E vissero felici e contenti! Ma anche no: il mito dell’amore romantico

E ci seeeeeeeiiiiiiii adesso tuuuuuuu a dare un senso ai giorni miei… 

Volevo iniziare questo post sull’amore con un po’ di Eros. Ok, a parte la battutta brutta, oggi parliamo del mito dell’amore romantico (o meglio dei miti, perché sono tanti). I miti come sappiamo erano delle narrazioni che spiegavano fenomeni naturali e comportamenti umani e che sono entrate nella cultura rafforzando determinati valori e visioni del mondo. Perché è importante questa tematica? Perché l’idea dell’amore perfetto, bello, romantico, veemente, passionale, con gli uccellini, le scarpette di cristallo e il “vissero felici e contenti” serve a sottomettere la donna perpetrando la cultura patriarcale nonché la cultura dello stupro. Eeeesaaggeraaataaaa – direte voi – e invece no, riflettiamoci! 

L’amore cosiddetto romantico alimenta certi stereotipi di genere che stanno alla base della cultura maschilista e patriarcale che, come racconto in questo post, è quella che hanno inculcato a tutti e a tutte fin dalla tenera etá (e non era una cosa forzata ma semplicemente: “c’est la vie“). Le differenze di genere, infatti, si sviluppano atraverso l’idea dell’amore romantico laddove il potere lo detiene l’uomo e alla dona non rimane nulla. Donne, quante volte abbiamo aspettato l’uomo della nostra vita? Il cavaliere che viene a salvarci dal drago (o l’idraulico itlaiano coi baffi in un noto gioco della nintendo)? Il bel principe che viene a baciarci per ridestarci dal sonno? Questi fari di luce che venivano a rischiarare le nostre notti buie! E noi lì, immobili, impassibili ad aspettare. Al massimo a farci crescere i capelli per aiutare l’eroe, o a filare come Betta. E non è questa una perpetuazione della concessione del potere all’uomo? Ebbene sì! Continua a leggere

Qualcosa fugit – #poesieculturali

Febbre,
Delirio.
La divisione tra vita e non vita perde confini,
Sfuma,
É notte.
Da un lato dell’occhio una mano
Chiara
Decisa
Viene a prendersi qualcosa
E lo fa ogni giorno.

Da dove viene?
Chi sei?
Febbre,
Delirio,
Vomito.
Non c’è il tempo per stare così.
Ansia.
Così nel giorno libero,
Figlio unico
di madre vedova,
Almeno per un po’
…Avrà tempo di risposarsi?
Se, in mezzo al tutto, se lo potrà permettere.

Febbre,
Delirio,
Vomito,
Tristezza.
La mano nell’Occhio sinistro risucchia:
Ha un tubo (in)visibile,
Prende giorni,
Minuti.
Doveri, doveri, dov’ero?

Mi ha preso e non me ne sono accorta?

Febbre, Ansia, tristezza,
Tempo, confusione
Risucchiano parti di Me,
Senza sangue apparente,
Ieri, come già domani
:
Giorni produttivi in parte, burocratici,
ce lo insegnano e lo sappiamo fare.
Obbediamo. Scorriamo. Reiamo.
Per il resto?

Era davvero notte,
Stanca,
Senza sonno,

Ma era anche domani,
Se non ti svegli.

Poesia

Il poeta scrive di lacrime seccheasciugate dal tempo dei retrogusti amaridi dolci ricordi di farfalle intrappolateche non osa liberare di rabbia distruttivamitigata dal foglio di distillati d’emozionisu gocce d’inchiostro di chiavi di letturaper emozioni criptate