Colazione, pranzo e cena

di Marta Riccobono

«Signora, mi deve credere: io non me la fido più. Ogni volta che accendo nel telegiornale mi viene lo sconcerto. Ma in che paese viviamo, dico io? Come “di che sto parlando”? ‘Nca di tutti sti nivuri e africani che si vengono a sdivacare qua da noi sto parlando! Signora mia, signora mia… mi facissi stare zitta che meglio è! L’altro giorno hanno fatto vedere che c’era un altro gommone chinuchinuchinu in mezzo al mare e quelli della guardia costa se lo sono andati a pigliare e l’hanno portato a Lampedusa. Ma che ci portate a Lampedusa, dico io? Non abbiamo di che mangiare e facciamo inviti! Sta diventando tipo quel proverbio che diceva mia nonna buonanima: U poviru unn’avia e limosina facia! Lo sapeva questo modo di dire, signora Rosa? No? Ora lo sa, vede quante cose che ci insegna la sua vicina. Che poi lo fanno apposta a venire su questi barconi che sembrano tanti animali, per farsi piatusi: si carrìano le femmine incinte, i picciriddi… e nel frattempo sbarcano una vagonata di picciottazzi che vengono qua a fare i delinquenti! Pare che delinquenti italiani noi non ne abbiamo! No, signora mia, non è situazione che può continuare, qua a rivoluzione finisce. I politici se ne fregano, quelli basta che ci dai a mangiare e se ne stanno a Roma a fare i porci con le buttane e gli arrusi. Continua a leggere

#iosonoAlmaviva e #sui17cimettolafirma: la Lotta Contigua

11065886_1621953854690688_4889718485226504872_nPalermo, inverno 2015.
Gli ultimi mesi dell’inverno a dire il vero, ma il calore che si avverte ultimamente a Palermo non ha nulla a che fare con fattori climatici, quanto piuttosto con la solidarietà che emerge dalle proteste che animano la città.
Oggi si tende a brandizzare tutto, anche le lotte, assegnandogli (un po’ per moda, un po’ per la sua funzione tecnologica) un bell’hashtag1: ci troviamo così a manifestare insieme a #ioSonoAlmaviva e #sui17ciMettoLaFirma.

#ioSonoAlmaviva è una mobilitazione portata avanti dai lavoratori di Almaviva, azienda che si occupa di servizi di call center, icona del lavoro più precario e mortificante del nostro tempo. Questi lavoratori, gran parte dei quali ha un contratto a tempo indeterminato, svolgono il loro lavoro con grande professionalità e competenza, ma sentono sempre di più il peso delle politiche della flessibilità del Jobs Act e della delocalizzazione, ovvero di quel fenomeno che rende possibile che ad una nostra chiamata al servizio clienti X risponda un nostro coetaneo dall’altra parte del mondo che parla italiano come io parlo il tedesco (con frasi fatte, imparate a memoria per la sopravvivenza). Continua a leggere

Storytelling – Il patto

di Marco Giglio 

(continua da qui)

Buio e freddo. Mi trovavo dentro una stanza stretta illuminata solo da una vecchia lampada ad incandescenza, il perimetro ricordava la tromba di un ascensore.
Disteso a terra, in posizione fetale, percepivo all’altezza della fronte quello che doveva esser stato un forte colpo alla testa. Davanti ai miei occhi migliaia di cavi e fili elettrici correvano tra le mura intonacate solo con il cemento, su per almeno 15 metri, respiravo polvere.
Gridai con tutta la forza che avevo in corpo ma non rispose nessuno. Il cellulare segnava una chiamata persa e per terra vidi un foglio con questo messaggio:
“Ben svegliato! Ti chiederai cosa ci fai in mezzo alla polvere, dentro un cavedio a 17 metri di altezza… Ho cercato di fartelo capire in tutti i modi, hai ignorato i miei consigli e hai fatto finta che sia stato tutto un sogno, frutto di chissà quale disturbo o allucinazione. Devo farti i miei complimenti, sei stato bravissimo a crederci, non avrei mai pensato di trovare così tanta resistenza per uno stipendio da 700 euro al mese, la somma che io guadagno in una sola ora… Complimenti davvero, anche la tua… com’è che la chiami? Ah sì, ispirazione! Il tuo “talento” pare non volersi arrestare: passi il tempo a scrivere, divulgare, andare contro un sistema che va dove IO e qualche amico decidiamo di far andare. Cosa c’è? Vuoi forse farmi credere che questo lavoro ti piace? Continua a leggere

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Storytelling – Il Giudice Cazzilla

di Pigi Arisco Ci sono donne imprigionate dalle mura domestiche, ci sono donne imprigionate dentro un burqa dalle credenze religiose. Ci sono donne imprigionate in un carcere. Ci sono donne che nascono in una prigione. La storia che sentirete vi […]

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Storytelling – La cura di Bianca

di Fabio Campoccia La scala AMICO-1: Ma sei davvero convinto che questo dottore sia bravo? AMICO-2: Che scherzi? È un genio! Ha inventato da solo un nuovo ramo della psicoterapia moderna, una specie di cura miracolosa per casi difficili. AMICO-1: Certo […]

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Complottevol-mente

A volte mi capita di pormi delle domande strane, le ultime in ordine cronologico sono: perché ho l’impressione che nel nostro paese l’informazione sia filtrata? Perché ho sempre la percezione che i media non si occupino di informazione come dovrebbero?