Lettera da una figlia difficile

Anche a millemila chilometri di distanza la voce burbera di mio padre mi risuona nelle orecchie. “Rosellina, amunì, sùsiti ‘o papà“. Il rito della svegliata domenicale prevedeva tre “chiamate”: la prima dolce, la seconda impaziente, la terza decisamente incazzata: “S’un vi susìti vi lasso rintra!“. Sempre così, fino al giorno prima di partire.rapporto_genitori_figli

Me lo vedo il mio papà stravaccato sul divano a guardare telefilm che solo lui riesce a guardare tanto sono brutti e sconclusionati. Mia madre, dal canto suo, ogni giorno alle cinque spaccate inscena il rito della “litigata per chi deve guardare la tv”. Lei, la genitrice,  vorrebbe skippare fra la D’urso, una parmigiana di melenzane di gambero rosso e una vita in diretta, giusto per rimanere al passo con le vicende di zio Michele e compagnia bella. Mio padre, da capofamiglia impenitente, ci tiene ad esercitare la patria podestà sul telecomando, anzi, i due telecomandi, che tiene serrati nelle mani, che neanche una cassaforte.

“Papà, la luna ci segue!”. E giù a spiegarci la teoria della terra che si muove e della luna satellite. Tutte le volte.

“Papà, mi fanno schifo gli insetti!”
“Ma perché hai paura? Tu ci entri nella pancia dello scarafaggio?!”.

Anima contadina quella di mio padre, mi spiegava le cose per come le avevano spiegate a lui, e io forse non capivo o forse sì, ma il mio papà era il più “bello assai di tutti”. Ci sono tante cose che vorrei ricordare, e più mi sforzo di farlo, più il magone sale a stringermi la gola. Vorrei essere stata una figlia diversa, meno aggressiva, meno polemica, meno idealista. Avrei voluto o potuto annuire al chiacchiericcio inutile di mia madre, invece di liquidarla con un “Ecchissenefrega?!”. Avrei voluto abbracciarla di più, non farla sentire un’estranea, come invece ho fatto per tanto, troppo tempo. Com’è difficile essere madri! Com’è difficile esserlo se io sono la figlia.

Ricordo una volta che ce ne andammo a piazza Marina a prendere un aperitivo, e prima ancora al McDonald’s. Mi disse: “Rosita, che bella giornata, non ero mai stata al McDonald’s! Facciamolo di nuovo”. E io annuii… ma poi non ci andammo più. Mamma, se potessi, ora ti porterei in capo al mondo, ti farei vedere tutte le cose che non hai mai visto, ti farei riempire gli occhi di luci e colori e le narici di odori. Com’è difficile stare lontani, è tanto difficile, mai come adesso vorrei odorare le vostre cose e dormire serena. Voglio tornare, mamma e papà, voglio tornare nel mio nido. Anche solo per un po’. Voglio tornare come faccio nei miei sogni tutte le notti. E se sono stata una figlia difficile, vi chiedo perdono, ora so che non ve lo meritavate.

5 thoughts on “Lettera da una figlia difficile

  1. Mi hai fatto piangere, a dirla tutta sto ancora piangendo. Dici di essere in crisi ché non hai tempo, ma dopo le attese ci regali queste cose. Grazie. Da una persona che la sua mamma non la rivedrà più, ma che si ricorda benissimo quella volta che abbiamo fatto shopping insieme, spendendo tutti i soldi di papà… e io guidavo e intanto lei mi sorrideva …era accanto a me.
    E sono stata una figlia difficilissima, troppo, anche io.

  2. “Vorrei essere stata una figlia diversa, meno aggressiva, meno polemica, meno idealista. Avrei voluto o potuto annuire al chiacchiericcio inutile di mia madre, invece di liquidarla con un “Ecchissenefrega?!”.”

    Mi ritrovo in modo incredibile in questo passaggio.
    Commovente e riflessivo; purtroppo noi umani siamo fatti così, è un percorso quasi inevitabile. Ci ritroviamo a rimpiangere, probabilmente tra alcuni anni mi ritroverò a fare la stessa riflessione, ma intanto non posso evitare di essere quel che sono, “un figlio difficile”.

  3. Nessuno può sfuggire ai sensi di colpa. Ci prendono, avviluppano e attanagliano. Sempre. Quando non c’è più niente da fare, quando non si può più rimediare.

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