Un test sugli anelletti al forno?

Oggi un articolo un po’ provocatorio dell’Unità proponeva una riflessione sulle nostre tradizioni e su quanto potrebbe essere illuminante fare un test sui costumi del nostro Paese a chi richiede un permesso di soggiorno. Ho pensato di estendere questa riflessione anche a voi.

Tradizioni: cosa ci viene in mente pronunciando o leggendo questa parola? Canti che scandiscono il lavoro, credenze e riti che ci fanno sentire parte di un gruppo, appartenenti ad un insieme: radicati alla terra ed alla sua storia. Ma come al solito, molto spesso, ciò che siamo viene usato per distinguerci da ciò che è diverso da noi, additando il diverso come sbagliato e non accogliendone la diversità.

Le nostre tradizioni sono diventate degli scudi per difendersi dal resto del mondo, in trincea a combattere il “nemico” a suon di mandolino e pizza.

In alcune giunte comunali degli assessori hanno proposto di concedere il permesso di soggiorno basandosi sui risultati di un test d’ingresso e di un esame sulle tradizioni del nostro Paese. Ridicolo.

In una realtà che mi piace immaginare, uomini e donne con culture differenti vivono gli uni accanto agli altri condividendo parte dei loro mondi, mischiandosi in un caos di sapori e musiche.

Ed invece no: io so chi sono perchè so di essere diverso da te. Che tristezza. Simo divisi in base a ciò che mangiamo, santificamo e danziamo.

Ma riflettiamo su che cosa sono le tradizioni: un insieme di comportamenti appresi. E quali sono i comportamenti appresi in questi ultimi decenni?

Se facessero un test a noi sulle nostre tradizioni sono sicura che il risultato sarebbe sconcertante, in pochi conoscono il significato dei canti della mattanza o ricordano che cosa è  u scantu, ma tutti sanno che per far carriera bisogna scendere a compromessi, raccomandazioni, compra vendita di voti, prostituzione ed associazione mafiosa. Questi sono i comportamenti che ogni giorno si insinuano sempre di più tra la gente delle nostre terre. Non bisogna nascondersi dietro il carro della santa o riempirsi la pancia di anelletti al forno convinti di portare avanti la tradizione, perchè quelle sono maschere di quella che ormai sta divenendo la vera tradizione, il vero culto: i soldi.

Mi sembra di poterla già vedere la società futura portare a spalla il carro dell’euro benedetto, santificare il boss che ha permesso la costruzione di questo o quell’ edificio, osannare chi, senza arte nè parte, è arrivato al potere e fare la danza della mazzetta.

Certo, c’è chi ancora lotta affinchè l’orrido mondo da me descritto non diventi realtà, ma è una lotta difficile e dura. Oggi ci sarà una manifestazione a Roma per difendere i diritti dei lavoratori, uomini donne, giovani e non, proveranno a mostrare dei comportamenti differenti, validi, meritevoli di essere appresi. La nostra cultura, la nostra tradizione sta sempre più dimenticando la lotta per il rispetto dei diritti, per il rispetto della dignità di ogni uomo.

Cosa fa parte della nostra tradizione? La soppressione del più debole, la morbosità nel vedere la distruzione degli altri, l’omofobia, la xenofobia?

O il rispetto per gli altri, la libertà di parola, la condivisione e la conoscenza di ciò che ci appare diverso da noi?

La notizia della proposta di fare un esame sulle tradizioni del nostro Paese mi ha fatto inizialmente ridere, e poi riflettere pensando a cosa risponderei io, e vi ho voluto girare la domanda: quali pensate che siano i comportamenti appresi dagli italiani, cosa rientra nella nostra cultura di oggi, nella nostra tradizione?

Potrebbe essere illuminante questo test, potremmo riflettere sulle risposte di chi questa cultura la vive e su chi la guarda da fuori; dal confronto di questi due sguardi sono sicura che verrebbe fuori un ottimo quadro di chi siamo.

2 thoughts on “Un test sugli anelletti al forno?

  1. “cosa rientra nella nostra cultura di oggi, nella nostra tradizione?”

    mentire, cercare di apparire saggi e giusti ma non fare il minimo sforzo per esserlo realmente… basta dare un occhiata a facebook

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