I fiorai sono sempre aperti

È sera, io e la mia famiglia torniamo da una serata in pizzeria. Le bimbe sonnacchiano sui sedili posteriori, guardano scorrere il cemento chilometro dopo chilometro. Nel buio della sera, tra gli incroci, oltre il rosso del semaforo, fa capolino un banchetto di fiori illuminato a giorno. Sento le mie piccole parlucchiare di piante e fiori, poi, all’improvviso, come un dolore intercostale, arriva la domanda, quella tosta dei cinque anni: – Papà, perché alcune persone sono marrò?

Prima di rispondere, visto che sono mezzo sordo, chiedo alla piccola di ripetere la domanda, forse anche per prendere tempo: – Perché alcune persone sono marroni?

La domanda mi spiazza e mi fa sorridere, perché significa che fino ad allora, la bimba di cinque anni che ho visto nascere, non ha mai notato differenze cromatiche tra i suoi simili. Ciò è naturale (e bellissimo) per i bambini, almeno fino ad una certa età, non perché siano daltonici o altro, ma per mancanza di una struttura mentale non ancora sviluppata ad etichettature, giuste o sbagliate che siano.
Prendo tempo: il semaforo diventa verde, e intravedo Salvini, al suo interno, che mi addita minaccioso.

– Allora papà?
– Semplicemente, per lo stesso motivo per la quale tu non sei bionda e tua sorella sì. Per un fattore naturale. C’è gente che abita in zone dove il sole è molto più forte, e per proteggersi dal sole, la natura nei secoli, ha sviluppato una sostanza nella pelle che li protegge dai raggi solari.
– Come quando andiamo al mare?
– Esatto

Risposta nella media direi, nessuna sbavatura, e passiva alle intimidazioni del semaforo verde.

Faccio strada nel silenzio della notte, l’asfalto scivola in silenzio. Fuori è un deserto, ma a pochi metri da casa,  intravedo una paletta alzata: era dal 2004 che non mi fermavano.
Mi chiedono i documenti, controllano la targa, assicurazione, poi si fermano a guardare tra i sedili posteriori e ridendo, per motivi che ignoro, mi riconsegnano i documenti.

Mi volto e rimango di sasso: – Giulia, ma che hai fatto?

Al centro del sedile, la borsa di mia moglie non c’è più, tra le mani di mia figlia resiste un beatycase con i trucchi, strattonato dalla madre. Alzo gli occhi e vedo una bambina con la faccia colorata: un pò rossa, un po’ marrò.

– Niente papà, voglio essere marrone come Vaiana (la protagonista Disney di Oceania) e andare al mare, senza la crema.
– Ah.

In macchina scoppiamo tutti a ridere. Mi torna in mente il fioraio, seduto tra le piante, sia mai che a qualcuno venga in mente di rubare dei fiori. Ripenso all’allucinazione del semaforo verde, guardo dal finestrino, mentre fuori, i primi fulmini, annunciano l’arrivo di un temporale.

Avverto dei brividi, comincia a fare sempre più freddo.

Il mezzo grado che fa la differenza

Secondo il catastrofico rapporto dell’Ipcc (Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico) datato 8 ottobre 2018, contro il riscaldamento globale non c’è più tempo da perdere! Il rapporto, infatti, mostra una serie di impatti sui cambiamenti climatici che potrebbero essere evitati se limitiamo il riscaldamento climatico di mezzo grado. Cosa vuol dire?

Nel 2015, i capi di Stato di 193 paesi avevano siglato “l’Accordo di Parigi”, importantissimo documento riguardante il cambiamento climatico che ha gettato le basi per contenere le emissioni di gas serra. Quell’Accordo puntava a limitare, adottando tutte le misure possibili, il riscaldamento del pianeta di massimo 2°C.

Ecco, secondo questo nuovo “Special Report on Global Warming of 1.5°C” dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), quei 2 gradi sono comunque troppi: bisogna regredire ad almeno 1,5°C. Si tratta di un mezzo grado che potrebbe salvarci la vita, limitando i danni. Continua a leggere

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