FuffiFidoPuppiCure ♥

Un anno fa mio fratello si trasferì per lavoro a Roma, doveva vivere in caserma e non poteva portare con sé la sua cagnolina, una trovatella vivace e affettuosissima che fu ospitata a casa dei miei nonni. La piccina era coccolata e trattata con riguardo, ma dopo qualche settimana iniziò ad essere talmente triste e depressa da rifiutare prima il gioco, poi il cibo e l’acqua; si metteva accucciata accanto al divano vuoto nel salone, luogo in cui mio fratello soleva riposare o nel balcone a guardare l’orizzonte, senza più cercare la nostra compagnia.
Esattamente come ne “La perdita della madre” di Bowlby (1980), in cui si spiega che quando il bambino perde la speranza che la madre possa ritornare, una profonda disperazione s’impadronisce di lui e si crea una situazione nella quale al desiderio ancora dominante fa riscontro un vuoto, riempito soltanto da uno stato di “indicibile infelicità”.

La cagnolina era esattamente come una bambina separata dalla sua mamma: inconsolabile, priva di motivazione a fare qualunque cosa. Mio fratello, dal canto suo, era preoccupatissimo per lei e chiamava ogni giorno. Adesso che è tornato, lei è di nuovo quella di prima: dolce, allegra e in salute.
Ho sempre avuto un debole per gli animali, ma vivere questa esperienza in prima persona mi ha molto colpito e mi ha fatto toccare con mano quanto loro siano in grado di dare: un amore incondizionato, puro, dolce e familiare, tale da renderli parte della nostra vita; un amore che chi è dotato di cuore non sa non ricambiare. 

Pochi giorni fa, ho perso un compagno di vita, di giorni, di emozioni e di notti, il mio schivo e semi-simpatico gattone, che mi ha fatto la bravata di andarsene dopo 11 anni in poco meno di mezza giornata. Quello che ho provato e provo è un grande dolore, un lutto; il suo posto è vuoto, la casa silenziosa e il mio sguardo triste e pensieroso e anche se sto pensando di prendere un altro gatto sono sicura che nessuno sarà come lui né sarà mai un suo sostituto, perché loro non saranno individui come me, te, l’altro, ma hanno la loro individualità, un’umanità, e tutte quelle caratteristiche personologiche che possiamo ritrovare anche in un essere dotato di parola.

Se solo tutti conoscessimo i benefici che un animale porta nella nostra vita, ci penseremmo molte e molte volte prima di pensare che fa schifo accarezzarne uno per strada, prima di voltare il viso con sdegno di fronte ai grassi cani che ciondolano per via Maqueda abbandonati al loro destino, prima di biasimare le gattare di quartiere che nutrono micini non esattamente loro col loro amore.
Gli animali domestici sono una risorsa incredibile, che ci dona arricchimento affettivo e relazionale.
Già il saggio Ippocrate li consigliava come rimedio all’insonnia e allo stress e ricerche recenti confermano come i loro proprietari abbiano una migliore autostima, un livello più basso di stress e una migliore salute fisica rispetto a chi non ha né cani né gatti.
Il perché è semplice e dipende dalle caratteristiche della relazione che si crea col proprio animale: un rapporto emotivo-affettivo con un “soggetto” che non si lascia mai scoraggiare dai problemi e che, anzi, si adopera in tutti i modi possibili per superarli con un atteggiamento positivo che è in grado di trasmettere alle nostre più evolute carni la voglia di vivere e di affrontare serenamente tutte le situazioni.
Cani, mici, conigli, pesci, uccellini, furetti o criceti che siano migliorano la nostra salute mentale e fisica (sembra che migliorino addirittura la salute del cuore nelle persone affette da malattie cardiache), favoriscono il rilassamento, creano un clima più sereno fra i componenti della famiglia, ci aiutano (senza chiedere molto in cambio) a superare momenti dolorosi e ci insegnano comportamenti relazionali efficaci aumentando la socialità e l’apertura all’altro da sé.
Prendersi cura di Fido, Fuffi, Puppi, Lilli, Stellina, Ciccina, Sandy, Piluzzo, Carotino e Samba, toccarli ed accarezzarli induce una sensazione generale di comfort che ci permette di gestire l’ansia e di superare lo stress e la depressione. Inoltre, dal basso delle loro piccole zampette, loro riescono anche a soddisfare il nostro bisogno di sentirci importanti; basti pensare alle rumorose fusa di un gatto accucciato su di noi, allo strofinio di denti di un coniglietto che ama il suo compagno umano o alle feste codinose con cui un cane accoglie il suo padrone.
Sembra perfino che l’allegria e la compagnia che un animaletto ci regala con la sua semplice presenza pelosina sempre in cerca di divertimento e di relax sia superiore anche alla vicinanza di un partner umanoide; i ricercatori ritengono che questo accada perché in presenza di un animale non ci si sente giudicati: si crea infatti un legame strettissimo fatto di scambi d’affetto e di emozioni che ci fa sentire amati incondizionatamente per quello che siamo, soprattutto perché gli animali non hanno alcuna forma di pregiudizio, non ci giudicano per il nostro modo di essere e non conoscono sentimenti competitivi distruttori.
Senza contare gli enormi benefici che i bambini traggono dal contatto con i loro animaletti (senso di responsabilità, di amore, di compassione, di empatia, di sicurezza; maggiore sviluppo di capacità comunicative e relazionali; maggiore curiosità e capacità di immaginazione; buoni confini del sé; minore ansia da prestazione e minore possibilità di sviluppare allergie).

Non a caso, è oggi universalmente riconosciuto il valore curativo della Pet-Therapy, una co-terapia basata sull’interazione uomo-animale che integra, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo. Io stessa da un mesetto accompagno i ragazzi disabili con cui lavoro presso un centro di pet-therapy, ed è meraviglioso vedere come anche i più schivi, apatici e diffidenti riescano a recuperare una serenità interiore, un interesse e un principio di legame emotivo nei confronti dei cagnoloni da cui sono affiancati.

Dunque, l’amore per le vibrisse e le fusa, per il canto di un pennuto giallo o per la coda scodinzolante di un baubau ci dona conforto e benessere. Ci avete mai pensato? Avete mai valorizzato questa risorsa come si deve? Avete ricambiato questo benessere che i nostri Lessie personali ci donano gratuitamente e chissà quanto inconsapevolmente?

Vi propongo solo un’ulteriore riflessione: il processo di addomesticamento iniziato 12.000 anni fa ha instaurato tra l’uomo e l’animale una forte intesa affettiva ed emotiva. Pregna di significati, di valori e di Amicizie. Negarlo significa negare parte di quell’umanità che è in noi.

 

“Gli uomini”, disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?”
“No”, disse il piccolo principe. ” Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. […] Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe; “gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami! […] Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato.” (A. de Saint-Exupéry)

 

4 thoughts on “FuffiFidoPuppiCure ♥

  1. Ti capisco… davvero! Pochi mesi fa il mio Checco, un cucciolone di labrador di poco più di 1 anno ci ha lasciati: ha trovato del veleno e, purtroppo, non c’è stato nulla da fare! In 1 anno era davvero diventato un membro della famiglia, giocherellone e sensibile, dispettoso ma adorabile. Rosicchiava di tutto, soprattutto le scarpe! E ci manca! Abbiamo sempre avuto animali, qui a casa, oltretutto vivo in una zona di campagna, quindi cani e gatti e animaletti vari, hanno spazio e libertà a sufficienza. Abbiamo un micio rosso che è con noi da poco più di 1 anno e mezzo, Nico, e una meticcia (non mi piace chiamare i cani non di razza bastardi!), la “piccola” Phoebe, che ha la bellezza di 12 anni (umani). Sarà terribile quando anche lei ci lascerà, perchè lei è davvero parte integrante della famiglia, ma, purtroppo, i segni del tempo stanno iniziando a non darle tregua. Trovo il tuo articolo molto toccante e concordo sul fatto che si crei un’incredibile complicità tra l’uomo e l’animale: è un addomesticarsi a vicenda!
    Pina

    PS: Io adoro “Il Piccolo Principe”!

  2. Perfettamente d’accordo. Nel 2008, dopo 16 anni, abbiamo perso il nostro quinto fratello, il nostro cagnolone nero come la notte, ma con quegli occhi più luminosi del sole. Ne aveva superate tante e, alla fine, ci ha lasciati in silenzio, in un pomeriggio d’estate. Il dolore è ancora forte nonostante abbiamo preso un altro cane con noi.
    Solo chi ha avuto un animale domestico sa cosa voglia dire averli intorno, giocare e parlare con loro. Sì, parlare, perché nonostante quell’egoista di Dio non li abbia dotati della parola riescono a comunicarti molto di più di un altro essere umano. ^_^

  3. Pensavo alla citazione al piccolo principe mentre leggevo la prima parte dell’articolo xD

    concordo, dopo che ho perso il gatto sono stato malissimo, e per quasi un anno inconsciamente a lasciavo le porte socchiuse e a guardavo in basso quando aprivo il portone di casa…

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