Mi sento una vecchia gallinaccia da brodo a scrivere spinta da una malcelata malinconia. E’ che, vivendo, noto delle cose…
Noto, ad esempio, che ci sentiamo soli, disconnessi; ma che, appena si propone di far qualcosa Insieme, “non c’è tempo”, “non saprei quando”, “sono impegnata”, “se vuoi, quando posso io”… Noto una sempre più stringente e claustrofobica etica della convenienza e della morte di ogni sistema relazionale (Comitive? Gruppi? “Cosa esser ciò?” …Al massimo “si usa(va)no in adolescenza…”), ma anche di come ciò ci renda sempre più infelici. E non solo: anche chiusi nei nostri punti di vista, che non trovano confronto alcuno, non dinamico, non dialogico. Al massimo monologico, ad es. da audio whatsapp o da post sui social… La risposta arriva in differita e se non mi va di leggerla va benissimo il ghosting. “Tanto c’è il mio amico Chat Gpt!” (giuro che sto citando le parole di una persona reale!).
E però, soprattutto da quando sono mamma, ho notato con occhio stupefatto quello che avviene nei gruppi facebook: infiniti post o soliloqui che dir si voglia su ricette per lo svezzamento, per i giochi da far fare, sui malanni e perfino su Faba… Faba è un dispositivo-gioco nato per allontanare i bambini da cellulari e pc musicali e per sostituire un genitore che non narra le storielle la sera… Idee sicuramente interessanti… che però… incollano non il bebé, ma i parents ai social per confrontarsi (!?) su quali personaggini non possono assolutamente mancare alla collezione di “Nora, 6 mesi… meglio il koala o il Canguro?”; “No, guarda, l’elefante è immancabile!”; “mia figlia non dorme proprio col pappagallo, bocciato!”. Non lo capisco. Mi sembra una corsa all’opinione e al falso confronto che serve a sentirsi utili (?), importanti, perfetti. Quando l’ultima vera conversazione reciproca, tra pari? Quand’è l’ultima volta che l’abbiamo avuta? Vada anche su whatsapp, orsù…. ma almeno uno scambio, con risposte e scambi reciproci relativi a se stessi, orsù!
Insomma, mi raccomando: “non abbiamo tempo per vederci sabato. Solo per scrivere su fb e leggere le caterve di risposte sul Koala e sulle frittelle di ricotta e miele”. Mai che si possano preparare e mangiare insieme ste frittelle però, va!
Poi noto, altro esempio, che è stato inaugurato il business dei posteggi. Io che sono andata a vivere fuori città per uscire dall’autostrada e trovarmi le mucche a spasso o al pascolo, la loro grande cacca a terra e il loro campanaccio dentro le orecchie, da qualche mese esco dall’autostrada e ho un posteggio a destra, uno in costruzione a sinistra, un paio dopo casa e dietro di me pure qualche altro sparpagliato. Le mucche… dove saranno andate? Beh, boh, ma “che sarà mai?”. “Questi sono geni, fanno soldi; una fortuna avere un terreno oggi! Certo, per farci un posteggio appunto!”, dicono. Sarà che a me mancano. Che preferirei più mucche e meno macchine. Non è che la mia nostalgia arrivi al mezzo di trasporto “gambe”, ché non sarei in grado di arrivare ogni giorno in città per lavorare; credo in inverno manco col cavallo! E però, una sana educazione alla mobilità? Tipo che esista un treno in ogni cittadina dell’hinterland palermitano (in cui non annullino le corse con la stessa frequenza con cui una donna sana fa la pipì) o che esista un certo buon senso come non aver più macchine che membri della famiglia? E che le mucche siano considerate un bene comune, invece di far salire i prezzi dei materiali edilizi con cui asfaltiamo i loro prati, salvo poi pretendere del buon latte…?
Noto, per oggi da ultimo, che cose fondamentali come “l’allerta meteo” sembrano sempre più lontane da serie tutele al cittadino, per avvicinarsi piuttosto a prese per i fondelli alla mercé di istituzioni paracule che evitano, con questi sempre più numerosi mezzucci ansiogeni, di incappare in cause se le scuole mal costruite si scoperchiano o se le autostrade volute dalla mafia si allagano e affogano qualcuno tra un incidente e l’altro. Quale fiducia può esserci in una misura del genere come quella dei giorni scorsi in Sicilia, in cui pure il più giovane dei miei pazienti, arrivando in studio, ha esclamato: “la settimana scorsa, senza allerta, è stato peggio!”. Terrorismo atto anche questo a tenerci separati, spaventati e a proteggersi da ogni eventualità, invece di veicolare il messaggio che l’inverno esiste e che possiamo sopravvivervi! Ed anzi che forse, invece di vivere nella paura dei terremoti o degli allagamenti o dei venti, mentre cerchiamo di essere prudenti, magari – come prima ratio – realizziamo strutture a norma senza truccare il cemento armato, ad esempio. Ché, di fronte alle mille allerte, invece di fidarci di chi dovrebbe tutelarci, la vera prudenza e tutela è diventata esercitare un pensiero critico sui veri allarmi di cui, invero, non ci parlano.
“Vi è, però, un’epoca in cui la melanconia cessa di essere un semplice sentimento individuale e diventa il tratto fondamentale della vita: la modernità. È solo nel mondo moderno, infatti, che la melanconia si accompagna a una radicale perdita del senso del mondo” (Paolo Godani, Melanconia e fine del mondo).
Madò, questa riflessione sul “ci sentiamo soli” e poi non c’è tempo per vederci mi ha devastato. È quello che più sento attorno a me…