Le due chiavi della vittoria stradale

di Fabio Campoccia

Era una qualunque mattinata feriale di un qualunque mese di qualche anno fa.
Con la mia bici come ogni santo giorno feriale mi recavo al mio ufficio. C’era una sottile pioggia che rendeva la passeggiata non troppo gradevole, ma si sa, un ciclista sfida tutte le peripezie stradali e atmosferiche pur di non chiudersi in una scatola metallica e subire l’infamia del traffico. Specialmente all’inizio della giornata.
Camminavo per la strada.
Educatamente e civilmente rifutavo di salire sul sicuro marciapiede e svincolavo tra automobili e autisti di bus distratti e nevrotici che cercavano in tutti i modi di sbarrarmi il passo. Ad un certo punto, un’amabile signora anziana, seduta dentro un’auto posteggiata, spalancò a bruciapelo lo sportello giusto davanti a me. Con un acrobatico colpo di reni riuscii ad evitare lo sportello e, preso da un certo disappunto, mi rivolsi alla signora, ancora pedalando, con un tono obiettivamente educato: “Attenzione per favore!”.
La signora ci riflettè pochi secondi, giusto il tempo di farmi allontanare, e poi urlò sgarbata: “Ma perché, lei non ce l’ha il campanello?” Continua a leggere

4x400m

di Cristiano di Salvo

Tempo di staffetta 4×400 alle Olimpiadi Italia 2024. I nostri atleti, tutti alla prima esperienza olimpionica, si riscaldano a bordo pista e ripassano le strategie individuali e di squadra. Come da copione partirà per primo il più anziano per poi passare il testimone in ordine decrescente di età.

Luciano Vento è quindi il primo. Venticinque anni, è il secondo più veloce della squadra sui 400, grazie ad un’infanzia passata a correre dietro gli spietati bus mattutini della sua città natale.
La tensione è palpabile quando le squadre vengono finalmente chiamate ai blocchi di partenza.
Ai posti, pronti, CRACK!
Il colpo di pistola dello starter svuota la mente del nostro Luciano, tutti i pensieri paiono esplodere insieme alla polvere da sparo. L’infanzia difficile di studio ed allenamento costanti, il ribrezzo misto a pietà per i genitori sempre troppo impegnati a lavorare per avere una vita affettiva, la promessa di non diventare mai come loro, di non lasciare morire il bambino interiore, anzi di coltivarlo e lasciarlo libero sempre, di invecchiare sì, ma solo all’esterno. Continua a leggere

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Il presepe della discordia

È Natale! Così dice il calendario e devo crederci, anche perché ci sono le luminarie, i babbi natale (da cui fuggo per via di atavica avversione) e gli alberi luccicanti. Ma manca qualcosa, mi guardo attorno e so che manca. […]

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Perché è un bravo ragazzo

Il numero 6, pari e breve, non mi è mai piaciuto e quest’anno non è stato idilliaco per noi. Ma quello che penso sia più importante è riconoscere. Riconoscere tutto quello che è passato sotto o sopra o di lato […]

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In ritardo già in anticipo

Niente da dire, da fiatare. Tanto, ai bandi devo credere? Tanto, c’è una fila che ha una priorità che non sto a dirti. Svegliami, regalami un pacco di schiaffi. Nel sistema sprofondo perché nessuno mi ha insegnato come fare e […]