Storytelling – Dopo Settembre viene comunque Ottobre

Chiamalu ca veni!”, tipo subito insomma.
Le mie occhiaie non se ne sono accorte prima, ma dopo sì.

Per fare un sunto, inizierei col dire che ho dovuto iscrivermi a un corso di yoga per scongiurare le funeste previsioni del mio fisioterapista: sì, per dimostrargli insomma che la malattia professionale dovuta allo stare sempre assittata non mi avrà. Così ora subito dopo il lavoro sperimento le “asana” e odio con tutto il cuore la “posizione del cane” (ma anche quelle “dell’asse” e “del trattore”) che mi ricorda quanto sia lontana la danzatrice che ero. …Ahi serva Emi, di dolore ostello, un tempo fiera delle sue spaccate a destra, a sinistra e addirittura al centro, ma oggi vinta da un corpo limitato e decadente, adibito solo all’assittamento lavorativo! Eppure, vi dirò che lo yoga non dispiace: alla fine, l’apertura al nuovo – “posizione del cane” esclusa – gratifica. Un po’ meno arrivare a casa alle 22 e dover ancora capire con cosa cenare.

Oltre a questo, ho ben pensato di tornare a scuola, una scuola molto particolare; la chiamerei “Scuola di Cittadinanza”. Ho preso questa decisione di pancia, con passione; la sento come il naturale percorso di una psicoterapeuta gruppoanalista, secondo cui “ciò che è all’esterno (il mondo) è anche all’interno (nella mente), e viceversa”. Uno dei motti in cui mi rivedo infatti è “psiche è mondo sociale”. E siccome a me piacciono le buone pratiche e non le ideologie ripetute a a pappagallo, sto cercando di trovare una “cura di comunità” che mi ricordi e faccia ricordare ai miei concittadini che le comunità possono esistere! Così me ne parto di tanto in tanto: settimana scorsa a Padova (bellissima e buono il loro spritz campari!), tra due a Torino, dove per fortuna vado anche a trovare Andrea. Si impara tanto e ve ne parlerò, perché Abattoir e il suo pensiero mentalizzante sono parte integrante di tutto questo! Intanto però ogni volta che vado poi devo recuperare il lavoro arretrato e sempre penso mi chiederò quale sarà il prossimo confine facciale delle occhiaie di cui sopra.

Mi pare che possiamo dirci, pensando a livello psicosociale, che, se con settembre arriva la timpulata della ripresa e dei telefoni di lavoro che squillano incessantemente (in verità già da agosto, periodo in cui l’ansia anticipatoria da ripresa – potentissima! – fa capolino in molti), con ottobre arrivano le occhiaie e i “toc-toc” dei limiti. Solo che non so più quali siano: una vita di doveri e di sacrifici? Una vita in povertà, ma di passioni? O… o…?
Al momento, sto cercando una terza via da costruire, ma difficile da concepire. Socialmente, non c’è: viviamo di opposti. Va costruita senza guide e orientamenti e spesso sono confusa, stanca e pronta alla rinuncia delle poche passioni che conservo.

In ogni caso, dopo aver rimandato per un mese, oggi sto tentando di riemergere dai doveri e di circondarmi anche di leggerezza: ho focalizzato in loop le parole della mia terapeuta (“ma a lei cosa dà piacere?”) e ho iniziato a sfogliare il programma del Teatro Biondo e delle Vie dei Tesori. Ho pure in cantiere con dei colleghi un cineforum psicologico e poi boh. Anche perché, in tutto questo, lavoro sempre 10 ore al giorno circa (spostamenti, burocrazie e pause-pranzo comprese) e il mio compagno lavora nei due giorni della settimana in cui sono libera io. Ed ecco l’altro cruccio: la coppia asfaltata dal capitalismo. Famiglia “pluff!”, sparita nei ritmi.

Ogni tanto mi perdo nella confusione del “cosa resta?”.
Dicevo sopra che la mia psiche rappresenta (come quella di tutti) questo mondo sociale in cui viviamo, perciò gli sforzi che faccio io per non farmi asfaltare e per costruire terze & quarte vie sono gli sforzi di tutti. Non lo si dice, ma in fondo lo so e oggi lo scrivo per auto-conforto. Perché a volte tutto questo è schiacciante… Anche perché spesso, sul cosa resta, rispondo automaticamente che, se sei fortunato, quello che resta è la coltivazione MONADICA del piacere… E che dire, se non “prendiamoci almeno quella!”?!?

E quindi ottobre.
Tanti progetti, tutto molto bello, tutto molto complesso.
Giacché fu così che ho ristrutturato casa per renderla un dormitorio. Che ho adottato due gatti per renderli mezzi orfani. Che il mio spazio “quotidiano” (?) viene gestito da una domestica che probabilmente mi odia mentre io la invidio.

E che insomma sono in conflitto tra tutto questo, più confusa che persuasa su cosa sia la vita ai tempi del 2021. Le mie occhiaie non se ne sono accorte prima, ma dopo sì.

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