Una settimana pesante

E’ stata una settimana pesante. Siamo in sotto-pandemia (“sotto” perché – rispetto alla “prima volta” – se ne parla sottovoce), o Covid-II (era seconda). Da venerdì scorso lavoro con la mascherina “altruista”: è quello che devo fare per tutelare i miei pazienti, fidandomi che siano loro a pensare a me. In un lavoro che è definito “cura con la parola” potete immaginare cosa questo significhi: mi manca a tratti il respiro, faccio fatica a ultimare le frasi, mi piombano addosso nausea e mal di testa e la sera ho solo voglia di decedere sul divano senza neanche il desiderio di una bella carbonara o di un caldo gatto sulle ovaie. In quei momenti post-masque, il mio pensiero prevalente va alla possibilità che l’effetto serra creato sulla zona oro-boccale dalla mascherina possa farmi spuntare i baffi. Non è vero, il mio pensiero prevalente è relativo alla possibilità di non arrivare lucida a fine giornata, alle ultime sedute. Ma forse neanche questo è vero, ho fiducia in me. Il mio pensiero prevalente è: “quanto durerà?”, con un sottofondo di sottile, flebile disperazione.

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La forza della vita #7

Non è la prima volta che fotografo una pianta (o un albero) che cresce nel piccolo spazio tra una pietra e l’altra di un muro, in una roccia a ridosso di un muro, nella poca terra (o polvere) accumulata nel tronco di una palma, o sopravvive quando sembrava morta. Mi sorprende sempre vedere la forza della natura, vedere una piccola pianta crescere accontentandosi di poco. È una metafora della nostra vita che voglio fare mia.

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Abbiamo i minuti contati

Sono sempre stata una persona abbastanza indipendente, mi piace stare da sola e farmi gli affari miei, viaggio spesso sola, vado perfino a bere da sola al bar! E va bene così. Sono però un’ottima compagnia e naturalmente mi piace stare con altra gente, non sono poi così misantropa! Ok, preambolo finito. Ora vi racconto ‘sta storia.

Venerdì scorso accade che vado a cena a casa di Marco, col suo compagno e una cara amica; decidiamo poi di farci un drink post cena e raggiungiamo un altro membro del nostro gruppetto al bar. Quest’altro ragazzo era in compagnia di un suo caro amico che a me, personalmente, sta sul cazzo. Si può dire? Mi hanno chiesto molte volte il perché di questa mia avversione nei suoi confronti. Non è una cosa “a pelle”, sapete, quando dite che qualcuno vi sta antipatico senza nemmeno conoscerlo, no: io ci ho parlato spesso con questa persona e lo confermo, mi sta proprio sul cazzo! Ci credete nell’energia, nelle onde cerebrali, nell’aura o in altre cose new age? Ecco, per me questa persona emana vibrazioni negative, ha un’aura negativa, insomma più lo guardo negli occhi e più penso sia un pezzo di merda. Continua a leggere

no mask?

Una settimana pesante

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La forza della vita #7

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carpe diem

Abbiamo i minuti contati

Sono sempre stata una persona abbastanza indipendente, mi piace stare da sola e farmi gli affari miei, viaggio spesso sola, vado perfino a bere da sola al bar! E va bene così. Sono però un’ottima compagnia e naturalmente mi piace […]