Mettete dei fiori nei nostri cannoni

Mettete dei fiori nei nostri cannoni era scritto in un cartello
sulla schiena di ragazzi che senza conoscersi, di città diverse,
socialmente differenti, in giro per le strade della loro città,
cantavano la loro proposta, ora pare ci sarà un’inchiesta.
(I Giganti, Proposta)

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“Fiorenza giglio di potenza virgulto primaverile. Le mattine di primavera sull’Arno. La grazia degli adolescenti (che non è grazia al mondo che vinca tua grazia d’Aprile), vivo vergine continuo alito, fresco che vivifica i marmi e fa nascere Venere Botticelliana…” (Dino Campana)

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De excidiis et irrumatoribus

di Cristiano Di Salvo

Sarà che mi prude il cazzo, sarà che le reazioni a certe notizie sono incurabili anche usando il Chilly intimo gel alla menta piperita o sarà che Facebook mi sta finendo di rompere i coglioni, fatto sta che non mi riesco proprio ad esimere dal lamentarmi di ‘sta cosa.
A Orlando hanno massacrato mezza discoteca gay e la cosa, di per sé, farebbe ballare il twist agli zebedei di chiunque sia dotato di buon senso, soprattutto vista la mancanza di, ehm, “buoni motivi” da parte del killer.
Era incazzato, ha comprato un fucile automatico (cosa normale per qualsiasi squinternato negli USA, The Simpsons docet1) e si è andato a fare due salti con i botti in discoteca al centro. Cose che manco Bappo, l’incazzatissimo “puggile” del capolavoro di Maccio Capatonda “Ahia, ma sei scemo?”, si sognava di fare mentre prendeva a pugni il muro nella sua rabbia cieca.
Ma a me girano per tutt’altro motivo. Continua a leggere

Le tortore preferiscono la campagna

È un sabato scoglionato come un altro, il terzo da quando sono tornato a vivere in città; da quando ho abbandonato la provincia con tutti i pro, i contro, gli stereotipi, i “Sì, ma si sta bene – Eh ma la benzina, la manutenzione…” E-mi-fermo-altrimenti-non-si-finisce-giuro. In più ho la faccia da depresso che mia moglie odia e le scatole per casa che sghignazzano. Giuro, superata la terza settimana dal trasloco lo fanno veramente!

«Usciamo a prendere un gelato!»

Guardo il mio posto auto, gli alberi condominiali curati. Mi giro un attimo a guardare mia figlia, piccola ansia da separazione. Ridò un altro sguardo agli alberi: ci sono ancora, questi non sono ancora stati bruciati.
Depressione post-incendi. Sorriso di circostanza verso mia moglie. Inchino. Lavaggio ascelle, faccia, denti, bidè (massì, facciamolo girare ‘sto contatore… è pure nuovo!), vestiti puliti, scarpe nuove da ventinove-e-novanta, litigata con lo specchio. Continua a leggere

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L’ultima neve di maggio

Alla fine di tutto mi ero immaginato all’interno di un video che strizzava l’occhio a Vasco Rossi. Ognuno di noi in pigiama, cuffie in testa e l’indice medio sul sopracciglio, la panza, la barba di tre giorni e una voce […]