Alice, bada alla semplice storia!*

Ho sempre affermato che mai e poi mai avrei avuto dei bambini. Lo dico circa dalle scuole elementari, con convinzione, con la consapevolezza di un discorso razionale a darmi ragione, senza dare troppa importanza alle espressioni deluse dell’interlocutore di turno. Questa, assieme ad altre, è una di quelle affermazioni che vengono automaticamente catalogate come: dicono tutte così. È una di quelle risposte che presuppongono che tutte le ragazzine del mondo abbiano pensato nella loro vita di non voler prole, ma poi abbiano seguito una strada già segnata: innamoramento, matrimonio, pargoli. Continuo a dubitare fortemente che questo sia un destino anche per me, ma ho aggiunto delle nuove motivazioni a questa mia adolescenziale convinzione. E nonostante tutto…


Alice cara,

se mai tu nascessi dentro di me, probabilmente avresti questo bel nome da favola. Saresti ben fortunata, perché, dicono le mie amiche, sembro molto materna, e probabilmente in quei nove mesi di crescita esponenziale del mio ipotetico materno corpo, potresti conoscermi, ed io imparare ad amarti prima ancora di vedere il tuo brutto muso contratto. I bambini, sebbene si dica sempre il contrario, sono mostruosi alla nascita. Ma a me piacciono le cose bruttine. Non so rassicurarti sulla solidità del nostro eventuale nucleo familiare, ho visto famiglie perfette sgretolarsi negli anni, compresa la mia, che di perfetto non aveva nulla, ma non era male. E nonostante tutto, non avere paura di questo, non è il vincolo di sangue che fa i rapporti, ma l’amore, e sono sicura che troveresti dei padri, delle madri, e dei fratelli alternativi, in questo mondo così popoloso. Ecco, questo mondo è anche il motivo per cui non vorrei mai metterti al mondo, perdona il gioco di parole. È un posto molto bello, quello in cui vivo, ma succedono anche delle cose terribili. Spesso qui brilla un sole meraviglioso, capace di rendere felici gli infelici cronici, e poi c’è il mare blu, uno di quei mari che potresti disegnare nei tuoi pomeriggi infantili coi pastelli a cera, disegnando una linea più o meno dritta per separare l’acqua dall’aria, e colorando il resto a tutto campo. Ci sono alberi, case, strade e persone, belle e brutte, tutte da conoscere. Parlano una lingua che ha in sé il suono delle noci, quando le schiacci, e quello del vino, quando lo versi nel bicchiere. Ma se non ti piacesse, potresti imparare un’altra lingua, ce ne sono in abbondanza, ed io sarei felice di impararla con te. Ci sono giorni puliti e freschi, in cui vivere è come scivolare alla fine della giornata, e altri che invece sono difficili, afosi, pieni di spazzatura. Una volta qui è venuto un uomo, un artista, e con la spazzatura ci ha fatto un’opera d’arte, riesci a immaginarlo? Ancora ci passiamo le notti, in quel posto così strano, così difficile, eppure pieno di vita. Penso che ti piacerebbe, anche quello sarebbe bello da disegnare. La spazzatura-opera-d’arte però non c’è più, il sindaco ha deciso che era pericolosa. In cambio ne trovi quanta ne vuoi, per strada. Quella non è pericolosa. Ha deciso molte cose, il sindaco, e altre le hanno decise altri uomini, altrove, e poche donne. Decidono spesso cose che non vorrei che tu vivessi, perché mi fanno arrabbiare, o mi fanno diventare triste.

Ad esempio, hanno deciso che alcuni Paesi hanno bisogno di un aiuto estero, perché non sanno badare a se stessi, e quindi organizzano le missioni di pace, mandando dei soldati. Stai ridendo? Soldati di pace, con le armi, sì. Lo so, è assurdo, ma vaglielo a spiegare. A volte, questi soldati tornano morti, lasciano qui famiglie, e un bel conto in banca, tornano in bare coperte dalla bandiera, e c’è lutto nazionale. Poi muoiono altri uomini, che soldati non sono, ma muoiono senza bandiere. Alcuni erano davvero dei portatori di pace, ma senza armi, e muoiono in qualche terra lontana, perché sono scomodi, oppure in un cantiere, perché non li protegge nessuno. Per loro però non facciamo lutto nazionale, in un certo senso, dicono quelli, se la sono cercata.
Hanno deciso che, dato che c’è la crisi, meglio mollare quelli in bilico, piuttosto che togliere qualcosa al vertice. Hanno deciso che la cultura non serve più, che è meglio la merce. Stanno deturpando un paesaggio da sogno, stanno cucendo le bocche di chi aveva qualcosa da dire. Alla fine ci sarà solo silenzio, forse, alla fine rimarranno da soli.

Ecco, vorrei che tu queste cose non le sapessi mai.

Poi dovrei mandarti a scuola. Sai, a me piaceva moltissimo andare a scuola. Mi piaceva più che stare a casa, amavo le mie maestre e i miei compagni, ma soprattutto i miei quaderni, i colori, e il giardino della scuola con lo scivolo, l’altalena, e le storie che ci inventavamo durante la ricreazione. Ma la scuola la stanno smantellando, e al suo posto ci stanno costruendo una specie di fabbrica di cervelli assopiti dalla televisione, e io non vorrei mai assopirti con la televisione.

Ti vorrebbero bella e muta, poi, in quanto donna, magari assoggettata a qualche vecchio maiale prima ancora della tua maggiore età. Non potrei permetterlo, non potrebbe piacerti un mondo così.

Sai, non smetto mai di sperare che le cose migliorino, ma in questi giorni succede di tutto, ed è sempre peggio. Però, Alice, bado alla semplice storia, come mi hai insegnato tu. La storia nella Storia, quella personalissima e unica che ci rende fautori del nostro destino. E quando penso alla storia minuscola, quella che ti racconterei, se mai tu nascessi in me, allora un po’ di coraggio mi viene, un po’ di speranza, una rabbia felice e ardente, che mi fa aprire gli occhi ogni giorno, e andare avanti.

Se mai tu venissi al mondo, bambina mia, bada alla semplice storia, alle voci degli uomini e delle donne che non hanno scettri e troni. Ascolta la musica che non cerca troppi guadagni, leggi poesie, studia, pettina i tuoi capelli, oppure lasciali crescere selvaggi, come una pianta, e impara presto a nuotare, a riconoscere l’amore vero, quando lo incontri, a non aver paura degli uomini che dormono per strada, o di quelli che arrivano dal mare, ad amare il tuo corpo e ad averne rispetto, a nutrire il tuo cervello, e ad essere sorella degli altri abitanti di questo pianeta.

Bada alla semplice storia, e non essere troppo arrabbiata con me, qualunque cosa succeda, alla fine.

*cit. da Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carroll

One thought on “Alice, bada alla semplice storia!*

  1. Bellissimo e tenero. Possono esserci mille ragioni per mettere al mondo un figlio, ma questa, farlo nonostante i rischi, assumersi la responsabilità di strappare una mente nuova all’imbarbarimento generale e tirarla su nella correttezza e nel rispetto della Vita, la Vita vera minacciata da ogni parte, credo sia la più nobile e onorevole, e la più lontana dal gretto egoismo conformistico che sta alla base di un così rivoluzionario atto. Complimenti ancora.

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