Nostra signora dei cervelli (ora pro nobis)

Qualche giorno fa ho comprato la mia prima tv e paffete! Paffete che il giorno dopo (cosa che mai in quasi 36 anni di mezzi televisoristici di fortuna, tubi catodici da interpellare una volta ogni tanto con fatica e film capitati) a cena c’è la tv accesa random, dato che è una bella tv e che
in casa mia rappresenta pure la trasgressione. Figuratevi che è pure bianca, blasfemia assoluta per una che ha nel nero il suo colore preferito. E comunque insomma, la tv stavolta c’è, è accesa random e casca a fagiuolo sulla faccenda “Notre-Dame”. Vediamo le fiamme e c’è una di quelle mattanze televisive solite, con un conduttore incalzante che intervista genti varie (non competenti per forza, ma anche ad muzzum: viva la cultura!) e toglie la parola a questo o a quello in funzione non dei tempi di parola o di contenuti più o meno validi, ma di un qualche percorso preimbustato che sa solo lui e chi glielo ha imposto. Al di là di ciò, in tv c’è Parigi e giustamente si cerca di capire, anche se io penso prevalentemente a ciò che ho nel piatto; questo non per disaffezione verso la povera Paris, ma per indifferenza generalizzata verso la tv: il mio è un disturbo conclamato.

Certo che mi dispiace, ma ho imparato nel tempo ad ascoltare il fastidio profondo che proviene da questi talk show populisti che molti amano chiamare “solotti televisivi”; locuzione, questa, che ritengo più che interessante, dato che nei salotti di casa ci si può permettere di stare belli comodi e sbracati, coi piedi puzzolenti, sobri o brilli, lucidi o no dopo una dura giornata di lavoro o di nulla, a spararle grosse e piccole insieme, deliranti e noncuranti, in fondo, di ciò che diciamo. Insomma, a chi vogliamo darla a bere: questo è il bello del salotto di casa propria! …Ma ecco, c’è una certa differenza nello sparare la minchiata in cui manco si crede giusto per fare una battuta (a parte che c’è battuta e battuta: per carità d’Iddio!) e nello spararla in Italia-visione e dentro quelli che, non so perché, sono considerati “i salotti italiani per eccellenza”; la differenza è che quello che si dice là assurgerà a verità di tutto ciò che sta di qua! In mezzo ci sta il potere dell’influenzamento, della creazione di una cultura nazional-superficiale che va in automatico, di catena associativa in catena associativa, perché di questi schemi ci hanno infarcito il cervello. E così, poco strano è che a un certo punto lo schermo piatto della mia nuova tv sia diviso esattamente a metà e che, mentre si parla di Notre-Dame, sullo sfondo ci sia da un lato la chiesa bruciante e dall’altra un barcone di migranti con in sovraimpressione una delle memorabili frasi di Matteo Homer Salvini Simpson. E poi, è poco strano che uno dei miei commensali faccia uno scontato quanto fantasioso collegamento tra i paesi con più o meno immigrati, gli attentati terroristici e Notre-Dame. Lo trovate atipico? Credo di no, anche perché questi sono i temi culturali con cui ci massacrano le sinapsi da tutti i lati, lo sappiamo. Quello che in effetti forse è strano è che io, francesista, non mi sia strappata i capelli di fronte al rogo; ma non c’erano morti ed io pensavo a chi si stava occupando dei restauri, già sull’orlo della gogna e del sicuro fallimento probabilmente per via di notizie approssimative e poco veritiere lanciate come verità assolute. Già pensavo a facebook invasa di preghierine per Nostra Signora e a foto di roghi e ad invettive politiche serpeggianti ovunque per l’unico motivo che ci piace serpeggiare. Sentivo l’orticaria crescere in mezzo a sensazionali notizie di distruzione totale di bellezze arcaiche inricostruibili, quando addirittura arriva Sgarbi. Lui dice la sua e, strano ma vero, smonta la tragedia da audience ottenendo immediatamente di aver revocate inquadratura e parola dal conduttore. Segue l’ovvia idea del terrorismo. E comunque ad oggi si parla di un “semplice” corto circuito.
…Et voila! Palloncino sgonfiato, nonostante i danni. Ecco perché distoglievo lo sguardo e non urlavo drammatica “Vive la France!” sui social. Ecco perché speravo che si pregasse non per la chiesa, ma per il restauro dei cervelli. Ecco perché non ho mai avuto una tv. …Sono proprio senza cu-cu-cuore!

Sabato sera

di Antonio Patti

Ti ho visto, di spalle
Mentre tenevi un drink rosso
E baciavi uno sconosciuto moro.
Ti ho visto flettere le ginocchia
E accarezzarti le cosce
Mentre la tua bocca mimava un testo.
Ti ho visto tra mille luci colorate
Mentre eri l’unica della pista
Che illuminava mille facce scure.
Ti ho visto vomitare
E maledire chi ti aveva promesso
Una fugace felicità.
Ti ho visto guardarti allo specchio
Mentre ricordavi due mani incrociate
E due bocche unite da una passione più forte della ragione.
Ti ho visto mentre scappavi e piangevi
E le tue dita cercavano un numero su un telefono
Che non ne aveva più memoria.
Ti ho visto su un asfalto mentre serravano le tue labbra
Su denti sanguinanti
E le tue mani si arrendevano
A polsi più forti
A muscoli cibati e allenati per uccidere speranze.
Ti ho visto guardare un neon intermittente
Mentre il tuo corpo si copriva di offese
E il tuo cuore cessava di battere.

C’è un grande prato verde

Qualche giorno fa, durante una trasferta di lavoro in Lombardia, seguendo con l’auto le indicazioni per una trattoria mi fermo per pranzare. Di fronte al parcheggio rimango piacevolmente sorpreso nel vedere due nuovi enormi campi di rugby liberamente accessibili da chiunque. Non vi erano infatti ringhiere o barriere di alcun tipo che ne limitavano l’accesso. Vedere questi enormi, sterminati campi verdi, e sentire il morbidissimo prato sintetico sotto i piedi, mi ha emozionato molto. Lo so, probabilmente sembro pazzo, mi emoziono per un campetto di rugby, ma vi spiego.

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