– Buongiorno, Hotel Miraspiaggia, sono Cristina, come posso aiutarti?
– Buongiorno vorrei confermare la prenotazione in appartamento e chiedere cosa date in dotazione.
– Le confermo la prenotazione e vi informo che i nostri appartamento sono dotati di tutto, suppellettili e biancheria!
– Ma biancheria pulita?
– (No, signó ci la mettimm chin’e mmerda!) Certamente, abbiamo il servizio lavanderia 24 ore su 24.
Infinite esperienze del genere per chi lavora nel customer service! Quante volte, cari colleghi, ci siamo sentiti rivolgere delle domande davvero stupide? E non credete a chi dice “non esistono domande stupide”, perché quella di prima lo è. Cioè, secondo te ti diamo la biancheria sporca?
Ma la cosa più difficile di questo lavoro non è ricevere delle domande stupide, a quello ci si fa il callo. La cosa più difficile è non dare risposte stronze! È riuscire a non prendere a schiaffi la gente! Non buttare all’aria tutto e trasferirsi in Messico a vendere droga! Insomma, come direbbero i recruiter, a rimanere professionali.
Gli insulti. Non parliamo degli insulti. Una volta mi sono sentita dare della “curnutazza” (verbatim). All’epoca non conoscevo nemmeno il mio ex, non avevo idea che quell’isulto sarebbe risultato profetico! La top 3 degli insulti nel customer service è: siete degli inetti; mi faccia parlare con chi se ne intende; il vostro servizio è pessimo. E vabbè, signó, ognuno ha le proprie opinioni…
Poi, sulla stessa scia degli insulti, ci sono le minacce. Stupende! Come se riceverle fosse una questione di vita o di morte per noi. “Se non mi accontenta vi lascio una brutta recensione!” Esticazzi? “Se non mi risolve la situazione mi rivolgo all’associazione consumatori!” Seh, stai fresco! “Non verrò più da voi!” Ma magari signó, che te pare che mi metto a piangere?
Situazioni surreali top 3:
Al telefono:
– Servizio clienti Harman, grazie per contattarci, sono Cristina, come posso aiutarti?
– Buongiorno, ho appena comprato delle cuffie e non si accendono!
– Le ha messi a caricare?
– No.
– Eh.
– Ah.
Telefonata dalla camera 16:
– Reception, sono Cristina, mi dica.
– Signorina! Il phon in bagno non funziona!
– Ha inserito la spina?
– Ah!
– Eh.
Richiesta assistenza dalla camera 104:
– Signorina! L’aria condizionata è rotta!
Panico assoluto: sabato d’agosto un tecnico non lo trovi manco a pagarlo! Salgo in camera a verificare. Il display mostrava l’icona del sole e il numero 30.
– Beh, signora, mi scusi ma ha cambiato le impostazioni: ha messo calore a 30 gradi, ovvio che non sente differenza tra dentro e fuori!
– Mi scusi, il numero non è la potenza? E il sole non indica che è estate?
– (Ma dove cazzo hai vissuto fino ad ora per non sapere come funziona un aria condizionata?!) No, signora, il numero è la temperatura desiderata e il sole indica funzione “caldo”.
– Aaaaah
– Eh.
In generale, chi lavora a contatto con le persone non ha vita facile, ma peggio ancora chi lavora nell’assistenza clienti. Noi siamo li per assistere, non è concepibile che siamo degli esseri umani e non siamo il dio dell’elettronica o dell’aeronautica o dell’informatica o chissà cos’altro!