I treni sono dei mezzi assolutamente affascinanti. Inchiodano i tuoi occhi al finestrino dal quale scruti paesaggi che mai hai visto, località di cui non sai il nome, campi aperti di cui non saprai mai a chi appartengono. Viaggiare in treno è un’esperienza da fare in pieno giorno, ben sapendo, così, che potrai goderti tutto questo alla luce del sole. Le tratte sono quei percorsi fissi che, se sei un viaggiatore abitudinario, le conosci persino a memoria. Ad oggi, ci sono zone in cui il treno non ha più quel successo di pubblico: le vetture marciano semivuote per quasi tutto il viaggio e poi si riempiono per caricarsi di bambini e studenti. La stazione di Castelvetrano, ad esempio, è ormai una vecchia reliquia, molto prossima alla pensione; è uno di quei posti che ti fa venire la pelle d’oca al mattino, quando il sole è ancora timido e fa sopratutto freddo; non c’è nessuno ad aspettare, gli uccellini cantano, da qualche ora svegli, il bigliettaio è stato soppiantato dalla macchinetta elettronica e gli orari affissi mostrano che le corse sono rare ma funzionanti. Raggiungere Palermo è un’impresa: due ore e trenta-due ore e quaranta sono il minimo necessario per arrivare al capoluogo. Si capisce chiaramente che il treno sia stato vinto dai percorsi sulle autostrade e dagli autobus. Più veloci e sopratutto più silenziosi questi ultimi. Ma il treno… Succede che venga la voglia di prendere strade sconosciute, quelle dell’entroterra, delle frazioni irraggiungibili se non dai contadini, zone circondate dalla boscaglia, percorsi interrotti da strette e rumorosissime gallerie buie, “abbellite” da tutte quelle costruzioni delle vecchie stazioni fuori uso che mai hanno buttato giù, ma che anzi hanno ricostruito a pochi metri di distanza. Il vecchio e il nuovo restano assieme, aldilà dei binari. Questo è ciò che si vede andando verso Palermo. Continua »
Una Sicilia vista dal treno
venerdì 27 gennaio 2012 di Gas Giaramita
Pid: la leggenda del secolo!
giovedì 26 gennaio 2012 di Rosita Baiamonte
Si dice che Paul sia morto.
Chi è Paul? Sir Paul McCartney, of course.
La sua leggenda è nota con un acronimo: PID, Paul is dead.
Credo di essere ossessionata da questa storia, fin da quando ne sono venuta a conoscenza, non so bene perché.
E se fosse vero? In tutti questi anni, esperti, medici, medium, cartomanti si sono sperticati nel trovare indizi; le analisi fisiognomiche sono quelle che destano più sospetti sul piano oggettivo. Il caro Giacobbo di Voyager pare condividere con me quest’ossessione, viste le innumerevoli puntate che ha dedicato a quest’appassionante leggenda del mondo della musica. Continua »
Wardrobe Renewal: lo svecchiamento che rinnova il tuo armadio
mercoledì 25 gennaio 2012 di Marilisa Dones

Stare al passo con la moda, si sa, richiede una particolare disponibilità finanziaria e un armadio particolarmente accogliente. Questo vale per i gli abiti come per gli oggetti.
Ad ogni cambio di stagione si tirano giù borsoni e spesso non si fa altro che “stipare” meccanicamente tutto quello che si è accumulato nel corso degli anni precedenti senza alcuna logica, per pigrizia. Magari, capita che quell’abitino che 4 anni fa vi entrava alla perfezione adesso non vi stia più, perché avete messo su qualche chiletto, ma di buttarlo via non se ne parla proprio, perché, che peccato, l’avete indossato solo una volta. Faccio un esempio: avete un vestito da sera che magari vi è costato mezzo stipendio. Non ha alcun senso darlo a persone bisognose perché, teoricamente, le occasioni durante cui può essergli utile sono quasi nulle. Che fare? Ha senso tenerlo a muffire in un angolo dell’armadio e guardarlo con aria sconsolata? Continua »
L’uomo perde il pelo ma non il vizio…
martedì 24 gennaio 2012 di Andrea Ventura
Testo di Alexia Mangano
Immagina …
Sei spaventato, affamato, un vento gelido ti alita sulla pelle.
Un odore pungente ti stordisce i sensi, urina, feci… sangue.
Intorno a te altri uomini e donne si aggirano folli, graffiandosi violentemente gli arti, strappandosi i capelli e picchiando con forza la testa contro… sì, contro le sbarre di una gabbia… Sei in una gabbia, angusta, troppo piccola, troppo affollata.
Il terrore ti divora le viscere, non puoi scappare, puoi solo aspettare e i minuti passano lenti e ogni respiro pesa come un macigno. Continua »
(Canone) Rai, te ne dico di tutte e di più
lunedì 23 gennaio 2012 di Michele Scarpinato
Ogni anno nei canali televisivi e radiofonici ci ricordano costantemente di pagare il canone televisivo, detto anche Canone RAI giacché il ricavato di questa imposta viene versata interamente alla RAI, che non dimentichiamo essere una società per azioni.
Il canone televisivo si configura come una imposta sul possesso e risale al 1938, quando al posto della televisione c’erano le radio.
L’imposta sul possesso significa che solo per il fatto di possedere un televisore e avendo quindi la possibilità di vedere i canali RAI devi pagare una tassa. Avere un televisore significa comunque avere la possibilità di non vedere i canali RAI, ma questo allo Stato non interessa.
Questa imposta inoltre non è un’imposta con tariffe differenti per differenti mezzi come avviene con le auto, il cui bollo si paga in proporzione alla potenza dell’auto.
Se hai una tv 42″ con 3D o un 14″ con il tubo catodico di 30 anni fa, la cifra da pagare è sempre la stessa, con la differenza che i primi avranno un servizio migliore rispetto ai secondi che si vedranno diminuire le dimensioni dello schermo con trasmissioni in 16:9 (le bande nere sopra e sotto l’immagine) e poi oscurare la ricezione per non aver acquistato il decoder per digitale terrestre.
Da questa imposta sono esenti solo persone ultra 75 con un reddito inferiore ai €6713,98 annuali. Continua »
Senza titolo
sabato 21 gennaio 2012 di L'Abattoir
di Faber L. Gray
In tempi come questi, tra social network, blog, siti, giornali, tv, radio, vorrei scrivere una semplice, nota negativa. Un trafiletto, due pensieri in fila e quasi ben confezionati per voi.
Senza immagini, lasciate spazio alla vostra fantasia – i telegiornali andrebbero sentiti senza video!
Sono incazzato.
Fottutamente incazzato e, per una volta, non con me stesso.
Benché sia orgoglioso di essere siciliano, nel mio cuore moltissimo orgoglioso, SONO INCAZZATO CON TUTTI I MIEI CONCITTADINI. Con tutti i miei conterranei, isolani più isolati mentalmente che fisicamente.
Mi riferisco ai fatti che da quattro giorni ormai vincono il primo premio come “argomento più condiviso in rete”; un evento così tanto pompato, in positivo e negativo, da venir paragonato ai Vespri Siciliani.
Lo sciopero degli autotrasportatori, a cui hanno aderito piccole minoranze di pescatori e agricoltori.
E la stampa, nazionale e locale, non aiuta a calmarmi i nervi, nossignore.
Cercando un buon compromesso nel mare incerto dell’informazione attuale calibro, nel possibile, un buon mix di telegiornali e quotidiani online/siti d’informazione. Continua »
Bookcrossing. Libera un libro!
venerdì 20 gennaio 2012 di Maria Crisitina Vasile
Avete mai letto L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón? In questo romanzo l’autore racconta di un’enorme biblioteca al centro della vecchia Barcellona degli anni ’40 che egli chiama “il cimitero dei libri dimenticati”. Questa biblioteca raccoglie testi e volumi di ogni tipo e genere per preservarli, per non farli cadere nell’oblio e i pochi adepti che ne venivano a conoscenza potevano “adottare” un libro da quell’enorme e infinito dedalo di scaffali e farlo rivivere leggendolo. Mi era sempre piaciuta l’idea di un cimitero dei libri, per far in modo che certi libri non venissero dimenticati, fossero custoditi al sicuro e mai dispersi. Poi ho scoperto che c’è un modo migliore per preservare un libro… Continua »
Ministorie di ordinario abbandono
giovedì 19 gennaio 2012 di Gas Giaramita
Una delle caratteristiche dell’uomo è disfarsi come meglio crede delle cose di cui non ha più bisogno. Ci sono volte in cui oggetti più o meno grandi prendono troppo spazio, ormai diventati inutili e, a casa, si sa, ci sia sempre bisogno di spazio, o di rinnovare l’arredamento. Altro motivo di cambiamento è provocato dalla rovina nella quale è caduto l’oggetto. Esso è dunque costretto al licenziamento anticipato e ad anni di pensione davvero miseri, se proprio gli finisce male.
D’altro canto, l’uomo non sapendo a chi rivolgersi e spinto dall’innata fretta che tende a deresponsabilizzare ogni minimo gesto improprio e alimentato dall’ignoranza, così agisce.
Wind of changes: liberalizzazione sì, liberalizzazione no!
mercoledì 18 gennaio 2012 di Rosita Baiamonte
Ricordate la “primavera di Praga”?
Quel bellissimo e sfolgorante periodo in cui l’allora governo della Cecoslovacchia, sotto il dominio dell’Unione Sovietica, decise di promuovere un programma di liberalizzazione politica ed economica, nel tentativo di arrivare a un vero e proprio processo di democratizzazione, che purtroppo venne interrotto a causa dell’invasione sovietica, che in breve ripristinò l’antico ordine.
Perché ve ne parlo? Perché quello della liberalizzazione è un argomento che quasi tutti i governi hanno, una volta nella loro vita, preso in considerazione. Compreso il governo Berlusconi, che come sappiamo, nasce come governo liberale (???) e riformista, ma che, nella sostanza, ha tentato di imbavagliare anche Topo Gigio e che è sempre sceso a compromessi con le varie caste, proteggendole oltremodo e non arrivando a nessuna conclusione. Continua »
Torture dei nostri tempi: le mutilazioni genitali femminili
martedì 17 gennaio 2012 di Marilisa Dones

Infibulazione ed escissione. Bambine o adolescenti tra i 7 e i 14 anni sottoposte ogni giorno a questa tortura dalle loro stesse famiglie dalla notte dei tempi, perché l’onore della famiglia resti intatto. Solo in questa maniera, infatti, la ragazzina entra a pieno diritto nella società, diventa parte del gruppo, acquisisce la sua identità all’interno della comunità cui appartiene.
Le mutilazioni genitali femminili – FGC (Female Genital Cutting) – sono di diverso tipo: si va dall’asportazione parziale della vulva alla sua asportazione totale e cucitura degli organi genitali femminili esterni, lasciando una fessura nella vagina per permettere l’uscita di urine e mestruazioni e per far sì che la donna non provi alcun piacere ma terribili dolori durante i rapporti sessuali, provocando terribili ferite fisiche e psicologiche e problemi durante il parto.
Una volta sposata, lo sposo scuce la vulva per poter consumare rapporti sessuali e poi viene ricucita dopo la gravidanza. Quindi si tratta di una tortura che non solo menoma in maniera permanente la donna, ma che viene reiterata più volte. Continua »







