Non mi avete dato il Nobel per la pace?
Allora faccio brutto a tutti! Gne gne gne gne!
Insomma, il presidente USA più arrogante degli ultimi decenni è talmente in basso nei sondaggi che ormai le tenta tutte per raddrizzare il suo mandato. E quando qualcosa non va come vuole, reagisce come un bambino che non accetta un “no”: pugni sul tavolo e minacce scomposte.
Prima se la prende con la Norvegia per il mancato Nobel (e, a dire il vero, hanno fatto benissimo a non darglielo). Poi pubblica i messaggi privati di Macron per “sputtanarlo”, minaccia dazi sullo champagne, e diffonde immagini generate con l’AI di presunti sbarchi in Groenlandia, come se fosse la nuova Luna. Pubblica fotomontaggi con mappe dai confini “riveduti e corretti”, ergendosi a professore di geografia del mondo ridisegnato di fronte agli altri politici europei (e la Meloni è rappresentata in prima fila).
E l’Italia? Con la sua premier aspetta. Osserva. Balbetta.
I paesi del Nord Europa — e perfino il Regno Unito — inviano simbolicamente soldati in Groenlandia per dire: «Se spari qui, spari contro di noi».
La nostra premier, invece, si affretta a chiarire che “l’iniziativa UE non era diretta contro gli USA, ma contro possibili ingerenze ostili come quelle di Cina e Russia”, sminuendo così un gesto simbolico a difesa di Danimarca e Groenlandia.
E io mi vergogno.
Mi vergogno perché sembra che l’Italia conti sempre meno. Perché, quando si tratta di reagire ai soprusi di un prepotente imperialista — che di diverso da Putin ha solo il passaporto — preferiamo fare i mediatori, “per non rischiare”.
Militarmente contiamo poco, sì, ma il valore simbolico di schierarsi con chi è più debole ha ancora un significato, se solo volessimo ricordarcelo. Tra fratelli è necessario mettersi in mezzo per proteggere il più debole dai soprusi di un bulletto che si diceva amico. E invece no, vogliamo essere mediatori (così da non avere sanzioni e non rischiare).
Mi spaventa pensare che alcune tra le nazioni più potenti del pianeta siano guidate da uomini anziani, disillusi, pronti a tutto pur di lasciare un segno nella Storia. Che sia la firma su un trattato di pace o la scintilla di un’apocalisse nucleare, per loro non cambia: l’importante è che il nome resti.
Il problema è che, a questo passo, potrebbero non restare più libri — né bambini — a ricordarlo.


Ho sempre temuto persone come lui o Elon. Bambinoni piagnoni ma con tantissimo potere.