Storytelling – Noi, abusivi onesti! *

Ansimo e corro, corro e ansimo per stare al passo.
Sono incazzato, siamo incazzati neri, arraggiati si dice in Paliemmo.
Per la prima volta nella mia vita sto protestando. Ho cinquantatré anni, ne dimostro sessanta e protesto coi miei colleghi, sputiamo in terra, lanciamo munnizza sui Quattro Canti, scriviamo sulle statue di piazza Vergogna, perché la vera vergogna pi ‘mmia è cca.

“Vergogna! Chi vriognaaa! Porci, PORCI!”
Ci sforziamo di abbanniare in italiano e tutti in coro; il mio vicino di protesta ha tre denti che gli rimangono in bilico in bocca ma che non gli tengono dentro la saliva e così a volte mentre corre e ansima e ansima e corre pure lui, un filino di bavetta gli inumidisce la guancia scura di perfetto siculo. Per fortuna la barba ispida e nera gli trattiene tutto di sopra e a me mi bagna solo di sgricio.  Continua a leggere

Mos maiorum stultorum


Mos maiorummos-maiorum

Già me li immagino, gli sbirri, salire sugli autobus e chiedere informazioni circa il permesso di soggiorno di quei tre in fondo, visibilmente stranieri perché neri. Io sto perdendo il mio autobus, ma questo controllo tarda la partenza del mezzo. Penso subito che stiano cercando qualche fuggitivo o chissà quale criminale. Non mi viene subito in mente (perché non ci posso credere!) quella formula latina che a scuola era spesso accostata a Cicerone: “mos maiorum”. È da un po’ di tempo che a questo detto si associa un nuovo disgusto da parte mia. Ma oltre ad informare e ad incitare la popolazione di origine straniera al passaparola sulle nuove dinamiche di uno stato controllore più che accogliente, non si può fare dell’altro, forse.

Sprar, Cas, Cda, Cpsa, Cara…

La nausea per le divise, per coloro che sono dentro ai circuiti del volontariato e che non hanno il minimo tatto, che dimenticano cos’è un uomo quando parla una lingua diversa dalla tua. Continua a leggere

Fa Caldo

di Fabio Campoccia

C’è un uomo seduto all’interno di una piccola stanza, al buio, indeciso se uscire dalla stanza, oppure fare quello che ha sempre fatto: restare seduto.

Adoro guardare l’alba a mare.
Credo sia il momento migliore.
Di notte fa troppo freddo.
E poi di notte il buio è avvilente.
Io ho sempre odiato il buio.
Di giorno invece fa troppo caldo, troppa luce.
Ora è buio ma fra un po’ una lama di luce avanzerà lenta dall’est.
Il momento migliore: né troppo caldo, né troppo freddo.
Luce che spazza via il vento notturno.
Luce ma non troppo, caldo ma non troppo.
Luce e caldo di un’altalena di eccessi che all’alba convergono al “non troppo”. Continua a leggere

Lettere e Filosofia Unipa

Corpo Basso PULP

Qualche mese fa, trovai in una piccola biblioteca della facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Palermo (un posto chiamato «corpo basso») un minuscolo foglietto di carta datato 25 gennaio 2008. Riporto fedelmente quanto lessi, per la memoria futura di […]

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Uterology

L’amara verità è che noi donne abbiamo un utero. Sapete come è fatto un utero? Che forma ha? E sapete di quanto si può dilatare? No? Neanche io… Come mai? Non mi interessa. Non mi interessa conoscere i suoi molteplici usi. A […]