere il presente senza pensare al futuro. Vivere lontano da Palermo, lontano dal mare, perduto nella Pianura Padana, altro non è che un flash forward sulla mia breve esistenza. Come se sognassi il mio futuro ad occhi aperti. È come se sapessi di aver lasciato tutto dietro di me, consapevole solo del fatto che nella mia terra non c’è futuro. Tornare e guardare i posti culto della mia città, Mondello, Ballarò, Capo Gallo, tornare a casa mia e mangiare da palermitano fa venire un dolore al basso ventre, come quando sei innamorato e non vedi l’ora di rivedere la tua ragazza (anche se spesso è l’acidità di stomaco!). Quando assaggi un gelato come Cristo comanda al pistacchio e nocciola, spalmato a tonnellate sopra una briosce calda, è inevitabile provare questa sensazione.

Ebbene devo ammetterlo: io amo Palermo!
Mi piace sporca e cattiva, mi piace arrogante, strafottente e cinica. La adoro quando fa un caldo incredibile e la amo quando piove a dirotto mandando il traffico in tilt: la amo anche quando la odio! Ho pianificato le mie ferie in funzione delle elezioni amministrative 2012. Si l’ho fatto, non per il mare, non per gli amici, non per i genitori, ma per me e per il mio voto! Egoismo e strafottenza da palermitano. Sì perché se c’è un virus che gira per la città che ha contagiato tutti i miei (ex)concittadini è proprio questo: che non gliene sbatte un cazzo di niente e nessuno, si vive alla giornata. Ci facciamo i cazzi nostri e non ci importa molto del resto. Che poi questo sia tenere pulita la città oppure combattere l’omertà mafiosa non importa! Ma quando sono tornato questo maggio ho trovato la mia stessa città non poi così tanto sporca come me la immaginavo. Ho visto le persone non poi così tanto brutte come me le ricordavo. Cioè, tutto è rimasto uguale ad un anno fa, ma… cazzo! … me la ricordavo peggio!
Santini e cartelloni elettorali che imbrattavano le strade ne ho visti, ma non poi così tanti! Ho guidato la macchina all’orario di punta, ma sono riuscito a non bestemmiare.
Forse qualcosa è cambiato? La mia città sta cambiando? È possibile? Ma chi? … quei dinosauri aristocratici dei palermitani? E per quale motivo?
Potrei sbagliarmi è ovvio, potrei essere io ad essere cambiato e non vivendo più la mia città, adesso, la apprezzo di più.
Sì, sicuramente è così.
Palermo a piccole razioni fa bene! Un po’ di mare e un po’ di traffico, un po’ di panelle e crocché e un po’ di inciviltà e degrado. È così che è andata! Ed è per questo che mia madre e mio padre, sempre più vecchi e stanchi, mi ripetono fino alla morte: «Non ti azzardare a tornare! Non ti permettere di rimettere piede a Palermo! Sposati una bella emiliana ricca e fai dei figli emiliani e delle figlie emiliane, come la pasta!».
Penso a mamma e papà, ormai nonni, penso a quando sono andato via da casa.
Sono andato via da casa quando mi sono reso conto che non era casa mia, ma vivevo come uno studente alla pari a casa dei miei genitori!
Ti rendi conto di non sopportare più le petulanti richieste di tua madre, i ripetuti cazziatoni di tuo padre.
A casa mia-mia, nel mio appartamento, con i miei coinquilini, nessuno mi dice mai niente!
E forse è per questo che l’intero appartamento emana un forte tanfo di morte! La mamma è sempre la mamma e ha sempre ragione!
Ormai, il buio nasconde l’orizzonte fuori dal mio oblò, Palermo è lontana oramai e già mi manca.
Già, perché fa rabbia dover lasciare tutta la tua vita per trovare un lavoro, fa rabbia non poter vedere i propri genitori invecchiare, andare a casa loro la domenica a pranzare, fa rabbia sapere che sono nato in un posto senza speranze.
Perché se io vado via insieme a tanti altri ragazzi come me, che si sbattono e si danno da fare, che hanno studiato, che hanno (o avevano) un’ambizione – diciamo brava gente come me e come altri tanti ragazzi della mia generazione, che hanno dimostrato di amare questa terra – se io come tanti altri siamo andati via … chi è rimasto a tutela della mia città?
Se molta gente stanca di stare a casa con mamma e papà ha preso un aereo volando oltre i confini nazionali, magari per finire gli studi, per un master, per una borsa di studio … Se tutti questi giovani di buone speranze sono volati via, dissolti sopra le nuvole come me adesso, se tutta questa gente non c’è più … chi è rimasto a Palermo?
Chi sarà domani a vivere la mia città?
Chi saranno i palermitani di domani?
Io sono preoccupato a lasciare la mia amata e odiata città in mano alle solite teste di cazzo.
Io ho paura che molti palermitani non sono cambiati per niente e penseranno sempre e solo alle proprie esigenze, senza pensare al bene della nostra terra. Io ho paura di vivere la mia città ormai da straniero e se la vedo in modo diverso è solo perché mi manca terribilmente.
E comunque la vogliate mettere io sugnu palermitano … e Palermo è la mia città e del resto non me ne fotte un cazzo!

3 thoughts on “La (mia) primavera di Palermo

  1. La tua storia ricorda quella di tanti palermitani emigrati. Come te ogni volta che torno nella mia amata/odiata (ma più amata) Palermo ho tanti sentimenti che mi avvolgono: dal profumo di mare che sento appena giù dall’aereo che mi fa sentire a casa alla rabbia per la tanta sporcizia per strada. Leggere qualcosa che vorresti avere espresso tu è confortante, è come se lo scrittore avesse dato voce ai tuoi pensieri.

    • Io sarò invece piu cinico e forse piu impopolare,ma sono davvero felice di essere andato via.Certo mi manca veder crescere i miei nipoti,vedere o sapere i miei che fanno (anche se nella vita di tutti i giorni incasinato come sono non me lo chiedo MAI),mi mancano piu di ogni altra cosa i miei amici (che sono forse l’unica cosa che mi sarei portato appresso),ma lo straniero che ha sempre abitato in me,mi fa apprezzare il mio “espatrio”. Preferisco prendere e vedere Palermo a bocconi,perchè dopo 3 giorni che ci sto mi manca quasi l’aria,rivoglio la MIA vita ,le mie cose,la mia casa e il mio lavoro :-)
      Tutto dipende da quello che uno ha avuto o non avuto da un posto e da quello che ha trovato altrove,da quando è riuscito a rimboccarsi le maniche per avere e guadagnarsi certe cose. Ma stai tranquillo caro scrittore,anche se noi siamo andati via,anche se li è rimasta tanta gente di “M”,stai pur certo che ne è rimasta altrettanto da Dio e che questa gente saprà portar avanti le loro ragioni,perchè i tempi cambiano e il bello deve sempre ancora venire.Io ne conosco tante di persone cosi,e sono felice per loro,che anche se non lo sanno spesso riescono davvero a stupirmi in modo piacevole.

  2. lo rileggo ora dopo due mesi lontano da casa e sottoscrivo ogni parola. Diventi indulgente verso le sue colpe, diventi una madre che fa un buffetto sulla testa, ma poi guarda con orgoglio il figlio.

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