“I left my heart in Budapest”*

WARNING: Dopo la lettura, il primo che mi parla dell’Est come di un covo di zingari e di malacarne si becca una mascellata in testa.

Széchenyi Lánchíd

# Non sarà la fontana di Trevi, ma posteggiamo le bici sul verde dell’isola Margherita e ci blocchiamo di fronte agli zampilli attorcigliati di una fontana tra il brusio silenzioso delle molte genti che ordinate la circondano. Semplicità. Serenità.
Questo si respira per lo più a Budapest nelle multiformi ore della sua giornata: colazioni, metro (le più antiche dell’Europa continentale), arti, storie, fiumi, notti, città: siamo in una capitale europea, mica cazzi campagniuoli. Città a tutti gli effetti, di una serenità in continua trasformazione: la gente va e viene, ma non fa bordello, non urla, non schiamazza; ride e beve e fuma e mangia e suona come dovunque, ma con un grado di civiltà di quelli che invidi, visto che dalle tue parti non esiste. 
Non ci sono animali randagi ad ogni angolo a spezzarti il cuore con la loro fame di amore e il marciapiede con i loro resti. Esistono cestini ovunque, alleluja. Non ci sono erbacce, ma muratori impegnati a rendere vivibile la città sì. Città che non è ammorbata di cartelloni pubblicitari in ogni suo scorcio visuale, qui umanamente sistemati in comodi cilindri metallici ospitati (ma non affollati, attenzione!) sui marciapiedi.  E no traffic, Osanna eh! In compenso ci sono alberi, e non solo nei (molti) parchi. Tutta Buda è fatta di colline alberate: bellissime.
I mezzi pubblici funzionano, e sono infiniti: metro, tram, bus, funivie, cazzi, mazzi, ferrovie, siklò per salire sulle colline di Buda (che noi ovviamente però ci facciamo a piedi con febbre al seguito). …Una notte mi lancio ad muzzum sul primo bus che passa, finiamo in una periferia da Bronx alle 3 del mattino col bus che arriva strapieno di gente fino alla penultima fermata e poi restiamo soli per 10 interminabili minuti allo Zen ungherese dei nostri incubi. Bestemmiamo in italiano, poi ci terrorizziamo, ma nessuno ci tocca anche se siamo nella steppa più silente della città, e dopo 10 minuti, come previsto dal nostro nuovo Dio (il foglietto degli orari onnipresente e veritiero, lui), passa il notturno, restiamo vivi, vegeti, vestiti, sani.

# La città è in continua trasformazione, dicevo, sia a Buda sia a Pest, con cantieri, restauri, rinnovi, ricostruzioni un po’ ovunque. Il Danubio scorre tranquillo ma non lento, anche sotto la pioggia, che la gente magiara accoglie sulle teste tranquilla, senza scomporsi. Neanche i cantieri scompongono nessuno, i guidatori non imprecano, visto che sempre la segnaletica indica le deviazioni pedonali, ciclistiche e automobilistiche da compiere per procedere sereni verso la propria meta. Capite? LA SEGNALETICA TEMPORANEA PER LE DEVIAZIONI. Anche per i ciclisti. Cose mai viste. E piste ciclabili ovunque. Una città dove perfino io pedalo 12 ore di fila, che in bici a Palermo e in molte altre città non sono mai andata per paura di essere investita o di investire qualcuno. Invece a Budapest in bici ci andiamo perfino fuori dal centro, allo stadio, a vedere Roger Waters! E lì nessuna rissa, nessuno sconvolgimento, nessun disordine né code all’ingresso. Forse fin troppo tranquilli questi magiari, pensiamo, mentre su “In the flesh” avremmo voluto il delirio corale dello stadio. Di notte torniamo estasiati dagli scampoli dei Pink Floyd e molta gente lo fa accanto a noi: niente codazzi di macchine o posteggi incivili e nessun posteggiatore abusivo, né prima, né dopo. Poche le macchine posteggiate male, pochissime, ma c’erano, a ricordarci che forse sono umani anche loro. In ogni caso, cari palermitani, ripeto: molta gente ci sta accanto mentre noi pedaliamo in bici verso Pest perché torna verso la città dallo stadio A PIEDI.
Non si avverte paura nell’aria. Perché Budapest è a misura di cittadino-turista-individuo-animale. Forse sarà il fiume che dona equilibrio psichico? O i bagni termali?

Bagni Rudas

# Ecco, i bagni. Una cultura profondamente radicata nella “magiarità” fin dai coloni romani. Budapest è una degnissima città termale e noi, difatti, andiamo alle terme di notte, comodamente trasportati da un bus alle 22 che si fa attendere 1 minuto e 36 secondi come da foglietto degli orari appizzato alla fermata. Andiamo ai bagni e c’è un casino di gente sorridente che rispetta l’unica regola del luogo (non tuffarsi nelle vasche), che si rilassa, che chiacchiera e che sbevazza. Poi ovviamente arriva il polentone dai capelli lunghi e dai toni sguaiati che mostra agli amici come si fa il tuffo a chiodo nelle vasche alte mezzo metro. Speravo si stoccasse u coddu, ma così non fu. Noi ingoiamo il boccone italo-amaro e restiamo ai bagni delle ore, perché lì puoi andare quando vuoi, fare sauna, bagno turco, immergenti in vasche varie, fare il morto a galla, giocare a scacchi e fare la doccia (volutamente) congelata e non paghi 40 euro come qui, no, ne paghi al massimo 10 e hai anche la cabina automatica. Perché per loro il bagno è cultura, salute, non ci speculano, no.

# Io, dopo aver conosciuto la spesa, le cene (pochissime) in Italia e in Europa, non lo so che cosa è la speculazione a Budapest, non riesco a coglierlo. Là dove una bici la affitto a 6 euro al giorno. Là dove un pranzo con 2 portate+contorno lo pago 2 euro 60. Là dove una casa che pago per una settimana 100 euro la pago tanto solo perché, noi viziosi, l’abbiamo voluta di fronte allo Szimpla kert. La nostra casa nella felicissima Kazinczy utca ci costa 100 euro e sta in una delle molte vie stracolme di pub, kebabbari, locali, udvar e ristoranti di Pest. La nostra casa blu costa 100 euro ed è tutta bluissima, con forno a micronde, lucette blu fin dentro la doccia, doccia con sedia incorporata, forno, radio-filo-diffusione, tutto. Anche in questo, insomma, gli italiani agli ungheresi gliela sucano (per dirla alla nostra maniera).

Szimpla Kert – una delle innumerevoli salette

# Poi la notte ungherese è bellissima. Questi magiari non li sprecano gli spazi, loro sfruttano cortili, rovine, angoli. I pub più belli lì sono quelli in rovina e i kert, posti sempre pieni anche di lunedì, posti all’aperto che possibilmente si inerpicano anche dentro palazzi abbandonati, pseudodecadenti, di cui amano ogni angolo: allo Szimpla e all’Instant, dove ovviamente si entra gratuitamente a qualsiasi ora del giorno e della notte, tutto è arte, dal pacco di patatine, ai pattini e alla vasca da bagno; due piani di meravigliose rovine arredate col gusto trash-pop del riciclo costante. Le porte dei bagni (sempre con cartaigienica, qui oggetto sconosciuto ai locali!) sono bellissime e le raccolte antropomorfe di conigli e gufi nella sala principale dell’Instant accompagneranno i miei pensieri adulti di donna che il massimo del trash panormita potrebbe “goderselo” solo in quel disastro che chiamiamo “via dei Candelai”. E poi sempre dietro casa c’è “l’arte del cortine” in Gozsdu udvar, una sorta di land art cittadina in cui ad ogni angolo di questi cortiletti tutti comunicanti, pedonali, riservati alla gente, c’è un pub diverso, colorato, accogliente. Nessuna pressione, solo mille cose. Giriamo ovunque, liberi, e ovunque ci fanno entrare e mi abbeverano di palinka e sör senza grosse spese, problemi, snobbismi. E ovviamente ci nutrono di làngos, pizze piccanti coi fagioli e paprika bianca che pare peperone acerbo ma è solo paprika bianca appena colta. Perché là ci sono negozi aperti 24 ore su 24 per ogni esigenza e senza grossi sovrapprezzi. Sono europei, loro.
Noi invece siamo italioti, e prenderemo 3 chili l’uno e perderemo i piedi, ma va bene così, perché io il Danubio non me lo posso togliere dagli occhi, il giorno e poi la notte, in bici, con la musica nel sotto-ponte, sul ponte Széchenyi illuminato, il palazzo reale e il parlamento che si sfidano da Buda a Pest, le chiese di pietra e di marmo inerpicate sulle colline e lì mi sento romantica, col sapore fantastico delle crêpes hortobagy in salsa paprika sulla lingua e il fröccs modello “custode” di mezzo litro nel bicchiere, deliziosamente troppo leggero, per me.

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Costo totale del soggiorno: 320 euro.
E se ti danno il resto sbagliato ti portano in ufficio, guardano il filmino del tuo pagamento e ti restituiscono tutto con molte scuse.

Ciao Ciao Little Italy.

* Tratto da: http://www.youtube.com/watch?v=BdJzYfPZMEw&feature=youtu.be

9 thoughts on ““I left my heart in Budapest”*

      • Beh più che bene. Ormai saranno almeno 4 anni che passo in Ungheria il mese di agosto. Ovviamente una settimana a Budapest è d’obbligo. Ho più di una buona motivazione per tornare lì ogni anno. Oltre a essere un paese meraviglioso è anche la patria della mia compagna. Nostro figlio ha la doppia nazionalità e trascorre 3 mesi all’anno in Ungheria tra il verde ed immensi parchi giochi. Andate andate… O riandate riandate. Szia.

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