Diario di bordo di un viaggio da sola

 

Dopo esser tornata dalla Spagna e aver passato quattro mesi a San Vito lo Capo per lavoro, decido fosse giunto il momento per le mie vacanze. Da sola. Da povera. E alla cazzo di cane.

Guillermo, il mio amico sivigliano e amante della cultura italica, mi sfotte da una vita perché “Killa? Nunca has visto Catania? Eres tonta o qué?” (trad. it.: “Cara ed egregia collega, dovresti colmare la penosa lacuna del non aver mai visitato Catania” – traduzione approssimativa). Quindi, dall’alto dei miei 32 anni, decido di fare un saltino nell’area orientale della Sicilia e visitarne le alture e le sponde. Poi, ovviamente, non potevo esimermi dal salutare i miei amici palermitani e, infine, perché non prendere un aereo e fare un saltino nella regione dei marron glacé, giusto per tentare di ricomporre i miei che sono stati abbondantemente frantumati durante la stagione appena trascorsa?

Valigia alla mano, mi metto in viaggio. La vacanza è durata complessivamente 6 giorni +1 per il ritorno e sono state fatte 5 tappe: Catania, Taormina, Palermo, Torino e Genova.

Vacanza cominciata malino, visto che ho stupidaporcaputtanamente dimenticato il mio lettore musicale a casa. Per cui la prima cosa che ho fatto arrivata a Palermo per lo scalo direzione Catania, non è stato andarmi a mangiare un pezzu ri sfinciune ma recarmi presso un “negozio etnico” a comprare delle cuffiette per il mio cellulare – cuffiette più false di una trasformazione dei Power Rangers – e sottoscrivere un abbonamento premium per Spotify. Odio dover dare 10€ a Spotify! Io con dieci euro ci compro dieci pezzi di sfincione! Pazienza!

Oh voi, cari pendolari, che viaggiate spesso da Palermo a Catania e viceversa, avete tutta la mia compassione! Cheppalle oh! Tre ore di autobus con annesso autista che cambiava stazione ogni venti secondi perché che cazzo vuoi che prenda in autostrada? Solo Radio Maria! Una volta arrivata a Catania, visto che il mio googlemaps si era dato malato, scendo dall’autobus leggermente disorientata e mi si avvicina un tizio dicendomi “ha per caso bisogno di un taxi?”. Sì, porca miseria, sì! Mi accorgo tardi che era un abusivo. E anche qui: pazienza! Si futtìu 10€ per fare 5 minuti di strada. Bòn, saranno state le sole 4 ore di sonno dormite… Comunque arrivo all’appartamento condiviso, mi doccio e mi butto a letto. L’odore della stanza e della biancheria non era dei migliori così decido di impuzzare l’ambiente lasciando i miei stivaletti sparsi per la camera ché, fidatevi, era meglio! In due notti in quella stanza avrò dormito 7 – 8 ore in tutto! Colpa dei rumori della strada e dei coinquilini che alle 2 di notte facevano baccano come fossero da soli. Le lezioni di canto prese a Siviglia hanno dato il loro frutto quando, per interrompere i loro schiamazzi, mi prodigo in ben 2 minuti e mezzo di “Shhhhhhhh” incazzoso e assonnato. Non si è più sentito volare una mosca. La visita a Catania è stata curiosa e rilassata: il centro, il Duomo, le strade antiche, la facoltà di giurisprudenza, la buca davanti la facoltà di giurisprudenza visitata dal tacco del mio stivaletto che mi ha fatto fare una figura barbina davanti a dei ragazzi che prendevano il caffè in facoltà, i baretti colmi di prelibatezze, via Etnea e i suoi negozi. Ovviamente tutto questo girare mi fece venir fame, erano però le 19:30 e, indecisa se tornare in stanza e poi uscire a cena, mi ferma una ragazza simpatica per strada e mi convince che non era troppo presto per mangiarsi una pizza! La nuova frontiera dell’abbordaggio culinario!

La frase che ho proferito più volte in vita mia – a parte “sì, sono vere” – è indubbiamente “Cretino, metti la freccia!”. Durante questo viaggio, le frasi che ho ascoltato di più sono state (alla domanda “viaggi da sola” con risposta affermativa): e come faaaaiiiii? Madonna, io non lo farei maaaiii? Potevi portarti qualcuno! E non hai paura? E stai attenta! Non ti senti a disagio nel cenare da sola? ecc. ecc.

Mi sento a disagio nelle vedute strette della gente. Viaggiare da soli è un modo per conoscere sé stessi. Per imparare a cavarsela in ogni situazione, per fare quello che cavolo si vuole senza dover rendere conto a nessuno. Insomma, il viaggio da soli è un’esperienza diversa rispetto ai viaggi di coppia o di gruppo. Vi consiglio di prendere coraggio, uno zaino e incamminarvi!

Il secondo giorno tocca a Taormina, così mi metto in viaggio. Il meteo non aiutava infatti sembrava di stare nel regno di Mordor, con nuvoloni e vulcani sputa fuoco. Ho mille foto al Teatro antico di Taormina e nessuna con un solo raggio di sole! Pazienza! Il paesino è carino e pieno di negozietti, tutti cari naturalmente, ma pieno di cose belle e “instagrammabili”. Quando mi sono stancata abbastanza, decido fosse arrivato il momento di tornare a Catania per riposare. Ovviamente alla mia partenza coincise l’uscita del sole, il risveglio degli uccellini, il canto delle cicale e un lieve torpore primaverile. E pazienza! L’ultima sera a Catania l’ho passata al baretto per una birra e un tris di noccioline-olive-patatine a 3€ iva inclusa. Bella città, Catania, soprattutto per gli aperitivi! Le cose che non dimenticherò mai sono la puzza dell’appartamento, la granita con brioscia catanese col “tuppo” e la rosticceria dove ho chiesto insistentemente un’arancinA.

Il giorno seguente è la volta del ritorno in patria e nell’aria c’era già odore di “cucì” al posto di “mbare”, di pedonalizzazioni e carrettini di pane la domenica per strada. Prima di lasciare Catania, però, vuoi che non mi succeda l’ennesima sfiga? E così è la volta delle ruote del trolley che mi salutano in stile scena da film al rallentatore di separazione di due amanti e uno dei due è investito da un camion. Addio trolley mitico comprato dai cinesi e amico di viaggio sincero. Pazienza! Comunque Palermo è sempre una bellezza, con la pioggia o con il sole. Salutare gli amici di sempre, mangiare al bistrò di sempre, prendere ‘a 101 di sempre… Nonostante avessi il bus per l’aeroporto alle 7 di mattina, la notte a Palermo è stata piacevolissima e molto proficua per il sonno. Mi sono svegliata alle 5, ma quelle cinque ore di sonno dormito in una notte hanno eguagliato se non superato tutte le ore dormite negli ultimi giorni. Pensavo ci fosse stato più casino in aeroporto, invece passo i controlli velocemente e mi imbarco.

Ogni atterraggio a Caselle da me vissuto è sempre stato traumatico. E questo non è stato da meno. Welcome to Piemonte, ma la macchinetta dei biglietti è rotta, passate dal tabaccaio! Ok. Comunque se mi fossi portata magliette e roba leggera, avrebbe nevicato di sicuro! Invece avevo maglioni e giacche di lana e ha fatto 26 gradi fissi, che a Torino 26 gradi fissi non li fa manco a luglio! Appartamento in centro, niente puzza ma un quadro con ben due immagini della Gioconda (sempre meglio di gesùccrì in croce). Mi tolgo qualche strato di indumenti di dosso desiderosa di uscire e ripercorrere quelle strade a me tanto care. Prendo il 4 e riassaporo tutta l’epicità del “Stop Porta Nuova – cieing iar for trein stescionn end andergraund”! Aaaaaw che bella la mia laurea in lingue!  Incontro una vecchissima collega universitaria trasferitasi da poco nella città della Mole e al suo “cos’è il Bicerìn?” le faccio fare dietro front e la porto a bere il bicerìn da brave sicule in Piemonte – e farci inculare 12 euro pe’ due caffè. Ho ritrovato Torino che avevo vissuto in un periodo un po’ buio della mia vita, e l’ho trovata più bella e magica che mai! Nonostante la stanchezza, nella giornata ci faccio entrare anche un aperitivazzo – con più birra che cibo – col mio socio Fabio, musicista torinese conosciuto su Instagram un pomeriggio spagnolo in resaca mentre ascoltavo la mitica “Mescalina” del suo gruppo, iKarama. E questa è stata un po’ la scoperta di questo viaggio. C’è chi dice che al riparo da una tastiera, sui social, ci camuffiamo e nascondiamo sputando sentenze e offrendo una versione falsa della nostra persona. Questo è uno dei modi peggiori di usare uno strumento così potente come i social media, l’altro è quello di conoscere gente bella ed espandere questa conoscenza a livello fisico oltre che virtuale. E così può capitarti di passare delle serate epiche in posti belli, di cercare invano per un’ora un bancomat, usare googlemaps, sbagliare lo stesso e poi accorgersi di aver passato ben due banche lungo la strada. Ti può capitare di parlare con gente razzista che “non si vergogna di ammetterlo” o di assistere a una pisciata di gruppo lungo le sponde del Po. Non l’avrei fatto, se non avessi avuto un account su Instagram usato per puro cazzeggio e non avessi trovato chi assecondasse attivamente tale cazzeggio.

Dopo l’epica nottata, è la volta di fare l’ennesima tappa. Per farvi comprendere il mio senso dell’amicizia vi riporterò un esempio importante: quale amica si sarebbe alzata alle 9 del mattino, essendo andata a dormire alle 6, per prendere un treno per Genova e salutarvi? Per il mio ex compañero erasmus Fabio, io l’ho fatto! Ok, lo ammetto, l’ho fatto anche per la focaccia e per il pesto, non è tutta opera del Bomber. Gli amici che ti fai in Erasmus saranno sempre la tua famiglia. Fabio è un po’ un fratello, e grazie a lui la mia visita a Genova è stata splendida! I caruggi, il porto, la fugassa, le “graziose” di cui parla De André, il pesto e Cristoforo Colombo. La visita a Genova mi ha dato modo pure di incontrare un altro vecchio collega universitario che non vedevo da anni.

Il rientro a Torino per la notte è stato un po’ triste, vuoi per la nebbia che era scesa, vuoi per le canzoni brutte del taxi o per la consapevolezza che la vacanza fosse finita. E il giorno dopo, infatti, è stato il momento dell’addio. Ci ho lasciato un pezzetto di cuore, a Torino e con la speranza di poterla riassaporare presto, mi avviai alla fine del mio viaggio.

Un viaggio pesantuccio, da sola. Ho passato più tempo nei cessi delle stazioni o sugli autobus che in giro. Ho visto tre posti in cui non ero mai stata e persone che non vedevo da anni o da mai. Condividerete con me l’opinione che ogni esperienza ci arricchisce, e il viaggio è un’esperienza meravigliosa. Personalmente, viaggiare da sola mi fa ogni volta conoscere cose su me stessa che non avrei immaginato. Ho imparato tante cose anche durante questo viaggio: ho imparato che se calcoli male le mutande, devi trovare un modo per fare il bucato in una stanza in affitto; ho imparato che non sempre attaccare bottone con qualcuno può essere un’idea saggia; che anche se fai la stronza chiedendo un’arancinA a Catania, potrebbero offrirtela e quindi vergognati!; ho imparato che esiste gente che può superare tutte le tue aspettative; che gli amici di sempre non ti abbandonano mai; che i social servono per non restare da soli anche nella vita reale – chi l’avrebbe mai detto?; ho imparato, infine, che se sei disposta ad accogliere tutto ciò che viene con entusiasmo e senza troppe pretese, anche un viaggio low cost può risultare una bellissima vacanza. E poi, il viaggio ha questo di bello: appena lo finisci, vuoi iniziarne un altro!

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