Mia nonna

Una delle cose più importanti da sapere di me è che io vivo con i miei nonni da quando ho 12 anni e che, anche prima, loro erano per me dei punti di riferimento fondamentali. Tipo che, mentre mettevo i primi denti da latte, mia nonna mi ha parlato di galateo, di come stare a tavola, di quanto fosse importante nell’ordine: tenere i gomiti giù, non succhiare mentre mangi col cucchiaio, strofinarsi bene sotto la doccia, parlare bene in italiano, truccarsi sempre alla mattina e mettersi il profumo, lavarsi prima di andare a letto (pettinata ai capelli compresa), salutare tutti, anche i cattivi, perché “il saluto è degli angeli”, cercare di essere buona, e mille altre cose così.

Mia nonna si chiama Rita. Ha fatto 5 figli mentre lavorava al ristorante con mio nonno, è quasi diplomata (mi ha parlato spesso del suo sogno di insegnare) e mi ha sempre detto che “una donna deve lavorare e farsi avanti”. Ogni volta che a scuola facevo un tema lei leggeva la brutta copia (gliela lasciavo in cucina, accanto ai fornelli) e mi diceva cosa ne pensava. Era sempre molto contenta di come scrivevo e mi faceva sentire brava e importante. Mi faceva sentire con un futuro. Da lei ho imparato tutto: come si sta con gli altri, i miei valori, ad esempio “non buttare le cose per terra”; lei mi ha donato la voglia di lavorare e di affermarmi. E anche se dice “pissicologia” e quando raccontai che volevo fare la psicologa mi disse: “ma chi, l’elettroshock?!?”, è lei (e non altri che lei) che mi ha trasmesso l’importanza di guardare gli Altri e me stessa prima degli altri. “Una deve pensare sempre a se stessa”, mi rimproverava quando mi arrabbiavo con qualcun altro e non pensavo a cosa potevo aver combinato io.  Continua a leggere

A Palermo una rondine fa primavera!

Nel quartiere dove sono nato le rondini volano alte sui palazzi. Grigi ammassi di cemento che dopo poco più di trent’anni stanno cominciando a cadere a pezzi, un po’ come me. Tutto il mio quartiere sta cadendo a pezzi, ma alle rondini non gliene frega proprio un cazzo!
I piccoli pennuti bianchi e neri che cantano starnazzando fin dalle prime luci dell’alba si sono abituati a vivere male. Proprio come i palermitani. Invece di costruire dei nidi al sicuro lontano dall’uomo, hanno scelto, provocatoriamente, di stabilirsi sotto i balconi sgretolati dal vento, tra le intercapedini dei muri crepati, rischiando di veder distrutta la loro casa e i loro piccoli in un batter fragoroso di scope.

Non è molto lontano dall’agire dell’essere umano in fondo. L’altra sera, nei vecchi edifici abbandonati della scuola del mio quartiere, notai una luce accesa dietro la finestra di quella che un tempo fu la III C, la mia classe. Su un antico banco verde, un piccolo pargolo col culetto di fuori attendeva di essere cambiato dalla mamma. Anche gli uomini, come le rondini, si adattano. Lo devono fare, inevitabilmente. E i vecchi locali di una scuola media possono diventare una casa, una dimora, un’esigenza, una necessità. Continua a leggere

Storytelling – La vacanza di Giuseppe Milazzo

«Eh caro mio, se non era per il mio posto fisso alla regione, ed anche, diciamolo, per l’aiuto di qualche mio amico, a quest’ora eravamo tutti con il culo in aria. Cosa? Dici che alla fine la mia vita è stata solo fortuna e raccomandazione? Può darsi. Ma non è solo questo. In effetti, non nego che mio padre, pace all’anima sua, fosse già amico di un pezzo grosso, infilato pure lui dentro la linfa infinita della burocrazia, ma devi saperci fare: non basta prendere la poltrona e farsi i cazzi propri. Devi sapere come muoverti, altrimenti finisce che lavori veramente e sei costretto a timbrare il cartellino per quarant’anni. Nella vita, e nella nostra amata città in particolare, gli amici valgono più di qualsiasi busta paga. Se un collega ti chiede un favore, devi esercitare il diritto di pensarci su; prendere tempo, valutare i pro e i contro, ma soprattutto, considerare quello che lui un domani può fare per te. Non si arriva alla nostra età senza un briciolo di pianificazione. La pianificazione è tutto.

Tu, ad esempio, perdonami se te lo dico: hai fatto lo schiavo tutta la vita. E dai, non t’incazzare, fammi finire il concetto. Sei entrato in azienda all’età di quindici anni, come apprendista, quando ancora non c’era nemmeno la Repubblica. Continua a leggere

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Cose di cAsa Nostra

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La mia coinquilina cinese dice che lei non ha mai votato e neanche i suoi genitori, perché in Cina nessuno vota tranne i rappresentanti. Ride, è stranita dal nostro fervore. Poi mi manda un messaggino mentre sono in doccia: vuole […]

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Cinque piccole dita

Vi siete mai chiesti quand’è che ci si rende veramente conto di come va il mondo? La perdita del disincanto infantile che spazza via i topini dei denti, i babbi natale, i vari angioletti e le puntate dei vostri cartoni […]

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Il fenomeno delle scarpe volanti

Se in questi giorni mi vedrete con il naso all’insù non fateci caso. Da poco, infatti, ho scoperto che anche nella mia di-medie-dimensioni città si è diffuso il fenomeno delle scarpe sui fili, sì insomma, quello li che leghi i lacci di due scarpe e poi lanci il tutto in modo che si allaccino ai fili del telefono, tipo bolas spagnole.