La scienza POP e imbruttita

Oggi la scienza sta trovando una nuova voce: meno giacca e cravatta, più cappello piratesco, meme, feed verticali e una certa voglia di fare brutto alla noia. In questo articolo provo a raccontare come giovani creatori come GeoPop e Barbascura stiano rivoltando come un calzino il modo di parlare di temi scientifici, dimostrando che si può informare bene anche senza sembrare dei damerini alla Guybrush Threepwood il temibile pirata (si fa per dire!).

Scienza tra meme e feed

Per decenni la divulgazione scientifica ha avuto il volto rassicurante dei programmi “lenti”, quelli da guardare sprofondati nel divano, con la colonna sonora di SuperQuark che ti stendeva in fase REM ancora prima di cominciare, magari con la copertina sulle ginocchia. Documentari, speciali in prima serata, enciclopedie, spiegoni lunghi e solenni: roba bellissima, sia chiaro, che ho amato, ma con un passo che oggi rischia di lasciare indietro una bella fetta di ciurma digitale. D’altronde i tempi sono cambiati e con essi anche la velocità a cui siamo abituati. Guardare oggi Twin Peaks risulta un mortorio, bello, ma sempre un mortorio. All’epoca non sembrava così.

Adesso invece il primo contatto con la scienza, per molti, passa da un reel di trenta secondi, da una live, da un video breve sparato nel feed mentre uno sta aspettando il caffè o sta facendo finta di lavorare. E no, non è per forza un male: cambia il ritmo, cambia il linguaggio, cambia la piattaforma, ma quando dietro c’è sostanza la scienza resta scienza, anche se arriva addosso con un montaggio pazzo scatenato e una battuta piazzata al momento giusto.

Da Superquark a Geo&Geo… fino a GeoPop

Io, personalmente, arrivo da un’altra epoca mediatica. Sono cresciuto con i VHS registrati da mio nonno, con Superquark del mitico Piero Angela, con Geo&Geo, con Licia Colò, con quel modo di raccontare il mondo animale e naturale che ti entrava in testa piano piano, senza urlarti addosso, ma lasciandoti addosso meraviglia vera.

Quella televisione mi ha reso affamato di curiosità sugli animali, natura, comportamenti assurdi e meraviglie biologiche, e probabilmente questa fissa me la porto dietro da allora. Però oggi il meccanismo è diverso: non devi più aspettare l’orario giusto davanti alla TV come una creatura disciplinata; oggi la curiosità ti assalta mentre sei in giro, seduto al WC, ti compare nel feed, ti aggancia con l’algoritmo e, se il contenuto è fatto bene, ti porta da uno scroll idiota a una scoperta vera nel giro di pochi secondi.

GeoPop: la Terra (e non solo) spiegata in modo POP

GeoPop nasce proprio da questo incontro tra scienza dura e linguaggio contemporaneo. Il progetto è stato fondato dal geologo e divulgatore Andrea Moccia, che ha avviato nel 2018 il canale “GeologiaPop” (lo seguivo già da allora, quando era solo) per raccontare i fenomeni della Terra in modo semplice, diretto e comprensibile anche a chi non aveva intenzione di imbruttirsi su un manuale universitario di geofisica.

Nel tempo il progetto si è allargato ed è diventato Geopop – “Le scienze nella vita di tutti i giorni” – affrontando non solo geologia, ma anche energia, ambiente, grandi opere, spazio, biologia, chimica, geopolitica e attualità, con video, articoli, podcast e persino un’app dedicata. La loro forza sta nel prendere temi che spesso vengono raccontati da schifo oppure in modo inutilmente ingessato e rimetterli in circolo con un linguaggio rapido, pop e rigoroso, capace di collegare i concetti scientifici ai problemi concreti che la ciurma incontra ogni giorno.

Barbascura: il pirata della divulgazione che fa brutto alla seriosità

Poi c’è Barbascura X, che gioca proprio in un altro campionato stilistico. Chimico con laurea in chimica organica e dottorato in chimica verde, performer, autore e soprattutto pirata professionista della divulgazione, è diventato uno dei volti più riconoscibili della scienza raccontata online grazie al format “Scienza Brutta”, e la sua “ciurma” si allarga ogni giorno di più, approdando anche a canali main stream.

Ed è qui che la faccenda si fa interessante: Barbascura prende la natura, la zoologia, l’evoluzione, gli animali più assurdi partoriti dall’universo e li racconta come se stesse guidando una nave di disperati meravigliati nel mare dello schifo biologico più sublime. Il suo pubblico, non a caso, è una “ciurma”, e il suo stile è stato descritto più volte come quello di un “pirata della divulgazione scientifica” o addirittura del “punk” della divulgazione, perché riesce a tenere insieme rigore e delirio controllato senza far crollare tutto nel circo del nonsense. Famoso è il suo “tasso del male” (il tasso del miele) che se ne infischia di essere un piccoletto e fa brutto a tutti: elefanti, iene, serpenti velenosi e leoni. Le prende, viene scalciato, pestato, ribaltato, morsicato, avvelenato, ma sembra avere più vite di un gatto miracolato, e pur malconcio si rialza in piedi come un vero Ercolino sempre in piedi.

Una collezione di animali assurdi

La cosa che personalmente mi aggancia di più nel suo lavoro è questa: la possibilità di trovare un concentrato rapido, divertente e ben raccontato delle cose più bizzarre del regno animale. Per uno che è sempre stato in fissa con gli animali, è come aprire un baule del tesoro pieno di creature improbabili, comportamenti osceni, strategie evolutive imbruttite e meraviglie che sembrano inventate da un biologo ubriaco e invece sono tristemente vere.

Ecco perché funziona: non è soltanto intrattenimento, non è solo la gag, non è solo il personaggio col cappello. È il fatto che, dentro quel tono scazzato e piratesco, ci trovi un contenuto che ti resta addosso e ti fa venir voglia di approfondire, oppure almeno di andare a raccontare a qualcuno, con entusiasmo incazzato, che esiste davvero quell’animale lì e che fa quella roba totalmente fuori di testa.

Perché questa scienza pop funziona davvero

Ci sono almeno tre motivi per cui questa forma di divulgazione funziona così bene, soprattutto con i più giovani.

  • Il ritmo: questi contenuti sono costruiti per il feed, quindi partono subito forte, hanno un gancio chiaro e non si perdono in preamboli mosci che farebbero scappare anche la ciurma più paziente.

  • Il tono: GeoPop e Barbascura usano registri diversi, ma entrambi hanno capito che si può parlare di scienza anche ridendo, senza trasformare tutto in una lezioncina triste e imbruttita.

  • La forma: video brevi, grafiche, montaggi rapidi, linguaggi contemporanei e strutture editoriali precise permettono di rendere accessibili temi complessi senza ridurli a poltiglia da social fatta male.

In pratica, la scienza smette di sembrare roba lontana, da santoni del sapere rinchiusi in una torre d’avorio, e torna a essere una cosa viva, quotidiana, condivisibile. Una cosa che può passare nel feed senza fare schifo, anzi: lasciando addosso curiosità vera.

Tra fake, gossip e robaccia automatica

Ed è qui che questi divulgatori diventano ancora più preziosi. Perché oggi i contenuti scientifici non competono solo con altri contenuti culturali: devono sgomitare in un mare di gossip, indignazione industriale, fake news, provocazioni da discount e robaccia generata dall’intelligenza artificiale che spesso ha la forma dell’autorevolezza, ma dentro ha il vuoto cosmico.

In questo contesto, chi riesce a tenere insieme competenza, identità forte e capacità narrativa fa un lavoro enorme. GeoPop spesso interviene proprio per smontare semplificazioni e bufale con gli stessi strumenti visivi e narrativi che usano i contenuti fuorvianti, mentre Barbascura ha affrontato anche il tema della disinformazione in progetti dedicati come “Infodemic: il virus siamo noi”. In un ecosistema dove chiunque può travestirsi da esperto, il fatto che dietro ci siano studio, percorso accademico e lavoro redazionale fa tutta la differenza del mondo.

Il patto con chi guarda

Questa nuova divulgazione funziona perché stabilisce un patto chiarissimo con chi guarda: io ti intrattengo, ti faccio ridere, magari ti faccio pure restare un po’ scioccato davanti all’ennesimo animale delirante uscito dall’inferno dell’evoluzione, però intanto ti porto a casa un contenuto serio. E per reggere questo patto non basta essere simpatici come dei pazzi scatenati: servono competenze, disciplina, fonti e la capacità di non dire cazzate quando il tema si fa complesso.

Il punto è proprio questo: nel momento storico in cui chiunque può impacchettare qualcosa che sembri professionale, diventano ancora più importanti le voci riconoscibili, quelle che hanno uno stile, una faccia e una responsabilità. Il geologo che ti racconta la Terra come se fosse un gigantesco romanzo pieno di faglie incazzate e il chimico-pirata che ti scaraventa addosso l’orrore magnifico del regno animale stanno facendo una cosa semplice e rarissima: rendere la conoscenza di nuovo desiderabile.

Un cappello piratesco alzato al cielo

In mezzo a una quantità industriale di contenuti progettati solo per farti scrollare come un automa imbruttito, trovare canali che ti lasciano addosso curiosità, stupore e perfino il desiderio di approfondire è quasi commovente. Per questo a chi porta la scienza nei linguaggi di oggi senza svenderla va davvero tanto di cappello.

E nel caso di Barbascura, sì, quel cappello è bizzarro, piratesco, sgangherato e perfetto così. Perché la scienza non ha bisogno di stare impalata e composta per essere seria: ha bisogno di essere viva, raccontata, condivisa, perfino un po’ sporca di mondo. E se nel frattempo riesce pure a farci ridere, a farci restare ingrifati e a far fare brutto alla noia, allora ben venga tutta la ciurma.

Vi lascio con questo bel video sull’oloturia, che ha avuto un ruolo da protagonista qualche tempo fa qui su Abattoir:

https://www.facebook.com/share/v/1FAM7iTK4n/

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