Come un alieno guarda i social

Ultimamente mi sento un alieno. Più del solito. Questo “grazie” ai social che mi fanno sentire sempre più diverso dai pensieri di massa. Non è motivo di vanto, ma un dato di fatto che mi fa sentire solo.  Sapevo di andare controcorrente, di essere fuori moda, di avere modi originali di vedere le cose, ma ultimamente mi sento sempre più “figlio unico”, un alieno in questo mondo.

Leggo post di insospettabili taciturni conoscenti che sparano a zero su questo e su quello, leoni da tastiera che esprimono i loro pensieri con parole d’odio e di violenza, di discriminazione e di intolleranza verso gli altri. Talvolta a preoccuparmi sono dei semplici post condivisi, cerco di studiarli per capire perché vengono fatti circolare senza alcuna premessa, come a dire “mi hanno tolto le parole di bocca”.
A volte le premesse sono anche peggio dei post condivisi. Idee di odio, di pregiudizio, di falso perbenismo, post pieni di luoghi comuni, statistiche costruite, fake news, notizie vere edulcorate e vecchie che rispolverate sembrano ultim’ora. Tanto chi va a verificare la fonte? Figuriamoci se si guarda la data! È il nuovo modo di fare politica e bisogna purtroppo abituarsi. La politica della paura e dell’odio passa dal web prima ancora che dalla televisione e dai giornali.

La cosa assurda è che finisci per conoscere degli aspetti di persone che reputi (o reputavi) intelligenti, educate, e pacifiche che preferiresti non conoscere. Ma è utile anche questo, perché chi scrive lo fa senza filtri, pensa di essere protetto dietro uno schermo e che tutti (ma anche nessuno) finalmente sapranno la (sua) insindacabile verità. Capita allora che un tuo vecchio “amico” spari a zero sui vegani con post corredate da foto di grigliate di carne senza fine e frasi tipo “secondo me i vegani sono tutti coglioni, gente repressa e masochista che morirà presto!”. Capita quindi che tu gli rispondi con una faccina così -.- per dirgli “Sono qui che leggo. Ti ricordo che sono vegano. Non ti rispondo nemmeno.”. E lui senza scomporsi più di tanto risponde “Vabbè con qualche eccezione…”.

Cosa fare quando quello che leggi non ti piace? Cosa fare quando le persone con i loro pensieri, ma soprattutto con i loro modi aggressivi e chiusi si dimostrano lontani dalle persone che ricordi?

Ve lo dico subito: la risposta non ce l’ho.
Sarebbe facile bloccare o smettere di seguire le persone che non ti piacciono. Amici con cui esci, lontani parenti, clienti, compagni di scuola, gente incontrata per poco tempo o amici d’infanzia.
Sarei circondato solo da persone che la pensano come me. A limite da persone che hanno modi di vedere molto lontani dai miei, ma che li esprimono in modo garbato e accettano un costruttivo confronto. Sarebbe però come indossare occhiali rosa e ascoltare solo le “buone nuove”, non cambierebbe la realtà. È importante, anche se mi preoccupa, vedere come la pensano gli altri, e anche vedere in che modo lo esprimono.
Avere la propria sezione notizie piena di commenti d’odio e di chiusura non è bello però. È frustrante e mi infonde un senso di profonda sfiducia nei confronti dell’umanità.
Rispondere e fare nervi sbattendo contro muro di gomma fatti di frasi fatte è anche peggio.

Adesso dovrei concludere dandovi la ricetta segreta per sopravvivere al brutto dei social, ma non ce l’ ho. Ve l’avevo confessato qualche rigo fa, sono stato sincero. Forse però i leoni da tastiera esistono solo ai cortei, sui social, in tv, ma a tu per tu non esistono, non perché hanno paura, ma perché escono fuori da quel personaggio che si sono creati e diventano veri. Quello che vi posso dire è che fuori dai social, per fortuna, mi sento meno alieno, anche quando chi ho di fronte la pensa in modo diverso, ma non nega un bel confronto, che arricchisce entrambi.

 

3 thoughts on “Come un alieno guarda i social

  1. La gente di presenza si censura, ci mette la faccia e difficilmente riesce a dirti quello che pensa. Al telefono, dietro una tastiera, viene molto più facile essere ciò che si è, ed è poi, purtroppo, ciò che siamo veramente.

  2. Io non lo so dove si é più veri, direi in entrambi i luoghi e in nessuno dei 2 insieme. Si tratta di facce della stessa medaglia e o della stessa persona comunque… La risposta sta fino a un certo punto nell’adattamento… La risposta sta nel macrocontesto, penso!

    Della solitudine, infatti, ne parlavamo fino ad oggi in senso clinico_sociale, ricordando che, al di là della paranoia, il mercato di oggi é nemico di ogni affratellamento semplicemente perché servono giochi di potere e dinamiche di amico-nemico /insider-outsider per autosostenerlo, in un gioco mai a Somma zero in cui qualcuno può sempre sperare di vincere = di prevalere. Ed ecco che i vegani sono mostri, così io sono favoloso. Ma, senza andare lontano o fuori da noi, pensiamo al contagio di tutto ciò: a tutte le nostre lontananza, incomprensioni, misconoscenze dell’uno e dell’altro… Ai nostri cattivi pensieri relazionali! Siamo contagiati… Ma il pensiero critico è la “sospensione del giudizio” potrebbero salvarci, forse :)

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